Questa intervista ha una lunga genesi alle spalle. Inizialmente era prevista per il 2016, in occasione della presentazione a Venezia di The Young Pope e della prima collaborazione al Lido con Zerocalcare. Già all’epoca era sembrata a tutti una buona idea: riunire attorno a un tavolo Paolo Sorrentino, il fumettista di Rebibbia e un giornalista che tenesse il filo di un’intervista non del tutto convenzionale. Zero ha sempre amato Sorrentino e ci era giunta voce che la stima fosse reciproca. L’ufficio stampa di Sky ci aveva dato la sua benedizione e l’incontro era stato fissato, salvo poi saltare per un disgraziato inconveniente dell’ultimo minuto.

Lo scorso settembre, con il sequel The New Pope, l’occasione si è ripresentata e stavolta tutto è andato liscio. In un assolato mattino di fine agosto ci siamo ritrovati attorno a un tavolo sul terrazzo di un bell’hotel del Lido di Venezia: Zero aveva il suo taccuino per prendere appunti e Sorrentino il suo sigaro tra le dita. La sera prima avevamo assistito alla proiezione di due puntate della nuova serie, in particolare la seconda e la settima, secondo una ormai consolidata tradizione per la quale ai Festival di cinema gli show televisivi se ne infischiano della continuity, puntando su episodi più rappresentativi artisticamente. La decisione aveva completamente destabilizzato Zerocalcare, che è ossessionato dagli spoiler: dal fondo della sala l’avevo visto fuggire dopo un’ora (se avete letto la sua storia sul numero di novembre sapete già tutto). E così durante la chiacchierata con Sorrentino abbiamo parlato di questa scelta, oltre naturalmente che della sua visione per The New Pope, che riparte da dove The Young Pope si era interrotta: con Lenny (Jude Law) in coma e la necessità di un nuovo Papa. Ma, come già il trailer svela, il pontificato di Giovanni Paolo III (interpretato da John Malkovich) è destinato a fare i conti proprio con il miracoloso risveglio di Pio XIII.

Best Movie: Come mai hai scelto di mostrare le puntate 2 e 7?

Paolo Sorrentino: «Avrei voluto mostrare la 1 e la 2, ma nella prima non compaiono né John Malkovich né Jude Law e invece, per una questione di cortesia, ho scelto una puntata “monografica” sull’uno e una sull’altro»

Zerocalcare: «Io sono un grande fan di The Young Pope, attendevo tantissimo questa serie, e quando ho visto che dopo la puntata 2 partiva il recap fino alla 7, confesso che sono fuggito».

Paolo Sorrentino: «Hai fatto bene, però la 7 è più bella».

Zerocalcare: «A me è piaciuta un botto anche la 2!».

I papi e i santi sono figure che non incidono più sul nostro immaginario e sui fenomeni sociali come qualche decennio fa, specie se guardiamo alle nuove generazioni. Da dove nasce il desiderio di metterli al centro di una serie?

P.S.: «L’attualità, di questi tempi, tende a essere pettegolezzo o a degenerare in polemica sterile. Non la so decodifi care e mi interessa in generale poco. Quindi i papi, che sono la quintessenza dell’inattualità, mi affascinano per questo. E infatti Lenny nella prima stagione decideva di esasperare l’inattualità del suo ruolo, di trasformarlo in un mistero inaccessibile, per farne un punto di forza. E comunque considera che c’è una grande fetta di giovani cattolici che quel mondo lo sentono vivo e vicino, anche se magari non quelli che conosco io direttamente».

Continua a leggere l’intervista a Paolo Sorrentino sul numero di gennaio di Best Movie in edicola dal 2 gennaio

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