Film: trame e trailer

Ribelle – The Brave

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( Il voto dei nostri lettori: 3,60 )
Titolo Originale:Brave
Genere:Animazione
Sceneggiatura:Brenda Chapman, Irene Mecchi
Anno:2012
Regia:Mark Andrews
Distribuzione:Walt Disney
Durata:95
Sito Ufficiale:www.disney.com/Brave
Data uscita:05/09/2012

Ribelle - The Brave: la trama

In un tempo remoto nelle highlands scozzesi viveva l’irrequieta e ribelle principessa Merida. Impaziente di affrancarsi dai legami di corte e dall’influenza dei genitori, la ragazza, ottimo arciere, finisce per infrangere alcune antiche tradizioni, portando lo scompiglio nel suo regno. Per cercare di rimettere a posto le cose Merida dovrà partire all’avventura in cerca di una saggia donna, ma finirà per complicare ulteriormente la situazione….

(di Maria Elena Vagni)

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Ribelle - The Brave: il trailer

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Daniela Bizzarro scrive:

C’era una volta Biancaneve, che diede avvio alla lunga serie di principesse fragili in attesa del vero amore, che hanno caratterizzato la nostra infanzia. Ma al mondo tutto cambia si sa e, neanche la Disney poteva restare impassibile di fronte ai grandi cambiamenti sociali in atto. La figura di una ragazza spaurita e inerme puntualmente salvata dal principe azzurro, di certo non si sposava più con il concetto della donna e l’emancipazione da questa acquistata ai tempi moderni. Ecco allora arriva figure come, Rapunzel, Tiana e Merida.

L’ultima eroina disneyana infatti non ha nulla a che vedere con le sue predeccetrici. Giovane e ribelle, Merida viene usata per dare vita sul grande schermo a quello che può essere definito il conflitto per eccellenza, quello tra madre e figlia. Primogenita della famiglia reale scozzese e quindi leggittima erede al trono, la principessina viene sottoposta dalla madre a continue pressioni e richiami. Stanca di non essere padrona della sua vita, Merida decide quindi di ricorrere alla magia, sperando di cambiare il suo destino.

Ribelle non è certo uno dei film meglio riusciti dell’accoppiata Disney-Pixar. I personaggi sono privi di un particolare spessore e i dialoghi sono spesso troppo pesanti, se si considera che l’età media degli spettatori si aggira dai dieci anni in su. Pieno di rimandi a più classici e meglio riusciti capolavori, come Robin Hood e Koda fratello orso, The Brave è una pellicola destinata a non lasciare strascichi nella mente dello spettatore che vadano al di la della lezione didattica, che sicuramente alimenterà qualche battibecco tra madre e figlia e, i grandissimi effetti speciali.

Un particolare riconoscimento va infatti all’enorme lavoro Pixar celato dietro alla fotografia e, all’allestimento del 3d. Le espressioni dei personaggi e i paesaggi, realistici fino all’inverosimile, regalano allo spettatore un fantastico viaggio nella Scozia del tempo.

lilly 78 scrive:

“Brave” è l’ennesimo film della Disney con una principessa un pò insolita(ma non lo sono tutte?!).Non hanno sprecato molta fantasia per realizzarlo,ma finalmente non c’è il solito amore impossibile o il solito principe.C’è una trama diversa,molto adolescenziale,che vede la trasformazione di una ragazza viziata e capricciosa in una giovane donna che prende a cuore le sue responsabilità, riscoprendo il rapporto con la madre e il legame con la sua terra,la suggestiva Scozia del ” Braveheart” di Mel Gibson,di cui questo cartone ruba senz’altro lo spirito ribelle e combattivo dei personaggi.I capelli di Merida meritano sicuramente più apprezzamenti:sono spettacolari,vivi come i serpenti di una Gorgona.Non è il miglior film della Disney-Pixar,ma vale comunque il biglietto.Bello con i bambini anche se c’è qualche scena un pò intensa per i più piccoli.E nonostante sia piacevole una storia nuova e diversa,non ci stava male la trasformazione di Mordù in un bel principe e magari un seguito in cui dovrà conquistare la bella principessa:già che ci siamo…!lilly78

rbrbianchi scrive:

filmetto senza se e senza ma… il corto “luna” prima del film è di gran lunga più bello e affascinante!
voto 5/10

Matelda Giachi scrive:

Per quanto, a mio parere, “The brave” non raggiunga l’eccelenza di molteplici precedenti, i film di animazione firmati Disney sono sempre garanzia di grande qualità. Valgono sempre il prezzo del biglietto, per esprimersi in un linguaggio che, di questi tempi, è di particolarmente facile comprensione.
Merida è una giovane principessa da una folta chioma di capelli ricci, alla creazione della quale gli animatori hanno dedicato talmente tanto impegno, che per metà film rimani come ipnotizzato solo dal suo ondeggiare da una parte all’altra dello schermo. Su tale effetto hanno riposto le loro speranze di aumentato dei proventi gli sponsor: provate a indovinare… Una linea di Shampoo.

Parentesi sarcastica a parte, i capelli di Merida sono l’espressione materiale del suo carattere: come indicato dal titolo italiano, “Ribelle”.
La principessa è infatti di quel genere che piace tanto alla Disney (e anche al me), brillante, indipendente, per niente delicata e indifesa e con carattere da vendere. Se ne sono viste tante, a partire dai lontani precedenti di Jasmine e Pocahontas fino alle più recenti Tiana (La principessa e il ranocchio) e Rapunzel.
In questo caso la principessa tira con l’arco meglio di Robin Hood, il che me l’ha fatta amare ancora prima di vedere il film e ha reso perdonabile le un po’ troppe smorfie sul genere “uuuuuuuhhh” “Eeeeeehhhhhh” “Arghhhh” e quan’altro. Si, ho un debole per il tiro con l’arco.
Dicevamo. Quella di Merida non altro che la tipica rivolta di una ragazza adolescente che non accetta il futuro che la madre ha disegnato per lei ma che vuole invece costruirselo da sola. Con le complicazioni che lo status di figlia del re comportano.
Quando poi si arriva al momento della scelta del pretendente da sposare, chiaramente uno più disastroso (e brutto) dell’altro, tra le due avviene la rottura. Merida, per niente disposta a rinunciare alla propria libertà, monta in sella al suo cavallo e scappa tra i boschi. Sarà qui che avverrà l’incontro con la strega della situazione, che gestisce una seconda attività di intagliatrice di legno ed ha un’inspiegabile mania per gli orsi.
Ecco dunque che la nostra giovane eroina coglie l’occasione, come già, ad esempio, la sirenetta Ariel prima di lei, per combinare un gran macello al quale dovrà porre rimedio e che le servirà come insegnamento di vita per crescere. La Disney infatti non rinuncia mai alla morale nascosta fra le righe. Grazie al cielo, almeno c’è ancora qualcuno che intende impartire dei valori ai bambini.
Quale grande pasticcio ha combinato? Ho detto che il film non è il migliore dei suoi creatori, non che non sia assolutamente da vedere. Lo scoprirete quindi al cinema.
Insomma re, regine, streghe… Quando arriva il principe? Romantici di tutto il mondo fatevene una ragione: né prima, né ora, né mai.
Il che non significa, come hanno osservato alcuni, che la protagonista riesca a vivere senza amore, ma semplicemente che ciò accadrà al momento opportuno e che la scelta sarà solo nelle sue mani. E nel suo cuore.

Il difetto del film sta nella storia un po’ traballante, priva di particolari guizzi di fantasia. Qualche scena che ricorda “La Bella e la Bestia” e una rivisitazione del tema della trasformazione dell’uomo in orso a scopo didattico, già affrontato nel purtroppo sottovalutato “Koda fratello orso”. Non manca però l’ironia tipica di questi splendidi cartoni, affidata soprattutto ai personaggi del re e dei tre fratellini pestiferi, e quindi quelle sane risate che risollevano lo spirito.

Magistrale il lavoro della Pixar nel ricreare i paesaggi, nonché le espressioni del viso, e quindi le emozioni, dei personaggi. Meraviglioso.
Eppure… solo io continuo a provare nostalgia dei vecchi disegni nati direttamente dalla mano di grandi artisti?

luca scrive:

La Pixar. Il paese dei balocchi. Immaginario, tecnologia e storie incantevoli si fondono insieme in un unico prodotto capace di affascinare lo spettatore di qualsiasi età.
La Pixar. Dove anche le donne, per la prima volta, grazie a “Ribelle – The Brave” hanno giustamente avuto la loro parte. E con un risultato quasi impeccabile. 
Commovente, ironico, scenograficamente e tecnicamente perfetto. “Brave” è una pellicola mozzafiato. I paesaggio nordici ricreati con cura maniacale, le atmosfere di tempi ormai passati e culture ormai decadute, le musiche evocative (Doyle si è superato). Tutto è sapientemente calibrato per creare uno spettacolo sensoriale magnifico. E, vi domanderete, dov’è la trama che tanto è importante in un lungometraggio Pixar? La trama c’è, eccome se c’è. L’unico inciampo, però, lo si può trovare proprio nella storia (ricordate il “quasi” impeccabile più su?). 
Merida è una figlia stupenda, ma una principessa ribelle. Elinor una madre affettuosa e premurosa, ma una regina severa e rispettosa delle tradizioni e dei costumi del proprio regno. Il contrasto è inevitabile. Contrasto comunque attenuato dall’amore che solo una madre ed una figlia possono condividere. Proprio questo amore è il fulcro centrale della storia. L’unico modo per placare una spirito ribelle è amarlo. Fargli capire che ciò che si fa, negativo o postivio che sia, lo si fa per il suo bene. E amando, crescere insieme. Crescere mentalmente, non fisicamente. E nel film, quando inizano i guai, questo diviene importantissimo.
Una storia del genere poteva essere narrata solo tramite la prospettiva femminile, per questo l’uomo ha un ruolo a dir poco marginale in questa pellicola. L’unica caratteristica che tutti i personaggi adulti maschili hanno in “Brave” è l’enorme ego, che li riduce a personaggi vagamente rintontiti e decisamente inferiori a Merida e alla madre. Solo Fergus il re, padre e marito si salva, perché solo in lui un vero uomo riesce a rispecchiarsi quasi pienamente. 
Quindi, qual’è l’inciampo? Una storia simile, comunque, qualcosa di “già visto” lo ha. Anzi, un po’ troppo di già visto, anche se torno a ripetere che la narrazione è decisamente sopra le
righe.
Tornando all’apparato tecnico, una menzione speciale deve essere fatta per la splendida chioma riccia rosso fuoco di Merida: un lavoro impeccabile. Per tutta la durata del film i suoi capelli lasciano a bocca aperta per quanto realisticamente e dinamicamente sono stati creati. 
D’altronde, la Pixar produce perfezione. La Pixar è un ponte tra realtà e fantasia addobbato di personaggi indimenticabili e storie commoventi.
Brave è l’ultima, meravigliosa decorazione di questo ponte (per ora).
Che aspettate? Andate ad attraversarlo.

Voto: 8/10

Luca Ceccotti

Joan Holden scrive:

Il revival favolistico non ha risparmiato neanche quei geniacci della Pixar, tanto da indurli a rispolverare la figura che più di tutte ha reso celebre mamma Disney: la principessa. Ovviamente, trattandosi di Pixar e degli anni 2000, la principessa di The Brave è ben diversa dal vecchio stereotipo disneyano della bella fanciulla inerme intenta a spazzare i pavimenti e gorgheggiare con gli uccellini in attesa che il Principe Azzurro la conduca al castello per vivere per sempre felici e contenti.
Merida non è aggraziata come Aurora, non ha la voce d’usignolo di Cenerentola e non è per niente portata per le faccende domestiche come Biancaneve. Merida è, come cita il titolo italiano, una ribelle, un’anticonformista, appassionata e selvaggia come la sua folta capigliatura infuocata e perennemente in disordine. Una giovane donna a cui le mura del castello reale vanno strette come l’etichetta di corte, e il cui spirito trova sfogo e pace solo con una sfrenata galoppata nelle vaste Highlands di una Scozia mirabilmente ricreata.
La figura della principessa moderna non è però una novità: già la stessa Disney anni fa ha rivoluzionato l’idea di principessa, facendone un personaggio attivo e sovvertendo le regole della favola classica. Le prime avvisaglie di un’insofferenza verso le imposizioni del regno, o meglio del sultanato, si avevano con Jasmine, che si rifiutava categoricamente di sposare uno dei bellimbusti propostigli dal padre e sognava una vita “là fuori”.
Ma le due eroine a cui Merida si riallaccia di più sono Pochaontas, un’altra principessa che sceglie di seguire il suo cuore sottraendosi a un matrimonio imposto dal capo tribù e che è in stretto contatto con la natura sevaggia; e Mulan, più a suo agio dentro a un’armatura che stretta in un kimono.
L’aspetto più inedito della storia e che, ancora una volta, la accomuna ai recenti film dal vero, è la totale centralità delle figure femminili. Non solo la Pixar decide per la prima volta di avere un’eroina come protagonista, ma fa di più: costruisce una storia dove sono le donne a farla da padrone (non a caso il soggetto è di una donna, Brenda Chapman).
The brave, più che un racconto di formazione di una giovane principessa, è il racconto del rapporto tra madre e figlia, di come queste si amino profondamente ma non si comprendano. L’avventura permetterà loro di riavvicinarsi, di far apprezzare a Elinor la natura selvaggia di una figlia che non sarà mai perfetta come la desidera, e far capire a Merida le ragioni dell’apprensione materna.
La ragazza riuscirà così finalmente a cambiare il suo destino, o meglio a seguire il suo vero destino, e imparerà che il vero coraggio comporta il saper affrontare le proprie responsabilità invece di fuggirgli.
Il personaggio della Regina diventa, in mancanza di un vero villain (se si esclude l’orso Mor’du), il vero contraltare dell’eroina, il “nemico da sconfiggere” salvo poi trasformarsi nella creatura da proteggere dalla spada dello stesso amato padre.
Elinor è colei che tiene effettivamente in piedi non solo la sua famiglia, ma il regno intero: rappresenta la diplomazia , la razionalità, è la maestra che tiene a bada gli scolaretti che si azzuffano (il marito e i Signori del Clan). Gli uomini nel film sono immaturi e infantili, sempre in cerca della zuffa anziché del dialogo. Sono pressocché inutili. E forse la vera novità nella figura di Merida sta nel poter fare a meno dell’Amore. Lei è felice con la sua libertà, il suo arco, la sua famiglia. D’altronde i pretendenti che concorrono alla sua mano sono così improbabili che è impossibile darle torto.
The Brave non è certamente uno dei migliori lavori della Pixar: manca di ampio respiro e non ci sono personaggi che conquistano il cuore (sebbene i tre gemellini, pur non spiccicando parola, strappino molti sorrisi e il Re sia a tratti esilarante).
Delude in particolare il personaggio della Strega, non ben delineato e della quale non si comprendono bene le ragioni (perchè trasforma le persone proprio in orsi, lo fa per cattiveria o semplicemente per intascare una ricompensa?).
Nota di merito all’eccelente lavoro di grafica, che a ogni nuovo film lascia sempre più a bocca aperta. Le ricostruzioni dei paesaggi, le movenze e l’espressività degli “attori” sono eccezionali e valgono da soli il prezzo del biglietto (l’interpretazione di Merida dà parecchi punti alle recenti principesse in carne e ossa). In particolare la stupenda capigliatura della principessa, che caratterizza la protagonista e, come il suo spirito, fatica a rimanere prigioniera delle imposizioni e riaffiora ribelle e ostinata dal severo abito cerimoniale.
Insomma, ancora una volta la Pixar non delude, ma Lasseter & Co. ci hanno abituati così bene che da loro ci si aspetta sempre quel colpo dritto al cuore che qui è mancato.

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