Film: trame e trailer

Cloud Atlas

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( Il voto dei nostri lettori: 4,08 )
Titolo Originale:Cloud Atlas
Genere:Fantascienza, Drammatico
Anno:2012
Regia:Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
Distribuzione:Eagle Pictures
Interpreti:Tom Hanks, Halle Berry, Hugo Weaving, Susan Sarandon, Hugh Grant e Jim Sturgess
Durata:164
Data uscita:10/01/2013

Cloud Atlas: la trama

Dagli acclamati registi Lana Wachowski, Tom Tykwer e Andy Wachowski, il potente e ispirato film epico Cloud Atlas esplora il modo in cui le azioni e gli effetti delle vite degli individui impattano gli uni con le altre, attraverso il passato, il presente e il futuro.

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Cloud Atlas: il trailer

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Come molti di voi sapranno, questo film e diviso in episodi, che come ci fa capire anche il trailer del film, in qualche modo sono collegati fra loro. Sono ben sei episodi che fin dall’inizio del film vanno avanti con la storia di diversi personaggi in parallelo, quindi per 10 minuti potremmo vedere una parte del primo episodio, poi altri 5 minuti del quarto episodio e così via fino alla fine del film e perciò alla fine di tutti i 6 episodi.

I registi di questo film sono i grandissimi Wachowski, creatori della famosissima saga Matrix e Tom Tykwer, che si sono divisi gli episodi da girare, quindi qualche episodio sarà dei Wachowski e qualcun’altro di Tykwer, e devo ammetterlo, tutti e tre sono stati veramente bravi a coordinare il tutto, come fossero un’unica persona.

Ma veniamo alla storia del film, il lungometraggio è tratto dal romanzo L’atlante delle nuvole di David Mitchell, e ognuno di questi sei episodi è ambientato in epoche diverse, da un episodio che è ambientato nel 1849, arriviamo all’ultimo ambientato in un futuro lontanissimo, 2250. In questi sei episodi abbiamo personaggi diversi, ma che sono interpretati sempre dagli stessi attori, truccati in modo diverso e sopratutto con caratteri diversi, in un episodio un’attore potrebbe interpretare un personaggio buono, e in un’altro un personaggio cattivissimo, e a volte anche di sesso diverso (troviamo in un episodio un grandissimo Hugo Weaving che interpreta un’infermiera cattivissima), la cosa più importante però, è che ogni attore interpreta personaggi che in qualche modo sono collegati fra loro. I principali attori del film sono: Tom Hanks, Hugo Weaving, Ben Whishaw, Halle Berry, Jim Sturgess, Susan Sarandon, Hugh Grant, Jim Broadbent.

Ogni episodio del film tratta anche temi di attualità, esempio: un episodio è incentrato sulle discriminazioni razziali e sulle ingiustizie della schiavitù, un’altro sul tema della senilità e sui riguardi che una società ha verso i più anziani, e così via fino ad arrivare anche a un episodio centrato sui poteri delle compagnie energetiche. Come avrete intuito è un film molto, ma veramente molto profondo, da capire a sopratutto da interpretare.

Il film ha una durata veramente molto lunga per un film a episodi, dura circa 164 minuti – poco meno di tre ore – ed ha un montaggio micidiale, veramente da premiare, perchè stacca da una storia al punto giusto e la riprende ad un punto ancora migliore, riesce a farti appassionare a tutti gli episodi della storia, dispiace non aver visto Alexander Berner, il montatore del film, neanche candidato al premo Oscar per miglior montaggio, perchè veramente meritava tanto. E sopratutto, trovo scandaloso che il film non sia stato nemmeno nominato per la colonna sonora, perchè questo film ha delle tracce veramente, ma veramente magistrali, perfette per il film, profonde almeno quanto il film, una fra tutte è la traccia usata anche nel trailer: Cloud Atlas End Title scritta da Tom Tykwer, Johnny Klimek, Reinhold Heil, Gene Pritsker, fantastica.

Pecche? be in effetti il film per come è stato presentato dal trailer e dalla campagna pubblicitaria con lo slogan: Tutto è connesso, se una persona si aspetta qualcosa di puro intrattenimento potrebbe rimanere leggermente delusa, perchè come ho detto prima è un film più profondo di quanto si immagini, e come seconda cosa forse dura un pò troppo per un film a episodi, gli ultimi 20 minuti potrebbero sentirsi.

Interpretazioni? veramente ottime, è sempre bello vedere un Tom Hanks in formissima, una Halle Berry che forse fa una delle sue migliori interpretazioni di sempre e… e due grandissimi Hugo Weaving e sopratutto un magistrale Jim Broadbent.

veronicav scrive:

E’ come se durante la visione ti ritrovassi catapultato in un caos cosmico (inizialmente spiazzante ed incomprensivo, ma poi familiare ed accogliente) che amorevolmente ti avvolge e ti culla verso la fine del film, della/e storia/e che in realtà è/sono l’inizio di tutto.
La percezione delle storie, dei personaggi, dei luoghi sfuma come sabbia tra le dita in questo sfarfallio di emozioni che ti travolge nel profondo, riaffiorando limpida e chiara alla fine come un’ascesi mistica che ti conduce ad una rivelazione che coinvolge l’umanità intera.
Un film che alla fine è un inno alla speranza, alla frattellanza e all’amore. In quella stessa colonna sonora che tutto tiene unito, io sento proprio questo, la sinfonia dell’amore, che ripetuta, ripresa e traslata in ogni storia, in ogni tempo ed in ogni luogo, non cessa mai di esistere. Noi, non cessiamo mai di esistere, attraverso quella stessa sinfonia che in fin dei conti non è altro che un rimasuglio trascendentale della nostra stessa esistenza.
Alla fine, ero come ebbra di vita.

MasterOfMovies scrive:

L’ultimo lavoro dai creatori di “Matrix” e “Speed Racer”. Questo loro ultimo film, ispirato al romanzo “L’atlante delle nuvole”, narra sei storie differenti ma tutte collegate. I Wachowski hanno cercato (riuscendoci ovviamente) di collegare le sei storie attraverso passato, presente e futuro. Un film epico, razionale, coerente e visivamente fantastico. Fa pensare il fatto che nel passato una persona si innamora di un’altra, che nel futuro muore. Ma, colpo di scena la persona che si innamora muore anche lei nel passato. E’ un film abbastanza intricato, nel quale i primi 10/20 minuti rimani intontito dicendoti: “Ma cos’è successo?”, almeno, questa è stata la mia reazione, ma dopo capisci che tutto il film parla della reincarnazione di queste persone che in una vita sono buone e in un’altra sono perfide e malvagie (ad esempio il personaggio interpretato da Tom Hanks nell’anno 2012 che è uno scrittore, che solo per una critica negativa al suo nuovo libro, ad una festa prende il malcapitato e lo butta giù da un palazzo di una quindicina di piani), oppure in un futuro o in un passato o nel presente sono di un’altra razza o etnia. In questo film può anche succedere il contrario, in una vita una persona si salva dal suo destino e in un’altra muore per lo stesso malvagio destino. È un film rivoluzionario, che solo i Wachowsky potevano concepire dopo una saga del calibro di Matrix.

“The nature of our immortal lives is in the consequences of our words and deeds, that go on and are pushing themselves throughout all time. Our lives are not our own, from womb to tomb, we’re bound to others.”

“Cloud Atlas” non è semplicemente un film, è una sfida. I fratelli Watchowsky l’hanno raccolta e, a dispetto di ogni sfiduciata aspettativa, l’hanno vinta.
Per portare sul grande schermo un’opera come quella di David Mitchell (autore del libro da cui la sceneggiatura è stata tratta), ci vogliono infatti un discreto quantitativo di fantasia, tanto coraggio e una vena di follia come ingrediente segreto.
Sei storie, sei dimensioni temporali diverse; dal 1800 fino a un lontanissimo futuro. Ognuna indipendente dall’altra. Ma non del tutto, perché ciascun individuo è collegato ad altri da un unico filo infinito: le proprie azioni.

Accantonato l’ordine narrativo di Mitchell, adatto ad un’opera letteraria ma potenzialmente molto noioso da un punto di vista cinematografico, i tre maghi della regia hanno creato qualcosa di paragonabile, per certi versi, a un mash-up musicale: brevi fotogrammi di ciascuna linea narrativa si alternano intercambiandosi tra loro in maniera inaspettatatamente armoniosa. Più correttamente bisognerebbe dire che si “agganciano” l’uno all’altro.
A marcare ulteriormente il collegamento tra tante vite, gli attori sono stati chiamati ad interpretare ciascuno una molteplicità di ruoli distribuiti tra i diversi episodi. Un espediente che funziona dannatamente bene, sia ai fini del racconto che ai fini della pura immagine.

Quello che ne deriva è un film complesso che, come un magnete, comincia ad attrarre la mente dello spettatore (al quale si richiedono concentrazione ed apertura mentale, pena la non comprensione della trama nel suo insieme) fino a risucchiarlo nel suo vortice.
Scene di una bellezza mozzafiato conducono a temi importanti su cui riflettere.
Un gran cast (Tom Hanks, Halle Berry, Jim Sturgess, Hugo Weaving, Susan Sarandon, Hugh Grant, Jim Broadbent, Ben Whishaw, Bae Doona, Keith David, James D’Arcy) , ha affiancato Andy e Lana Wachowsky e Tom Tykwer e ha reso possibile la resa materiale della loro fantascientifica visione.
Impossibile rendere degnamente a parole la bellezza di questo film, occorre non farselo scappare al cinema.

ale5b scrive:

Ambizioso, rivoluzionario, folle, rischioso. Il parto di un film del genere poteva essere concepito solo da menti aperte quali quelle dei Wachowsky. L’impresa di adattare il romanzo Cloud Atlas (L’atlante delle nuvole) dell’inglese David Mitchell suona come una scommessa difficile da vincere, soprattutto quando si hanno a che fare con 100 milioni di budget. “Parliamone anche con Tom Tykwer” avranno detto, “vediamo cosa salta fuori”. E così tre visionari d’avanguardia si sono seduti allo stesso tavolo, si sono divisi i compiti da buoni professionisti e si sono dati reciproca cieca fiducia. E’ un progetto folle, ripetiamo, un adattamento, un’idea che va calibrata alla perfezione. Ma siamo già passati da Matrix, abbiamo visto cosa è stato, siamo quindi in buone mani.

Spiegare Cloud Atlas è molto difficile. Più facile è dire: “andate a vederlo, guardate con i vostri occhi”. Non sono le scenografie mozzafiato, né la bravura degli attori, né i trucchi di scena maniacali a premettere ad un risultato sbalorditivo. Quello che colpisce è come il film gioca sulla mente degli spettatori, come li attira in un vortice spazio-temporale, costringendoli ad allargare gli orizzonti, a restare concentrati fino alla fine. Siamo adesso prima, poi ora, poi poi. Si corre, si percorre, ci si lascia rapire. Scozia, Inghilterra, mare aperto, metropoli futuristiche, pianeti post-apocalittici. C’è tanto, c’è tutto. Non spaventiamoci.

Si gioca su sei episodi, talmente belli, talmente curati da risultare ognuno indipendente, capaci di reggersi da se. Una trama che nasconde un naturale smarrimento iniziale solamente al fine di ritrovare i fili conduttori mano a mano che le scene ci passano davanti. Siamo davanti ad un film visionario, pretenzioso al punto di sfoderare diversi generi cinematografici tutti in una volta: dramma, fantascienza, commedia, thriller, avventura. Un frullato si, ma dal risultato ben omogeneo. Si toccano temi delicati, dalla reincarnazione alla schiavitù, dai problemi energetici alla guerra ai totalitarismi. Si incontrano compositori omosessuali, giornalisti d’inchiesta, cloni predestinati a cambiare le sorti dell’umanità, editori allo sbaraglio, chi più ne ha più ne metta. Un mix di tutto, dall’apparenza casuale ma dalla profondità certa. Mettersi in gioco, puntare tutto sul nero e lanciare la pallina. Risultato?

Il trio Wachowsky-Tykwer osa e va a segno. Qualitativamente Cloud Atlas è stupendo, splendido da vedere. L’influenza di Matrix risalta più di una volta. Hugo Weaving a parte (attore feticcio dei Wachowsky,Mr Smith lo ha reso noto al pubblico), le scene d’azione di Nuova Seul ricordano molto quelle del capostipite della loro filmografia, così come il tema della materia umana come energia o quello della libertà. Messaggi forti, profondi, Cloud Atlas non è un film per tutti, non è da prendere alla leggera. Il cast gode di ottimi nomi: Tom Hanks, Halle Berry (vero ossigeno per la sua carriera!) ma anche Jim Sturgess, Hugh Grant, Susan Sarandon, oltre al già citato Weaving. Prestazioni superlative, voti alti per tutti e non certo per la mole di lavoro che sono stati costretti ad affrontare dovendosi, ognuno, sdoppiare se non triplicare o, come nel caso di Hanks, farsi in sei! Sfidiamo lo spettatore a riconoscerli tutti, il lavoro di trucco è talmente ben fatto da restare a bocca aperta.

In sintesi, promuoviamo a pieni voti. Il gioco vale la candela. Hanno rischiato investendo tanto in un film che probabilmente non renderà la spesa, ma che importa quando la qualità offerta va a braccetto con un’idea, con un film diverso dal solito? Cloud Atlas merita sicuramente un biglietto, un momento per ripercorrere interiormente alcuni valori fondamentali dell’essere.

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