![]() ![]() Film: trame e trailerCosa voglio di più![]()
Cosa voglio di più: la tramaAnna (Alba Rohrwacher) è diventata tutto quello che ci si aspettava da lei: ha un impiego modesto ma sicuro, è vitale, affettuosa con la famiglia, gli amici e con il suo compagno Alessio (Giuseppe Battiston), col quale ha deciso di avere un bambino. Quello che le manca forse è proprio il coraggio di prendersi una responsabilità definitiva verso il suo futuro. Futuro che ha i contorni di un ufficio, di una città che si allarga sempre di più, i toni tenui di un treno che dalla periferia la porta in centro, quelli più accesi di una relazione che le sembra serena. Quando Domenico (Pierfrancesco Favino) irrompe nella sua vita però tutti quei contorni svaniscono e per la prima volta mette a fuoco l’amore, quello fatto di desiderio e passione. Ma l’amore spesso ha a che fare con linee nette, confini. Quelli del corpo, innanzitutto, che Domenico le insegna a scoprire e ad amare. Poi quelli del matrimonio di lui: è sposato con Miriam (Teresa Saponangelo) e hanno due bambini. La storia fra Domenico e Anna è una ribellione sottovoce che si regge su un equilibrio precario come la loro vita: incontri clandestini, litigate al cellulare, bugie, carezze soffocate dallo scadere della pausa pranzo, il sesso coinvolgente consumato in una stanza di un motel a ore. Fino a quando Anna non decide che vuole molto di più… Cosa voglio di più: il trailerContributi aggiuntivi Cosa voglio di piùArticoli correlati2 commenti per “Cosa voglio di più”![]() Cosa voglio di più : l’inespresso e la viltà n una qualsiasi sala cinematografica, prima del film, per il sottoscritti ci sono i trailer. È un piacere immenso gustarseli sul grande schermo. Questa volta non mi posso sfregare le mani con l’anteprima del Robin Hood di Ridley Scott, in compenso vedo per la prima volta, la nuova commedia di Jennifer Lopez, “Piacere sono un po’ incinta” (2010), tornata a recitare dopo la pausa per maternità. L’argomento che affronta è di estrema attualità. L’inseminazione di una donna single. Fin dalle prime battute si percepisce la leggerezza e l’umorismo con cui si affronta il tema, senza quel senso di tragedia costante che attanaglia il cinema italiano (Roberto Benigni escluso). E subito mi sono immaginato il risultato se questo stesso copione fosse capitato in mano a qualche lombardo o laziale che sia. Supero questi pensieri, e mi proietto dentro il nuovo film di Silvio Soldini, “Cosa voglio di più” (2010). Soldini lo avevo lasciato nel 2007 con “Giorni e nuvole”. Per Silvio Soldini il tempo si è fermato. Il mondo è ancora senza speranza. Come tre anni fa. È quello dei vigliacchi. Dei perdenti. Fatue marionette di una destino globalizzato che ormai sa solo dispensare cinismo da tavola calda. I protagonisti sono modellini ammaccati incapaci di mostrare un minimo di coraggio nei confronti della vita. Soldini sceglie Milano come suo teatro. Scelta azzeccata (l’unica, insieme a quella degli attori scelti) e molto ben inquadrata. Il suo traffico. Lo sconforto quasi ansimante di Anna (Alba Rohrwacher) quando guarda i caseggiati dei condomini tutti uguali dalla terrazzina della madre. Domenico (Pierfrancesco Favino) è il classico calabrese trapiantato a Milano, sposato con una meridionale, il cui lavoro non basta per gestire una famiglia di moglie e due figli. Ai due protagonisti, i traditori, basta uno sguardo per non saper tenere un pene e una vagina nei pantaloni o gonna che sia. Poi c’è l’altro lato della medaglia. I traditi. Alessio (Giuseppe Battiston) è l’emblema dell’uomo (essere umano) mite che sceglie di non accorgersi di quello che succede. Conscio dei propri limiti, si è adagiato in una vita dalla quale non si aspetta più sorprese e di fronte ai troppi segnali lasciati in giro dalla compagna, alla fine chiude la sua presenza con un patetico e rinunciatario “ti lascio il tempo per capire”. Corrispettivo (tradito) femminile di Alessio, è Miriam (Teresa Saponangelo), moglie di Domenico, che per nevrosi e tono di voce, ricorda l’insuperabile Livia (Sabrina Impacciatore) de “L’ultimo bacio” (2001) e “Baciami ancora” (2010), entrambi di Gabriele Muccino. Miriam ha più spina dorsale di Alessio, e non usa i suoi due bambini per fare finta di nulla. Ma sceglie anche lei una scarna linea di riconquista, senza andare oltre uno schiaffo al marito, e una sfuriata passeggera. Troppi luoghi comuni. Dai pranzi della domenica con tanto di “maschi” davanti al televisore a vedere la partita di calcio, al discorso del padre di Miriam a Domenico, dopo che lei l’ha cacciato fuori di casa, in un revival decisamente meno “burino” del Verdoniano “Compagni di scuola” (1988). Cosa vuole farci vedere Soldini che il cinema italiano non abbia già mostrato? L’ennesimo flash sulle nuove generazioni incapaci di portare avanti un progetto familiare (come se quelle arrivate prima fossero perfette)? Soldini, come molti suoi colleghi del Belpaese, sa solo mostrare, senza fare il passaggio successivo. Dare qualche risposta. Dare un’intuizione. Una scintilla. Soldini constata una decadenza. La filma senza regalare allo spettatore nulla di più. Nulla che lo faccia uscire dalla sala con una consapevolezza diversa. Con una prospettiva che non sia la cronaca sbattuta sulle pagine dei quotidiani. La vita reale non è solo quello che succede. È anche quello che succederà. Per lo meno per chi lotta. I protagonisti a un certo punto si chiedono cosa vogliono di più. È tragico constatare aver smesso di chiederselo. Per loro la scelta del divano e dell’appartamento appesantisce l’anima e chiude ogni nuovo orizzonte. Una scappatella finisce con una mini fuga all’estero e le più banali delle lacrime femminili. Mancava solo l’uscita di scena di Favino per comperare le sigarette, e il gioco era fatto. Cosa voglio di più? Forse sarebbe meglio dire, cosa voglio. Al cinema s’intende. Faccio una lista. Le risate di Carrie Bradshaw & amiche. L’ironia muscolosa di Robert “Iron Man” Downey Jr. I messaggi universali di Clint Eastwood. La forza di cambiare il mondo di Russel “Robin Hood” Crowe con sangue e sacrificio. ![]() Una storia come tante giustificata dalla sicurezza degli affetti e dall’assenza dell’assumersi responsabilità. Inserisci un commentoEffettua il login per postare un commento. 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