Film: trame e trailer

Django Unchained

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( Il voto dei nostri lettori: 4,85 )
Titolo Originale:Django Unchained
Genere:Drammatico, Western
Sceneggiatura:Quentin Tarantino
Anno:2012
Regia:Quentin Tarantino
Distribuzione:Warner Bros.
Interpreti:Leonardo DiCaprio,Christoph Waltz, Jamie Foxx, Kerry Washington, Franco Nero
Durata:164
Data uscita:17/01/2013

Django Unchained: la trama

Ambientato nel Sud due anni prima della Guerra Civile, il film vede come protagonista il premio Oscar Jamie Foxx nei panni di Django, uno schiavo che viene liberato dal cacciatore di taglie Dr. King Schultz (premio Oscar Christoph Waltz). Schultz è sulle tracce dei fratelli Brittle e ha bisogno dell’aiuto di Django per poterli catturare. Questi, infatti, hanno rapito la moglie di Django e l’hanno venduta a un potente uomo d’affari (Leonardo DiCaprio). Il poco ortodosso Schultz acquista, quindi, Django con la promessa di liberarlo dopo la cattura dei Brittle, vivi o morti. In cambio Schultz aiuterà Django a tornare con sua moglie.

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Django Unchained: il trailer

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bomber7 scrive:

assolutamente un capolavoro…oscar per Christoph walts meritatissimo, storia fantastica e…. UN TARANTINO GENIALE COME SEMPRE!!

Gianluca Lazzarin scrive:

Voto al film: 9/10 – Capolavoro
RECENSIONE SPOILEROSA

26 Gennaio 2013, una data da ricordare (me la sono già segnata da tutte le parti), sono andato a vedere il film dopo una settimana dalla sua uscita nelle sale italiane, leggendo e rileggendo molte recensione non spoilerose (o quasi) del film, più o meno tutte positive ma che non centravano a mio parere il cuore della storia, del genere e del suo grande “papà”, Quentin Tarantino.

Ma andiamo con ordine, iniziamo dicendo che Tarantino è insieme a Nolan nella lista dei miei 2 registi preferiti, perchè riescono a creare dal niente dei mondi veri e propri fantastici mettendosi in prima persona nei loro film praticamente in tutto: regia, sceneggiatura, produzione (nel caso di Django Unchained Tarantino non è alla produzione), diventando i veri e unici direttori delle loro pellicole, e questa cosa a me piace molto perchè penso che per ogni film veramente ben riuscito ci voglia una persona che prenda in mano la situazione di tutto, dalla colonna sonora alla regia, e si esponga in prima persona prendendo i suoi uomini più fidati, attori, compositori della colonna sonora (basta solo guardare Nolan con Hans Zimmer), direttori della fotografia, e cordini tutto alla perfezione.

Penso che la vera forza di Quentin Tarantino siano: la grande sceneggiatura, la regia e sopratutto i discorsi: come nessun altro regista riesce a fare, lui è capace di tenerti per più di venti minuti a guardare un discorso serratissimo o meno magari anche con i sottotitoli (molti di questi in Inglourious Basterds), penso sia un grandissimo genio che riesce a fare sempre grandi capolavori con materiale sempre diverso, è difficile guardare un film di tarantino che sia uguale, o che ricordi un suo film precedente, questo perchè in ogni suo film che fa cambia la sua visione di cinema, esempio: Pulp Fiction era la sua visione verso il cinema Pulp, Jackie Brown quella verso il cinema Noir, arrivando a Django Unchained che è la sua versione verso il cinema Western e il suo omaggio verso quello italiano.

In questa recensione farò SPOILER per poter parlare a pieno di tutto il film, quindi qualora non aveste visto il film vi consiglio di fermarvi a leggere quì e di continuare solo una volta visto.

In poche parole, il film, ambientato nel 1858, lo si può vedere come diviso in due parti, la prima in cui lo schiavo Django (Jamie Foxx), viene liberato dal personaggio di Christoph Waltz, il Dr. King Schultz (cacciatore di taglie e fino a 5 anni prima dentista), il quale gli propone di aiutarlo a trovare dei criminali, e poi passato l’inverno di aiutare Django a ritrovare sua moglie Broomhilda, schiava del latifonsista Calvin Candie (Leonardo Di Caprio), e di liberarla, Django accetta e inizia a lavorare con il Dr. King Schultz. Passato l’inverno sotto falsi ruoli iniziano ad aver contatti con Calvin Candie fino ad essere invitati nella sua villa a cena, con il piano di imbrogliare Candie e scappare con Broomhilda, il piano salta in aria quando il maggiordomo di casa Candie, quale Samuel L. Jackson alias Stephen scopre il tutto è lo riferisce a Candie il quale va su tutte le furie e minacciando i tre di morte, fa pagare al “dentista” una cifra esorbitante per Broomhilda, una volta pagato, Candie pretende da Schultz la mano in segno di affare siglato, lui si rifiuta e uccide Candie e a sua volta viene ucciso, da quì abbiamo una trama molto Western, con Django che una volta imprigionato si libera e uccide tutti gli abitanti della villa del latifondista e torna a vivere con sua moglie la sua vita, il film finisce sulle grandissime note di trinità.

Parliamo ora delle interpretazione degli attori principali: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo Di Caprio e Samuel L. Jackson, io li ho trovati tutti e 4 degni di oscar, infatti Christoph Waltz lo ha preso per miglior attore non protagonista, il vero torto però secondo me è stato fatto a Leonardo Di Caprio il quale non è stato nemmeno candidato e ha dato una interpretazione a dir poco magistrale, anche Samuel L. Jackson lo trovato in grandissima forma nonostante invecchiato nel film da ottantenne, non ha mai vinto un oscar finora e spero che prima o poi ne vincerà almeno uno perchè è veramente un attore incredibile. Un’oscar è andato anche a Tarantino per miglior sceneggiatura originale, peccato solo non averlo visto nemmeno candidato per la categoria miglior regista perchè il film è diretto davvero in maniera eccezionale.

Molti affermano che per la prima metà del film il vero personaggio principale è quello di Christoph Waltz e non quello del vero protagonista di tutto il film, quale Jamie Foxx, anchio ho trovato che per la prima parte del film il Dr. King Schultz abbia un ruolo maggiore rispetto a Django ma non penso affatto che ciò sia un male perchè fino alla fine della prima parte del film il personaggio di Django non ha molto da dire, ha molto più da dire il Dr. King Schultz, mi è piaciuto molto anche come è stata gestita la parte finale con la musica di sottofondo di trinità: lo vista come una persona, in questo caso Django che prima era un’uomo comune ed ora è degno di camminare su quelle note, ed è stato veramente fantastico.

Fantastica anche la parte con la canzone di sottofondo di Elisa: Ancora quì, penso che Tarantino abbia gestito sotto ogni profilo i momenti del film, dalla colonna sonora alla regia (Magistrale la parte degli schizzi di sangue sui batuffoli di cotone).

Questo è uno dei mie cinque film preferiti (tre sono di Tarantino), e alla domanda IL MIGLIOR FILM DI TARANTINO? rispondo semplicemente con:

E’ SEMPRE L’ULTIMO CHE GUARDI.

Grazie per aver letto la mia recensione,
Gianluca

MasterOfMovies scrive:

Il western secondo Tarantino. Come può venir fuori un western nel 2012? Creato da Tarantino, con la sua genialità nelle scene, nella violenza, i suoi metodi di metacinema e la sua regia, sicuramente viene fuori un film coi contro-fiocchi. Ed è così. Ispirato al famosissimo “Django” di Sergio Corbucci del 1966 con Franco Nero (di cui nel film di Tarantino fa un cameo), ha utilizzato la stessa storia di Django, ma invece di vendicarsi degli assassini di sua moglie, in questo deve trovarla e uccidere i suoi rapitori. Regia eseguita con classe, una fotografia visivamente bellissima, ma soprattutto gli attori Jamie Foxx, Leo e Christoph Waltz nelle loro migliori interpretazioni. E come dimenticare le riprese classiche dei film western, quando viene presentato un nuovo personaggio, entra in scena la classica zoommata in primo piano sul volto dell’attore, un omaggio al genere. 5 nomination agli Oscar, 2 vinti come miglior sceneggiatura originale (l’ultima la vinse circa 18 anni fa con Pulp Fiction) e miglior attore non protagonista a Christoph Waltz, clamorosa l’assenza di Di Caprio tra i migliori attori non protagonisti, almeno la nomination se la meritava. Insomma un film che diventarà CULT per il genere western. Punto a favore per la scena in cui Di Caprio rompe un bicchiere e si taglia una mano seriamente, continuando a recitare come se niente fosse.

Marco Gugliandolo scrive:

Django Unchained è l’ennesima prova del genio di Quentin Tarantino.Un grande omaggio al genere italiano degli spaghetti western.Sin da subito partono le citazioni a capolavori del passato,dagli schiavi incatenati che ci riportano allo Spartacus di Kubrick ai primi piani di Sergio Leone.Ancora una volta Tarantino ci dimostra di saper stare dietro la macchina da presa con una regia unica ed eccezionale.La cosa che colpisce di più sono i dialoghi (tarantiniani al 100%).Personaggi così ben delineati non si vedevano dai tempi di Pulp Fiction.Notevole anche la colonna sonora che varia da brani del maestro Morricone a pezzi rap (in uno spaghetti western!!!Ecco perché Tarantino è un genio).Gli attori sono spettacolari,recitazione da brividi.Waltz..bè ancora una volta si aggiudica l’Oscar dimostrandosi un grandissimo attore e non solo,ma anche molto versatile (oltre all’accento tedesco con Hans Landa non ha nulla in comune).Io avrei dato l’Oscar anche a Di Caprio che qui ci regala un’interpretazione magistrale del ferocissimo Calvin Candie.Questo film inoltre segna il ritorno di Jackson,attore feticcio di Tarantino.Sotto quel pelo bianco e le folte sopracciglia rimangono gli stessi occhi di un tempo.A tratti sembra di rivederlo in giacca e cravatta recitare il celebre monologo di Ezechiele 25-17.
Il doppiaggio italiano,che il più delle volte rovina i film,questa volta riesce invece a distaccarsi pochissimo dalle interpretazioni originali.Il film non manca delle classiche e ormai celebri situazioni alla Tarantino.Vi ricordate di quando Jules e Vincent si presentano a casa di Brett?o di quando Mr.Blonde tortura il poliziotto Marvin Nash?ecco in Django Unchained alcune scene possono essere paragonate a queste.Questo film su una scala da 10 prende 11.Tutti dovrebbero vederlo per farsi un’idea di cosa sia il cinema.

Matelda Giachi scrive:

C’è poco da dire, Tarantino è un genio e “Django Unchained” è un capolavoro.

Tutto ha inizio con l’incontro tra Django, uno schiavo nero, e il suo liberatore, il dottor King Schultz (Christoph Waltz), cacciatore di taglie che si finge dentista e che viaggia su un carretto sormontato da un enorme dente molare ondeggiante su di una molla.
I due stringono un patto: Django aiuterà nel suo lavoro il dottor Schultz fino alla fine dell’inverno, al termine del quale egli, a sua volta, aiuterà Django a ritrovare la moglie.

Una prima parte brillante e un po’ folle, in cui il periodo storico che precede la guerra civile americana viene dipinto con tagliente ironia (epica la scena che vede protagonista il Ku Kux Klan), scandita a suon di risate e dominata in maniera assoluta dalla straordinaria performance di Christoph Waltz.
Con l’ingresso in scena di Leonardo DiCaprio cambia il tono, l’ironia non scompare ma viene attutita in favore del prendere corpo della vicenda vera e propria.
Ma soprattutto Waltz non regna più incontrastato sulla scena: DiCaprio non solo gli tiene testa, ma risponde con un’interpretazione da brivido.
Lo schermo si fa ring di un duello di scherma e ogni frase pronunciata da questi due titani del cinema è una stoccata.
Ovvia e inevitabile la nomination all’Oscar per l’uno, scandalosa e inspiegabile quella mancata per l’altro. Viene davvero da chiedersi per quale ragione l’Academy si ostini a non dare alcun tipo di riconoscimento ad uno dei più grandi attori oggi esistenti.

L’ultimo quarto d’ora da tagliare: altro non è che un fiume di sangue alla Tarantino, inutile ai fini narrativi, talmente tutto uguale e prolungato, che passa dall’essere firma caratteristica del regista ad appendice noiosa. Ne bastavano 3 minuti, oltre è una forzatura che stona.

Ottima prova anche per Jamie Foxx e Samuel L. Jackson.
Sceneggiatura geniale come il suo autore.
Musiche straordinarie: dico solo “Morricone”, non credo vi sia necessità di aggiungere altro.

Giampaolo Gombi scrive:

Django unchained, gigantesca parodia del genere western spaghetti, a sua volta parodia del genere western. Ma come si fa la parodia di una parodia? Semplicemente ripercorrendone la struttura, rielencandone i temi? Introducendo le esasperazioni e le porzioni di irrealtà proprie di quel genere? Abbondare con le citazioni? Questo, più o meno, sembra avere fatto Tarantino.
Tuttavia Django è un film multiforme, che, come ormai l’autore ci ha abituato, sorprende e disorienta all’improvviso lo spettatore. La storia di Django, schiavo nero liberato da uno stravagante cacciatore di taglie finto dentista, con cui intraprende la ricerca della moglie per liberarla a sua volta, non è particolarmente originale, tuttavia il suo svolgimento è condotto attraverso la vena espressionista e dissacrante dell’autore, con inserti improvvisi di cupa crudeltà e di spiazzante ironia.
Sorgono domande. È lecito occuparsi di temi dolorosi e non completamente metabolizzati come la discriminazione razziale in modo così scanzonato? L’impressionante cavalcata di uomini che, torce in pugno, intraprendono una spedizione punitiva notturna nei confronti di Django e del suo protettore è improvvisamente – e inaspettatamente – messa in ridicolo quando emerge il problema della ridotta visibilità dovuta ai cappucci difettosi: la donna che ha praticato i buchi per gli occhi ha fatto un cattivo lavoro. Si può buttare in farsa una questione così bruciante come il Ku Klux Klan e le sue gesta, si può suggerire agli spettatori – e in particolare a quelli più giovani – un’immagine ridicola di una così tragica realtà? Qualunque realtà è suscettibile d’essere parodiata?
Si potrebbe dunque tacciare Tarantino di impertinenza, di aver maneggiato con troppa leggerezza temi roventi. Tuttavia una simile accusa suona per molti falsa e datata. Non sarebbe la prima volta che un artista sarebbe accusato di irriverenza.
Dunque la matassa va svolta da un altro capo. Django è l’ultimo lavoro di un regista eccentrico, che si esprime secondo i propri temi e utilizzando un linguaggio molto personale. Un artista che non teme di produrre un pastiche, in un mondo e in un tempo dove domina l’incertezza del senso. Tenuto conto di questo e dei precedenti lavori possiamo dire che questo film è un’opera riuscita? Forse no, probabilmente non è un film indimenticabile.
E se Tarantino avesse creato, con istinto di artista e quindi con un certo grado di inconsapevolezza, un’opera non classificabile attraverso i parametri conosciuti? Questo è sempre l’interrogativo di fronte al nuovo. Ancora troppe domande…
Di certo restano alcune prove attoriali di rilievo, quella di Christoph Waltz nei panni del falso dentista, dello stesso Jamie Foxx e soprattutto di Leonardo di Caprio, che tratteggia un signore del sud, capriccioso e crudele, e lo fa con una convinzione e un realismo quasi stonati in un film popolato di molte figurine e dove il cambiamento di registro e il rimescolamento delle carte è sempre lì lì per avvenire.

Sparky97 scrive:

Il nuvo film di Quentin Tarantino. Il nuovo capolavoro di Quentin Tarantino. Sulla falsa riga di uno spaghetti-western (ai quali ci sono molti richiami all’interno della pellicola), “Django Unchained” vuole essere un altro film pienamente nello stile di Tarantino, ovvero con dialoghi surreali, tante risate e tanto tanto sangue. Tutta la vicenda ruota attorno alla storia di Django (Jamie Foxx), schiavo nero che, dopo essere sato liberato dal dottore-cacciatore di taglie King Schultz (Christoph Waltz), aiuta quest’ultimo a trovare i Brittle Brothers, tre delinquenti schiavisti con una grossa taglia sulla testa. Nella seconda parte del film sarà Schultzad aiutare Django, ormai divenuto anch’egli cacciatore di taglie, a liberare sua moglie Broomhilda (Kerry Washington), tenuta come schiava a Candie Land dal perfido Monsieur Calvin Candie (Leonardo Di Caprio).
Da notare le strepitose performance attoriali di Christoph Waltz -su tutti- e di Leonardo Di Caprio. Il primo si era già confrontato con un personaggio “Tarantiniano” in “Bastardi Senza Gloria” (con cui si era conquistato l’oscar come miglior attore non protagonista), per quanto non ci siano sostanziali somiglianze con il personaggio di Schultz, ma il secondo ha avuto anche qualche difficoltà nel recitare la parte del nemico più che razzista, alla fine con un ottimo risultato. Una nota sull’interpretazione di Di Caprio: nella scena in cui sbatte violentemente la mano sul tavolo a Candie Land, si nota che negli shot successivi la mano sanguinare molto: non era nello script originale, è stato un incendente sul set! Di Caprio, girando la scena, ha rotto un bicchiere tagliandosi la mano, ma pur con la mano sanguinante ha concluso la scena con una bravura magistrale! Il fatto che ancora una volta non abbia ricevuto la nomination all’Ocar,è davvero assurdo; concordo pienamente invece per la nomination all’oscar (e la vittoria ai Golden Globes)di Christoph Waltz.
Pur con una sceneggiatura d maestro e un umorismo (nero) da manuale, “Django Unchained” è anche pieno di sangue e di violenza razzista sui neri, e per questo avrebbe meritato un VM14 senza alcun dubbio.
Resta nel complesso un film davvero ottimom con una splendida regia, ingiustamente non considerata dall’Academy nelle nomination algi Oscar, ch diverte e fa trascorrere piuttosto rapidamente più di 2 ore e mezza.

“Di norma vi direi Auf Wiedersehen, ma dato che il significato di Auf Wiedersehen è Arrivederci, e dato che non ho intenzione di rivedervi più signore…vi dico Addio e…basta!”

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