Film: trame e trailer

Frankenweenie

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( Il voto dei nostri lettori: 4,92 )
Titolo Originale:Frankenweenie
Genere:Animazione, Commedia, Horror
Sceneggiatura:Tim Burton
Anno:2012
Regia:Tim Burton
Distribuzione:Walt Disney
Interpreti:Martin Landau, Martin Short, Robert Capron, Conchata Ferrell, Winona Ryder, Christopher Lee
Durata:87
Data uscita:17/01/2013

Frankenweenie: la trama

Dopo aver inaspettatamente perso il suo adorato cane Sparky, il giovane Victor sfrutta il potere della scienza per riportare in vita il suo amico, con qualche lieve variazione. Prova a nascondere la sua creazione cucita-in-casa, ma quando Sparky esce i compagni di scuola di Victor, gli insegnanti e l’intera città scoprono che “tenere al guinzaglio una nuova vita” può essere mostruoso.
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Frankenweenie: il trailer

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Sparky97 scrive:

Uno degli apici della carriera di Burton.
Con “Frankenweenie” Burton ci porta nei luoghi e nelle atmosfere della sua infanzia e della sua giovinezza, tra richiami e citazioni, tra amici e amori di un’età passata, a cui volge lo sguardo con una sua gotica forma di nostalgia. Il risultato che ne deriva è un film sottile, da amare e da capire, piuttosto che da guardare e basta, non tanto per famiglie e bambini, quanto più per amanti della settima arte. La poesia di “Frankenweenie” sta nelle molteplici citazioni, oltre che in alcune accurate scelte di regia. E’ infatti il primo film dell’autore nel quale si possono riconoscere citazioni da tutte le sue passate opere (le più citate sono “Il Mistero di Sleepy Hollow”, “Edward Mani Di Forbice” e “Dark Shadows”), a volte più chiare – come la battaglia nel mulino, chiaro riferimento a “Il Mistero di Sleepy Hollow”, il pesce di Edgar (“Big Fish”), o il sindaco che pota la siepe con delle forbici enormi (“Edward Mani Di Forbice”) -, altre più nascoste – come la struttura delle scale e la soffitta di casa Frankenstein (“Sweeney Todd”), la farfalla di Stranella (ovvero la Bambina che fissava de “Morte Malinconica del Bambino Ostrica”) da “La Sposa Cadavere” -.
Inoltre nel film si notano espliciti riferimenti alla vita di Burton, che si rappresenta in Victor Frankenstein, bambino triste e malinconico che vive “in un mondo tutto suo”, gotico e sinistro, con una passione per il cinema e l’animazione a passo uno.
Con una poesia tanto dolce quanto drammatica sul ritorno in vita del cagnolino di Victor, Sparky, Tim Burton ritorna in grande stile sul grande schermo. Ancora una volta.

Antonio Montefalcone scrive:

Nel 1984 Burton fece un corto live-action in b/n della durata di 27’, interpretato da Shelley Duvall, Barret Oliver e da una giovanissima Sofia Coppola. Soltanto quasi 30 anni dopo, “Frankenweenie” si è potuto trasformare, ampliato e sviluppato, in un lungometraggio (1 ora più lungo) e in un cartoon in stop-motion (con aggiunta del 3D) e cioè in quel che avrebbe voluto realizzare all’epoca il regista, ma limiti di budget e rifiuti da parte della Disney (nel ritenere il progetto troppo pauroso per i bambini licenziarono l’autore) gli impedirono.
Con quest’opera il regista ritorna alle origini della sua carriera, al mondo della sua infanzia dark ed eccentrica, alle sue tematiche predilette. Tutto questo, nell’ultimo film, è riproposto e trattato alla luce della sua maturità, umana e professionale, con una vena di malinconia in più, e di lirismo e commozione più sentiti e maggiormente sottolineati rispetto alla pellicola originale, dove erano invece dosati con il tono semiparodistico, l’ironia grottesca e il macabro gentile dell’opera. Un Burton più adulto e consapevole, dunque, ma anche un Burton che purtroppo, ultimamente, dà ancora la spiacevole sensazione di essere sprovvisto di idee nuove e originali (vedi il suo “Dark Shadows”). Personaggi dalle bizzarre fattezze caricaturali, storia accattivante, tanto spettacolo visivo e altrettanto divertimento assicurato, regalano forza e qualità a questa godibile e deliziosa pellicola; anche se però non tutto nel suo complesso sembra essere perfettamente riuscito. E qualcosa purtroppo manca. E’ un piacere comunque ritrovare ciò che di buono vi era nel corto dell’ ’84 e cioè ritmo, belle invenzioni formali e narrative, cura dei particolari, atmosfera gotica, raffinatezza stilistica-figurativa (si veda l’elegante bianco e nero della fotografia o le inquietanti scenografie). E ancora più coinvolgenti sono lo spettacolo affascinante dei pupazzi animati, esaltato da un funzionale ed efficace 3D; nonché la vena citazionistica e la sincera passione per il cinema, trasfuse in ogni inquadratura. L’emozionante pellicola è infatti l’ennesimo atto d’amore del regista nei riguardi del cinema horror anni ’30 (dai film su “Frankenstein” agli omaggi a Boris Karloff e Bela Lugosi), arricchito stavolta anche dell’omaggio agli horror giapponesi.
Il film ricalca in parte il romanzo di Mary Shelley e, attraverso il percorso di maturità di un bambino, il protagonista Victor, nell’affrontare ed accettare la morte in sé e per sé, e non solo di quella del suo amato cagnolino Sparky, riesce con lodevole semplicità ad evocare i grandi sentimenti umani come la diversità e la morte, la loro accettazione, l’ansia dell’abbandono, l’amore, la fuga dal conformismo opprimente e paralizzante degli adulti. E poi ancora l’innocente ambizione, il potere della creatività e dell’immaginazione, l’inquietudine e il dolore esistenziale.
Finalmente, per la prima volta negli ultimi dieci anni, l’autore ritrova un po’ di quel suo genio “perduto” e riporta sul grande schermo una pellicola davvero libera, intima e personale, totalmente priva di vincoli esterni e capace di riequilibrare estetica e sentimento, se non come ai vecchi e gloriosi tempi, ma quasi. Il cartoon, infatti, è di pregevole fattura, ma viene a perdere nel confronto con altre due opere simili, quei capolavori di profonda poesia e originalità che erano “Nightmare Before Christmas” e “La Sposa Cadavere”. La sceneggiatura di “Frankenweenie” è infatti un po’ piatta e lacunosa; alcuni personaggi sono solo abbozzati e alcuni spunti narrativi non sono ben sviluppati; la colonna sonora, pur sempre suggestiva, non è però tra le migliori di Elfman; e restanti aspetti del film, nel bene e nel male, suonano un po’ minimali.
L’unica fonte di vero interesse allora è principalmente nell’ammirevole impianto di questo auto-remake, tutto costruito su una toccante impalcatura emozionale, tra autoanalisi e citazionismo di un autore che, come si diceva all’inizio, dall’alto della sua maturità artistica e umana, guarda oggi alla sua infanzia; e tra nostalgie, malinconie e vecchi fantasmi, può farne un ritratto più consapevole e rappacificato.
Ed è così se, forse, anche a livello filmico, risulta un po’ meno magico e incantevole del solito…
Ma si sa, è l’amaro, inevitabile prezzo di ogni metamorfosi che si rispetti, “bella” o “mostruosa” che sia…

Andrea Mario Zoppeddu scrive:

Frankenweenie
Quando si parla di Tim Burton si pensa che e’ un uomo pazzo ma,i suoi film fanno cambiare opinione. Tim non si ferma a un piccolo racconto di paura ma lo vuole arricchire di improvvisazioni e a volto pure di musica.
Il titolo del nuovo film Frankenweenie fa pensare alla storia di frankenstein ma e tutto un’altra cosa.
Come ho detto prima Tim non si ferma a una sciocchezza ma lo arricchisce,
di musica di cinema,scienze e sport. Tim ha pensato di fare questo film per due motivi una per far conoscere la sua vita, un’altra per far ricordare i vecchi film in bianco e nero. La specialità di questo film e’ infatti il 3-D abbinato al bianco e nero ,questa e la nuova tecnica usata in questo film da Tim.

Invece per il film :
Victor è un bambino di 10 anni, e ha un cane di nome Sparky ed e il suo migliore amico.Victor amava molto il cinema e la scienze, quando Victor scopre che deve partecipare al concorso di scienze chiede di firmare il documento per la gara, ma il padre si oppone perche’ vuole che suo figlio faccia lo sport.E dali’ parte la sfortuna, giocando a Baseball Victor lancia la palla e va’ fuori da campo e Sparky la rincorre ma non sapendo che presto sarà la sua fine e cosi’ è successo. Sparky era l’unico amico di Victor e infatti cominciò a mancare da subito e cosi’ che Victor cercherà di riavere il suo cane in tutti i modi immaginabili.

Mi piace: Il film parla di un amore per la scienza che aiuterà a Victor per avere di nuovo il suo cane. Il bianco e nero in questo film e’ stato bellissimo perché fa’ rivivere il cinema in bianco e nero.Anche il 3D esalta le caratteristiche del bianco e nero.

Non mi piace: Il finale
Consigliato a chi: Sicuramente non ai più piccoli.Solo ai amanti di Tim Burton che seguono la sua carriera e conoscono il suo modo di fare.Anche’ per gli amanti dei film horror .

Voto:9/10

Recensione di Andrea Mario Zoppeddu

kesyl84 scrive:

Ho visto il corto da cui è tratto questo film(sempre di Tim) e aspetto con ansia questo nuovo capolavoro, che certamente sarà emozionante come La sposa cadavere!!

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