Giulio ha quarant’anni e una vita apparentemente tranquilla. Una casa in affitto, un posto fisso, un’auto acquistata a rate, una figlia ribelle ma simpatica e un bimbo dolce e sognatore, una moglie che ama e che tradisce. Giulio viene scoperto e lasciato e la sua favola improvvisamente crolla. Ma cosa accade ad una coppia che ai nostri giorni “osa” separarsi?
Leggi tutte le recensioni![]() ![]() Film: trame e trailerGli equilibristi![]()
Gli equilibristi: la tramaGli equilibristi: il trailerContributi aggiuntivi Gli equilibristi© RIPRODUZIONE RISERVATA 1 commento per “Gli equilibristi”![]() Il tradimento: la debolezza di un uomo che cede alla tentazione. L’inizio di un incubo. Il matrimonio di Giulio (Valerio Mastandrea) ed Elena (Barbara Bobulova),dopo un tentativo di riconciliazione, si sta ormai sfaldando e l’insofferenza della donna costringe l’uomo ad abbandonare la loro casa. Lui, impiegato al comune con uno stipendio di 1200€ al mese, si ritrova ben presto a fare i conti con le spese del mantenimento della casa, dei suoi due adorati figli e di se stesso. Col tempo la situazione diventa insostenibile, ma pur di non venir meno ai suoi doveri e alla sua dignità con mancati pagamenti, Giulio inizia la sua odissea fatta di lavori in nero, squallide pensioni, umiliazioni, dormite in macchina lungo la strada e ricerca straziante di un’opportunità lavorativa, che lo spingono alla disperazione e alla perdita di tutte le sue sicurezze. Accanto ad alcuni momenti che trattano con ironia le avversità della vita, sfruttando e accentuando la tipica romanità di Mastandrea e di alcuni personaggi secondari, quasi grotteschi , De Matteo costruisce un vero e proprio dramma, a tratti dai toni neorealistici, realizzato con ricercati movimenti di macchina, un uso della musica che rende più intense le scene e l’alternanza di montaggio veloce e piani sequenza che si soffermano principalmente sul corpo e sul volto sempre più disperato e segnato di Giulio. Il regista, infatti, sembra amare più questa tragicità, questo accanimento delle avversità nella vita del protagonista, rispetto al racconto stesso o all’approfondimento dei personaggi; alla complessità narrativa si preferisce mostrare la discesa verso la disperazione, nella quale lo spettatore può proiettare le proprie paure, in un’epoca di crisi come quella che stiamo vivendo, ed immedesimarsi, provando empatia per il povero Giulio e sperando in un happy ending. La speranza,infatti, si intravede, insieme alla pietà, solo nel finale che stride, però, con il resto del film per la brusca ed improvvisa “salvezza” del protagonista. Inserisci un commentoEffettua il login per postare un commento. Se non sei registrato clicca qui Registrati | L’Uomo d’Acciaio |








