Film: trame e trailer

Hereafter

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( Il voto dei nostri lettori: 4,43 )
Titolo Originale:Hereafter
Genere:Thriller/Drammatico
Sceneggiatura:Peter Morgan
Anno:2010
Regia:Clint Eastwood
Distribuzione:Warner Bros.
Interpreti:Matt Damon, Cécile de France, Bryce Dallas Howard, George McLaren, Frankie McLaren, Lyndsey Marshal
Durata:126'
Sito Ufficiale:hereafter.warnerbros.com
Data uscita:05/01/2011

Hereafter: la trama

Dallo sceneggiatore di Frost/Nixon Peter Morgan, una nuova sfida per l’ottantenne Clint Eastwood. Il regista confeziona con Hereafter un thriller soprannaturale con al centro tre personaggi toccati in modo diverso dall’esperienza della morte e le cui vicende si intrecciano: George (Matt Damon), ha il dono di parlare con i defunti, ma è restio a utilizzare questa sua capacità, la giornalista francese Marie (Cecile De France) ha toccato la morte con un dito durante lo tsunami del 2004 e ne è rimasta sconvolta, il dodicenne londinese Marcus (Frankie/George McLaren) ha perso il fratello gemello in un incidente automobilistico e ora vuole avere risposte alle sue domande…

(di Maria Elena Vagni)

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Hereafter: il trailer

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Hans_Castorp scrive:

Un film sull’aldilà non poteva essere affrontato da un autore come Clint Eastwood se non con l’ambizione di considerare pacatamente (vorrei dire oggettivamente) i rapporti che le persone, certe persone, intrattengono con questa materia. Quindi non scenari onirici o metafisici, non incontri con ombre senza volto (se non in una breve sequenza, peraltro molto suggestiva) e relativi effetti speciali, ma storie raccontate in stile asciutto e senza orpelli, di persone che, o per avere sfiorato quella soglia, o per un potere che loro malgrado si ritrovano, o per la perdita di una persona amata, cercano nella vita qualcosa che li illumini e li consoli.
Marie (Cécile De France), giornalista francese in vacanza in un paese asiatico, viene travolta dall’onda di uno tsunami: pare spacciata, ma si riprende. Si risveglia con la persuasione di essersi affacciata nell’aldilà, di avere intravisto alcuni suoi abitatori e udito lontanamente le loro voci.
La giovane donna avrà la vita segnata da quell’esperienza e non cesserà di interrogarsi sull’esistenza di un mondo dopo la vita e di cercarne testimonianze. Ne scriverà con convinzione, terrà conferenze, senza che la sfiori il timore di essere considerata visionaria.
A Londra vivono i due pallidi gemellini Marcus e Jason, la cui madre difetta di un’assennatezza (ahimè, è tossicodipendente) che invece i ragazzini paiono aver precocemente acquistato (Londra + infanzia difficile + miseria = Dickens?). Sono inseparabili, ma a Jason accade un incidente e muore. L’altro allora, con infantile tenacia, si pone alla ricerca di qualcuno o qualcosa che possa metterlo in contatto con il fratello che non c’è più. L’odissea del fanciullo (figura che potrebbe piacere ai Dardenne…), fra sedute spiritiche e ciarlatani di diverso calibro, è una delle pagine più toccanti del film e dimostra, qui più che in altri passaggi, che l’autore ha usato il tema della morte principalmente come sfondo della scena. In questo momento non è di oltretomba che si parla, quanto piuttosto di amore fraterno, di amara solitudine.
Infine Marcus incontra un sensitivo vero, George (un ottimo Matt Damon), ammiratore, guarda caso, di Charles Dickens e delle sue storie. Però il potere che possiede gli complica la vita, i turbamenti che suscita in chi vi si affida lo sconvolgono, in più deve anche arginare le proposte di chi vorrebbe farne occasione di lucro. Ma a Marcus non può dire di no e grazie a lui il ragazzino riesce a trovare un momento di pace e di fiducia.
Il film si conclude con l’incontro di George e Marie, a Londra per la fiera del libro: le vite dei tre, diversamente toccati dal mistero, si intrecciano e sembra possano trovare un liberatorio percorso comune.
Una tematica difficile da svolgere e da dominare, con rischiose incursioni nei territori dell’irrazionale, ma dove Eastwood entra con sicurezza e grande mestiere, dando vita anche a momenti di poesia.

tea:) scrive:

belllissimo film, complimenti a clin estarwood ke, kome sempre, non ci delude mai o quasi. molto bella è anke l’interpretazione di Matt Damon

lamagicaV scrive:

ORRENDO. Una noia fuori di misura,tant’è che all’intervallo ho detto “andiamo via?”, inoltre la tipa di fianco a me si è addormentata ben 3 volte… -.-’ Poi oh, 3 storie differenti che si intrecciano nell’ultimo quarto d’ora! Su 2 ore e 10 (circa), il succo della storia viene condensato in un quarto d’ora per di più in maniera frettolosa e senza alcun dettaglio o spiegazione. Puah. Delusione Clint :(

rocken scrive:

La morte.. e cosa esiste dopo di questa.. temi complicati sotto tutti i punti di vista.. farci un film non è roba da poco.. una trattazione superficiale o incompleta o inadeguata rischia non tanto di deludere lo spettatore quanto piuttosto di sguinzagliarne il disprezzo se quanto viene presentato non è in linea con i suoi pensieri e convinzioni o ancor peggio se è con questi in totale antitesi..
Con Hereafter il tema della morte è stato affrontato..è stato affrontato evitando questa rischiosa trincea, usando toni ne troppo forti ne troppo smorzati, rispolverando qualche vecchio dubbio e sollevando qualche importante questione, presentando un’analisi importante ma mai aggressiva rispetto a quella che può essere considerata una coscienza collettiva della morte..
Detto questo be non si puo non riconoscere e non gridare ad alta voce ancora una volta la maestria di Clint Eastwood nell’arte del cinema.. rispetto ai suoi lavori precedenti questa volta cambia in maniera abbastanza forte registro, non in termini di argomento trattato (visto che la morte in maniera più o meno incisiva ha fatto parte anche dei suoi racconti visivi passati) quanto invece in termini di modalità espositive e tempi di narrazione.. Clint prende il tempo,ne altera la natura contemporanea del “time is money” e lo rende suo schiavo al fine di destrutturizzarlo e rendere gli eventi esposti tendenti allo statico, per donare al film un ritmo lento e essenziale, un ritmo che non annoia lo spettatore ma che anzi lo coinvolge intensamente a livello emotivo ed in un analisi metaetica della morte, di ciò che ne consegue e dei pregiudizi che le persone nutrono a riguardo di ciò (sia positivi, come la possibilità di percepire sensazioni di quiete assoluta e onniscienza una volta compiuto “l’ultimo passo”; sia negativi, come il negare senza se senza ma l’esistenza di un aldilà visto che a riguardo di prove materiali non c’è ne sono)..
Mi viene difficile giudicare Hereafter come migliore o peggiore rispetto agli altri film fatti da Clint stesso.. perché questa sua ultima fatica, per quanto da lui fatta e resa in modo cosi diverso, ritengo meriti una collocazione a parte, un’analisi, ragionamento, valutazione ed discernimento slegati da tutto ciò che ci ha già regalato in campo cinematografico.. una considerazione complessiva a se stante perché in relazione alla complessità dell’argomento e al vestito particolare con cui l’ha presentato è riuscito a presentare un lavoro allo stesso tempo importante, con tratti di nuova bellezza, culturalmente non aggressivo, e pienamente coinvolgente e attraente..
chissà che egli non abbia compiuto il passo decisivo verso il diventare poeta del cinema, perché solo cosi riesco a definirlo visto che è riuscito simultaneamente ad incantarmi, farmi riflettere, abbattere mie limiti e mancanze e sensibilizzarmi sul tema della morte (in tal senso tra le tante cose, quelle che mi hanno più colpito sono due frasi; una quella presentata dal sensitivo quando afferma che nonostante la sua intensa esperienza sull’argomento ancora non è riuscito a ben capire cosa esiste dopo la morte; l’altra quella presentata dalla scrittrice parigina al momento della lettura e presentazione del suo libro, quando afferma che un po’ tutti non sono ancora disposti in pieno a considerare la morte per quella che è la sua vera natura e quindi non sono disposti ad affrontarla col giusto atteggiamento; e queste sono frasi che mi hanno portato a farmi una profonda analisi interiore, analisi che sono insicuro se e quando riuscire a concludere in linea con il senso di crescita che il film ha voluto trasmettere a riguardo dell’argomento trattato)..
Ho letto in un’intervista che Clint, nonostante abbia raggiunto gli 80 anni, non ha alcuna intenzione di smettere di fare cinema, e dato il suo background dietro la macchina da presa e anche dopo un film dal grande tatto come questo non posso che essergliene grato e felice.

Formyy theRed scrive:

HEREAFTER – RECENSIONE

Un cappello che vola via un attimo prima dell’attentato alla metropolitana di Londra, una donna che si risveglia dalla morte dopo essere stata travolta dalla furia dello tsunami del 2004, un uomo che non riesce a vivere una vita normale a causa di un dono/condanna che gli permette di entrare in contatto con chi è già passato a miglior vita.
Hereafter ultimo film di Clint Eastwood, racconta l’esperienza della morte dal punto di vista di chi l’ha vissuta direttamente o indirettamente, ma che può ancora offrircene una testimonianza.
Ecco allora che i tre protagonisti del film sono accomunati dall’esperienza con la morte che li porta ad essere soli in un mondo/società che non può o non riesce a comprenderli.
Un ragazzino, Marcus, che dopo la morte del fratello, la perdita della madre che inizia una cura per intossicazione da eroina, si ritrova in attimo da solo in un mondo che non ha tempo di fermarsi (vedi scena del funerale) e che cerca di razionalizzare anche ciò che andrebbe soltanto assorbito dal tempo, una giornalista francese, Marie, che aveva tutto quello che poteva desiderare dalla vita, perde lavoro, amore e si ritrova sola, perché nessuno attorno a lei si sforza di capire che quello che ha visto e sentito non è frutto di una “commozione cerebrale”, un sensitivo, George, (Matt Damon) al quale le uniche persone che gli stanno accanto sono il fratello, che vede in lui uno strumento per fare soldi e le persone che vogliono una seduta e che lo abbandonano subito dopo. Ecco quindi che l’andamento lento del film ci fa percepire sulla pelle la solitudine provata dai protagonisti.
Protagonisti che riescono a vincere le loro sofferenze, rompendo le regole del mondo società: il sensitivo abbandona il fratello che stava cercando per l’ennesimo volta di far soldi grazie alle capacità delle regole, la donna francese che va avanti per la sua strada anche quando le persone che le sono vicine le sbattono tutte le porte in faccia, e il bambino inglese che va alla ricerca ostinata di un ultimo contatto con il fratello perso, non curandosi degli “obblighi” nei confronti della società che con i suoi metodi cerca di aiutarlo.
Matt Damon ci regala un’interpretazione senza sbavature, ma che forse non è una delle sue migliori, ad esempio quella del sottovalutato Invictus, forse non a casa sempre diretto da Eastwood.
Il film non è ai livelli di Gran Torino o altri film precedenti, causa della sceneggiatura sotto tono, ma ci regala attimi di pura poesia cinematografica, tsunami, incidente stradale che causa la morte del fratello di Marcus, degustazione dei sapori al corso di cucina italiana, scena della premonizione del bacio, la mano del regista si vede precisa e infallibile sopratutto nella location americana in cui i colori autunnali/invernali accentuano il senso di solitudine di George.
Nonostante qualche imprecisione, Eastwood si riconferma il miglior regista degli ultimi dieci anni.

Formyy theRed

Giulia--- scrive:

Questa è tutta la mia recensione, il commento di prima era giusto un commento e basta!

Squadra che vince non si cambia. Così Clint Eastwood rafforza il sodalizio con Matt Damon (già diretto nel suo Invictus lo scorso anno) nel suo nuovo capolavoro Hereafter: sarà giusto a causa della nuova coppia Eastwood – Damon che il regista si cimenta in generi cinematografici diversi dai suoi soliti film? Proprio con il recente Invictus (che raccontava come Nelson Mandela unificò il suo paese grazie ai campionati mondiali di rugby) il regista ha esplorato un mondo pieno di speranze, vuoto di quel cinismo e di quella dura visione della vita che tanto lo caratterizzano.
Sarà, ma il buon vecchio Clint non sbaglia un colpo!
I tre protagonisti di Hereafter vengono cambiati drasticamente da un avvenimento tragico, ma importante delle loro vite: George (Damon) è un operaio ma è anche un sensitivo; Marie (de France) è una donna in carriera francese, miracolosamente sopravvissuta allo tsunami del 2004 e Marcus (interpretato da entrambi i fratelli McLaren) ha appena subito la perdita dell’amato fratello gemello Jason.
Tutti – tranne George, che vive il suo dono come una condanna poiché «Una vita fatta solo di morte non è vita» – iniziano a porsi delle domande su cosa succede la morte, ovvero “Esiste un’altra possibilità di continuare a vivere anche dopo la morte o semplicemente il buio totale?” e “Dove vanno e finire i nostri cari quando scompaiono? Come possiamo superare la loro morte quando nemmeno loro erano pronti a morire?”
Marie, alle prese con l’elaborazione di un libro autobiografico, si chiede se la visione che ha avuto sott’acqua sia solo frutto della sua fantasia o se sia davvero stata un assaggio dell’aldilà e Marcus si affida a vari sensitivi “cialtroni” – ecco che ritorna il cinismo di Eastwood – per cercare di elaborare il suo lutto e , magari, per risentire Jason un’ultima volta.
Infine queste tre storie parallele che si incroceranno inaspettatamente durante una fiera del libro di Londra.
La regia di Clint Eastwood è elegante e delicata e ci introduce dolcemente nella sceneggiatura di Peter Morgan accompagnata da pochi brani della colonna sonora, a cui ha provvisto lo stesso, che si ripetono ma che sono inseriti al momento giusto nelle scena giuste.
Incredibile, terribile e realistica, la ricostruzione dello tsunami nella scena iniziale colpirà anche lo spettatore più inflessibile.
«Secondo te cosa succede quando moriamo?», Marie – pone una domanda che non può che suscitare reazioni e risposte differenti ma, soprattutto, riflessioni. Ed è proprio questo che ci esorta a fare il film, delle riflessioni, mentre invece non ci dà nessuna risposta. Perché Eastwood è un ottimo regista, ma non è ancora onnisciente!

Con mezza Italia a vedere il nuovo fenomeno del cinema italiano ossia Checco Zalone ed il suo Che Bella giornata campione d’incassi, io ho cercato di non seguire la massa e di concentrarmi su di un film molto più impegnato, che abbia un marchio di fabbrica di classe come quello di Clint Eastwood e proprio per questo la mia scelta è caduta su Hereafter.
Ho parlato di marchio di fabbrica di classe, ebbene finora ho visto molti film diretti da Clint e tutti hanno un comune denominatore, l’intensità della recitazione dei suoi attori, in Million Dollar Baby, Hilary Swank fu spettacolare ed il suo personaggio struggente e toccante fino all’inverosimile, in Gran Torino è lo stesso Clint a non far distogliere l’attenzione dal suo personaggio, duro e aspro fino a quando non riesce ad aprirsi al piccolo protagonista del film, in Hereafter non c’è lui, ma la sua presenza è visibile, i personaggi del film hanno la sua intensità, la sua passione, la sua tenacia, la sua classe, Matt Damon per esempio ci intristisce quando proprio non accetta il suo dono e da quel senso di solitudine con la paura di mostrare la parte migliore di se agli altri, bravissima anche Cécile De France che con la classe che contraddistingue gli attori francesi regala momenti di recitazione veramente di qualità, la scelta del regista di sottotitolare infatti il francese nei discorsi a Parigi è un vero e proprio colpo di genio, la lingua francese è davvero chic e rende ancor di più la bravura della Cécile.
A febbraio ci son gli oscar del cinema, un pensiero per le nomination di sicuro vanno a cast, Damon su tutti e regista, per la vittoria finale la sfida è veramente dura, ma un posto tra i nominati sembra vedendo il film d’obbligo.
Hereafter ha una durata superiore alla norma, più di 2 ore, ma se posso avere un piccolo disappunto, esso nasce proprio dalla durata, a mio parere un pò allungata con momenti più o meno morti e scene troppo fuori dal contesto, di sicuro Clint ha pensato di usarle per dare una visione completa della vita dei personaggi delle tre storie del film, ma dal pubblico vengono prese un pò con troppo noia, le tre storie son bene collegate e tutte hanno il filo conduttore unico, l’aldilà, perciò girarci troppo attorno è stata una scelta fin troppo azzardata.
Ottima la scelta dal punto di vista commerciale di collegare le storie dei personaggi con avvenimenti tristi degli ultimi anni, come lo Tzunami in Indonesia e gli attentati alle metropolitane di Londra, in particolare Clint si sofferma sulla sciagura Indonesiana mostrando una scena che troppe volte abbiamo visto nei telegiornali di mezzo mondo, la grande onda che mangia strade, case, auto e soprattutto vite umane, gli effetti speciali usati per lo tzunami potevano a mio avviso essere resi più reali, ottimo infatti il connubio onda e distruzione del paesaggio, ma la nostra Cécile proprio non sembra in uno tzunami, troppo poco curato l’effetto che la trascina per le strade.
In conclusione il film non è un capolavoro, ma eccelle di sicuro nella recitazione e nella maestria del regista, la trama è bella chiara, ma troppo allungata, gli effetti pochi e poco curati, tutte queste componenti messe insieme danno un’ora e mezza di buona visione e trenta minuti in cui ci si chiede se era proprio necessario inserire questa scena o l’altra.
L’aldilà, che tra l’altro tutti tentano di raccontarci, ma alla fine nessuno sa veramente di cosa si parla, è un qualcosa che ci porteremo dentro per sempre, ciò che verrà dopo la morte non potrà mai essere raccontato da un film, qualsiasi sia il suo valore, perciò questo mistero resterà tale anche dopo la visione di questo bel film che mi sento comunque di consigliare tranquillamente se si ha voglia di staccare la spina da cinepanettoni natalizi e commedie super-affollate.

CinEmi scrive:

Vorrei poter dire che ,il grande uomo del cinema,Clint Eastwood ci abbia donato una nuova perla cinematografica, ma purtroppo e inaspettatamente non è così. Con questo nuovo film Eastwood imbocca la strada dei temi trascendenti, tratta ovvero il mistero dell’aldilà e di cosa ci attenda dopo la morte,tuttavia esamina tale questione da un punto di vista molto umano. La storia infatti, dividendosi in tre filoni(quello del sensitivo George,quello della giornalista francese Marie e del ragazzino Marcus), rimane con i piedi ben piantati a terra;e su questo nulla da obbiettare anzi ciò è forse uno dei punti a favore del film: il non ridicolizzare tale argomento con teorie fantascientifiche a dir poco insensate. Peccato però che questi piedi ben piantati a terra si muovano nella storia come di piombo. Difatti la pellicola ha un ritmo molto lento,presentando nel mezzo momenti farraginosi e a tratti noiosi.La storia di George è l’anello debole e quello che convince meno,manifestando anche una punta di stucchevolezza; vi sono inoltre nel film elementi bizzarri e per nulla fondati come il presunto boicottaggio sulla trattazione di tali temi metafisici ,presente nel filone della francese scampata allo tsunami(anche se è da apprezzare l’uso della lingua originale per questa parte della pellicola). Tuttavia è da elogiare come il film non dia delle risposte determinate all’argomento che funge anche da titolo, ma ponga un interrogativo nelle menti degli spettatori; cosa che solo un prodotto del grande maestro di cinema, ma anche di vita, Clint Eastwood poteva compiere.

Giulia--- scrive:

Squadra che vince non si cambia. Così Clint Eastwood rafforza il sodalizio con Matt Damon (già diretto nel suo Invictus lo scorso anno) in Herafter: sarà proprio a causa della nuova coppia Eastwood-Damon che il regista si cimenta in generi cinematografici diversi dai suoi soliti film? Sarà, ma il buon vecchio Clint non sbaglia un colpo!! «Secondo te cosa succede quando moriamo?», Cécile de France -una donna in carriera miracolosamente sopravvissuta allo tsunami del 2004- fa una domanda che non può che suscitare reazioni e risposte differenti ma, soprattutto, riflessioni. Ed è proprio questo che ci esorta a fare il film, delle riflessioni, mentre invece non ci dà nessuna risposta. Perché Eastwood è un ottimo regista, particolarmente “elegante” in questo film, ma non è ancora onnisciente!

by Giulia— (o CineLady)

kukuxumusu scrive:

un altro capolavoro per clint estarwood che, superati gli 80 anni si dimostra vivo e vegeto, sfornando una miscela di passioni e sentimenti intrecciando la malinconica storia di tre individui soli.

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