Film: trame e trailer

Il cavaliere oscuro – Il ritorno

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( Il voto dei nostri lettori: 4,72 )
Titolo Originale:The Dark Knight Rises
Genere:Azione, Drammatico
Sceneggiatura:David S. Goyer, Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Anno:2012
Regia:Christopher Nolan
Distribuzione:Warner Bros.
Interpreti:Christian Bale, Anne Hathaway, Gary Oldman, Joseph Gordon-Levitt, Morgan Freeman, Michael Caine, Marion Cotillard e Juno Temple
Durata:n.d.
Data uscita:29/08/2012

Il cavaliere oscuro - Il ritorno: la trama

Il cavaliere oscuro – Il ritorno è il terzo e ultimo film della saga sull’Uomo Pipistrello diretta da Christopher Nolan e interpretata dal premio Oscar Christian Bale, aka Batman. A otto anni dalla morte di Harvey Dent (Aaron Eckart), il tasso di criminalità di Gotham City è calato drasticamente, mentre Batman e Jim Gordon (Gary Oldman) devono convivere con un segreto che inizia a pesare come un macigno. Questa volta il cattivo di turno sarà Bane (Tom Hardy), uno spietato terrorista dotato di una forza sovraumana e di una mente brillante, costretto a respirare un gas per sedare dei dolori fisici atroci.

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Il cavaliere oscuro - Il ritorno: il trailer

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TOMMY G scrive:

cosa posso dire FANTASTICO!!!!! su tutto, questo e’ decisamente il migliore della triologia quello piu’ cupo quello piu’ emozionante e che secondo me e’ uscito con successo, la saga del “cavaliere oscuro” diretta da Crhistopher Nolan e sicuramente l’adattamento piu’ riuscito sull’eroe che venne preceduto dalle pagliacciate (questo è quello che penso) dei capitoli precedenti diretti da Burton e Schumacher questo film è decisamente brilante ha dato vita a un batman decisamente piu’ umano meno fantastico con attori fantastici(ricordiamo Heat Leadger (joker) che vinse il premio oscar per il cavaliere oscuro 2008) e che è riuscito a far amare i fans ormai decisi a perdere la passione per il pipistrello e far nascere il vero batman il cupo pipistrello che combatte il crimene, e renderlo meno sci-fi e far voglia di vederlo migliaia di volte questa è una spettacolare conclusione del cavaliere oscuro. IL MIO VOTO FINALE E’ 10

lilly 78 scrive:

Batman è tornato.Il male è tornato.Il caos è tornato.La paura è tornata,ma anche la speranza è tornata,quella cosa piccola e insignificante che il cinema di C.Nolan sa rendere così grandiosa e sorprendente.Un film spettacolare,che non dà tregua allo spettatore così come Batman non dà tregua al male,incarnato da un grandioso e credibile “warrior” come Tom Hardy(merito anche di un ottimo lavoro di doppiaggio).Una sceneggiatura impeccabile,priva di sbavature o buchi neri,che si incastra abbastanza bene con i due precedenti episodi firmati dallo stesso Nolan,anche se se ne distacca inevitabilmente per il diverso spessore emotivo dell’uomo pipistrello,un pò alleggerito dalla sua identità,se pur fortemente motivato.E non mancano scene di grande azione,inseguimenti alla”Bourne”…,visioni apocalittiche e legami ambigui,amicizie inaspettate e colpi di scena.Insomma anche chi non è un fan di Batman deve ammettere di trovarsi davanti un gran bel film di due ore e tre quarti che volano letteralmente,ma che sono insufficienti agli amanti del genere per dire addio al proprio super eroe,che in quest’ultimo episodio ci appare più umano e più realistico che mai.Ma in questo clima di rassegnazione ci viene in aiuto tutta la genialità di C.Nolan che ci rende a tutti gli effetti, cittadini di Gotham City,regalandoci lo stesso ultimo dono:la speranza.La speranza che ci sia un “poi” perfino dopo la parola “fine”;che sia ancora un ritorno perfino dopo ” l’ultimo ritorno” ;e che ci sia un nuovo eroe perfino dopo “l’ultimo eroe”.Popolo di cinefili,cittadini di Gotham,aspettiamo fiduciosi…!lilly78

paulinho scrive:

Era l’ormai lontano 2005 quando Christopher Nolan re-inventò il genere supereroistico con “Batman Begins”, film che avrebbe dato inizio ad una trilogia composta inoltre da “Il Cavaliere Oscuro” (2008) e, appunto, “Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno”. Ora, credo che chiunque abbia visto i tre film abbia trovato un piccolo errore nella frase d’apertura. Esatto: il Batman di Nolan non è un film di supereroi, ma di questo ne parleremo più tardi.
Parliamoci chiaro: “Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno” è il film che doveva essere. È pur vero che questo film è stato sicuramente quello più difficile da girare per Nolan poiché, oltre a dover essere all’altezza dei primi due, avrebbe dovuto porre fine in modo degno alla saga senza deludere i milioni di fan. Ma perché preoccuparci tanto? In fondo Nolan ha già dimostrato di saper reggere la tensione in modo egregio.
La scelta del regista di ambientare la trama ben otto anni dopo la fine del secondo capitolo si rivela subito azzeccata: non ci troveremo davanti al Bruce Wayne dei primi due film, bensì un Bruce Wayne stanco di vivere, che pur avendo abbandonato la sua attività di “guardiano di Gotham”, non riesce a staccarsi Batman di dosso impedendosi di rifarsi una vita. Come nei primi due episodi, l’apparente quiete della metropoli sarà sconvolta dal villain di turno: Bane.
Molte persone, soprattutto quelle che non hanno visto i primi due, potrebbero pensare che questo è il solito filmetto in cui l’eroe le prende dal cattivo, si riprende e sconfigge il cattivo. Peccato che non sia così: il film tratta, ancor prima del problema “Bane”, della rinascita di Bruce Wayne. Qui entra in gioco il titolo del film: “The Dark Knight Rises”, erroneamente tradotto in “Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno”. Infatti, il verbo “to rise” non significa solamente “sorgere”, ma anche tante altre cose come “sollevarsi”. E credo proprio che sia a quest’ultimo significato che il titolo si riferisce poiché in una delle scene più emozionanti del film la gente incita Bruce a “sollevarsi”, ovvero a scalare il muro che lo divide dalla libertà. Un muro che si presenta come un grande bagliore nei confronti della prigione interrata dalla quale il cavaliere oscuro vuole fuggire. Una volta raggiunta la luce, si può dire che Bruce è tornato, risorto dalle sue stesse ceneri. Purtroppo questa bellissima metafora non può essere colta facilmente dal pubblico italiano causa la traduzione del titolo.
Ancora una volta Nolan può disporre di un cast semplicemente superbo. Christian Bale (Bruce Wayne) interpreta non solo il miglior Batman della trilogia, ma di sempre. Michael Caine e Morgan Freeman tornano nei rispettivi panni del maggiordomo Alfred e di Lucius Fox. Tra le new-entry di gran caratura è impossibile non citare Marion Cotillard (Miranda Tate), Anne Hathaway (Selina Kyle alias Catwoman), Joseph Gordon-Levitt (John Blake) e, soprattutto, Tom Hardy (Bane). Da segnalare il gradito ritorno di Liam Neeson (Ra’s al Ghul) in alcuni flashback che allacciano la storia a “Batman Begins”.
Il film è inattaccabile anche dal punto di vista tecnico: gli effetti speciali sono ottimi e il montaggio risulta molto fluido. Il sonoro è ancora una volta curato da Hans Zimmer (premio oscar per la miglior colonna sonora nel 1995) che alterna nuove tracce con il motivo portante della serie.
Credo di aver detto tutto… anzi no. All’inizio della recensione ho detto che questo non è un film di supereroi. Il motivo? È semplice, lo stesso Batman ce lo dice in una scena del film: “Chiunque può essere un eroe, anche un uomo che fa una cosa semplice e rassicurante come mettere un cappotto sulle spalle di un bambino per fargli capire che il mondo non è finito”.

Matelda Giachi scrive:

BATMAN SECONDO NOLAN: ULTIMO CAPITOLO.

C’è piaciuto, c’è piaciuto proprio tanto.

Inutile un confronto con il precedente di Tim Burton, tanto per cominciare perché l’ultima volta che li ho visti ero alta almeno 5 o 6 cm meno, particolare non da poco, poi perché le differenze sono così tante che potremmo parlarne per giorni; la vecchia versione si può dire che mantiene lo stile fumettistico, questa trilogia invece estrae dalla carta la storia e la rende reale. Per dirne una.

Ma soprattutto, il bello di uno stesso tema affrontato da tanti è proprio la diversità del punto di vista. Quando poi questi “tanti” sono menti geniali del calibro del sopracitato Tim Burton e di Christopher Nolan, beh, il risultato non può essere che pura meraviglia in entrambi i casi.

Una sequenza di immagini spettacolari e di accadimenti cervellotici in perfetto stile Nolan della durata di quasi 3 ore (ma non lo direste mai), una colonna sonora calzante firmata Hans Zimmer e un cast stellare.

Primi fra tutti brillano Michael Caine, Gary Oldman e Morgan Freeman, ancora una volta mostri di bravura indiscussi. Vi risparmio la filippica sulla mia venerazione di questi tre grandi attori.

Astro nascente (tra molte virgolette, in quanto non certo alla sua prima apparizione importante) Joseph Gordon-Levitt. Questo ragazzo, che ho conosciuto tramite quel delizioso film che è “500 days of Summer”, ha saputo dare al suo personaggio una profondità tale che, se all’uscita dalla sala me lo fossi trovato davanti e mi avesse chiesto di sposarlo non c’avrei pensato un nanosecondo. E non è quello che si usa definire “uno gnocco da paura”, tanto per usare un linguaggio terra terra. Volevo rendere l’idea.
L’antagonista, Bane, agghiacciante. In senso buono. Tom Hardy è magistrale: volto coperto per buona parte da una maschera, affida gran parte della sua recitazione agli occhi. Strano a dirsi, peccato per il doppiaggio italiano. La mia critica è del tutto personale e riguarda più che altro una scelta “stilistica”. Non si sa perché il cattivone di turno debba per forza avere un timbro a cavallo tra lo sbronzo e il metallizzato-criminale. Tipo quei rapitori di bambini dei telefilm, che devono truccare la propria voce perché lavorano nell’ufficio del babbo a cui vogliono estorcere tanti bei soldini, con un tocco di stile cartone animato.
Ma torniamo a Bane. Agghiacciante, eppure, alla fine, commovente.

Vi dirò di più, nettamente superiore a Batman. Tormentato, afflitto, abbrutito, quello che volete, però questa volta Bruce Wayne, non ha abbastanza carattere per poter fronteggiare un avversario di tale livello da pari a pari. Affrontato in maniera superficiale, quasi scompare mettendo ancora più in risalto gli altri eroi della storia. Si, di eroi ve n’è più d’uno. Nessuno può affrontare il male da solo, toccherà capirlo anche a Batman. Non è che Bale non mi piaccia, intendiamoci, l’ho sempre visto molto adatto per questo ruolo, però mi aspettavo di più da lui a livello interpretativo. Peccato.

Non male anche la Cat Woman di Anne Hathaway, sulla quale inizialmente nutrivo qualche dubbio, e che invece mi è piaciuta. Forse, io che non volevo fare confronti, temevo quello con Michelle Pfeiffer. Un’attrice molto cresciuta, rispetto all’insipida principessa della Disney. Quello della celebre ladra Selina Kyle non è un ruolo per tutte. Ho avuto un flash di Kirsten Stewart. Orrore e raccapriccio.

Marion Cotillard bella e brava come sempre
Un cast ricco anche nelle comparse, molte delle quali facce note. L’apparizione, verso la fine, di Teal’c (Stargate SG-1, serie tv. L’attore è Christopher Judge), mi ha davvero esaltata. Chiusa parentesi.

Volendo muovere un’ulteriore critica, concordo con chi ritiene che Gotham sia troppo poco Gotham e troppo New York. Vero. Se desiderate sapere come figuri architettonicamente la città dell’uomo pipistrello nella mia immaginazione, venite tutti a Firenze in visita al nuovo tribunale di Firenze. Ogni volta che lo vedo temo che da un momento all’altro spunti Joker da una finestra dichiarando che moriremo tutti.

Qualche sequenza tipicamente americana in cui viene patriotticamente inquadrata la bandiera, e qualche altra di stampo apocalittico che però, grazie alla bravura del regista in questo campo, nella sua classicità è fonte di grandi emozioni.

Non ho letto i fumetti, quindi non me ne vogliano gli esperti di supereroi, tuttavia, giunti ormai al termine della trilogia, posso dire che la chiave di lettura di Nolan mi è piaciuta molto, cosa che non era successa, per esempio, con lo Spiderman di Sam Raimi.
Soprattutto ho amato i suoi personaggi, protagonisti di un cartone animato eppure così reali, così umani.

elis@89 scrive:

Con The Dark Knight Rises, terzo e ultimo capitolo della trilogia su Batman diretta da Christopher Nolan, si giunge infine alla conclusione di un percorso attraverso i meandri più oscuri e insondati della natura umana. Qui non si tratta semplicemente dell’ascesa, seguita dalla caduta e poi dalla successiva, e quasi letterale, risurrezione di Bruce Wayne (Christian Bale), alias Batman, ma ci si trova piuttosto di fronte a un’analisi estremamente interessante della materia che costituisce le paure e gli incubi più reconditi dell’uomo, ciò che potrebbe essere definito con il termine “nerezza”, una parola che stride nel pronunciarla, ma che si adatta perfettamente all’arido quanto scabro “pozzo delle sofferenze” che appare ad un certo punto del film come estremo terreno di prova per Batman, un baratro fatto di oscurità e dolore con vista su un unico e quasi irraggiungibile squarcio di cielo. Si tratta di un luogo dimenticato da Dio che fu la casa di Bane (Tom Hardy), l’ennesimo impietoso antagonista di Batman di quest’ultimo capitolo della spettacolare trilogia di Nolan, e da un tale abisso di dannazione dovrà risorgere anche il Cavaliere oscuro, come recita appunto il titolo del film.

Penso che il tratto più affascinante di The Dark Knight Rises e, più in generale, dell’intera trilogia di Nolan sia proprio la presenza persistente di un’oscurità che assorbe dal punto di vista visivo e psicologico tutto ciò che la circonda, ovvero di una dimensione buia e visionaria al contempo che non lascia spazio al minimo barlume di speranza. La Gotham City di Nolan è da sempre luogo di perdizione, incomunicabilità, violenza e corruzione, un concentrato all’ennesima potenza di quanto di più marcio ci sia nella società contemporanea odierna. Gli abitanti di Gotham, polizia compresa, sono orbi di fronte al male che avanza strisciando, non si accorgono della devastante “tempesta” guidata da Bane cui preludono le sagge parole di un’ottima Anne Hathaway nel ruolo della conturbante Selina Kyle (Catwoman), tempesta che intende radere al suolo la città peggio di una cieca forza nichilistica. Bane è infatti certamente potenza distruttiva, ma al tempo stesso calcolatrice, una caratteristica decisiva per mettere sotto scacco Gotham, la quale a tratti non vuole il suo eroe Batman sempre pronto a sacrificarsi per lei e che suscita non poche volte nello spettatore dubbi sul fatto che valga davvero la pena di salvarla.

In particolare lo scenario che accoglie Bruce Wayne in questo terzo capitolo della saga non potrebbe essere più apocalittico di così. Una città che quasi inconsciamente si trova sull’orlo del collasso, in assetto di regime e governata da criminali e psicopatici, come ben dimostra l’immagine di un fanatico Jonathan Crane (Cillian Murphy) che dall’alto del suo pantagruelico tribunale emana deliranti sentenze che non prevedono altro se non l’esilio o la morte. Non ci si stupisce che questa volta Bruce dubiti sinceramente di poter rimediare al caos ormai endemico di Gotham: si è detto Bruce e non Batman, perché mai come prima, nel percorso da Batman Begins a The Dark Knight Rises, Nolan da un lato chiama così in causa chi sta veramente sotto la maschera dell’eroe e Christian Bale dall’altro si trova a impersonare una tale fragilità umana. Qui non si tratta più solo di sconfiggere un cattivo, ma di opporsi al male devastante che pervade la vita in sè e cui a turno Due Facce, Joker e Bane danno voce.

In sostanza Bruce deve combattere contro la stessa Gotham, la quale ormai si rivela drammaticamente per quello che è: una farraginosa impalcatura che si regge su fondamenta fatte di sangue, fango e rabbia. La stessa rabbia straziante ma trattenuta che accomuna John Blake (Joseph Gordon-Levitt) a Bruce, quest’ultimo dipinto all’inizio del film come un miliardario in declino, un misantropo rinchiusosi nella splendida quanto decadente dimora dei genitori, un eroe profondamente disilluso e rassegnato che dubita seriamente di se stesso e degli altri: un tale scenario costituisce il preludio alla successiva risurrezione del Cavaliere Oscuro, fatto della stessa materia di cui sono fatti gli incubi. Nella Gotham di Nolan non c’è infatti spazio per la sostanza dei sogni di cui parla Shakespeare perché i concittadini stessi di Batman non sono altro che oscurità, caos e confusione, in una città che vive nell’illusione di pace e sicurezza garantite dal decreto Dent, una chimera ben presto destinata a sgretolarsi perché basatasi sulla menzogna della falsa irreprensibilità attribuita all’ex-procuratore distrettuale, nonché defunto, Harvey Dent/Due Facce (Aaron Eckhart).

Dal tragico abisso di tenebre sopradescritto, metaforicamente simboleggiato dal “pozzo della sofferenza” in cui Bane getta Bruce, Batman dovrà trovare la forza di risalire per poi risorgere, ma solo una volta compreso che la chiave per rivedere la luce consiste non tanto nel raggiungere uno stato di imperturbabilità di fronte alla morte, bensì nell’assaporare la vertigine del vuoto sotto di noi e accettare di lasciarsi pervadere dalle proprie paure più autentiche.

pupilla scrive:

RECENSIONE BATMAN

Che delusione ! Forse sono l’unico a pensarla così ma questo non è un bel film. Ideato, girato e prodotto per fare successo e un grande incasso al botteghino il cavaliere oscuro-il ritorno manca, a mio avviso, di sostanza. È qualcosa di pazzesco,questo é vero: inseguimenti mozzafiato, macchine supertecnologiche e combattimenti all’ultimo sangue ci sono in abbondanza ma incredibili errori di sceneggiatura rovinano tutto. Per quelli come me, innamorati del pazzo e caotico Joker, Bane sarà una delusione perché, alla fine, non si dimostra il cattivo terribile che sembrava (la sua morte rapida e poco emozionante ne ê la prova).  
Questa pellicola vuole essere epica ma Nolan la rende troppo irreale. Questa Gotham in cui si mischiano drammi filosofici e domande morali sulla vita che si pone Bruce Wayne è davvero troppo in là per la mia concezione ( Gotham anarchica isolata dal mondo per cinque mesi mentre il nostro eroe marcisce in una misteriosa prigione sotterranea del deserto ?!) 
Per tutta la proiezione ci aspetta qualcosa di magnifico, che cambierà la storia, alla fine, però tutto finisce bene e la gente torna buona. Un finale ottimista ma anche troppo scontato ( la scena del caffè sull’Arno era prevedibilissima !)
Passiamo ai prima accennati errori di scenografia:
La presenza di  Catwomen è più che gradita (Bruce se la meritava una donna con cui rifarsi dopo la morte dell’amata Rachel ) ma la scusa con cui viene inserita nella trama è superflua non interessante e per niente approfondita.
Ci sono poi altre imperfezioni meno evidenti come gli orfani mandati per le vie della cottà ad avvisare gli abitanti della bomba.oppure l’amica di Selina Kyle di cui non si sa nulla, ma anche  il ruolo dell’imprenditore avido che cerca di prendere il controllo della Wayne Enterprises è poco chiaro. 

Concludo dicendo che questa può  essere una buona visione ma dopo il primo magnifico trailer e i due episodi precedenti tutti si aspettavano la perfezione e invece così non ê stato, peccato.

SaraCarda scrive:

Quando l’eroe diventa un uomo
Il Cavaliere Oscuro è tornato e porta un ultimo messaggio

Lo avevamo lasciato con il cuore distrutto dalla morte della sua amata e con la reputazione rovinata per suo desiderio per salvare un’ideale di giustizia che avrebbe aiutato la città, un ultimo grande sacrificio per la sua Gotham City, prima che sparisse nella nebbia, nelle tenebre da dove era arrivato. E così lo ritroviamo, otto anni più tardi, ancora nella nebbia, ora fatta di dolore e rimpianti, di disperazione e rassegnazione, che lo trattiene tra le mura di casa, nascosto agli occhi di un mondo di cui non vuole più fare parte. Il pubblico lo vede, sa perfettamente chi sia, è Batman, il Cavaliere Solitario, eppure stenta a riconoscerlo perché nel volto invecchiato e spento che appare sullo schermo non c’è traccia dell’eroe invincibile dell’immaginario collettivo, ma solo un uomo qualsiasi a cui la vita a sottratto affetto e dignità. Ma è questo il carattere distintivo del Batman di Christopher Nolan, il regista che dal 2005 si è riproposto di presentare la storia dell’uomo pipistrello sotto una luce nuova; non come un eroe invincibile come l’invulnerabile Superman, non un cavaliere senza macchia e paura come il virtuoso Capitan America, ma come un uomo. Un uomo capace di sbagliare ma che impara dai suoi errori, un uomo in grado di amare e pronto a tutto per difendere le persone a lui care, un uomo con degli ideali e dalla sua solo una grande forza di spirito per realizzarli. Un uomo che può cadere ma che è in grado di rialzarsi più forte di prima e di continuare a lottare per ciò in cui crede.

Questo è Batman per Nolan, un Batman che l’attore Christian Bale porta magistralmente sul grande schermo e nel nostro cuore per la terza volta con l’ultimo capitolo cinematografico della nuova saga, “Batman – The Dark Knight Rises” (nelle sale dal 29 agosto). Un Batman che ha appeso il mantello al chiodo, apparentemente sconfitto dalla vita, ma pronto a risorgere, come suggerisce il titolo stesso, quando i cittadini di Gotham lo invocheranno nel momento di maggior bisogno. Un ritorno dalla nebbia e dalle tenebre interiori, una lotta principalmente per ritrovare la forza di agire e fare ciò che è giusto più che con un nemico esterno, un viaggio psicologico che mostra come quando ogni cosa sembra perduta, se lo si vuole si può risorgere anche dalle ceneri al pari di una mitologica fenice. E quando il messaggio arriva, lo spettatore si rende conto che se all’inizio faticava a riconoscere l’eroe invincibile che immaginava nei tratti del protagonista, era perché davanti a lui non c’era uno stereotipato superuomo, ma solo un uomo, come lui, come tutti noi, il cui unico potere è la forza di volontà di agire, un potere che noi tutti abbiamo, un potere che se usato può trasformare noi tutti in eroi perché per divenire tali non serve compiere grandi imprese, basta fare la cosa giusta, anche un minimo gesto, come “mettere il cappotto sulle spalle di un bambino per fargli capire che il mondo non è finito”, come lo stesso Batman dichiarerà alla fine del film all’amico di sempre, il detective Gordon con il volto di Gary Oldman.

Ed è con questo messaggio che si conclude il viaggio del Cavaliere Oscuro, un viaggio che dura ben 166 minuti di pellicola. Due ore e mezza di tensione e adrenalina, dove Bruce Wayne, sconfitto e umiliato dal nemico Bane (a cui da vita Tom Hardy), un seguace di Ra’s al Ghul (mentore non che poi nemico di Batman nel primo capitolo “Batman Begins” interpretato da Liam Neeson) con lo scopo di portare a termine il compito del suo maestro ossia distruggere Gotham, dopo aver raggiunto il fondo del baratro risalirà verso la luce interiore e fisica, salita rappresentata simbolicamente nel film dalla fuga da una disumana prigione orientale, per tornare atteso e acclamato dalla sua gente salvandola con nuova forza e ritrovato spirito. Un’impresa in cui verrà aiutato da un personaggio d’eccezione, la sensuale quanto letale Catwoman/Selina Kyle, presente nei fumetti dell’uomo pipistrello ma finora mai comparsa nella serie di Nolan. Un personaggio che consente alla sua interprete Anne Hathaway di mostrare al pubblico un volto completamente nuovo rispetto a quello acqua e sapone della ragazza della porta accanto a cui ci aveva abituati con “Il Diavolo Veste Prada”. Un volto di aggressiva femminilità che è quasi un invito all’intraprendenza femminile in un mondo cinematografico dove di rado anche le donne possono vestire i panni delle eroine indipendenti invece di limitarsi a essere salvate alla Lois Lane; un volto accattivante che nasconde un carattere forte e una mente sveglia che la Hathaway impersona talmente bene da sostituire con maestria la precedente Michelle Pfeiffer, Catwoman in “Batman – Il Ritorno” di Tim Burton.

Se gli effetti speciali, essendo degni di Hollywood, sono ormai scontatamente da lasciare senza fiato, un ultimo appunto lo merita la trama stessa del film, che sotto l’intreccio semplice di “buoni contro cattivi” si presenta una più complessa e sottile critica dei nostri tempi, palesata soprattutto nella scena in cui Bane crea scompiglio manovrando il mercato azionario entrando nel database della borsa di Gotham, mostrando come il loro mondo venga gestito da quel semplice sistema, e sottolineata da una frase di Selina Kyle sussurrata all’orecchio di Christian Bale durante un ballo di beneficenza, “Come avete potuto pensare di vivere così alla grande, lasciando così poco per tutti noi?”, criticando il lusso sfacciato di politici e imprenditori a dispetto di coloro che faticano ad arrivare a fine mese.

Frecciata diretta alla crisi dei nostri tempi o semplice battuta da film? Agli spettatori l’ardua sentenza, ciò che è certo è che l’ultimo capitolo targato Nolan della saga di “Batman” si presenta come un imperdibile evento cinematografico della stagione, una degna conclusione delle vicende di Bruce Wayne destinata a eclissare le precedenti trasposizioni sull’eroe dal mantello nero. Un cocktail di adrenalina e colpi di scena, che fa riflettere sul nostro tempo ma soprattutto su noi stessi, sulla nostra forza interiore e se anche noi, tirandola fuori, possiamo compiere quel piccolo gesto per migliorare il mondo e diventare eroi.
Carda Sara

Voto 5/5

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