Quando Oscar Diggs (James Franco), il mago di un piccolo circo con un’etica dubbia, fugge dal Kansas per approdare nel favoloso mondo di Oz pensa di aver fatto bingo. Fama e fortuna sono a portata di mano, almeno finché non incontra tre streghe, Theodora (Mila Kunis), Evanora (Rachel Weisz) e Glinda (Michelle Williams), che non sono affatto convinte che lui sia il grande mago che tutti pensano. Nonostante sia reticente, Diggs viene coinvolto nei problemi del mondo di Oz e dei suoi abitanti e dovrà scoprire chi è buono e chi è cattivo prima che sia troppo tardi. Usando le sue arti per creare illusioni e magia, con un pizzico di ingenuità, Oscar trasformerà se stesso nel grande e potente mago di Oz, oltre che in un uomo migliore.
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Il grande e potente Oz: la tramaIl grande e potente Oz: il trailer© RIPRODUZIONE RISERVATA 26 commenti per “Il grande e potente Oz”![]() Il film si ispira più che ai racconti di Baum alla pellicola del 1939 “Il mago di Oz” di Victor Fleming.Ciò risulta evidente dalla scelta del bianco e nero per il primo quarto d’ora di film dove viene brevemente rappresentata la società alienata nella quale viveva il mago Oscar prima di approdare nel regno di Oz. Voto:2.5/5 ![]() Il Grande e Potente OZ è un film dalle grandi aspettative e ambizioni, così come lo era la trilogia di Spiderman o qualsiasi altro progetto di Sam Raimi, e devo dire che ogni volta il regista mantiene la promessa, anche se con qualche piccola pecca. ![]() Il mago da fiera di provincia Oz anela la grandezza e prende il suo arrivo fortuito nel magico mondo omonimo come un’opportunità per diventare il grande uomo coperto di gloria e ricchezza che ha sempre sognato di essere. Unico personaggio a non avere un suo doppio nella nuova realtà, il sedicente incantatore incappa in streghe buone e decisamente meno buone, scimmie volanti e piante di gioielli, mentre cerca strenuamente di sottrarsi a quella profezia che vede in lui il salvatore di un mondo oppresso.Piccola traccia nera in un caleidoscopio di colori quasi psichedelici, il mago dell’Arkansas punta disperatamente i piedi per impedirsi di sbattere contro quella grandezza che non è dorata e lucente come credeva. James Franco dona magicamente al suo protagonista la verve e l’istrionismo dell’imbonitore di mercato capace di convincerci che una colomba può saltar fuori da una tasca, ed al contempo ci mostra sotto il bel sorriso i difetti che impediscono al suo mago di essere realmente “grande e potente”. In questo prequel de Il Mago di Oz, Dorothy non è ancora andata over the rainbow, e al regista Sam Raimi viene chiesto di spiegarci chi era il signore della Città di Smeraldo prima di diventare l’essere conosciuto dalla ragazzina. La voglia di inscenare una sorta di continuum temporale con il suo predecessore non ha comunque impedito al film di diventare perfettamente autonomo creando una vicenda che richiama l’opera prodotta nel 1939 senza usarla per evitare nuove trovate e, più in generale, dando una sorta di svecchiata che sembra preludere se non ad un sequel per lo meno ad un altro film dello stesso filone. Forse è questo gradito connubio tra nuovo e vecchio ad incantare, o magari l’eccellente 3D, od ancora il feeling tra James Franco e le protagoniste femminili splendidamente peculiari, o semplicemente il fascino delle musiche dal tocco burtoniano (composte infatti da Danny Elfman), ma sia quello che sia si può dire che Sam Raimi e tutto il cast hanno completato la missione di traghettare nel nuovo millennio l’anima di una pietra miliare della storia del cinema. ![]() Ormai l’adattamento e la rilettura di una fiaba in chiave gotica e dark si sta vedendo sempre più spesso al cinema, anzi sembra quasi che questo filone inaugurato da Tim Burton con il suo Alice in Wonderland, si stia quasi trasformando in un vero e proprio genere cinematografico. Questo mese in Italia ne arrivano due: I”l Cacciatore di Giganti” (in uscita a breve, il 28) e “Il Grande e Potente Oz”. Quest’ultimo diretto dal regista visionario Sam Raimi (ricordato per essere l’autore della trilogia di Spiderman) ha preso molti spunti da Alice in Wonderland, usandolo come scaletta e punto di riferimento per la sceneggiatura, solo che in Alice in Wonderlnad i perosnaggi erano ben delineati, e c’era una solida sceneggiatura, mentre in questo film non c’è una profonda sceneggiatura, anzi i personaggi sono appena abbozzati e anche male, eccetto il mago. Potremmo dire che questo film sia un misto di Alice in Wonderland e del vecchio Mago di Oz, quindi non ha quasi nulla di suo. ![]() Cosa c’era da aggiungere a una storia che, da quando è stata scritta un secolo fa da Frank Baum, non ha perso una goccia della sua freschezza e della sua inventiva? Dopo musical che ancora fanno il pienone a Broadway, fumetti e libri scritti sulla falsa riga del capolavoro di Baum, serviva veramente il kolossal di Sam Raimi? Sì, serviva. ![]() Da qualche parte oltre l’arcobaleno c’è una terra magica e misteriosa, specchio dell’immaginazione dove la fantasia può correre a briglia sciolta e rendere possibile l’impossibile, riparare i torti e ritrovare ciò che nella realtà si era ormai perduto: dopo essere stato immortalato nell’immaginario collettivo dal film di Victor Fleming del 1939, il meraviglioso mondo di Oz non sembrava destinato a rivedere ancora sul grande schermo data l’ingombrante e iconica presenza del classico con Judy Garland; Return to Oz, primo coraggioso tentativo datato 1985 di riportare in vita l’universo nato dalla penna di L. Frank Baum e ad oggi vero e proprio cult fra gli appassionati, era una meravigliosa e purtroppo sottovalutatissima avventura dark capace di affascinare e sconvolgere i bambini della sua generazione pur lavorando con le limitate tecnologie a suo tempo disponibili, ma dopo il trionfo al botteghino del fiacchissimo Alice in Wonderland di Tim Burton era difficile pensare che la Disney avrebbe rinunciato alla sicura opportunità di battere cassa in favore di sentieri più estremi. Per avviare una nuova macchina produttiva da un franchise non adeguatamente sfruttato la Disney ha scelto di puntare su Sam Raimi, reduce dalla brusca interruzione della sua trilogia di Spiderman e dal ritorno all’horror con Drag me to Hell affinché riportasse in sala Oz e tutti i suoi abitanti: al fine di evitare scontri ideologici e legali, il grande e potente Oz(Oz The Great and The Poweful) preferisce però lasciare in Kansas Dorothy Gale per risucchiare nel tornado la mongolfiera di Oscar Diggs, mago da strapazzo in una fiera di paese destinato secondo un’antica profezia a salvare il Regno dalla tirannia di una perfida strega e a diventare re. Fra scenografie variopinte e caramellose che non possono fare a meno di ammiccare all’immaginario burtoniano e allo stesso Avatar di James Cameron ma che valorizzano piuttosto bene la terza dimensione soprattutto nella prima parte (l’arrivo ad Oz e la discesa per la cascata sono un vero e proprio giro sulle montagne russe), il Grande e potente Oz diventa un prequel sulle origini dell’eponimo mago per guadagnarsi la giusta libertà e autonomia d’azione, ma non resiste alla tentazione di omaggiare il suo scomodo e illustre antenato a cominciare dagli splendidi titoli e da una sequenza di apertura che opta per un semplice e pur suggestivo bianco e nero prima di scaraventarci nel bel mezzo dell’arcobaleno. Come in Alice in Wonderland è il motivo della predestinazione a spingere il protagonista sul sentiero di mattoni gialli nell’attesa di un inevitabile scontro con sé stesso e le proprie insicurezze, ma lì dove Mia Wasikowska si trascinava fra le pagine di un copione inerte cercando fastidiosamente di convincerci di essere all’altezza di quanto annunciato dalle sacre pergamene, Oscar “Oz” Diggs sa bene di essere nient’altro che un simpatico mascalzone e nonostante la promessa di voler cambiare la menzogna continua a essere l’unica soluzione possibile: senza calcare la mano su una posticcia epica cavalleresca il film scopre subito le carte in tavola svelando una dichiarazione d’amore al cinema e ai suoi trucchi più segreti, per celebrare con una certa tenerezza la più grande magia che il secolo scorso sia stato in grado di regalarci. Essendoci Casa Disney a tenere le fila del gioco la partita si svolge comunque su terreni non particolarmente accidentati: con la classica patina zuccherina pronta ad addolcire anche momenti che avrebbero tratto giovamento da un tono più dark, il sapore resta quello di una fastosa e innocua parata dove i personaggi difficilmente sono in grado di sorprendere e i buoni e i cattivi non abbandonano mai i rispettivi partiti ( eccezion fatta per la strega Theodora della più convincente Mila Kunis, tradita però dal più vecchio e tradizionale degli stratagemmi fiabeschi), ma per quanto la strega buona Glinda di Michelle Williams o la perfida Evanora di Rachel Weisz siano prive di una qualche profondità che giustifichi particolari sforzi da parte delle attici, la faccia da schiaffi di James Franco risulta perfetta per il gigioneggiante e squattrinato Oscar Diggs, l’uomo che Oz non si aspettava ma che in un clima d’incertezza politica degno dei nostri tempi la bella strega Glinda è disposta ad appoggiare senza esitazione. Sostenuto da una partitura che riecheggia Corpse Bride e il più recente Dark Shadows di Burton firmata dal suo fedelissimo soldato Danny Elfman, il Grande e potente Oz è quello che Alice in Wonderland avrebbe potuto essere: una fiaba colorata che diverte, intrattiene e riesce a guadagnarsi il nostro rispetto, grazie alla fascinazione per un’illusione cinematografica che non ci stancheremo mai di applaudire e che dona alla confezione quel pizzico di prestigio in più. Inserisci un commentoEffettua il login per postare un commento. Se non sei registrato clicca qui Registrati | Fast & Furious 6 |








