Film: trame e trailer

Il grande e potente Oz

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( Il voto dei nostri lettori: 4,32 )
Titolo Originale:Oz: The Great and Powerful
Genere:Fantasy
Sceneggiatura:Mitchell Kapner, L. Frank Baum (romanzo)
Anno:2013
Regia:Sam Raimi
Distribuzione:Walt Disney
Interpreti:James Franco, Mila Kunis, Rachel Weisz e Michelle Williams
Durata:130'
Sito Ufficiale:www.ozthegreatandpowerfulmovie...
Data uscita:07/03/2013

Il grande e potente Oz: la trama

Quando Oscar Diggs (James Franco), il mago di un piccolo circo con un’etica dubbia, fugge dal Kansas per approdare nel favoloso mondo di Oz pensa di aver fatto bingo. Fama e fortuna sono a portata di mano, almeno finché non incontra tre streghe, Theodora (Mila Kunis), Evanora (Rachel Weisz) e Glinda (Michelle Williams), che non sono affatto convinte che lui sia il grande mago che tutti pensano. Nonostante sia reticente, Diggs viene coinvolto nei problemi del mondo di Oz e dei suoi abitanti e dovrà scoprire chi è buono e chi è cattivo prima che sia troppo tardi. Usando le sue arti per creare illusioni e magia, con un pizzico di ingenuità, Oscar trasformerà se stesso nel grande e potente mago di Oz, oltre che in un uomo migliore.

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Il grande e potente Oz: il trailer

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Marco Gugliandolo scrive:

Il film si ispira più che ai racconti di Baum alla pellicola del 1939 “Il mago di Oz” di Victor Fleming.Ciò risulta evidente dalla scelta del bianco e nero per il primo quarto d’ora di film dove viene brevemente rappresentata la società alienata nella quale viveva il mago Oscar prima di approdare nel regno di Oz.
Il resto del film è dominato da colori ricchi e accesi che ci catapultano in un mondo quasi onirico.
Se questo era l’intento del regista Sam Raimi, penso proprio che ci sia riuscito.
Ho trovato poco azzeccata la scelta del casting.
Con questo non sto dicendo che gli attori non sono bravi, ma solo che altri forse sarebbero stati più adatti.
Trovo interessante far notare che il ruolo del mago Oscar, interpretato da James Franco, spettava inizialmente a Johnny Depp.
Non a caso l’interpretazione di Franco ricorda molto quella di Depp nei ruoli di Ichabod Crane ne “Il mistero di Sleepy Hollow” e quella di Jack Sparrow nella celere saga de “I pirati dei Caraibi”
Tuttavia sono rimasto abbastanza soddisfatto.
La regia è quasi inesistente,tranne che per il primo quarto d’ora.
Gli effetti speciali e il green screen si fanno sentire troppo, anche se in alcune scene vengono usate in modo magistrale.
Le musiche di Danny Elfman, che ricordano molto quelle della colonna sonora di Spiderman, sono molto notevoli e adatte per il genere, ma a mio parere la coppia Elfman-Burton funziona meglio.
Che dire di più?
Nel complesso sicuramente un bel film che non delude le aspettative.
Lo consiglio a tutti coloro che sono cresciuti con i racconti di Baum e che hanno voglia di rivivere quelle fantastiche storie.

Voto:2.5/5

Fantasy_1989 scrive:

Il Grande e Potente OZ è un film dalle grandi aspettative e ambizioni, così come lo era la trilogia di Spiderman o qualsiasi altro progetto di Sam Raimi, e devo dire che ogni volta il regista mantiene la promessa, anche se con qualche piccola pecca.
Raimi è un regista che punta molto sulla teatralità nei suoi film, o sugli effetti speciali ( ma al giorno d’oggi chi non lo fa? ) e questo film, devo dire, è la pura e semplice apoteosi di entrambi. La scelta di aprire il film in bianco e nero e con lo schermo ristretto è stata stupefacente, ci ha dato quel leggero e giusto appetito di scene in CG e ben curate, tipiche di Raimi, che non hanno tardato a arrivare. Infatti quando il mago entra nel magico mondo di OZ ( mondo che si chiama proprio come lui ) la scena cambia totalmente. Il grigio, il bianco e il nero lasciano lo spazio ai colori, lo schermo si allarga facendo aprire gli occhi allo spettatore, meravigliandolo, rispedendolo un po’ a quell’età in cui tutto lo sorprendeva, da un cono gelato a una stella cometa. Gli effetti visivi non sono l’unico grande pregio di questo film, anche gli attori sono ben equilibrati tra loro. Ogni figura, ogni personaggio sembra esistere in coesione con tutti gli altri, in modo che nessuno rimanga fuori dal film e tutti abbiano la propria parte nella storia, che, tra l’altro, si dipanerà veloce, senza intoppi e fluida fino alla fine.
Passiamo ora alla trama: Oscar ( il mago ) arriva a OZ e incontra una delle tre streghe che lo affiancheranno nel corso dell’intera vicenda, Theodora ( Mila Kunis ) che insieme alla sorella Evanora ( Rachel Weitz ) e alla Strega del Sud, Glinda ( Michelle Williams ) forma un terzetto completo, interamente calato nella parte. James Franco, il mago, è sensazionale a vedersi, interpreta un mago “leggermente” don giovanni, con molte idee per la testa ma poca voglia per realizzarle, o meglio quelle che richiedono troppo impegno e poco guadagno non le considera proprio. Ma arriverà il giorno in cui deciderà di mettere da parte il proprio egoismo e egocentrismo, solo per salvare un popolo che non conosce e per cui non prova niente, ma che crede in lui. E’ stato molto commovente l’incontro con la bambina di porcellana, che da una sensazione di fragilità e al tempo stesso di profonda maturità, come fosse fatta di roccia e cristallo insieme.
Se questo film è grande grazie agli effetti speciali è merito indubbiamente di Alice in Wonderland, poiché il film somiglia moltissimo, in ambito di ambientazioni, colori e atmosfere, al film di Tim Burton, ma anche il film di Raimi si difende bene, introducendo inquadrature diverse e sempre azzeccate e, oltretutto, un sacco di scorci su un mondo magnifico e sconfinato.
Sam è un grande regista e, sinceramente, preferisco ancora la trilogia di Spiderman, ma anche questo film merita senz’altro di essere visto, se non per le troppe somiglianze con il film di Burton, per il nuovo modo di porre i personaggi, cioè esplorandone le varie sfaccettature, facendo vedere che c’è chi rischia meno di quel che si può permettere e chi, invece, più di quel che ha.

ScR scrive:

Il mago da fiera di provincia Oz anela la grandezza e prende il suo arrivo fortuito nel magico mondo omonimo come un’opportunità per diventare il grande uomo coperto di gloria e ricchezza che ha sempre sognato di essere. Unico personaggio a non avere un suo doppio nella nuova realtà, il sedicente incantatore incappa in streghe buone e decisamente meno buone, scimmie volanti e piante di gioielli, mentre cerca strenuamente di sottrarsi a quella profezia che vede in lui il salvatore di un mondo oppresso.Piccola traccia nera in un caleidoscopio di colori quasi psichedelici, il mago dell’Arkansas punta disperatamente i piedi per impedirsi di sbattere contro quella grandezza che non è dorata e lucente come credeva. James Franco dona magicamente al suo protagonista la verve e l’istrionismo dell’imbonitore di mercato capace di convincerci che una colomba può saltar fuori da una tasca, ed al contempo ci mostra sotto il bel sorriso i difetti che impediscono al suo mago di essere realmente “grande e potente”. In questo prequel de Il Mago di Oz, Dorothy non è ancora andata over the rainbow, e al regista Sam Raimi viene chiesto di spiegarci chi era il signore della Città di Smeraldo prima di diventare l’essere conosciuto dalla ragazzina. La voglia di inscenare una sorta di continuum temporale con il suo predecessore non ha comunque impedito al film di diventare perfettamente autonomo creando una vicenda che richiama l’opera prodotta nel 1939 senza usarla per evitare nuove trovate e, più in generale, dando una sorta di svecchiata che sembra preludere se non ad un sequel per lo meno ad un altro film dello stesso filone. Forse è questo gradito connubio tra nuovo e vecchio ad incantare, o magari l’eccellente 3D, od ancora il feeling tra James Franco e le protagoniste femminili splendidamente peculiari, o semplicemente il fascino delle musiche dal tocco burtoniano (composte infatti da Danny Elfman), ma sia quello che sia si può dire che Sam Raimi e tutto il cast hanno completato la missione di traghettare nel nuovo millennio l’anima di una pietra miliare della storia del cinema.

Tim_DarkShadows scrive:

Ormai l’adattamento e la rilettura di una fiaba in chiave gotica e dark si sta vedendo sempre più spesso al cinema, anzi sembra quasi che questo filone inaugurato da Tim Burton con il suo Alice in Wonderland, si stia quasi trasformando in un vero e proprio genere cinematografico. Questo mese in Italia ne arrivano due: I”l Cacciatore di Giganti” (in uscita a breve, il 28) e “Il Grande e Potente Oz”. Quest’ultimo diretto dal regista visionario Sam Raimi (ricordato per essere l’autore della trilogia di Spiderman) ha preso molti spunti da Alice in Wonderland, usandolo come scaletta e punto di riferimento per la sceneggiatura, solo che in Alice in Wonderlnad i perosnaggi erano ben delineati, e c’era una solida sceneggiatura, mentre in questo film non c’è una profonda sceneggiatura, anzi i personaggi sono appena abbozzati e anche male, eccetto il mago. Potremmo dire che questo film sia un misto di Alice in Wonderland e del vecchio Mago di Oz, quindi non ha quasi nulla di suo.
La vicneda si apre all’inizio del Novecento nel polveroso Cansas, dove Oscar Diggs prestigiatore e imbroglione è infelice perchè la sua vita si dovrebbe prospettare quella di un brav uomo, ed è quello che esattamente Oscar non vuole essere, lui vuole essere un grande uomo e vuole compiere qualcosa di grande nella vita, ma la sua vita si prospetta quella di un uomo infelice e disonesto. Per scamapare ad una rissa che lo vede coinvolto, si imbarca su di una mongolfiera, che sorpresa da una tromba d’aria lo trasporeta nel magico mondo di Oz. Qui farà la conoscenza di tre streghe: l’ingenua Teodora, la perfida Evanora (chiaro riferimento alla Regina Rossa) e la buona Glinda (altro riferimento alla Regina Bianca), in lotta tra loro per il comando del regno, e lui dovrebbe combattere l’usurpatrice del trono uccidendola con i suoi poteri magici secondo un’antica profezia, ma lui non ha nessun potere magico come potrà sconfiggere una delle tre sorellle, e sopratutto chi dovrebbe annientare? Imparerà a credere in lui stesso e redimersi dalla sua fama di truffatore e imbroglione, per farlo verrà aiutato da due simpatici assistenti: una bambola di porcellana e una scimmia volante che gli deve la vita.
Ricco dal punto di vista tecnico, le scengorafie però identiche al Mago di Oz, i costumi, la musica molto simile a quella di Alice in Wonderland (e infatti sono entrambe curate da Danny Elfman) e gli splendidi effetti speciali ed un intelliggente uso del 3D, il film però si basa sulla struttura di Alice in Wonderland, copoiandone alla perfezione i meccanismi, abbozzando male e approssimativamente le tre streghe. Tutto sommato il film nonostante ha poco di suo, è tutto sommato più che gradevole ma poteva essere invece un bel fantasy, come lo è stato Alice in Wonderland. Un punto di forza del film è sicuramente l’interpretazione di James Franco, che è risucito ha cogliere parecchie sfumature del personaggio travagliato di Oscar Diggs. Altri sono lo scontro finale, i costumi, le scengorafie e la trasformazione di Theodora. Voto finale: 7.

Mr Ink scrive:

Cosa c’era da aggiungere a una storia che, da quando è stata scritta un secolo fa da Frank Baum, non ha perso una goccia della sua freschezza e della sua inventiva? Dopo musical che ancora fanno il pienone a Broadway, fumetti e libri scritti sulla falsa riga del capolavoro di Baum, serviva veramente il kolossal di Sam Raimi? Sì, serviva.
Per celebrare la semplicità e la bellezza di una storia che non ha età. Per andare al cinema con la famiglia in gran completo e ridere ed emozionarsi tutti insieme. Per vedere cosa un budget stellare e una buona rispolverata a situazioni e noti personaggi possono fare.
E poi, non c’è mai abbastanza magia nella vita di ogni spettatore. Nessuno è mai stanco di tornare a guardare il mondo con lo spirito di un bimbo: tutto è più colorato, tutto è più spettacolare, tutto è più bello. Ed è proprio per questo, forse, che il ritorno del poliedrico regista di Spiderman e Evil Dead mi è parso così solare, giocoso e felice.
Di questo film ho letto cose belle e cose brutte e nessuno di coloro che prima di me l’ha recensito ha avuto davvero torto. Ha una trama elementare, poco fantasiosa e della visione complessiva sembrerebbe prevalere soltanto il lato visivo: infatti, è un trionfo di straordinari effetti speciali, ma il lavoro degli sceneggiatori non è stato particolarmente memorabile.
Ma ricordiamoci tutti che è una favola in piena regola. Si concluderà con un lieto fine, magari con un bacio, e tutti vivranno per sempre felici e contenti. Sempre.
Falle della sceneggiatura o elementi che ritroviamo da tempo immemore anche in Peter Pan, Alice nel Paese delle Meraviglie, Biancaneve, La bella addormentata, Cenerentola? Quelle che possono sembrare banalità, ovvie risoluzioni e sviluppi, sono caratteristiche di una tradizione vecchia come il mondo, ed inoltre, prendendo soltanto spunto dalla storia iniziale, il film ci regala un inedito inizio, nuovo inizio.
Prima dell’arrivo di Dorothy, ad Oz regnava una faida tra tre sorelle; poi, secondo un’arcana profezia, uno straniero piovuto dal cielo – un mago un po’ particolare proveniente da un mondo noioso ed in bianco e nero – avrebbe fatto trionfare l’armonia. Le tre sorelle sono la dolce Glinda (Michelle Williams), la lunatica Theodora (Mila Kunis) e la temibile Evanora (Rachel Weisz); il mago della loro profezia è il prestigiatore/truffatore Oscar Oz (James Franco), uno Don Giovanni parecchio galante, ma ben poco magico. Dopo uno splendido e nostalgico prologo in bianco e nero, il film trova i colori e la magia nel momento in cui un uragano trascina il protagonista assai lontano dal polveroso Kansas. Davanti agli occhi dello spettatore, palazzi di smeraldo, setosi fiori in boccio, farfalle e dispettose fatine, la simpatia di un James Franco inizialmente odioso e il fascino incredibile di tre streghe d’eccezione e dai volti molto noti… una più bella e talentuosa dell’altra!
L’intero cast, variegato e ben assortito, è capace di una leggerezza e di una professionalità senza pari. Sanno come far ridere e rilassare, ma i numerosi dialoghi rivelano la loro immensa bravura al grande pubblico. Credibili ed espressivi, come lo sono anche le creature ricreate al computer che popolano questo fantastico mondo virtuale: tra tutte, la scimmietta factotum e la fragile e dolcissima bambolina di porcellana, scampata allo sterminio del suo villaggio ad opera dei servitori della Strega Cattiva.
Un riuscitissimo spettacolo di prestigio e illusione, la meraviglia del 3D, la storia più nota e celebrata in una dimensione tutta nuova. Un film semplicissimo, ma adorabile.
Streghe cattive, regni da salvare, mondi incantati, magiche eredità, lo splendore ritrovato dei vecchi film Disney. Datemi questo e ritornerò bambino. Datemi Il grande e potente Oz è, per 130 minuti, applaudirò come una scimmia ammaestrata. Magari, come la stupenda scimmietta volante che, per l’intera pellicola, aiuta fedelmente il giovane protagonista. E’ troppo, troppo bella… ma l’avete vista?!

Alessia Carmicino scrive:

Da qualche parte oltre l’arcobaleno c’è una terra magica e misteriosa, specchio dell’immaginazione dove la fantasia può correre a briglia sciolta e rendere possibile l’impossibile, riparare i torti e ritrovare ciò che nella realtà si era ormai perduto: dopo essere stato immortalato nell’immaginario collettivo dal film di Victor Fleming del 1939, il meraviglioso mondo di Oz non sembrava destinato a rivedere ancora sul grande schermo data l’ingombrante e iconica presenza del classico con Judy Garland; Return to Oz, primo coraggioso tentativo datato 1985 di riportare in vita l’universo nato dalla penna di L. Frank Baum e ad oggi vero e proprio cult fra gli appassionati, era una meravigliosa e purtroppo sottovalutatissima avventura dark capace di affascinare e sconvolgere i bambini della sua generazione pur lavorando con le limitate tecnologie a suo tempo disponibili, ma dopo il trionfo al botteghino del fiacchissimo Alice in Wonderland di Tim Burton era difficile pensare che la Disney avrebbe rinunciato alla sicura opportunità di battere cassa in favore di sentieri più estremi.

Per avviare una nuova macchina produttiva da un franchise non adeguatamente sfruttato la Disney ha scelto di puntare su Sam Raimi, reduce dalla brusca interruzione della sua trilogia di Spiderman e dal ritorno all’horror con Drag me to Hell affinché riportasse in sala Oz e tutti i suoi abitanti: al fine di evitare scontri ideologici e legali, il grande e potente Oz(Oz The Great and The Poweful) preferisce però lasciare in Kansas Dorothy Gale per risucchiare nel tornado la mongolfiera di Oscar Diggs, mago da strapazzo in una fiera di paese destinato secondo un’antica profezia a salvare il Regno dalla tirannia di una perfida strega e a diventare re.

Fra scenografie variopinte e caramellose che non possono fare a meno di ammiccare all’immaginario burtoniano e allo stesso Avatar di James Cameron ma che valorizzano piuttosto bene la terza dimensione soprattutto nella prima parte (l’arrivo ad Oz e la discesa per la cascata sono un vero e proprio giro sulle montagne russe), il Grande e potente Oz diventa un prequel sulle origini dell’eponimo mago per guadagnarsi la giusta libertà e autonomia d’azione, ma non resiste alla tentazione di omaggiare il suo scomodo e illustre antenato a cominciare dagli splendidi titoli e da una sequenza di apertura che opta per un semplice e pur suggestivo bianco e nero prima di scaraventarci nel bel mezzo dell’arcobaleno.

Come in Alice in Wonderland è il motivo della predestinazione a spingere il protagonista sul sentiero di mattoni gialli nell’attesa di un inevitabile scontro con sé stesso e le proprie insicurezze, ma lì dove Mia Wasikowska si trascinava fra le pagine di un copione inerte cercando fastidiosamente di convincerci di essere all’altezza di quanto annunciato dalle sacre pergamene, Oscar “Oz” Diggs sa bene di essere nient’altro che un simpatico mascalzone e nonostante la promessa di voler cambiare la menzogna continua a essere l’unica soluzione possibile: senza calcare la mano su una posticcia epica cavalleresca il film scopre subito le carte in tavola svelando una dichiarazione d’amore al cinema e ai suoi trucchi più segreti, per celebrare con una certa tenerezza la più grande magia che il secolo scorso sia stato in grado di regalarci.

Essendoci Casa Disney a tenere le fila del gioco la partita si svolge comunque su terreni non particolarmente accidentati: con la classica patina zuccherina pronta ad addolcire anche momenti che avrebbero tratto giovamento da un tono più dark, il sapore resta quello di una fastosa e innocua parata dove i personaggi difficilmente sono in grado di sorprendere e i buoni e i cattivi non abbandonano mai i rispettivi partiti ( eccezion fatta per la strega Theodora della più convincente Mila Kunis, tradita però dal più vecchio e tradizionale degli stratagemmi fiabeschi), ma per quanto la strega buona Glinda di Michelle Williams o la perfida Evanora di Rachel Weisz siano prive di una qualche profondità che giustifichi particolari sforzi da parte delle attici, la faccia da schiaffi di James Franco risulta perfetta per il gigioneggiante e squattrinato Oscar Diggs, l’uomo che Oz non si aspettava ma che in un clima d’incertezza politica degno dei nostri tempi la bella strega Glinda è disposta ad appoggiare senza esitazione.

Sostenuto da una partitura che riecheggia Corpse Bride e il più recente Dark Shadows di Burton firmata dal suo fedelissimo soldato Danny Elfman, il Grande e potente Oz è quello che Alice in Wonderland avrebbe potuto essere: una fiaba colorata che diverte, intrattiene e riesce a guadagnarsi il nostro rispetto, grazie alla fascinazione per un’illusione cinematografica che non ci stancheremo mai di applaudire e che dona alla confezione quel pizzico di prestigio in più.

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