Film: trame e trailer

Invictus

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( Il voto dei nostri lettori: 4,50 )
Titolo Originale:Invictus
Genere:Drammatico
Sceneggiatura:Anthony Peckham, John Carlin
Anno:2009
Regia:Clint Eastwood
Distribuzione:Warner Italia
Interpreti:Matt Damon, Morgan Freeman, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern
Durata:134
Sito Ufficiale:invictusmovie.warnerbros.com
Data uscita:26/02/2010

Invictus: la trama

Sconfitto l’apartheid, Nelson Mandela, capo carismatico della lotta contro le leggi razziali, diventa presidente del Sudafrica grazie alle libere elezioni. Anche il mondo dello sport viene coinvolto dall’evento: il Sudafrica si vede assegnato il mondiale di Rugby del 1995 e sulla scena internazionale ritornano gli Springboks, la nazionale sudafricana dagli anni ’80 bandita dai campi di tutto il mondo a causa dell’apartheid. Il rugby, infatti, è sempre stato lo sport più seguito dagli Afrikaner e ai cittadini sudafricani di colore veniva riservato negli stadi un misero settore, di solito occupato per tifare la squadra avversaria. In occasione della cerimonia di apertura del campionato mondiale, l’ingresso in campo del presidente Mandela che indossa la maglia di jersey degli Springboks segna un passo decisivo nel cammino verso la pace tra bianchi e neri. A collaborare con lui a questo progetto di integrazione e pacificazione attraverso lo sport, Francois Pienaar, il capitano della nazionale Sudafricana.

Invictus: il trailer

Contributi aggiuntivi Invictus

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Giama scrive:

Non vedevo un film così dai tempi del Gladiatore.
Eastwood non spmentisce, un film che da trama può essere banale e noioso (per la sua durata).
Ma così non è dopo le premesse un pò lente ma necessarie per chi non conosce la storia dei neri e dell’apartheid, sei immerso in uno scenario emozionante, intenso di significato.

Easy scrive:

Tipico film di C. Eastwood che quando esci non sei mai delusa però neanche mai entusiasta. Quando c’è di mezzo lo sport – morale anche del film – i sentimenti delle persone subiscono una scossa: tifare per qualcuno, immedesimarsi in lui e nelle sue gesta dà una motivazione nella vita. Giocare una partita non è solo provare a vincere un gioco ma espressione di come si vive. Una delle scene più belle è quando il capitano Damon raccoglie l’invito di Madiba-Mandela e va con i compagni a visitare i bassifondi dove gli afrikaner, prima restii, “scoprono” il loro paese: bambini neri che amano giocare a palla con i loro eroi (anche se bianchi). La nazione arcobaleno tenuta in pugno da pochi non colored scopre l’altra parte, nera, che rifiuta come loro l’unità ma che, su esempio della Guida, tiferà unita sulle note dell’inno dei ribelli nella finale della coppa del mondo. Il messaggio è: se un uomo rinchiuso per 27 anni in una cella di neanche 2 metri per 2, una volta uscito, riesce a perdonare e a cercare un dialogo…tutto il popolo può perdonare e superare differenze storiche. Iniziando anche da una partita. Film scorrevole anche se i dialoghi sono veramente poco curati e Matt Damon non riesce mai ad essere un capitano credibile. Morgan Freeman be…grazie anche alle fantastiche camicie (uguali uguali a quelle originali) sembra davvero Mandela.

agatha scrive:

Al mondo esistono molti tipi di cinema, alcuni belli altri meno, alcuni piacevoli altri no, ma quali che siano i gusti personali, quando ci si trova di fronte all’eccellenza altro non si può fare che togliersi il cappello e renderle omaggio. E’ il caso degli ultimi lavori registici del grande Clint “Ispettore Callaghan” Eastwood, compresa la sua ultima fatica proiettata nelle sale, “INVICTUS” (id, USA, 2009). Prima di darne il giudizio ringraziamo la caparbietà di Morgan Freeman nel voler cercare la giusta storia per portare sullo schermo la figura dell’immenso Nelson Mandela. Non era un’operazione facile, ma quando Freeman si è trovato di fronte al lavoro di John Carlin, “Ama il tuo nemico” – libro da cui è stato tratto il film – ha capito che era la strada giusta e, per fortuna nostra, ha deciso di affidare il difficile compito al suo amico Clint. Il risultato è un film splendido e commovente, che ti cattura mente, cuore e anima dalla prima all’ultima inquadratura.

A prima vista la trama potrebbe sembrare poco “eastwoodiana” ed eccessivamente “caprana” (da Frank Capra), se non fosse che è tutta una storia vera, ivi compreso l’insperato ed inatteso happy ending. La vita a volte supera la fantasia. La trama immagino la sappiate, quindi mi limito solo a sottolineare la perfetta, sembra quasi un clono, interpretazione di Morgan Freeman nella parte di Nelson Mnadela, e l’altrettanto eccellente interpretazione di Matt Damon nei panni del capitano deigli Springboks, Francois Pienaar.

Come ho detto un film di Eastwood sui generis, luminoso e toccante, in cui non ci sono buoni e cattivi, e in cui il, i protagonisti, non sono uomini tormentati e scontrosi, quasi sempre votati alla sconfitta. Qui a perdere è solo la voglia di rivalsa, di vendetta e a vincere è il sogno di un signore che ha passato oltre 20 anni della sua vita chiuso in una minuscola celletta da cui ne è uscito con la voglia di perdonare i propri carcerieri e di costruire un mondo migliore, per sé e per la propria nazione. Un film che, per le tematiche trattate, lo sport come elemento unificatore, il perdono che vince sulla vendetta, la condivisione contro l’apartheid, avrebbe potuto correre il rischio di diventare un polpettone retorico, ma che, nelle abili mani di Eastwood, e nelle interpretazioni di Freeman e Damon, acquista spessore e lievità, importanza e leggerezza, cordoglio e speranza. E un film dove è stato fatto abbondante uso di effetti speciali, e per le ferite dei giocatori, e per invecchiare l’Ellis Park Stadium di Johannesburg e per moltiplicare le 2000 comparse in 62 mila, ma che pur essendo sotto gli occhi di tutti passano quasi inosservati. Quando la classe non è acqua.

Due note a chiosa della mia recensione. La prima riguarda il titolo, “Invictus”, mutuato da una poesia scritta alla metà del XIX secolo in un letto di ospedale, dove era ricoverato in seguito all’amputazione di una gamba per la tubercolosi, dal poeta inglese William Earnst Henley, e che Mandela leggeva e rileggeva durante la sua prigionia a Robben Island. La seconda più che altro è una mia perplessità: mi domando dove i critici cinematografici e soprattutto i tizi che decidono le nominations a gli Oscar abbiano spedito il proprio buon senso. Probabilmente in un pianeta al di là del Sistema Solare. Ci si augura che la navicella dei membri dell’Academy Awards faccia presto ritorno sul pianeta Terra, ma da come stanno le cose dubito potrà accadere. Con mio sommo rammarico.

Una curiosità autobiografica: poche settimane prima di vedere “Invictus” su La7 hanno trasmesso “Il colore della libertà” (Goodbye Bafana, 2007), film interpretato da Joseph Fiennes e da Dennis Haysbert, nel ruolo di Mandela, sulla prigionia da Robben Island fino alla scarcerazione nel 1990, del leader dell’ANC. Ora, sebbene il film di August non sia assolutamente paragonabile al capolavoro di Eastwood, tuttavia a me è servito per avere una più chiara visione degli avvenimenti che hanno portato Mandela ad essere quello che è. Destino?

jackblack scrive:

un bel film non perfetto (l’inizio è un po’ pesante)però ti fa piacere il football poi Morgan Freeman è veramente bravo l’oscar potrebbe averlo mentre non sono daccordo su Matt Dammon che in altri film sembrava molto più attivo e bravo mentre qui non ha dato il meglio di se.
Diretto magnificamente da Clint Estarwood un film da vedere che consiglio per tutte le età.

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