Film: trame e trailer

Le belve

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( Il voto dei nostri lettori: 4,04 )
Titolo Originale:Savages
Genere:Drammatico, Thriller
Sceneggiatura:Don Winslow, Shane Salerno
Anno:2012
Regia:Oliver Stone
Distribuzione:Universal
Interpreti:Taylor Kitsch, Aaron Johnson, Salma Hayek, Emile Hirsch, Uma Thurman, John Travolta, Blake Lively, Benicio Del Toro
Durata:133
Sito Ufficiale:www.savagesfilm.com
Data uscita:25/10/2012

Le belve: la trama

Ben (Aaron Johnson) e il suo migliore amico Chon (Taylor Kitsch) hanno messo in piedi con successo un efficiente traffico di marijuana fatta in casa. I due condividono anche l’amore per Ophelia (Blake Lively). La loro vita sembra perfetta, almeno fino a che un cartello della droga messicano, capeggiato dalla spietata Elena (Salma Hayek), si rivolge a loro pretendendo di coinvolgerli nei loro traffici. I tre amici con l’aiuto di un corrotto agente della Dea (John Travolta), scateneranno una guerra contro i messicani…

(di Maria Elena Vagni)

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Le belve: il trailer

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MasterOfMovies scrive:

Ultimo lavoro da parte di Oliver Stone. Dopo il secondo capitolo di Wall Street e un non riuscitissimo film biografico su George W. Bush, torna con un film dalle tematiche già viste, i migliori spacciatori di droga della California, i capi del cartello della droga messicana li notano vogliono fare affari con loro, loro rifiutano e per garanzia rapiscono la ragazza che vive con loro. Storia che non è nuova al pubblico, ma è proprio la ragazza che è al centro del film, apparentemente è brava, bellissima e dolce, ma sembra più una prostituta, perché tutti e due i ragazzi se la contendono e lei gliela da a tutti e due come niente fosse. Il film narra le azioni che sono pronti a fare questi due ragazzi per una ragazza, il sentimento c’è, ma poco, a ornare il tutto c’è anche l’aiuto di Dennis (Travolta), un poliziotto corrotto della DEA che viene perseguitato da Lado (Del Toro), scagnozzo di Elena (Hayek), capa del cartello della Mexican Baja. I colpi di scena non mancano, e c’è una scia di pulp/noir/hard-boiled abbastanza evidente per le tematiche e i modi di trattare. Un film che ti tiene incollato allo schermo fino allo scontro finale o meglio GLI scontri finali… si, perché Stone ha voluto evidenziare quello che sarebbe successo se Dennis (Travolta) non fosse intervenuto e poi quello che sarebbe successo se fosse intervenuto, non male come idea, ma al pubblico non piacque.

FEROCE – VOTO: 9,5

BILLY91 scrive:

“LE BELVE”
UNA STORIA VIOLENTA PER IL RITORNO DI STONE

Oliver Stone è sempre stato un personaggio controverso, di quelli che o li ami o li odi: ha saputo creare alcune delle pellicole più influenti (e discusse) della storia del cinema, dal nam-movie “Platoon” al thriller politico “Wall Street” passando per “JFK” e “Natural Born Killers”. Il suoi recenti trascorsi non sono dei migliori, se si pensa al flop del pur stupendo “Alexander” (sommerso da ingiuste critiche e polemiche) o ai poco riusciti “W” e “Wall Street 2”; urgeva, quindi, un ritorno alle origini, a quel cinema fatto di storie violente e senza compromessi che accoppiavano perfettamente tematiche sociali, riflessioni etiche e denuncia…un tipo di film in cui Stone è maestro.
Ed è proprio questa sensazione di ritorno alle origini che emerge dalla visione de “Le Belve”, film incentrato sulla piaga del traffico di droga che oramai da tempo, insanguina la frontiera tra Messico e Stati Uniti. I protagonisti sono Ben e Chon, due narcos indipendenti che operano a Laguna Beach (California); il loro commercio gli permette di vivere come nababbi, di poter comprare un ambiguo agente dell’antidroga e di dividersi la bella Ophelia, voce narrante dell’intera storia. La situazione precipita quando uno dei più potenti cartelli messicani, guidato dalla spietata Elena Sanchez, decide di spostarsi al nord e si mette in contatto con Ben e Chon, proponendogli di entrare in affari; il rifiuto dei due giovani scatena una scia di violenze più grande di loro che culminerà con il rapimento di Ophelia…ma Ben e Chon, stavolta, non staranno a guardare.
Il film si presenta come un thriller/drammatico figlio della gloriosa tradizione del cinema Hard Boiled, intriso di sangue, droga e sesso, un noir dalla splendida fotografia che esalta i magnifici paesaggi della California. Il regista gioca spesso con il montaggio, regalando allo spettatore momenti memorabili come i riavvolgimenti di immagine o vari espedienti già ampiamente collaudati (le lancette del tempo che scorrono sopra le immagini ricordano i diagrammi della borsa sui grattacieli di “Wall Street 2”). Nel complesso, queste trovate aumentano la qualità di una pellicola estremamente violenta e sanguinosa. Ma il punto forte del film è il cast, davvero notevole, che riesce a coinvolgere ampiamente anche gli spettatori meno abituati ad un genere così estremo: Aaron Johnson e Taylor Kitsch caratterizzano con efficacia Ben e Chon, rivelando non solo ottime capacità interpretative ma pure un affiatamento non comune. Blake Lively, al contrario, non sempre si rivela convincente nel ruolo di Ophelia, ma la colpa non è solo sua: lo stesso personaggio, infatti, risulta essere abbastanza ingrato, in quanto racconta tutto di sè entro il primo quarto d’ora, senza poi subire alcuna evoluzione psicologica, come invece accade per gli altri protagonisti. John Travolta è, come al solito, ottimo nel ruolo del corrotto agente della DEA, ma le migliori performance rimangono sicuramente quelle di Salma Hayek e Benicio Del Toro (rispettivamente Elena e il di lei scagnozzo Lado): i due attori, infatti, si rivelano straordinari antagonisti e confermano le loro già note (e spesso sottovalutate) capacità. Del Toro, perfetto, atterrisce con i suoi modi violenti e sadici mentre la Hayek, magistrale e bellissima, dimostra tutta la sua potenza interpretativa nelle numerose scene che la vedono sogghignante boss del cartello e riesce anche a far emergere in maniera convincente la frustrazione materna di una donna tanto pericolosa quanto sola. La scena migliore, infatti, si deve a loro due: un duetto da autentici campioni con lei arrabbiatissima che insulta lui, timoroso e sottomesso.
Completano il quadro le musiche, equamente divise tra melodie strumentali e canzoni di vari artisti, e la regia di Stone che si dimostra appropriata sia nelle scene d’azione, girate in maniera volutamente aggressiva, sia nei momenti in cui è la sceneggiatura (curata dallo stesso Stone assieme a Wislow e Shane Salerno) a farla da padrone. L’unico neo del film si deve al doppiaggio italiano che se da un lato mantiene, giustamente, le parti in spagnolo dei trafficanti del cartello, dall’altro esaspera l’accento iberico in un gioco di stereotipi quanto mai stancante e a volte un pò fastidioso: non era forse meglio lasciar parlare la Hayek o Del Toro normalmente (come avviene con l’inglese in originale)? A detta di chi scrive, sarebbero risaltati molto di più i dialoghi in spagnolo di cui sono punteggiate le scene del film. In conclusione, “Le Belve” è un ottimo film, emozionante e aggressivo al punto giusto che però non si rivela alla portata di tutti: si consiglia la visione, infatti, principalmente a quella fetta di pubblico che è già abituato, oppure già conosce il cinema Hard Boiled, o comunque a quegli spettatori che non si infastidiscono davanti al sangue, al sesso o ad argomenti come droga, cartelli colombiani e smercio di stupefacenti. Una cosa, comunque, è sicura: Oliver Stone par proprio sulla strada giusta per una nuova felice ascesa nella Hollywood che conta e anche se il film non è un capolavoro, vale il prezzo del biglietto e si inserisce, di diritto, nell’elenco delle pellicole di riguardo di questa annata cinematografica.

Edoardo Billato

Antonio Montefalcone scrive:

A metà tra il thriller appassionato e il western contemporaneo, l’ultima fatica di Oliver Stone, “Le belve (Savages)”, risulta un coinvolgente e piacevole spettacolo d’intrattenimento, ma nel complesso una pellicola troppo banale e pasticciata.
Accantonato il sequel di “Wall Street”, il regista americano torna al cinema con un film dai toni più “spensierati” e con storie di narcotrafficanti, agenti corrotti, sparatorie, sangue e belle donne.
Seppur non tutto è convincente e perfettamente riuscito, si può comunque apprezzare il suo lato adrenalinico, avvincente e godibile. L’opera poi, formalmente, è ineccepibile: montaggio dinamico e vivace, fotografia accaldata e iperrealista, dialoghi surreali, ritratto di tanti personaggi diversi tra loro (sfaccettati seppur poco credibili), estetica patinata e attenta ai dettagli, cast molto efficace (su tutti John Travolta).
Tuttavia, i pregi vengono presto offuscati dai rilevanti difetti.
L’improbabile plot, tratto dall’omonimo romanzo di Don Winslow e manipolato dallo stesso regista, in sé diverte, ma poteva essere più sintetico e migliorato in alcuni snodi narrativi; così come stonano sia una certa incoerenza di fondo quando retorica e moralismo vanno a cozzare col cinismo del racconto, sia la forzatura pretenziosa di certi argomenti riguardanti l’attualità. Non ha giovato nemmeno l’aver esagerato troppo in ironie, sequenze d’azione e violenza, a tratti mal sposati tra loro, che in più punti hanno fatto scadere l’opera nella farsa più efferata ed insipida. Non serve, inoltre, neanche andare a scomodare (in riferimenti o per qualità raggiunte) il cinema di Leone o di Tarantino per descrivere questo film, perché Stone ricalca semplicemente il suo stile e il suo cinema, tra pregi e difetti: per cambio di registri ed estetiche ricorda infatti, e molto da vicino, “Natural Born Killers” dello stesso.
E’ sfacciatamente il cinema delle provocazioni e delle tinte forti, colorito ed enfatico, ridondante e dallo stile concitato, quello dai nobili e sinceri intenti civili. Tutto questo è ben riproposto nel film, soltanto con una grande e non trascurabile differenza: un tempo aveva più smalto, ardore e spessore, e oggi invece appare solo ripetitivo di se stesso, scialbo e per nulla vitale.
Comunque, anche in una pellicola “disimpegnata” e di genere come questa, Stone non tralascia di toccare i suoi abituali temi socio-politici. Aspetto apprezzabile. Nell’opera si può esplicitamente leggere la metafora degli Stati Uniti come un paese che ha perso di vista i veri valori esistenziali. Ciò che purtroppo ne è derivato è soltanto un uso improprio di soldi, potere e avidità che ha reso selvaggia la società e come belve feroci gli stessi uomini…
Lo spettatore è avvertito!

Alessio 90 scrive:

Pellicola niente male. Devo essere del tutto sincero però. Questo è il primo lavoro di Oliver Stone che vedo e di certo non sono la persona giusta per dire se sia stato o meno un risultato riuscito ma nel complesso il film non è niente male.

Prima di tutto va sottolineata l’ottima scelta delle musiche che si fondono perfettamente con le ambientazioni immergendo totalmente lo spettatore nelle vicende dei tre protagonisti. Sensazione che ho avuto con il Miami Vice di Michael Mann del 2006. Giochi di luce e musiche sono alla base di questo film che dicono tanto alla riuscita del lavoro.

Per quanto riguarda la trama mi aspettavo qualcosa di più ma ciò che si è visto e sentito non è da buttare via. Stone riesce a descrivere al meglio l’altra faccia della medaglia dell’America (quella marcia) dei giorni nostri.
Battute miste a ironia, disperazione, amore e “devo salvarmi il culo!”, danno ritmo a un film che altrimenti diventa troppo lungo e rischia di perdersi

I tre protagonisti si muovono bene. Non fanno un figurone ma non fanno neanche scendere il latte alle ginocchia. I caratteri completamente opposti di Ben e Chon (il primo con sani principi buddhisti, il secondo ex Navy Seal con grossi problemi di autocontrollo) si incastrano per bene creando così un duo funzionante su tutto con qualche divergenza che si annulla all’istante quando si tratta di salvare O, (Blake Lively bella e capace ma ancora acerba) la donna della loro vita. E qui si arriva alla faccenda del triangolo amoroso che all’inizio attrae e sorprende ma che con il passare del film diventa banale. Se sei imbottito ti THC alla fine tutto è lecito.
Benicio Del Toro è la punta di diamante di questo film. Raggiunge livelli di cattiveria e bastardaggine tali da scippare il titolo di messicano più cazzuto del grande schermo a Danny Trejo (Machete).
Anche Travolta fa la sua gran bella figura destreggiandosi nella parte di un agente antidroga corrotto e doppiogiochista per cause di forza maggiore.
La Hayek riesce nella doppia parte del capo cattivo e della madre mancata che cerca di ricucire in malo modo il rapporto con la figlia.

Finale scontato. O no? Andatelo a vedere.

MachZ scrive:

Voto: 4-

Veramente un film pessimo, che non ha nulla da comunicare. La parte di azione è poco coinvolgente, i personaggi sono dei cliché che non valgono un tubo (il militare e il missionario, per favore, mi viene da vomitare) e il triangolo amoroso è patetico e superficiale. Si salvano appena Travolta e Del Toro, ma proprio appena. L’intreccio sembra la fantasia di un tredicenne esaltato: spaccio, ricchezza, belle donne e fucilate. Non è un film che vuole essere action-senza-pretese, al contrario, spera di fare in qualche modo breccia nel cuore dello spettatore ma fallisce miseramente. Speravo di trovare caviale e invece ho trovato merda [Pseudo-Cit.]

martalari scrive:

Le Belve

Wow “Caz…tissimo” Oliver Stone tornato ad altissimi livelli con Le Belve… che film..

“Non puoi cambiare il mondo, e’ lui che cambia te”

Vedere “Le Belve” ti fa capire cosa vuol dire fare cinema… vero cinema, Attori,Action,grande Interpretazioni e anche qualche battuta imperdibile…

Intanto la regia perfetta, anche per girare una piccola scena c’e’ un perfetto connubio tra regia,montaggio e fotografia.

Poi c’e’ Benicio Del Toro che raggiunge livelli di cattiveria che neanche Robert Rodriguez e Tarantino insieme avrebbero coraggio di sperimentare, anche perché Rodriguez sconfina nello splatter, Questin e’ più ironico, Benicio qui ha dato il massimo e potrebbe essere uno dei primi candidati agli Oscar.

Ma non e’ lui il protagonista. Le Belve e’ la storia di due uomini che sembrano non avere nulla in comune tranne una donna ma sono inseparabili negli affari…uno e’ un botanico l’altro un killer…

Tutti hanno un capo e il boss qui e’ interpretato da Salma Hayek mentre John Travolta e’ un agente.

I due “giovani” protagonisti non sono famosi ma sembra di averli già’ visti altrove per quanto sono giusti, giovani,belli,spietati…

La cosa bella e’ che non si vedono marchi neanche sui pc.

Di più non vogliamo svelarvi, molte le scene forti impreziosite dalla fotografia sempre giusta…come se la storia fosse una sorta di trip sotto marijuana.

Un action molto “cazzuto” diretto da un regista tornato ad altissimi livelli.

Voto 7 1/2

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