Film: trame e trailer

Le idi di marzo

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( Il voto dei nostri lettori: 4,14 )
Titolo Originale:The Ides of March
Genere:Drammatico
Sceneggiatura:George Clooney, Grant Heslov
Anno:2011
Regia:George Clooney
Distribuzione:01 Distribution
Interpreti:Ryan Gosling, George Clooney, Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei
Durata:101'
Sito Ufficiale:idesofmarch-movie.com
Data uscita:16/12/2011

Le idi di marzo: la trama

Il giovane Stephen Myers (Ryan Gosling), brillante responsabile della comunicazione, viene assunto come addetto stampa dal candidato presidenziale Mike Morris (George Clooney). Morris, in corsa per le primarie è affascinante e carismatico ma anche poco ortodosso. Stephen è convinto, insieme al responsabile della campagna Paul (Philip Seymour Hoffman) di potere portarlo alla vittoria. Ma durante la campagna la sua sicurezza vacillerà, scontrandosi con i trucchi e le falsità del mondo della politica, oltre che con le astuzie della giovane stagista Molly (Evan Rachel Wood).

(di Maria Elena Vagni)

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Le idi di marzo: il trailer

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Toninotre scrive:

Storia basata sui classici “giochi di potere”. Racconta che l’etica parlata è una cosa, ma metterla in pratica, poi, non è per nulla facile!
Il film non mi è piaciuto molto; mi è sembrato più che altro di vedere un lungo telefilm. Pochissimi i colpi di scena che ti fanno entrare in empatia con i personaggi. Più che la regia, sono gli attori che fanno andare avanti il film. La storia mi sembra incompiuta, non mi ha soddisfatto. A me non piacciono i film dove ci sono finali (o delle scene) ambigui; sembrano dei film spezzati.
Mi auguro che gli altri film candidati al Golden Globes 2012 (e all’oscar) siano più appassionanti; spero che siano più adatti anche ad un pubblico internazionale, e non solo statunitense. Negli ultimi anni mi è capitato di vedere film candidati all’oscar (per me orribili) adatti solo ed esclusivamente per il pubblico statunitense e che in Rai o Mediaset, giustamente, non sono stati trasmessi.

Luca Ferrari scrive:

Le Idi di Marzo (2011) – politica non è lealtà

Viaggio nei meandri di uno dei mestieri più controversi, dove la menzogna e il compromesso sono la sola misera merce di scambio per la propria sopravvivenza, e candidatura. George Clooney, alla sua quarta prova dietro la macchina da presa, dirige un’orchestra corale di magnifici primi violini (Ryan Gosling, Paul Giamatti, Philip Seymour Hoffman, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Jeffrey Wright) che rispondono al richiamo di una regia di spessore, nel teatro delle marionette delle primarie del Partito Democratico.

George Clooney sviscera tutto il suo interesse per la dimensione politica tratteggiando i tanti aspetti di una stessa e ambigua figura in più volti e azioni. Criticandola senza esclusione di colpi, ma senza rinunciare a crederci. C’è il rampante portavoce del senatore Mike Morris (Clooney), Stephen Myers (Ryan Gosling), secondo del navigato Paul Zara (Philip Seymour Hoffman), uomo dalla indubbia lealtà, mai opportunista nell’abbandonare la nave quando si scatena la tempesta, e per questo l’uomo più sacrificabile della squadra nel momento del bisogno (gioco sporco). Dirimpettaio, il portavoce del candidato avversario di Morris, Tom Duffy (Paul Giamatti), un piccolo Napoleone della comunicazione politica, capace di prevedere le mosse dei propri nemici dopo una semplice telefonata, alternando occhioni da cucciolo ingenuo a canini con brandelli di carne che ancora pendono dalla sua lingua. Sibillina la frase che rivolge a Stephen, “ho capito cosa avresti fatto fin da quando ti sei seduto al bar davanti a me”. Spazio anche alla stampa. Ida Horowicz (Marisa Tomei), amica finché gli passi le dritte, e pronta a vendere chiunque nel peggiore dei modi pur di realizzare lo scoop. C’è poi chi non aspetta altro che la miglior offerta, come il senatore Thompson (Jeffrey Wright), deciso a sposare la causa di questo o l’altro candidato in base al prestigio della poltrona che gli verrà garantita. In mezzo al cannibalismo di questo bipede museo degli orrori, c’è anche il giovane volto di Molly Stearns (Evan Rachel Wood), triturata insieme ai suoi inesperti vent’anni da tutti quei mastini che non si fanno problemi a dirti di essere diventati cinici e indifferenti per fare questo mestiere. Il suo tragico destino deciderà la sorte di molti dei protagonisti, senatore Morris incluso. E lui, l’uomo della copertina, è perfetto nella sua battaglia d’etica e valori. Pronto a conquistare le platee di tutta la nazione promettendo lotta ai ricchi che frenano la leadership mondiale statunitense. Alternando progressismo e fiero patriottismo, ma senza scadere nella logica di facili guerre. Un uomo “integerrimo” che pur di proteggere il proprio sporco segreto è disposto lui stesso a scendere a quelle viscide strette di mano a cui giurava non si sarebbe mai piegato.

George Clooney è un uomo di attualità. Impegnato in prima linea per i diritti umani ma senza mai commettere l’errore di credersi un politico. Non è quello il suo mestiere. Nella narrazione del film “Le Idi di Marzo”, pellicola che ha aperto la 68° Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2011), è quasi impossibile non vedere ben più di uno spicchio di realtà nella lotta della passata campagna elettorale delle Primarie tra i due candidati democratici (Hillary Clinton e Barack Obama) per sfidare un candidato repubblicano (John McCain) che già si sapeva non avrebbe avuto il carisma (e il successo) dei suoi predecessori (Reagan, Bush). Ma invece di concentrarsi sul passato, il regista premio Oscar come attore non protagonista per il drammatico Syriana (2005), guarda già al futuro, lasciando emergere qualche accenno di delusione nella conduzione degli affari di stato dell’attuale presidente statunitense, e a dispetto della bagarre del candidato repubblicano, sembra quasi non essere troppo certo di dargli il proprio sostegno alla prossima elezione.

Colpi bassi. Tradimenti manifestati come logiche inevitabili del gioco duro, e la cui rabbiosa risposta viene bollata come “vendetta da imprevedibile”. Ognuno dei protagonisti sembra tenere un filo di quella marionetta globale che è l’elettorato e il pubblico lettore. Nella politica non ci sono limiti né miti. L’Idea è solo il cerone che ci si lascia spalmare sul viso per imbonire la folla. Una volta entrato del gioco, ogni sentimento di presunta purezza lascia spazio ai muscoli. Qualcuno è pronto a giurare che non uscirà di scena e così nessuno lo potrà mai ricattare. Poi la telecamera indugia su di un logo di troppo. Fuori uno, dentro un altro. La sedia del burattinaio adesso è vuota. Fammi ragionare. Mi sembra di capire che hai qualcosa da dirmi.

Eddie Morra scrive:

Una passerella che sfoggia il suo look borghese con adamantine “luccicherie”, fra “Vedo e ho visto tutto, anche se fingiamo d’intravederla”, divette nudiste a nuotarsi in un red carpet, magia dei loro soldi, e un Clooney che si piace, fotografato quanto lo smoking pulsante nella sua rasatura “sobria” da cerimoniere mondano, capitano del vascello veneziano a cui porge, quasi sempre gli omaggi, quest’anno in pieno charmeur d’apertura, con la folla urlante a delirarsi per un suo bacio che li coccolerà anche da lontani anfratti del vento, per una firma storica da incorniciare nella loro vita da bancarelle dei feticci, da mostrar agli amici come simbolo della vanità di George che si trasfuse, per un attimo da ricordare, nei loro occhi, in deliri baloccanti ad ammirarlo.
Marisa Tomei, inguainata, mentre, laggiù, un gondoliere è inguaiato con un ricco cliente che non gli ha dato la mancia. Non sappiamo se la “coniglietta” Marisa, d’addobbo quasi floreale, la diede a George, ma lo sguardo ammiccante fra i due potrebbe alimentar non pochi sospetti. Di quando George, optando per Lei per il ruolo della giornalista, spalancò così l’apripista di qualche notte “canterina” della vellutata, cangevole Marisa, americana garbata, specie di gambe, italiana nella posa furbetta di chi è arrivata a mieter consensi oltreoceano con la sua birbanteria di chi “sa farci”.
E il cast, “pompato” per l’occasione, di panzuti Hoffman e Giamatti, a gareggiar nella sfida del fegato che, però, sa recitar benissimo.

Inizia così la sessantottesima Mostra. Soliti valzerini e rituali d’affamati mai domi, talvolta fasciati, quasi mai dalle vite sfasciate, anzi, ben sfacciate anche se potrebbe essere solo una facciata di “cortesia?”. Un sorriso che ghigna dietro rughe tirate per un’occasione da lifting “su di giri”.

Applausi a tuonarsi, in Sala Grande, restituita agli antichi fasti, anticamente rinnovata, e all’adiacente, anzi, un poco distante Palabiennale, tendone da circo montato per il mese settembrino della giostra festivaliera.
Leggo di critiche che (molto) l’amarono, questo “Le idi di Marzo”, di giuggiole belle più imbellettate di George e di critici da “Corriere della Sera” dall’”inappuntabile” penna stilografica che osannano, in un “Da non perdere”, un film tutt’al più da dibattiti politici e, appunto, da facili battimani.
Cesaroniane “congiure”, bugie confidate in pub sfocati nella penombra di giochi d’adulti, fra coloro che usano altro “pube”, fra corteggiamenti-occhiolino e la solita birretta, un po’ proletaria, tra amici che se ne fregano, “capoccioni” se ne fregiano, ma soprattutto si fregheranno .
Allestito con professionalità, col Clooney che “piacioneggia” in un ruolo cucito su misura e da come gli altri l’han sempre misurato, un Gosling-Pinocchio che n’è la sua simbiosi “pulita” (la locandina già svela l’”illustrazione” del film), due bellissime attrici, e due “bruttarelli” dalla parlantina veloce e schietta.
Il film scorre fra guizzi prevedibili e una certa prevedibile monotonia, quindi potrebbe sorprendere qualcuno, ché ci piazza una morale che sarebbe “colpo basso”, il “trillar” d’un bambino all’uscita, e il mare che gorgheggerà assorbendo anche le “rasoiate” del Clooney, Uomo amabile quanto il tramonto d’un Lido che, con la Mostra, si “nidifica”.
Ah, non stiamo qui a dar voti o stellette a questa par(l)ata di star, né vorrei concedere troppa grazia a un film ossessivamente verboso, che aggiunge al Cinema le acciughe alla romana, e che mi sento, George mi perdonerà, di snobbare, preferendo l’aroma della Tomei in ruvide pellicole in cui scoscia di più, danza negli ormoni, e di clooneyate non ammorba la sua Bellezza.
Lei è fiorita, e vorrei fiorisse in me, anche se taluni scommettono che, presto o nel “non si sa mai”, sfiorirò.

Le Idi di Marzo… meglio un libro di Storia. Almeno c’era più realtà “fantasiosa”. Questa è una ricetta rispettabile quanto George, indifferente quanto me dopo che “origliai” il mio caffè di prima mattina, o prima d’una sigaretta del mio “labirinto”. Non molti lo sanno ma Cindy Crawford tradiva Richard Gere con me. Ho sempre avuto più fascino, e queste son corna che non si dimenticano, quasi quanto i cornetti all’Excelsior. Le nostre “cornee” lo sanno…

(Stefano Falotico)

Tess scrive:

Cast meraviglioso! Storia molto interessante…non vedo l’ora che esca!

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