Film: trame e trailer

Les Miserables

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( Il voto dei nostri lettori: 3,90 )
Titolo Originale:Les Miserables
Genere:Musical
Sceneggiatura:Claude-Michel Schönberg, Alain Boublil, William Nicholson, Herbert Kretzmer
Anno:2012
Regia:Tom Hooper
Distribuzione:Universal Italia
Interpreti:Amanda Seyfried, Hugh Jackman, Anne Hathaway, Russell Crowe, Sacha Baron Cohen, Helena Bonham Carter
Durata:157
Sito Ufficiale:www.lesmiserablesfilm.com
Data uscita:31/01/2013

Les Miserables: la trama

Ambientato nella Francia del XIX Secolo, Les Misérables racconta un’affascinante storia di sogni infranti e amore non corrisposto, sacrifici e riscatto una dimostrazione senza tempo della sopravvivenza dello spirito umano. Jackman interpreta l’ex detenuto Jean Valjean, ricercato da decenni dallo spietato poliziotto Javert (Crowe) dopo che viola la libertà condizionata. Quando Valjean acconsente a prendersi cura della giovane figlia dell’operaia Fantine (Hathaway), Cosette, le loro vite cambiano per sempre.

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Les Miserables: il trailer

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Tim_DarkShadows scrive:

In un’epoca dove molti film vincono l’Oscar, ma pochi lo meritano veramente, l’Accademy ha il buon gusto però di selezionare tra i nominati al Miglir film, opere che sono dei veri capolavori (Toy Story 3: La grande fuga, Hugo Cabret, The artist, The Help, Il Lato Positivo, Re della Terra Selvaggia, Zero Dark Thirty) “Les Misérables” rientra tra questi. Diretto dal regista premio Oscar per il suo ottimo “Il Discorso del Re”, Tom Hooper decide di realizzare la versione musical del classico di Victor Hugo, ottimo e realistico affresco della Rivoluzione Francese, ma la vera novità è che il regista sceglie che gli attori cantino dal vivo, come in teatro, davanti alla macchina da presa, una vera e propria sfida, e quindi ogni attore interprete di questo film è degno di merita.

Per rappresentare al meglio la vicneda Hooper sceglie un cast all-star, con un sublime protagonista Hugh Jackamn, un inedito ma veramente bravino Russel Crowe, i giovani Amanda Seyfried e Ediie Redmayne, i folli e ironici Sacha Baron Choen e Helena Bonham Carter, una delle attrici più talentuose del momento, ma tra tutti spicca Anne Hathaway, superba come sempre, la sua parte non durerà più di un quarto d’ora ma il suo sguardo penetrante e il suo numero musicale, il migliore del film, straziante e commuovente ha spiaziato il mondo intero, dimostrando in una manciata di sequenze, quanto c’è di nobile e di ammirevole nell’arte della recitazione, ma devo dire che tutto il cast è degno di merita.

La storia è quella che più o meno tutti conoscono, Jean Valjean schiavo liberato, intraprende una lunghissima scala sociale per diventare da ladro un signore, aprendo un’industria, ma la sua felicità è minacciata dal suo aguzzino l’ispettore Javert (Rusell Crowe), che non si darà pace finchè Valjen non sarà consegnato alla “giustizia” se così si può definire, ma il vero riscatto sociale di Valjen arriverà quando si prenderà cura prima della disgraziata operaia Fantine (Anne Hathaway) e alla sua morte di sua figlia Cosette (Amanda Seyfried), la quale verrà liberata dalle grinfie dei perfidi Thènardier (Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen), ma anche con il passare di decenni anni Valjen non potrà vivere serenamente perchè è sempre ricercato ossessivamente da Javert fino ad un finale che muterà le vite di tutti.

Questo splendido film non solo si può definire un capolavoro perchè sotto ad una eccezionale colonna sonora si presenta la strutta del romanzo di Victor Hugo, ma il regista con la sua scelta di cantare dal vivo, con i suoi perfetti primi piani, non fa altro che sottolineare la drammaticità dell’opera non che ciò che veramente Hugo voleva esprimere, e alcune canzoni non sono altro che la metafora di alcuni sentimenti che pervadono il romanzo.

Il regista rappresenta perfettamente ciò che esprime Hugo, un dramma sociale corale per denunciare la non giustiza fatta dalla legge, la libertà, i diritti dell’uomo, e Hooper ci riesce alla perfezione, dando un taglio pessimistico e realistico della Rivoluzione francese. Il culmine di ciò avviene nella scena finale, dove il concetto di libertà, uguaglianza dei diritti e unione si può raggiungere solo nell’aldilà, mentre la pace nella vita terrena non si raggiungerà tanto facilmente. Ma l’unica pecca del film è che pochissime volte il regista si perde in un enfasi che poteva essere evitata, ma ciò avviene solo nella parte della preparazione alla rivoluzione francese anche se riflettendoci su era necessario. Oltre agli attori e alla colonna sonora perfetto è stata anche l’accuratissima ricostruzione storica. Sconsigliato a chi non ama il musicla perchè questo film è al 99 % cantanto.

Sparky97 scrive:

“But there are dreams
that cannot be
and there are storms
we cannot weather…”

Les Misérables è il riuscitissimo e drammatico musi-kolossal firmato Tom Hooper tratto dal musical evento di Claude-Marie Schönberg, a sua volta basato sul celebre romanzo di Victor Hugo.
Tom Hooper confeziona un capolavoro per gli occhi, per le orecchie e per il cuore che emoziona e conquista paradossalmente (benché abbia 43 canzoni) anche i non amanti del genere, perché “un buon film musicale è in grado di innalzare l’animo come nessun altro”, come lo stesso Hugh Jackman ha dichiarato a proposito.
Quest’opera monumentale racconta la sofferente vita di Jean Valjean che, liberato dopo 19 anni da un bagno penale per aver rubato un tozzo di pane e aver tentato più volte la fuga, tenta di raddrizzare il suo futuro. Perennemente braccato dal terribile Javert, Valjean crescerà la giovane Cosette, come promesso alla madre morente, l’amata Fantine, operaia licenziata ridotta a vendere capelli, denti e corpo per mantenere la piccola Cosette.
Quali sono i fattori che rendono Les Misèrables un kolossal di tale livello?
Sicuramente il grandissimo cast (anche enfatizzato da una regia da Oscar®, ingiustamente criticata e non considerata affatto nella stagione di premi), le meravigliose canzoni e i grandi temi che tratta.
Il cast è sicuramente uno dei migliori dell’intera annata con uno Hugh Jackman davvero notevole (peccato per lui aver trovato ai premi Oscar® il grande Daniel Day-Lewis nella stessa categoria) nei panni del travagliato personaggio di Jean Valjean. Non da poco anche il basso-baritono premio Oscar® Russel Crowe –pesantemente e ingiustamente criticato da molte recensioni, anche da un punto di vista canoro-, che invece offre una memorabile interpretazione del glaciale ispettore Javert. Strepitosa interpretazione per la stella del cast Anne Hathaway, vincitrice del premio Oscar® come miglior attrice non protagonista per la sua emozionante incarnazione della drammatica e sofferente figura di Fantine. Il suo soliloquio I Dreamed a Dream è uno dei momenti più commoventi di tutto il film, insieme al meraviglioso epilogo. Buone le interpretazioni di Amanda Seyfried/Cosette e Samantha Barks/Eponine, anche se il tocco di classe è la divertentissima coppia Helena Bonham Carter – Sacha Baron Cohen nei panni dei furfanti locandieri Thénardier, ai quali spettano i “siparietti” che creano un intervallo comico rispetto alla drammatica narrazione degli eventi.
Le canzoni nate dalla mente di Claude-Marie Schönberg sono la forza d’impatto del film. Temi dolci e drammatici come Bring Him Home, Suddenly (scritta appositamente per il film), On My Own e il brano portante, il già citato I Dreamed a Dream, temi maestosi e imponenti come Do You Hear The People Sing?, Stars, One Day More e Look Down oltre al trionfale e strappalacrime Epilogue, conferiscono potenza al film.
“Who am I?”
Primo grande tema trattato in Les Misérables è la conoscenza di sé. “Chi sono io?” è la domanda che si pone Jean Valjean nella prima parte del film e a cui troverà risposta al momento della propria morte. È la stessa domanda che si pone Javert e con la quale non riesce più a convivere dopo che Valjean gli ha risparmiato la vita. Si suiciderà per questo. “Chi sono io?” è la domanda che si pone la stessa Fantine, alla quale però ha una risposta, espressa nel suo soliloquio: è una madre che aveva un sogno, infranto dalla via che sta vivendo. È la domanda che si pone il rivoluzionario Marius (Eddie Redamyne) nel momento in cui si trova diviso tra il suo amore per Cosette e la fedeltà verso i suoi compagni di rivoluzione.
Chiaro che la domanda è anche rivolta al pubblico che dovrà trovarvi una risposta.
“To love another person is to see the face of God…”
Affermazione che non ha bisogno di molte spiegazioni, anzi è essa stessa la spiegazione del film, in quanto Valjean entrerà in Paradiso (e vedrà quindi Dio) dal momento che ha passato la vita in onore dell’amore provato per Fantine, giuratole al suo capezzale.
La tanto criticata regia non è affatto male -come sopra accennato- e sicuramente migliore di quella de Il Discorso del Re con cui Hooper vinse l’ambita statuetta, anzi i primi piani conferiscono maggior potenza all’opera.
Unica pecca di questa meraviglia sono le tanto elogiate scenografie, che si basano su delle imponenti e brillanti idee, ma che purtroppo in più di un’occasione appaiono “finte”.
“La lotta. Il sogno. La speranza. L’amore.”
Un grande cast per un grande film con una grande capacità di emozionare il grande pubblico.

“Will you join in our crusade
Who will be strong and stand with me?
Somewhere behind the barricade is there
A world you long to see?
Do you hear the people sing?
Say, do you hear the distant drums.
It is the future that they bring
When tomorrow comes!
Tomorrow comes!!”

Tim_DarkShadows scrive:

In un’epoca dove molti film vincono l’Oscar, ma pochi lo meritano veramente (vedi Vita di Pi, The Social Network, T

DadaB. scrive:

Superbo adattamento cinematografico di un musical di successo, tratto dal celeberrimo romanzo del francese Victor Hugo; è un film di straordinaria potenza, emotiva e tecnica.
Il regista Tom Hooper, già premio Oscar per ” Il discorso del re”, non si risparmia, elaborando un lunghissimo ed entusiasmante musical, della durata di ben due ore e mezzo, ma talmente perfetto, da tenere lo spettatore incollato alla sedia fin proprio alla fine. Certo non si tratta di un film per tutti, in Italia se ne esce con pochi incassi al botteghino, superato dal temibile e pieno di nomination Lincoln, di Spielberg e dal tarantiniano Django Unchained; ma nonostante ciò, Les Miserables è un kolossal pluripremiato che profuma di Oscar. Forse merito dell’eccelso cast hollywoodiano costellato di stelle del tappeto rosso?
A cominciare dall’ottimo Hugh Jackman, che dimostra ancora una volta le sue straordinarie abilità canore; è Jean Valjean, protagonista metamorfico e tormentato. Si prosegue con la candida, delicata e struggente interpretazione della bella Anne Hathaway, una tra le attrici più qualificate quest’anno per la corsa all’Oscar. La sua è senz’altro una Fantine da brividi: la “miserabile” per eccellenza, costretta a prostituirsi per nutrire la sua bambina Cosette, la Hathaway stupisce il mondo con l’angosciante e commovente canzone “I dreamed a dream”.
Furba e intelligente la tecnica adottata del regista dei fervidi e toccanti primi piani; la cinepresa esalta la gestualità e l’espressività dei volti degli attori, insieme all’amarezza di una vita di stenti di questo popolo, ormai allo stremo, sullo sfondo di una movimentata Parigi ottocentesca, con molti ideali e sempre pronta alla ribellione. Degno di nota ed in vesti inusuali per i suoi standard, è anche il premio Oscar Russell Crowe che, dopo “Il gladiatore” e “A beautiful mind”, riesce ancora una volta ad emozionare, tessendo intorno al suo personaggio una squisita genuinità, che gli calza alla perfezione. Veste i panni del crudele e temibile ispettore Javert, alla strenua ricerca del fuggitivo Valjean.
Il musical non è un genere facile, e forse spaventerebbe il pubblico sapere che l’intero film è in lingua originale e sottotitolato, invece non è altro che una perfetta trovata, per poter sentire la vera voce degli attori, e provare con loro il pathos estremo che ne è l’ovvia conseguenza.
” La lotta. Il sogno. La speranza. L’amore. ”
Questo recita la locandina del film, che non viene mai a noia anzi, infervora gli spiriti e scalda i cuori. C’è tutto dentro, dalla più opprimente disperazione, al più grande e tribolato riscatto, dall’amore espresso in molteplici forme, alla passione ed aspirazione per la libertà, e ad un futuro migliore. La loro gioia è anche la nostra, il loro patire è un “patire insieme”, si entra talmente nella storia da immedesimarsi con ognuno di loro, provando pietà per un popolo di persone “Miserabili” ma sempre accese da nobilissime passioni ed ideali. Una vera delizia di film, in una cornice eccelsa, avventurosa e strappalacrime, degna di nota. Il fiore all’occhiello degli Academy Awards di quest’anno. Ancora nei cinema ed assolutamente consigliato, Les Miserables vi aspetta! Buona visione e… Vive la France!
©DadaB.

Matelda Giachi scrive:

Ho capito che l’avrei amato dal primo fotogramma.
Tempo 10 minuti e già la lacrimuccia premeva per uscire allo scoperto. Ho lottato, ma non sono stata capace di resistere molto più a lungo.
Tom Hooper (“Il discorso del re”) propone un adattamento essenziale ma profondamente emozionante del romanzo di Victor Hugo.
Essenziale perché la vicenda de “I miserabili” viene semplificata al massimo.
Tale processo è del resto fisiologico, quando si esegue un qualsiasi adattamento cinematografico. In questo caso risulta ancora più evidente perché Hugo è stato scrittore estremamente attento al particolare, tanto da non lasciare quasi nessuno spazio all’immaginazione dei propri lettori.
Niente però è stato tralasciato di ciò che è importante e l’anima del romanzo la ritroviamo intatta nel film.

Perfetta è ad esempio la scena di presentazione dei due Thénandier (Helena Bonham Carter e Sacha Baron Cohen), che in pochi minuti inquadra esattamente due personaggi che Hugo descrive con particolare minuzia dilungandosi per paragrafi e paragrafi.

Costruito come un’altalena di scene corali di enorme impatto visivo e forza musicale, che sono specchio della della miseria dei molti; e di momenti di intima esplorazione della miseria del singolo, in cui la macchina si concentra sui volti in primissimo piano dei protagonisti.
Sentiamo la disperazione e la rabbia dei carcerati, sulle potenti note di “Look down”. Il cuore si spezza mentre Anne Hathaway, qui nei panni della sfortunata ragazza madre Fantine, intona “I dreamed a dream”.
Una Anne Hathaway che è attrice cresciuta, matura, la cui intensità colpisce e la cui voce stupisce.
L’intero cast regala emozioni.
Alla commovente espressività del volto (se l’attore è espressivo quanto un mocio vileda strizzato, del resto, non puoi certo avvalerti di un espediente quale il primo piano), si accompagna un’interpretazione canora inaspettata.
Conoscevamo la splendida voce di Amanda Seyfried, che qui interpreta una dolcissima Cosette, figlia di Fantine e Samantha Barks aveva già prestato la propria voce a Eponine nel musical teatrale.
Adesso scopriamo Hugh Jackman, Russel Crowe, Eddie Redmayne.
Voci a volte imperfette ma sempre intonate e cariche di sentimento. Sono grandi attori quelli che hanno imparato a sfruttare questo meraviglioso “ferro del mestiere” fino ad arrivare a cantare senza essere nato cantante.

Ho adorato la Barks, che mi ha commossa fino al midollo. Jackman e Crowe sono perfetti nell’incarnare rispettivamente Jean Valjan e Javert, due personaggi in perenne lotta tra loro ed entrambi dilaniati dentro dalla propria coscienza. Eccellente anche Redmayne, così come anche tutti i personaggi minori.

Eccessiva la semplificazione dei fatti sul finale, che sminuisce vagamente il reale percorso di alcuni personaggi. E’ l’unica cosa che mi abbia un po’ indispettita.

Quasi 3 ore di cantato in lingua originale con sottotitoli in italiano, una storia difficile. Non è un film per tutti. Ma per chi apprezza il genere, un assoluto capolavoro. Spero a breve in qualche meritatissima statuetta.

AliWonderland scrive:

Cast da urlo = opera grandiosa assicurata!

“Les Miserables” ripropone agli spettatori l’omonima opera di Victor Hugo che ci mostra un quadro della Francia ottocentesca. La miseria, la povertà, la rivoluzione e la disperazione erano le uniche “forze” a spingere il popolo nelle loro azioni, ed è proprio per questo che Jean Valjean, avendo rubato un tozzo di pane, si è ritrovato a scontare 19 anni in prigione. Una volta uscito, grazie all’aiuto di un prete, ha deciso di cambiare la sua vita, di scappare, cambiare identità e rendere la sua vita migliore, addirittura aiutando gli altri. Questa scelta lo porta a vivere un’esperienza a dir poco unica e a scoprirsi e riscoprirsi una persona migliore, in cerca di qualcuno da amare e, per sua fortuna, lo trova. Riesce infatti a riversare tutto il suo affetto in una figlia acquisita che si è ritrovato a dover accudire dopo aver cercato invano di salvare la madre.
Alle sue spalle grava però sempre l’incombente ombra di Javert, il poliziotto che durante la sua prigionia lo controllava e che, per un fortuito susseguirsi di eventi, incrocia sempre la sua strada.

Questo non è un film, bensì è uno splendido musical, interamente cantato e riproposto (fortunatamente) nel nostro paese in lingua originale con i sottotitoli. In questo modo abbiamo potuto godere appieno della maestosità delle musiche e delle voci degli attori che, a dispetto di tutte le aspettative, si sono dimostrati degli artisti a tutto tondo. Hanno infatti lasciato gli spettatori con il fiato sospeso durante tutte le loro esibizioni. In particolar modo i più sbalorditivi e inaspettati, a mio avviso, sono stati Hugh Jackman ed Anne Hathaway che hanno sorpreso tutti con la loro grande potenza vocale, nonchè con la loro già più volte riconfermata forza espressiva.

Sicuramente non è un’opera che tutti possono apprezzare, poichè si tratta di un lavoro molto particolare e non del classico film americano che riadatta un famoso romanzo. Ma per coloro ai quali piace questo genere e sono affascinati dalla storia di questo romanzo, Les Miserables risulterà meraviglioso in ogni suo aspetto.

Scoop scrive:

Già vincitore di tre Golden Globe e in gioco con otto nomination agli Oscar 2013, Les Misérables è la trasposizione cinematografica del musical, che venne messo in scena a Broadway nell’85, tratto dall’omonimo romanzo di Victor Hugo.
Tom Hooper gli ha ridato vita sul set cinematografico con un folto cast di attori quali Russell Crowe, Hugh Jackman, Amanda Seyfried, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter e tanti altri.
Detto che il musical cinematografico è un genere un po’ delicato da trattare in quanto molte volte scadente nel banale o nel noioso se l’attenzione del regista è rivolta alle sole musiche da far cantare, Les Misèrables sembra riuscire ad evitare ogni sorta di inutile pastura e a concentrarsi sui personaggi e sui loro drammi per poi riunirli nello stesso contesto sociale e sotto la stessa condizione umana.
Si parte infatti dalla vita di Jean Valjean, un carcerato costretto come i suoi pari ai lavori forzati, e alla sua colonna sonora di riferimento, “Look Down”, che si fa simbolo della condizione di Jean e che ritornerà nel corso della vicenda come a memoria di ciò che fu un tempo.
Il primo personaggio ad unirsi al protagonista è l’ufficiale Javert, acerrimo nemico di Jean, che nel corso della vicenda sarà afflitto da un insopportabile dubbio: salvare il suo onore o riconoscere l’onestà di Jean.
Il secondo personaggio è Fantine, il cui dramma è forse quello più vicino alla lettura che Victor Hugo voleva dare del popolo francese dell’800, sfruttato, incapace di ribellarsi, miserabile. Fantine diventa l’icona dell’ingiustizia terrena, è la spiegazione per cui i giovani decidono di ribellarsi al potere. “I dreamed a dream” è l’emblema della sofferenza del popolo impersonata dalla voce rotta di Fantine.
Questi tre personaggi fungono da fondamenta per l’intero film, perchè sono tre generi di vite diverse accomunate da uno stesso destino e dalla stessa miseria, chi nell’animo e chi nella condizione sociale. Sono tre aspetti diversi di miseria: la legge terrena che non accetta compromessi e che non conosce la legge del cuore (Javert), la legge del cuore e del riscatto sociale (Jean Valjean) e l’amore per la vita e la sofferenza dei più deboli (Fantine).
Da questo punto in poi i personaggi cominceranno ad unirsi, Jean si prenderà cura della figlia di Fantine, Cosette, e parteciperà alla ribellione dei giovani francesi, e nel contempo si formerà il triangolo amoroso tra Cosette, Marius e Eponine.
Non si tratta solo di un intreccio di storie perchè la musica assume un ruolo importantissimo, infatti non è solo un mezzo con cui i personaggi prendono le loro decisioni, si raccontano, svelano i loro dissidi interiori, ma è un mezzo di condivisione della sofferenza e dell’amore, della vita e della morte: è proprio il canto di ogni protagonista che rende tutti gli uomini della vicenda, popolo compreso, uniti sotto un’unica condizione che non bada a distinzioni sociali.
La condizione di miserabile è una condizione del cuore e solo pochi riusciranno ad elevarsi da questo nefasto destino, sia che sia in vita sia che sia nel regno dei cieli: infatti la scena finale vede presenti tutte le anime dei giovani che hanno partecipato alla rivoluzione uniti sotto un’unica bandiera, fiduciosi nel domani, cantando la stessa canzone che li ha uniti nella guerra terrena e sulle cui note ha cantato il resto del popolo che non aveva avuto il coraggio di credere nel domani e che l’indomani si era chiesto che fine avevano fatto tutti quei giovani partecipanti alla rivoluzione.
La musica unisce il triangolo amoroso quando i tre giovani cantano sulle stesse note della colonna sonora conferendo ciascuno, tuttavia, un significato diverso alle parole della medesima canzone in base alla propria condizione.
I dialoghi sono tutti cantati e non perfetti, salvo l’eccezione degli attori che hanno già partecipato a musical come Amanda Seyfried e Samantha Barks: ma l’imperfezione nei loro canti e nelle loro voci contribuisce a dare veridicità al contesto sociale e politico in cui sono inseriti, un contesto in cui le voci sono tremanti, adirate, speranzose, vittoriose e per questo giustamente imperfette a causa di tutti quei moti d’animo che trascinano i personaggi nella vicenda.
Si discosta dalla drammaticità della situazione il duo dei baristi Thénardier, la cui caricatura approfondisce il contesto sociale e la condizione miserabile del popolo francese,i quali sono portatori di una grande verità: “Per quanto siate ricchi ci rivedremo all’inferno!” esclamano quando vengono buttati fuori dai maggiordomi.
Forse proprio la potenza delle interpretazioni musicali, così imperfette e veritiere, fa di questo musical un dramma sociale che lascia spazio ai singoli protagonisti e alla loro unione in nome dell’amore (“amare un’altra persona è come vedere il volto di Dio” dice l’anima Fantine a quella di Jean); un dramma che piano piano diventa corale partendo dall’analisi dei singoli personaggi fino ad arrivare alla scena finale, rappresentante l’apice della coralità di un popolo che trova giustizia e unità solo nell’aldilà e che non avrà mai giustizia terrena (di conseguenza il regista non trascura le intenzioni di Victor Hugo di dare un taglio pessimistico e realistico della Francia dell’800).

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