Film: trame e trailer

Magic Mike

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( Il voto dei nostri lettori: 4,60 )
Titolo Originale:Magic Mike
Genere:Commedia
Sceneggiatura:Reid Carolin
Anno:2012
Regia:Steven Soderbergh
Distribuzione:Lucky Red
Interpreti:Channing Tatum, Alex Pettyfer, Matt Bomer, Matthew McConaughey, Joe Manganiello, Riley Keough
Durata:110
Data uscita:21/09/2012

Magic Mike: la trama

Magic Mike trae spunto dalle vere esperienze dell’attore Channing Tatum, e che, nemmeno ventenne, per un periodo della sua vita ha fatto lo stripper in un club di Tampa in Florida. Da questo è nata l’idea di raccontare la storia di un giovane spogliarellista in carriera, che riceve dei consigli da un collega più adulto.

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Magic Mike: il trailer

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luca ceccotti scrive:

Sei fisicatissimi ragazzi che si spogliano e ballano per regalare emozioni uniche a ragazze e signore che vogliono passare una (o più) serate in totale trasgressione. Nella cornice aggiungiamoci sesso, denaro e droga, immancabili compagni di viaggio in film che trattano del “sogno americano”, sia pur sempre con sfaccettature diverse.

Viene da chiedersi se Magic Mike si riduca solo a questo, a sexy scene di streep tease ideate esclusivamente per un pubblico femminile e a i soliti problemi che i “compagni di viaggio” detti sopra portano con loro.
La risposta, statene certi, non sarà assolutamente unanime, perché il nuovo film di Soderbergh, con una parola, si potrebbe definire “particolare”.

La storia è semplice, i risvolti anche. Ciò che è complesso è il carattere dei protagonisti. Channing Tatum interpreta Mike, giovane pieno di voglia di fare che per poter realizzare il suo più grande desiderio si presta a fare lo spogliarellista. Qual’è il suo desiderio? realizzare mobili personalizzati. Si spoglia per poter realizzare un sogno, e quindi realizzarsi. Come noterete il film è sempre circondato da una sorta di atmosfera opaca, quasi malinconica, che si identifica con il protagonista. Mike è potenziale inespresso. Il mestiere di spogliarellista è un mezzo per un fine, che purtroppo rischia di divenire l’approdo finale e non più solo uno strumento.
Sta tutta qui la deriva del sogno americano, tutta la morale, se così vogliamo chiamarla, di Magic Mike.

Tatum si dimostra particolarmente bravo nella sua interpretazione, aggiungendo poi quel tocco di “sexy” che ha fatto impazzire migliaia di donne sin dai tempi di “Step Up”.
Da menzionare anche la performance di Matthew McConaughey, che tra questa e l’interpretazione di Killer Joe sembra proprio essere deciso a sganciarsi dal ruolo del belloccio ed entrare sempre più nell’autoriale. Pettyfer e gli altri si, si dimostrano buone spalle, ma vengono eclissati da Tatum e McConaughey.

Il cinema di Soderbergh, per quanto quest’ultimo si possa definire un autore, non ha un qualcosa che possa ricondurre al regista. Soderbergh ha spaziato così tanto nei generi, cambiando fotografia, musiche, tinte ecc. che trovare un punto di contatto tra i suoi film risulta davvero complicato, finendo per comprendere come il regista di “Traffic” voglia raccontare storie sempre diverse tra di loro, microcosmi a sé stanti, unici e distinti, cambiando sempre ogni singolo aspetto del suo “fare cinema”. Non che riesca sempre a tirar fuori qualcosa di buono, ma quando lo fa non dispiace affatto, e l’ultimo suo lavoro ce lo dimostra.

Magic Mike è più di quello che appare. Anche se in modo davvero semplice e solamente attraverso il mondo dello steep tease, il film descrive bene la crisi di valori e di identità che sta abbracciando le nuove generazioni, costrette ad identificarsi in un lavoro che non fa parte del loro io, costrette a mettere da parte i sogni per la sopravvivenza.
In Magic Mike ci si spoglierà anche, ma ciò che viene davvero messo a nudo è la dura realtà odierna.

Voto: 7

Luca Ceccotti.

Matelda Giachi scrive:

“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. Alcune delle quali, aggiungo, preferisco non rivederle mai più.

Non nascondiamoci, “Magic Mike” è un film di spogliarellisti, il che significa visione su grande schermo di fisici da paura. Letteralmente. Una meraviglia. Wow. Non è decisamente a questi che il mio”mai più” è indirizzato.

Giacché ho cominciato la mia recensione con una nota negativa, vediamo di esaurirla subito: se da una parte, appunto, questi ragazzi sono belli da perdere il fiato, è anche vero che, ripreso un normale ritmo respiratorio, la mercificazione del corpo maschile finisce per essere squallida quanto quella del corpo femminile. Sarà un caso che il pubblico nel loro locale sia composto esclusivamente da una fauna di donne o molto sfigate o molto infelici?

La mia sensazione in merito quindi, alla lunga, non è stata molto positiva, ma in fondo, dato che tra modelle, veline e tutti i loro ibridi, le donne “svelate” ci vengono propinate a qualsiasi ora e in ogni dove, possiamo lasciare che qualche uomo goda per un po’ della tremenda scomodità di un perizoma e stare a guardare non prive un certo compiacimento.

La firma di Steven Soderbergh (Erin Brockovich, Ocean’s Eleven) mette comunque in salvo dallo strapiombo trash in cui un film del genere rischia di precipitare con estrema facilità. Pensatelo nelle mani di Neri-Parenti: ecco, lo sentite il brivido freddo lungo la schiena?

Diciamo così, siamo di fronte ad una pellicola che non ha niente di straordinario, a partire dalla storia, tutto sommato vista e rivista, ma che è abbastanza ben condotta da poter concedere una piacevole serata di svago. E diciamolo, ogni tanto un po’ di leggerezza è necessaria, anzi, direi vitale.

Nutro seri dubbi su una sua eventuale candidatura agli Oscar, ma tutto sommato non è male.

La parte migliore del film credo sia stata l’immaginare i passi della sua realizzazione, quel dietro le quinte in cui questo gruppo di uomini si è trovato ad avere a che fare con lamette, costumi di scena imbarazzantii e coreografie improbabili. Oltre alla capacità recitativa ci vuole anche quella di saper giocare e prendersi in giro.

Il cast di attori è vario, tra più e meno bravi. Ad un ottimo Matthew McConaughey, il migliore, è affidata la parte del grottesco e agghiacciante capo del locale. Un’interpretazione molto riuscita, dal momento che, ogni volta che la camera si sofferma su di lui, sprofondi di qualche centimetro nella poltrona e ti porti una mano alla fronte con fare sconfortato.

Channing Tatum è il famigerato Mike, protagonista dello show. Non un mostro di bravura (comunque accettabile) in fatto di recitazione, ma è davvero un ottimo ballerino. Il regista, in mezzo ai numeri da streap tease, ha lasciato infatti un minimo di spazio al protagonista per esprimersi tramite la danza. Una scelta a mio parere azzeccata, non solo per la capacità di movimento del ragazzo, che così fa davvero spettacolo, ma anche perché il film stesso ci guadagna in un alleggerimento dei toni.

Abbiamo poi la donna della situazione, quella che, ovviamente, è una brava ragazza, e alla quale, altrettanto ovviamente, va il merito di far riflettere il protagonista sui vuoti della propria esistenza e di cui lui si innamorerà. Sempre ovviamente. Come quest’ultimo fatto possa però verificarsi sfugge alla mia comprensione.

Lei, tale Cody Horn, oltre ad essere un personaggio piuttosto frigido per ragioni di copione, ha l’espressività di un carciofo in pinzimonio. Non so se ciò sia dovuto a mancanze nella sua formazione di attrice o al fatto che il suo modello e fonte di ispirazione sia la collega Kristen Stewart, fatto sta che ha scelto un’espressione all’inizio delle riprese e quella ha mantenuto fino in fondo. Quando la coerenza diventa eccessiva…

In realtà vi è una scena in cui si concede una risata, ma il risultato è talmente inquietante che, quando l’”attimo di follia” è terminato, non puoi che sentirti sollevato.

Lo spunto di riflessione: Mike FA lo spogliarellista, non lo E’ (come tenterà di spiegare alla sua bella tra vari “Eeeeh, mmmm, kmmm, uhm” in un monologo quasi da oscar).

Ha 30 anni e soprattutto ha un sogno; ma i sogni sono per i privilegiati e costano cari. Il prezzo da pagare è accettare di vivere una vita non tua, col rischio di rimanervi intrappolato, se non incontri qualcuno che ti aiuti a riemergere, nella speranza di avere un’occasione. Forse.

Quante se ne sentono di storie simili, e anche peggiori, ogni giorno?

Elisa scrive:

“Magic Mike” porta senza ombra di dubbio il marchio Steven Soderbergh. Un ritmo eccellente, scene essenziali e icastiche affiancate ad altre sovraccariche d’impatto, come quelle di striptease allo stato puro che glorificano corpi maschili più che scolpiti e “donne sull’orlo di una crisi di nervi”. Certo i numeri della squadra di talentuosi spogliarellisti di Dallas (Matthew McConaughey), proprietario dell’Xquisite Strip Club (e già il nome è tutto un programma), appaiono spassosamente kitsch, esaltanti e improbabili al contempo, con lampi di irresistibile spettacolarità coreografica, in particolar modo nelle scene in cui lo stripper Mike (Channing Tatum) esibisce a briglie sciolte tutto il suo magnetico carisma tipico di chi è nato per – ed è stato educato a – dare spettacolo quotidianamente.
Il palco dell’Xquisite è inoltre luogo di iniziazione e perdizione per Adam (Alex Pettyfer), un giovane, disorientato, bravo ragazzo che grazie al suo mentore Mike (Channing Tatum) scopre lo pseudo-paradiso dei soldi e delle donne facili. Ma dove sta il limite del febbricitante palcoscenico dell’Xquisite? Dove si trova il confine tra finzione e realtà? Quand’è che l’ambizioso Mike, aspirante costruttore di mobili personalizzati, lascia posto al dirompente Magic Mike, sogno accattivante e proibito (ma legale sul palco di Dallas) di ogni donna?
Channing Tatum interpreta un personaggio che, a detta della fredda e salda Brooke (Cody Horn), crede di avere tutto sotto controllo. In sostanza la realtà di “Magic Mike” si cela nelle scene portate da Soderbergh ai confini estremi della percezione, sature di blu e rosso acido, sul filo dell’incoscienza e dello stordimento dato da droghe, alcol, musica assordante e luci stroboscopiche. L’ambientazione è una Florida che racchiude in sé un’America (e un mondo) in preda alla giostra dell’eccitazione e della paura: spiagge da sogno, il vento della crisi, la spensieratezza delle confraternite, la droga, la mitomania, un senso di insicurezza dilagante e di disillusione quotidiana.
Tante tematiche e molto dense si intrecciano nel favoloso mondo di “Magic Mike”, in apparenza tutto spettacolo e leggerezza; in realtà si tratta di una dimensione che è nient’altro se non un vortice di disorientamento e false apparenze rassicuranti che fanno si che lo spettatore oscilli, come i personaggi del film, tra esaltazione, inconsapevolezza e disperazione. In breve un’ottima prova di cinema magistralmente diretta da un grande regista come Soderbergh. E proprio per questo il problema del finale si pone inevitabilmente. Quello che voglio dire è che in “Magic Mike” si è come di fronte ad un’indagine tanto appassionata, vera e profonda che si rischia di non riuscire più a tirarne le fila… Perché probabilmente non esiste rielaborazione razionale possibile di quanto si è scoperto.
La scena che vede Mike fissare con sguardo drammaticamente fermo e plastico il mondo tutto apparenze e spettacolo che lo ha circondato per sei anni e che improvvisamente comincia a disintegrarsi perdendo di ogni senso è l’emblema di cosa sia riuscito a sperimentare Soderbergh con questo film: nella scena sopradescritta si è infatti di fronte ad un uomo disarmato davanti all’acquisizione di una nuova prospettiva, la quale svela in maniera lucida e drammatica il vuoto dell’esistenza.
Giunti a questo punto, la soluzione difficilmente pare a portata di mano. Di qui il ricorso agli epiloghi propri della sfera della finzione. O semplicemente “Magic Mike” non è altro che la storia di quanto accade a chi si lascia macinare dall’impietoso ingranaggio della vita e a chi invece, un giorno, decide infine di lasciare quel mondo che di colpo avverte non appartenergli più.

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