Film: trame e trailer

Mine vaganti

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( Il voto dei nostri lettori: 4,00 )
Titolo Originale:Mine vaganti
Genere:Drammatico
Sceneggiatura:Ivan Cotroneo, Ferzan Ozpetek
Anno:2010
Regia:Ferzan Ozpetek
Distribuzione:01 Distribution
Interpreti:Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Lunetta Savino, Ennio Fantastichini, Elena Sofia Ricci, Carolina Crescentini, Ilaria Occhini, Daniele Pecci, Massimiliano Gallo, Bianca Nappi, Paola Minaccioni, Matteo Taranto, Carmine Recano, Gea Martire, Crescenza Guarnieri
Durata:0
Data uscita:12/03/2010

Mine vaganti: la trama

Nella casa c’è molta attesa per il ritorno di Tommaso (Riccardo Scamarcio). La mamma Stefania (Lunetta Savino), il padre Vincenzo (Ennio Fantastichini), la zia Luciana (Elena Sofia Ricci), la nonna (Ilaria Occhini), la sorella Elena (Bianca Nappi) e l’amica d’infanzia Alba (Nicole Grimaudo), vorrebbero tutti che Tommaso affiancasse il fratello Antonio (Alessandro Preziosi) nella nuova gestione del pastificio di famiglia. Non mancano però colpi di scena ed anche per questo il soggiorno di Tommaso si protrarrà più a lungo del previsto…

Mine vaganti: il trailer

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4 commenti per “Mine vaganti”

  • Tinetta scrive:

    “Mine Vaganti” è, x ora, il film ke più mi è piaciuto di Ozpetek.
    Ha trattato il tema dell’omosessualità in tutte le sue sfaccettature, prendendo i lati ke vengono visti comici e qlli ke vengono visti drammatici…
    Mi è piaciuto proprio cm ha ripreso la realtà, il piccolo paese del sud ke si preoccupa prima di tutto di qllo ke pensa la gente e delle kiakkiere di paese, i gay ke ci skerzano molto sul loro lato e su come li vede la gente da fuori e la nonna, ke nonostante nn parli tanto ha un ruolo veramente fondamentale diffonde la saggezza ke solo una nonna può dare, la si sente nell’”aria” x tutta la durata del film!
    E’ un film ke ha mescolato bene commedia e dramma!

  • Massimiliano Morelli scrive:

    Dicono che l’ora blu sia quel particolare momento crepuscolare della giornata in cui c’è troppa poca luce per essere giorno e troppo poco buio per essere notte. Il derviscio di celluloide Ozpetek vi si poggia con l’ambigua delicatezza dei veli trasparenti e sanguigni del suo Sud, per tessere un film sapientemente blu, in cui la palese dominante cromatica è la stessa delle storie che si va a raccontare. Non ci sono vincitori, né vinti, e la buona morale per una volta non ha fissa dimora, né interessa sapere dove sia. L’ apprezzabile sforzo di autoresettaggio di un proprio mondo e del proprio modo di fare cinema, sta nell’aver messo attorno ad una delle sue celeberrime tavolate un girotondo di maschere brillanti, che vagano leggere, senza enfatizzare, né imporre la direzione etica a lui storicamente più cara.
    La filigrana calda e splendidamente ocra del fondale, restituisce la giusta dimensione ad un meridione troppo spesso messo in scena con mitologia campagnola eccessivamente grossolana, e dischiude per una volta il sipario su di un target medio-alto borghese, ricco di fallimenti e contraddizioni.
    Le azzeccatissime spruzzate sonore vintage, lasciano affiancano la storia nella sua corsa verso direzioni molteplici sia narrative che interpretative, come in una grande burla collettiva che si prende gioco delle tante tragedie personali pur in essa inscatolate.
    Le voci confuse dell’esterno, di quei tutti “che sanno”, lambiscono, feriscono, ma lasciano in una piacevole vaghezza il tormentato godimento della grande famiglia del pastificio Cantone. Una famiglia che è allargata nei volti, ma anche nel tempo, con un ripetuto rientrare in scena del rimpianto del passato, in forma di flashback e svariate fotografie.
    A proposito di fotografia: splendida. Il sole che non tramonta mai e schizza sulle bianche pietre del Salento ci mette luce e colore, ma gli occhi da spettatore hanno tanta voglia di portarsi dietro quei primi piani sbilenchi in successione, che diventano deliziosi ritratti da incorniciare, rumorosi fermi immagine in movimento.
    Per tutto il film si grattugia alla ricerca del vero destinatario e mittente della poetica delle mine vaganti. Ed è pur vero che sembrano tutti un po’, dalla zia Luciana pateticamente ninfomane, ai due fratelli frastornati dal dover fingere di tener nascosta l’evidenza, al papà che vede sbriciolarsi sotto i piedi l’impasto di una vita già canalizzata, fino ad Alba, forse la più delicatamente esposta alla mancanza di un reale premio di consolazione.
    Ma poi c’è una scena che regala il vero tocco d’ autore al più solare e giocosamente mediterraneo dei film di Ozpetek.
    La delicata eutanasia glicemica della nonna è una poetica rivendicazione di una vita spesa da mina vagante, sbagliando per conto proprio, ed orgogliosamente fiera di averlo fatto.
    Fino all’ ultima pasta. Questa volta, in senso dolciario.

  • Mystyle.asso88 scrive:

    Mine Vaganti ci porta a riflettere ancora una volta sul mondo dell’omosessualità,tema principale del film che penso porti un messaggio ben preciso ovvero,vivere al meglio seguendo il proprio cuore con tutte le difficoltà che potranno esserci.Tommaso(Riccardo Scamarcio) trasferitorsi a Roma per studiare economia,torna a Lecce dalla sua famiglia,per dichiararsi omosessuale e, di condurre una vita diversa da come i genitori se l’aspettavano.Il primo a cui lo dice è il fratello Antonio che,insieme al padre si occupa del pastificio di famiglia.Così,per Tommaso arriva l’ora di esporsi davanti a tutta la famiglia e,quale occasione migliore di una bella cena con tanto di soci in affari del padre.Ma le cose non vanno come previsto infatti,a dichiarsi per primo non è lui ma il fratello Antonio (Alessandro Preziosi) che,crea enorme panico nell’equilibrio familiare.Tommaso è dunque costretto a rimandare ed a fare buon viso a cattivo gioco a tutti quanti ancor di più ora che, la famiglia è terrorizata per il giudizio della gente se scoprisse l’accaduto…Ozpetek ci porta in una commedia che,dunque tratta argomenti forti, alternati da momenti di divertimento e dramma, in un contesto familiare tradizionalista con i vari pregi e difetti di ognuno.La storia è semplice ma efficace e,il cast ben assortito la valorizza ancor di più.Molto simpatico il personaggio della brava Elene Sofia Ricci e,molto intensa invece l’intepretazione di Ennio Fantastichini (nel film il padre di Tommaso e Antonio) che,rende il suo personaggio uno dei migliori.Un film ben riuscito da seguire fino in fondo per poi darne pienamente un giudizio.

  • Easy scrive:

    Il film si apre con C. Crescentini vestita da sposa che corre disperata in un campo assolato verso un rudere dove l’aspetta un ragazzo che, si scoprirà solo alla fine, era il suo vero amore:il fratello del suo sposo. Poi la scena torna al presente, alla famiglia Cantone che festeggia il ritorno da Roma del figlio più piccolo, Tommaso-Scamarcio. Qui il giovane confida al fratello Antonio – Preziosi di non aver mai fatto economia all’università (ma lettere), di essere omosessuale e di volerlo dire alla famiglia durante una riunione col Brunetti in cui ci sarà il passaggio di consegne del pastificio dal padre ai figli . Il colpo di scena avviene si durante la cena, ma con il coming out di Antonio che sorprende tutti, perfino Tommaso venuto apposta a Lecce per liberarsi del suo “peso”. Il risultato è un piccolo infarto al padre (l’ottimo Fantastichino molto realistico nelle performance di padre-padrone), il ripudio del figlio maggiore scacciato immediatamente dalla famiglia e la nuova gabbia per Tommaso, ora controvoglia investito del titolo di degno successore-capo dell’azienda. La storia scorre bene grazie all’interpretazione dell’ottimo cast di attrici capace di dare la faccia a tutti i sentimenti dell’animo umano: la mamma meridionale che vuole controllare e comandare la vita di tutta la famiglia (e che chiede anche all’amico dottore se non ci sia una cura per quella malattia li che è venuta a suo figlio), la zia alcolizzata che vive dei ricordi di una giovinezza nella Londra degli anni ’70, l’amica Alba altera e pazza che finisce per innamorarsi di Tommaso pur conoscendone la natura, la sorella poco considerata dai genitori che alla fine si dimostra di mentalità aperta e pronta a farsi carico della conduzione dell’azienda e…la nonna, una splendida Ilaria Occhini a cui il regista affida battute brevi ma la cui presenza pervade tutto il film, sarà anche per la frase che ci lascia: “Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre”.
    Note: ho trovato molto significativa una frase di Tommaso quando il fidanzato Marco va a trovarlo per fargli una sorpresa e gli chiede quanto ancora vuole vivere nell’ombra, insomma sono nel 2010 e Scamarcio gli risponde: “infatti…non siamo più nel 2000”. Da rifletterci su..!
    Scamarcio nel ruolo dell’omosessuale che balla davanti allo specchio non mi è parso convincente ma nel corso del film mi è piaciuto!
    Azzeccata la trovata di far arrivare il fidanzato di Tommaso e 3 amici a Lecce, catturati anche loro nella rete della famiglia che li ospita – sequestra, protagonisti di un simpaticissimo siparietto per cercare in tutti i modi di reprimere i loro comportamenti più gai e di sembrare quindi normalissimi ragazzi etero. Il balletto al mare è divertentissimo! Un po’ di spensieratezza per un film che si chiude con la morte della nonna che raggiunge finalmente il suo (vero) amato e fa si che la famiglia si ritrovi unita di fronte ad un evento più grande di tutti loro: la morte che è l’unica cosa certa della vita. Arrivarci quindi felici e senza rimpianti è l’ultimo consiglio della matriarca. Ci piace

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