![]() ![]() Film: trame e trailerSuper 8![]()
Super 8: la tramaOhio, estate del 1979. Alcuni ragazzi sono testimoni di un’incidente ferroviario proprio mentre stanno effettuando le riprese di un film con una macchina da presa Super 8. Subito sospettano che l’incidente in realtà nasconda qualcosa di più misterioso e terrificante. Nella cittadina cominciano infatti a verificarsi strane sparizioni ed eventi senza spiegazione e i ragazzi, con l’aiuto dello sceriffo locale (Kyle Chandler), cercheranno di risolvere il mistero… (di Maria Elena Vagni) Leggi tutte le recensioni Super 8: il trailer14 commenti per “Super 8”![]() Nel Ohio del 1979 un gruppo di giovani amici si incontrano dopo la scuola per realizzare un film dell’ orrore utilizzando una cinepresa Super 8. Una notte i ragazzi assistono, durante le riprese del film, vicini ad una stazione ferroviaria al terribile deragliamento di un treno proveniente dal area 51 e alla fuoriuscita da uno dei vagoni di qualcosa di strano. Dopo quel avvenimento accadono cose misteriose in città: persone improvvisamente scomparse, cani che “migrano” lontano, motori di automobili rubate e l’ esercito governativo in cerca di qualcosa … quale sarà la verità? Il segreto è nella cinepresa. J.J. Abrams dopo il successo di Star Trek ritorna dietro la macchina da presa con questo elettrizzante film che è una vera e propria celebrazione del cinema fantascientifico formato famiglia di Spielberg; film come E.T. o Incontri ravvicinati del terzo tipo che hanno caratterizzato gli anni 80, diventando dei veri e propri cult. Abrams è riuscito, senza dubbio, a realizzare un ottimo film che racchiude gli ingredienti principali del cinema di Spielberg: ironia, divertimento ed emozione dovuti ai colpi di scena(qui molto ricchi) e agli effetti speciali che hanno incantato il pubblico, il quale non ha staccato mai gli occhi dallo schermo. Altro punto di forza di questo film è la recitazione spontanea ed intensa da parte dei ragazzi : Joe, Alice (interpretata dal enfant prodige Elle Fanning vista l’ ultima volta in Somewhere), Charlie e gli altri ci dimostrano come l’amicizia sia talmente forte da essere capace di affrontare qualunque cosa anche ciò che va oltre il normale (Spielberg ce lo insegna con i Goonies). Inoltre essendo un appassionato di colonne sonore, mi sembra d’ obbligo dare un 10 e lode al premio Oscar Michael Giacchino che con la sua musica, primo elemento a mostrarsi nella pellicola, è riuscito a farci entrare in una atmosfera che ci ricorda il film E.T. del Maestro Spielberg. Perciò, vi invito tutti ad entrare nel fantastico, anzi fantascientifico mondo di super 8 che si propensa ad essere uno dei migliori film di questo autunno cinematografico e, in conclusione, a coloro che si chiedono se Abrams sia l’ erede di Spielberg, rispondo dicendo questo: Spielberg sarà sempre l’ unico ed inimitabile Spielberg. ![]() Ah, uscire dal cinema con il sorriso sulle labbra. Era tempo che non mi succedeva. E perché? Perché avendo già superato la trentina da un po’, avevo nostalgia dei film in cui si respirava questo tipo di atmosfera. Si sente profumo di anni ’80 nella pellicola di Abrams ma anche del grande Spielberg. Un voto? Senz’altro un Super 8 ![]() ntatta purezza aliena, o nei ricordi, o del C’era… J.J. Abrams, entra dallo spiraglio d’una porta spielberghiana, nel suo collaudato immaginario, ammantando la sua opera di quella fascinazione “esoterica” ch’è memore d’una cinefilia che bacia le oniriche fantasie dell’innocenza. Di quando, “fotografandola” nel suo attimo immortale, la vita si screpola, forse passeggera, in quell’anfatto di un’età che, forse negli screpolii dell’”incupirsi” vanitosa, perderà il fioco, madido tocco del sognarla. O, solo il “tintinnante” fuoco, l’aroma del crepuscolo che s’infiamma. Il film evoca atmosfere magiche, negli sprazzi d’una eterna malinconia che s’effonde in un’altra cittadina “dimenticata”, intrisa nei cangianti occhi d’iridi colorate di alcuni “bambini”, con la pelle “insaguinata” del leggiadro tergerla con “ingenue” passioni, amori di delicatezza infantile, Cuori che sospiran nell’anima. Fantasmatici nitori che folgorano gli spettri visivi, alieni voraci in tetre cavità da favole nere, avviluppati in un dolore che morsica le loro ferite. Film del nostro specchio, quando nitidi evolveremo in altre “nudità”, m’appariamo nei suoi istanti riflessi. Film che, nelle nostre palpebre, emana un candore di luccicante bagliore, sfumando nel “nero-tenero” che si dissolve appena la buia sala si “riaccenderà”. Forse, non un capolavoro, ma opera “capitale” che tocca le corde, le suona, le innalza in una celestiale Pace. (Stefano Falotico) ![]() Correvano gli anni ’80 quando i cinema venivano riempiti dai film per ragazzi diretti (o prodotti) dal grande Steven Spielberg. Quell’era è passata, ma qualcuno ancora la ricorda (e la rimpiange). E quel qualcuno è J.J. Abrams. Super 8 si presenta come il film che raccoglie in sé tutte le caratteristiche dei predecessori del genere: un gruppo di ragazzi, un mistero, e tante emozioni… l’amicizia, l’amore, il cordoglio, il rapporto padre(/i) figlio(/i) e molto altro ancora. E tutto questo viene messo grandiosamente in scena da Abrams e dallo Spielberg produttore, regalandoci l’opportunità di tornare a sognare, di essere bambini e rivivere la nostra infanzia, cosa che forse non siamo più capaci di fare. Rappresenta anche l’amore di Abrams per il cinema, non solo per il citazionismo in esso contenuto, ma proprio perché è la stessa telecamera ad essere protagonista e a dare il via alla storia, nonché un titolo. Ohio, 1979. Joe, tredicenne che passa il suo tempo libero a costruire modellini e girare film in “super 8″ con gli amici, perde la madre in un incidente sul lavoro e a causa di ciò si inasprisce il suo rapporto con il padre, quasi sempre via per ricoprire il suo ruolo di vice sceriffo. Durante una delle riprese del film dell’amico Charles, a cui partecipa anche Alice, di cui Joe è segretamente innamorato, un treno deraglia distruggendo tutto nelle vicinanze. Da quel momento, iniziano ad accadere strani eventi. Il gruppo di ragazzi, miracolosamente salvo, promette di non dire a nessuno di essere stati lì, ma il mistero si fa troppo intrigante per resistergli… Ho sempre considerato la fantascienza una metafora per raccontare qualcosa di “comune”, e anche in Super 8 è così. E’ una fiaba in cui la fantascienza è usata come pretesto, un’ “esperienza di vita” per far ritrovare l’equilibrio ai suoi protagonisti. In questo caso, il superamento della morte: non solo Joe e suo padre sono condizionati dalla perdita della madre, ma anche il padre di Alice, un alcolista, sentendosi responsabile non si occupa della figlia creandole una mancanza affettiva e molto dolore. Sono tutti bloccati in una spirale di sofferenza da cui non riescono a sganciarsi, ma avranno la possibilità per farlo. E non solo questo, Super 8 parla di molto altro: è nostalgico e, volendo, generazionale. I preadolescenti protagonisti del film sono tutti caratterizzati benissimo, e interpretati benissimo, tra cui spicca Elle Fanning, sarà perché è la più conosciuta o proprio la più brava; la piccola storia si intreccia con una più grande, che parla delle emozioni di giovani Peter Pan legati tra loro da un’amicizia pura e senza compromessi che solo a quell’età puoi avere. E’ questo Super 8: un grido nostalgico e commovente che vuole ricordare (e omaggiare) un certo tipo di film, un certo modo di vivere, di pensare, e di provare emozioni. ![]() Può esistere una nostalgia più grande dei nostri sogni di bambino/a? No. Nemmeno se non si sono mai assopiti dentro di noi, perché anche se mantenuti tali, all’epoca erano comunque diversi. Più ingenui. Innovativi. Meno irrealizzabili. Ma come affrontare le tagliole dell’era moderna quando vieni dolcemente sbalzato per un paio d’ore in una dimensione che ti fa riavvicinare alla scintilla di una magia? Come si vive il giorno dopo? Come si vive la sera stessa? Come lo si racconta? Con una telecamera, nella migliore delle ipotesi. Magari una Super 8, come il titolo del nuovo film di J. J. Abrams (Armageddon, Alias, Lost), sotto l’attenta supervisione di Steven Spielberg. Storia di provincia americana ambientata agl’inizi degli anni ‘80, quando un gruppetto di ragazzini, nel girare un film sugli zombie, assiste a un incidente ferroviario molto strano, con dentro i vagoni un contenuto che si rivelerà extraterrestre. Richiami agli anni passati prima ancora dell’inizio della pellicola, direttamente da film “E.T.” (1982), con l’immortale logo della bicicletta che vola sullo sfondo lunare guidata da Elliott (Henry Thomas) e il tenero amico alieno. Dediche spielberghiane a parte, la storia ci riporta indietro a un’era senza internet, cellulari e altre diavolerie ultramoderne. Dove la creatività era ancora il miglior passatempo per le nuove generazioni. Dove si sgattaiolava fuori di casa a mezzanotte per fare delle riprese con degli amici (o al massimo filmare un esperimento scientifico di salto nel tempo), senza passare per alcol e droghe. Tra i giovani cineasti, l’ultimo a unirsi al gruppo è una ragazzina, Allie (la sempre più convincente Elle Fanning), di cui sia Charles (il regista) che il più timido Joe (Joel Courtney), sono invaghiti. La tenera e casta attrazione tra Alice e Joe si sviluppa delicatamente. Senza baci, ma tra sguardi. Con qualche abbraccio capace di scatenare tenere emozioni ben più forti di futuri atti carnali. Al momento del trucco, durante le riprese del film, si percepisce l’imbarazzo del ragazzino di esserle così vicino per la prima volta. E quando lei lo guarda con i suoi occhioni innocenti, il cuore pompa instancabile. Un sentimento, quello dei due adolescenti, molto “romeo-giuliettiano”, poiché non visto di buon occhio dalle rispettive famiglie e anzi, ostacolato. Jackson Lamb (Kyle Chandler) infatti, il padre di Joe, vicesceriffo della cittadina di Lillian (Ohio), ha perduto sua moglie a causa (indiretta) del mezzo sbandato Louis Dainard (Ron Eldard), padre di Allie, il cui arrivo al lavoro ubriaco, ha fatto sì che la mamma di Joe prendesse il suo posto, andando poi incontro a un incidente mortale. L’alieno intanto semina il panico, ma la realtà è che vuole solo tornare a casa. Non è di questo avviso la spietata US Air Force, che dagli anni 50 lo ha fatto prigioniero sottoponendo a test e torture, e lo vuole catturare. Toccherà alla giovane banda di amici fare in modo che la strana creatura possa riprendere le vie misteriose dello spazio. E quando all’amore, si unisce anche il coraggio, il risultato può essere solo uno. Rispetto, comprensione e vita. “Super 8″ racconta di un mondo ormai lontano, dove la scoperta alimenta le giovani menti. Per chi ha conosciuto l’era del walkman, non può non suscitare qualche emozione il sentire lo sceriffo domandarsi “dove andremo finire” nel momento in cui il ragazzo dello spaccio gli mostra questo strano coso con le cuffie. Negli anni ’80 tutto sembrava possibile perché c’era un mondo da conquistare, e cambiare. Dove sono le frontiere al giorno d’oggi? Sepolte da sentimenti sempre più intolleranti. Oggi si fa musica senza suonare, e cinema con aggeggi microscopici lasciando in troppi casi più astrazione e meno umanità. Ehi, sto solo scrivendo. Non ho nostalgia di quello che è stato, ma temo ne avrò ancora meno di quello che sarà. ![]() Avete presente il lieve crepitio di un vecchio proiettore? Per molti potrà essere soltanto un fastidioso rumore di sottofondo che accompagna la visione, per altri invece è l’eco del cinema che è stato. ![]() Il nostro amato mondo di celluloide da sempre sguazza in storie fatte di mostri alieni invasori della terra pronti a conquistare la razza umana. Ma questo Super 8 non è il classico film di fantascienza. E’ qualcosa di più, qualcosa di diverso: una pellicola che racconta (e ricorda) la bellezza dell’amicizia adolescenziale, dove anche un mostruoso e spaventoso incidente ferroviario può rilevarsi un evento ‘fighissimo’. La presenza dell’extraterrestre in questione, sembra quasi fare da sottotraccia. Il centro della vicenda è il legame che tiene legati i piccoli protagonisti, uniti da quella spensieratezza e leggerezza che tutti abbiamo provato alla loro stessa età. Un rapporto sincero e onesto, che li guiderà in un viaggio di crescita personale e di affermazione nei confronti di adulti tormentati e in fondo molto deboli. Facile identificarsi e affezionarsi ad ognuno dei personaggi, ai loro sogni e alle loro emozioni, ancora più facile innamorarsi di una storia fatta di corse in bici e di film amatoriali, realizzati con la vecchia pellicola del titolo. E.T., i Goonies, Stand by me, sono tutti coinvolti in un’operazione di revival cinematografico che per fortuna di banale ha ben poco. La forza di un film come questo sta nel saper azionare la macchina del tempo fino ad un’epoca, gli Eighties, che non tramonterà mai del tutto. Un periodo in cui, per citare lo stesso J.J, “tutto sembrava possibile”. Come tutto sembra possibile anche oggi, con tutta la tecnologia a disposizione, se solo si badasse di più alla qualità di realizzazione che agli incassi al botteghino. A volte basta poco: una vecchia cinepresa, un pò di trucco e immaginazione e tanta passione. Abrams l’ha capito e rendendo omaggio al cinema e alla figura che l’ha ispirato è riuscito a lanciare un messaggio: non sempre quello che si considera vecchio o già visto, deve necessariamente definirsi sorpassato. Voto: 7.5 ![]() J.J.Abrams non finirà mai di stupirmi per la sua capacità di ‘reinventare’ capolavori del passato.C’è riuscito due anni fà con ‘Star Trek’ e c’è riuscito adesso con ‘Super 8′. La magia di un film come E.T. rivive in questa pellicola senza essere stata scopiazzata o rifatta pari pari anzi, viene cambiato tutto, stravolto direi e malgrado questo tutto rimane esattamente al suo posto. Il gruppo di ragazzini è lo stesso e la loro passione per il cinema li porta a una scoperta incredibile e terrificante. In certi punti del film sembravano non come quelli di E.T. bensì come quelli di ‘IT’, il capolavoro di Stephen King e sto parlando del libro. I terribili avvenimenti li fanno crescere, loro malgrado, e si domostrano molto più maturi e freddi degli adulti (e dei genitori nel caso di due). Lottano senza perdersi d’animo nel cercare di capire, prima, cosa stia accadendo nella loro tranquilla cittadina (Lillian, Iowa)e soprattutto nella disperata ricerca, dopo, della loro amica (e per uno di loro anche più di una semplice amica) nella tana dell’orrendo mostro dalle caratteristiche molto simili a quello visto in ‘Cloverfield’ (pellicola sempre partorita dalla fervida mente di J.J. e compagni). E a proposito dell’alieno: la narrazione passa dal fatto che si tratti solo di una bestia, sconosciuta e cattiva, fuggita dalla sua gabbia, che sta seminando il panico nella cittadina, al fatto che non si tratta altro che di una creatura proveniente da un altro pianeta sì, ma che si è solo persa e che vuole semplicemente tornare a casa (proprio come E.T.). Non lo fà attraverso la tenerezza di una frase o di un dito con la punta infuocata; lo fa solo con il contatto telepatico ma non tutti riescono a crederci. A partire dai militari (descritti tutti d’un pezzo, quasi ridicoli, come quelli visti nel film di Spielberg)continuando con la popolazione che si ritrova sempre più impaurita e sperduta. Il finale è proprio ‘spielberghiano’: l’addio dato non dal tocco di due dita aliene, ma da una catenina con la foto della madre di uno dei bambini protagonisti del film (morta in seguito ad un incidente nella fabbrica dove stava lavorando) la quale farà scatenare la scintilla che metterà in moto la navicella, e che riporterà così a casa l’alieno. Gli occhioni di E.T. e quelli di quest’altra creatura sono uguali; umani quasi, profondi e disperati nella loro solitudine per non essere a casa loro. Buon viaggio quindi, e ottimo lavoro mr.Abrams. ![]() Era da un bel pezzo che attendevo l’uscita di questo ennesimo lavoro di quel genio cinematografico di J.J. Abrams, la serie Lost, la collaborazione per Cloverfield e Star Trek sono stati vere e proprie pietre miliari degli ultimi anni, eppure ogni qualvolta da Hollywood giungono voci su un suo lavoro, che sia da produttore o regista, il mondo inizia a sperare in un nuovo capolavoro, un nuovo tassello verso la completazione di quel genere fantascientifico che tanto abbiamo iniziato ad amare dai primi anni ’80. La trama di Super 8 è molto ben strutturata, la scelta di Abrams di parlare di segreti di stato, esperimenti su pericolose specie aliene, usando un gruppo di ragazzini molto svegli è in pieno stile Spielberg, la divisione strategica della trama con un’inizio molto soft ed un proseguio con grandissime emozioni sta a significare quanto il regista tenda a voler far con calma appassionare lo spettatore, in tal caso lo spettacolare incidente ferroviario fa da spartiacque tra la tranquillità e l’inizio di una serie di straordinari eventi che fanno di Super 8 un capolavoro. Il sonoro è stato un altro grande pezzo da 90 del film, in molte scene gli effetti sonori hanno letteralmente completato ciò che gli effetti speciali regalavano con gli occhi, le musiche degli anni ’80 hanno dato un tocco nostalgico al film portando di sicuro gli spettatori più grandi a volare sui ricordi più preziosi del loro passato. ![]() La trama la conoscete tutti: mentre stanno proseguendo le riprese del loro zombie-movie amatoriale, sei ragazzi si ritrovano, loro malgrado, coinvolti in un disastroso incidente ferroviario dal quale escono illesi per miracolo. Da uno dei vagoni fuoriesce un enorme e misteriosa creatura che fugge nella notte, e sul posto accorrono immediatamente i militari, che lasciano intendere fin da subito di sapere cosa stesse trasportando quel treno. Ma è solo l’inizio! Ben presto anche altri fatti insoliti cominciano a verificarsi nella piccola cittadina di provincia dove la pellicola è ambientata, e spetterà ai sei piccoli protagonisti scoprire la verità su cosa sta succedendo. Davvero molto simpatica l’idea di proiettare il tanto agognato zombie-movie dei sei ragazzi durante lo scorrere dei titoli di coda! Inserisci un commentoEffettua il login per postare un commento. Se non sei registrato clicca qui Registrati | Chronicle il sondaggio della settimana |









