Film: trame e trailer

The Amazing Spider-Man

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( Il voto dei nostri lettori: 4,24 )
Titolo Originale:The Amazing Spider-Man
Genere:Azione/Fumetti
Sceneggiatura:James Vanderbilt, Alvin Sargent, Steve Kloves
Anno:2012
Regia:Marc Webb
Distribuzione:Warner
Interpreti:Andrew Garfield, Emma Stone, Rhys Ifans, Martin Sheen, Sally Field, Irrfan Khan
Durata:136
Sito Ufficiale:www.theamazingspiderman.com
Data uscita:04/07/2012

The Amazing Spider-Man: la trama

The Amazing Spider-Man è la storia di Peter Parker (Andrew Garfield), un liceale solitario, abbandonato ancora piccolo dai genitori e affidato alle cure di zio Ben (Martin Sheen) e zia May (Sally Field).
Come la maggior parte dei teenagers, Peter sta cercando di capire chi è e come è arrivato ad essere così com’è. Peter si trova anche a far fronte alla sua prima cotta scolastica, Gwen Stacy (Emma Stone), e insieme i due sono impegnati a destreggiarsi tra amore, responsabilità e segreti.
Quando Peter scopre una misteriosa valigetta appartenuta a suo padre, inizia la sua ricerca delle cause della scomparsa dei genitori, una ricerca che lo guida direttamente alla Oscorp e in particolare al laboratorio del Dottor Curt Connors (Rhys Ifans), un tempo collega del padre. Nel momento in cui Spider-Man si troverà in rotta di collisione con Lizard, l’alter-ego di Connors, Peter si troverà ad adottare delle scelte che altereranno la sua vita, per usare i suoi poteri e dar forma al suo destino d’eroe.

(di Maria Elena Vagni)

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The Amazing Spider-Man: il trailer

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Joan Holden scrive:

Terminato il fortunato ciclo di Sam Raimi, Spider-Man torna alle origini. Il nuovo film sull’Uomo Ragno diretto da Marc Webb è infatti un reboot (un “riavvolgimento di nastro”): una scelta della produzione che, visti gli ottimi risultati di critica e pubblico conquistati dalla saga di Raimi, francamente lascia perplessi.
La sceneggiatura di James Vanderbilt affronta una tematica tralasciata nei film precedenti: il tormento di Peter per la perdita dei genitori e il coinvolgimento del padre con la Oscorp. Ma, ripercorrendo le origini, i punti di contatto sono inevitabili: la fatidica puntura del ragno, la scoperta dei nuovi poteri, la morte dello zio Ben, la nascita del mito di Spider-Man…Insomma, a meno che vi siate persi la trilogia di Raimi (ma chi non l’ha vista?!), l’effetto déjà-vu è garantito.
Allo stesso tempo il film non potrebbe essere più differente dai precedenti per scelta degli interpreti, regia, toni e atmosfere.
Il sospetto è che i produttori abbiano voluto virare verso una versione più “dark” delle avventure del supereroe, ispirati forse dal grande successo della trilogia del collega Batman.
Peccato che Spider-Man sia assai diverso dal Cavaliere Oscuro e un’eccessiva dose di toni cupi appesantisce un personaggio che, proprio per la sua aria scanzonata e giovanile, è il supereroe preferito dai ragazzini.
La cupezza, dicevamo, pervade l’intero film: le scene in notturna o in luoghi chiusi superano di gran lunga quelle alla luce del sole. Gli scontri tra Spider-man e Lizard sono tutti in notturna e l’unico che avviene di giorno si svolge al chiuso di un edificio scolastico.
Ad appesantire il tutto, gli episodi e le battute che strappano una risata si contano sulle punta delle dita, quando i film di Raimi erano attraversati da una vena comica che spezzava alla perfezione la tensione delle scene d’azione e quelle drammatiche.
La mancanza del mitico J.J.J., direttore del Daily Bugle, si sente (e, a proposito, che senso ha insistere sulla passione di Peter per la fotografia se questa non si concretizza nell’occupazione da “fotografo ufficiale” di Spider-Man?).
Buona la scelta degli interpreti: Andrew Garfiled è uno Spider-Man dal fisico più asciutto e dinoccolato, più efficace quando deve interpretare il lato scanzonato dell’eroe che quello travagliato. Con il suo sorrisetto da piacione e l’abbigliamento steet-style il suo Peter Parker risulta meno sfigato di quello di Tobey Maguire che, con la sua faccia da eterno imbambolato e l’aria da perdente, riusciva meglio ad accattivarsi la simpatia degli spettatori.
Mary Jane, oggetto del desiderio sempiterno di Peter nella trilogia, è stata qui rimpiazzata da Gwen Stacy, personaggio che era stato ignobilmente stravolto nel precedente film sull’eroe.
Interpretata da Emma Stone, Gwen è ben lungi dal coltivare le velleità artistiche della rossa rivale: al contrario, è una ragazza con la testa ben piantata sulle spalle, brillante studentessa di biologia e pupilla del dottor Connors.
Al contrario di Mary Jane, che ci metteva un pò a comprendere i suoi forti sentimenti nei confronti di Peter (e nel frattempo si distraeva con James Franco, mica scema la ragazza), Gwen non ha occhi che per il suo eroe. Nel complesso ne risulta un personaggio monocorde, quasi passivo, eccessivamente serioso per una diciasettenne. Così noiosa cha anche Lizard, quando se la ritrova in trappola nelle torre, non ci pensa proprio a rapirla o usarla come esca contro il suo antagonista, ma la molla nello sgabuzziono lasciandola spiazzata come lo spettatore.
Volete mettere con la povera Mary Jane, immancabilmente fatta ostaggio dal mostro di turno, sempre presa a venir strattonata per i grattacilei di Manhattan? I suoi strilli erano parte integrante della colonna sonora.
Kirsten Dunst spezzava il cuore di Peter e al contempo dava del lavoro da sbrigare a Spider-Man: la ragazza sapeva decisamente come si tiene in piedi un film!
Chiudendo la parentesi personaggi, arriviamo alla nota dolente: il contraltare dell’eroe Lizard/Connors, interpretato dal pur bravo Rhys Ifans. Si tratta del classico scienziato che prova sulla propria pelle l’esperimento a cui lavora da una vita e, guarda un pò, l’esperimento va storto (ma quando impareranno?!). Purtroppo è un villain totalmente privo di carisma e le sue vicende ricordano troppo quelle di Octopus.
La regia di Webb è apprezzabile, ma manca la maestria di Raimi, abile nel realizzare uno stile “fumettistico” ed epico. Anche Webb riesce però in alcuni momenti a creare pathos, come nella scena in cui Spider-Man fa indossare la sua maschera a un bambino per dargli coraggio o quella in cui il notro eroe, ferito a una gamba, deve correre una grande distanza per raggiungere la Oscorp Tower.
Interessante è infine la scelta di riprendere alcuni elementi presenti in “Ultimate Spider-Man”, la versione moderna del fumetto uscita negli anni 2000: ne sono un esempio la più giovane età degli zii e la scena sul campo di basket. Come nella versione cartacea, inoltre, le ragnatele non sono incorporate, ma fuoriescono da dei polsini (anche se Dio solo sa cone il ragazzo abbia potuto procurarsele…).
Segnalo infine un divertente cameo di Stan Lee, il creatore di Spider-Man, e una scena nascosta nei titoli di coda che getta ulteriori ombre sul passato del padre di Peter.
Insomma, in generale “The Amazing Spider-Man” è un buon prodotto, godibile, ma uscendo dalla sala un interrogativo non potrà non aleggiare su tutti noi: “Ma era proprio necessario?”

Rocken scrive:

Un bambino che in fretta e furia perde i genitori con in sottotraccia uno spiraglio di alta pratica matematica che lascia comprendere futuri importanti risultati nel campo della scienza: il bambino ovvio è peter parker e questo è il segmento che lo avvia a perdere staccarsi a lungo termine dai genitori per congiungersi nella vita di tutti i giorni degli zii.
Svariati anni son passati e Peter (un Andrew Garfield in grandissimo spolvero) è cresciiuto e in alta adolescenza trova tutte le sfumature del nerd incallito: mente stra-brillante, vittima del bullismo scolastico, impacciato a dir poco con le ragazze.
Tramite piccole coincidenze, anche cercate, si ritrova a una sorta di meeting presieduto da Gwen Stacy in funzione di interposta persona di Curt Connors, un abile scienziato ex grande collega di parker padre; qua inizia il bello peter si lascia andare all’istinto esplora sotto mentite spoglie il laboratorio del grande scienziato e come il destino vuole riesce a farsi pizzicare dal fatidico ragno che gli farà acquisire quei poteri da cui derivano grandi resposabilità; a questo punti ridefinisce l’equazione che dovrebbe essere la svolta delle ricerche del padre e di Connors, il farmaco rivoluzionario viene definito e Connors stesso si fa da cavia per evitare test di massa e licenziamento per scarsi risultati e insomma si avvia a diventare il super nemico Lizard.
il bello di The Amazing spider man finisce qua, tralasciando la performance attoriale di Garfield che è una chicca costante per tutto il film; volendo seguire il filone Noir del batman di Nolan infatti il film si perde nei meandri delle sfaccettature del genere e diventa un pò tedioso avvicinandosi raschiando il fondo a un finale cosi classico verso l’ormai onnipresente sequel in un modo cosi tremendamente bolso da apparire come un pugno sullo stomaco per chi da questo film si aspettava un capolavoro.
Non resta che sperare che se il seguito prenderà vita (probabile dati i buonissimi incassi raggiunti finora) si provveda allora a fare un lavoro di sceneggiatura altrettanto originale ma allo stesso tempo più di presa in termini di ritmo, scorrevolezzà e originalità narrativa: The amazing spider man arrivederci arrivederci (con leggeri spruzzi di entusiasmo) a presto (almeno si spera).

venarte scrive:

L’avevamo lasciato vincente contro Venom, il simbiote alieno, e felice con la sua Mary Jane nel finale del terzo episodio della saga del regista di culto Sam Raimi. Ora però per Peter Parker è tempo di ricucire la sua calzamaglia rosso e blu, e ricominciare l’avventura ripartendo da zero.
Riprendendo il titolo completo del fumetto, The Amazing Spider-Man si dimostra più aderente al personaggio originale della Marvel, dando nuovo smalto al supereroe creato dal genio di Stan Lee.
Morso da un ragno radioattivo, il maldestro Peter si ritrova dotato di un’incontrollata forza e di agilissimi riflessi che userà per combattere il perfido Lizard, eminente scienziato genetista, trasformatosi in un megalucertolone in seguito all’iniezione di un siero con DNA di rettile.
Oltre alle mirabolanti acrobazie sui tetti di New York esaltate dalla grafica 3D, questo film, diretto da Marc Webb e interpretato dal giovane Andrew Garfield, rispolvera il primo vero amore di Spidey: la dolce Gwen Stacy. Peter, dunque, non è solo nella sua lotta, ma dovrà ricordare che i segreti hanno un costo, non sono mai gratis.

Parker85 scrive:

Non me la sento di smontare completamente un film che, nonostante alti e bassi, offre comunque allo spettatore un livello di intrattenimento più che buono e tutta una serie di spunti pregevoli anche se, in alcuni casi, non troppo azzeccati; da grande fan del personaggio a fumetti aspettavo questo lungometraggio con una buona dose di ottimismo, pur conscio del fatto che non si sarebbe lontanamente avvicinato ai fasti della trilogia di Sam Raimi (o meglio considerevole come bilogia, perchè le delusioni per il terzo capitolo sono tutt’ora una ferita aperta); proprio per questo motivo, visto quanto i primi due (per me straordinari) film abbiano segnato il mio immaginario, credo si imponga non tanto la solita critica ma perlomeno un inevitabile paragone tra i due prodotti.
Partirei con la regia: può piacere o non piacere il suo stile ma non si può certo negare che Sam Raimi sia un visionario; è un regista vecchia scuola, che ha fatto pratica sul campo imparando il mestiere ed acquisendo esperienza come si faceva una volta, quando trucchi e costumi costituivano il grosso degli effetti speciali di un film e al posto della ormai sovrasfruttata cgi si utilizzavano animatronica e stop motion; uno stile visivo tipico di registi come Peter Jackson o Steven Spielberg, per intenderci (cosa non da poco), e questo nei suoi lavori si palesava dal dinamismo delle inquadrature, dai movimenti della camera e da tutta una serie di particolari che potremmo definire in “stile raimiano”, come, per esempio, inserire nelle scene particolari tipici da film horror, sua grande passione;
Marc Webb, da questo punto di vista, non credo sia nemmeno possibile paragonarlo vista la poca esperienza fin qui; qualche videoclip ed una commedia all’attivo a mio avviso erano troppo poco per affidargli un progetto ambizioso come questo, ed i suoi limiti nella regia si vedono tutti: il lavoro che ha fatto è notevole e tutt’altro che da disdegnare, come cineasta può solo crescere e le potenzialità ci sono tutte, ma la qualità delle immagini del suo spider-man sono senza dubbio inferiori rispetto alla notevole messinscena di Raimi.
Gli interpreti: col primo film gli autori si presero parecchie licenze, tra cui quella di utilizzare Mary Jane fin da subito come primo amore di Peter (tralasciando Gwen Stacy e relegando Betty Brant ad un ruolo pocopiù che da comparsa); forse Kirsten Dunst nei panni di MJ non fu esattamente la scelta migliore ma, pur storcendo il naso, si poteva guardare; il fatto che nel blocco finale la sequenza in cui il villain la lascia cadere dal ponte di Brooklyn (quando sappiamo che al suo posto ci sarebbe dovuta essere Gwen) possa destare perplessità, ma, nel complesso, la scena era notevole; la Gwen di Emma Stone è invece molto più convincente e dotata di tutto un’ altro carisma, per quanto differente il personaggio, sinceramente dispiace quasi per l’ inevitabile fine che sicuramente farà (ndr); totalmente assente il Daily Bugle in questo reboot e, di conseguenza, anche la figura del direttore J.J. Jameson, personaggio su cui ricadeva la maggior parte del fardello comico dei film e, in effetti, i siparietti nei film di Raimi erano davvero spassosi; gli zii, più credibili forse nei film precedenti (più simili per stile ed aspetto alle figure dei fumetti), in questo reboot secondo me non troppo adeguati ma abbastanza credibili, per quanto marginali le loro parti. Flash Thompson decisamente migliore in questo nuovo film, finalmente biondo e parecchio più bullo rispetto alla macchietta incolore del primo film.
Il protagonista: Tobey Maguire a mio avviso l’incarnazione ideale: non un grande comunicatore forse, molte le scene di sguardi e silenzi imbarazzanti, ma come Peter Parker era credibilissimo e sopratutto ancor più credibile come personaggio (col costume a volto scoperto era perfetto); Andrew Garfield continuo a pensare che non abbia esattamente il phisic du role: più snello, meno sornione e troppo sagace e brillante, un Peter decisamente più cool di come sarebbe dovuto apparire; come attore è certamente meglio di Maguire ma col costume è abbastanza inguardabile.
La trasformazione: la scena in cui Peter acquisisce i poteri nel film di Raimi è un capolavoro: il protagonista arriva a casa visibilmente influenzato, salito in camera sviene ed in una sequenza alla Raimi (qui i rimandi ai film horror) apparizioni di tessuti nervosi, teschi e ragni mentre le sequenze del dna si integrano di nuove strutture…impareggiabile; successivamente Peter scopre i nuovi talenti e gradualmente impara ad utilizzarli (tra cui alcune licenze derivanti dallo spidey del 2099 come la ragnatela organica e le setole per aderire alle pareti) fino alla mitica prima scena di web swing; troppo, troppo repentina la trasformazione nel nuovo film: Peter si sveglia all’ improvviso in metro, stende tre tizi solo grazie all’ istinto e, a parte la scena in cui demolisce mezza stanza causa imprevista superforza, da qui a pochi minuti padroneggia già agilità e sensi come un veterano; nel film di Raimi, inoltre, la trasformazione era totale: Peter si risveglia fisicamente cambiato, muscoloso, perchè il suo corpo ha metabolizzato le nuove facoltà (non dimentichiamo che, come spesso ricordano anche nei fumetti marvel, un ragno adulto può saltare fino a 50 volte l’ estensione delle sue zampe e sollevare fino a 100 volte i proprio peso, caratteristiche che, in proporzione, fanno di Spidey uno dei forti del marvel universe) ed in molte scene, come dovrebbe essere, spider-man fa sfoggio della sua superforza, combattendo quasi sempre alla pari col villain di turno; nel reboot c’è totale assenza di metamorfosi fisica e, a parte tenere un’ auto, all’ eroe non viene concessa la stessa forza del predecessore, anzi, gli scontri col villain sono piuttosto impari ed a senso unico.
Il villain: nel primo film si scelse Norman Osborn/Goblin, impersonato da Willem Dafoe che si rivelò la scelta ideale per incarnarlo; in questo si è optato per Kurt Connors/Lizard, il villain che doveva essere (se fosse stato girato un quarto spider-man) impersonato da un Rhis Ifans sicuramente credibile ma non del tutto convincente; Osborn/Goblin, a parte il look hi-tech del costume che molti hon hanno gradito (a me non dispiaque) come caratterizzazione era perfettamente centrato: l’ aspirazione di un magnate che per non perdere l’ azienda testa su se stesso incrementatori di prestazioni di sua invenzione che lo rendono più forte, più potente, ma gli causano un folle sdoppiamento di personalità (caratteristica distintiva del personaggio); la scena in cui parla con Goblin rivolgendosi a se stesso di fronte allo specchio è arte pura; il Dottor Connors per molti aspetti non è molto diverso: come motivazioni siamo quasi in linea con la storia dei fumetti (in cui perdeva il braccio causa ferite riportate per lo scoppio di una mina in Viet-nam) ossia utilizzare la scienza per ridare agli invalidi ciò che hanno perso; fatto ciò, grazie anche all’ aiuto di Peter (…) non viene creato il villain che doveva essere, ovvero l’ uomo lucertola che, come con Bruce Banner per Hulk, lotta con se stesso per impedire che l’ altro prenda il sopravvento; Lizard ragiona come Connors (perchè rimane Connors, non vi è la personalità rettile che prende il sopravvento) ed il suo fine ultimo, come nei fumetti, è quello di far diventare i rettili la specie dominante; in tale motivazione, però, non sempre si distingue se lo faccia per ideale oppure solo per se stesso, per brama di potere; esteticamente Lizard convince meno: enormemente smisurato, sembra più l’ aberrazione del killer croc dei fumetti di batman che il Lizard di quelli di Spider-man, più lento nei movimenti e smisuratamente forte tanto che prende l’ eroe e lo lancia dove gli par;, nelle scene di lotta fa storcere il naso, poteva essere elaborato meglio.
Gli spararagnatele: bella novità, assenti nei film di Raimi però mal utilizzati: ideati in un battito di ciglia, non vengono approfonditi gli aspetti riguardanti il funzionamento, non si capisce come Peter fabbrichi il fluido per la tela (che è illimitato, per tutto il film non si esaurisce mai…); semplicemente li crea e li usa; anche qui potevano gestire meglio la cosa.
Il senso di ragno: nei film di Raimi (specie nei primi due) è ben riprodotto e viene utilizzato in contesti oltremodo spettacolari, come dovrebbe essere; nel reboot non si capisce se Peter l’ abbia ereditato o no, dubbio che svanisce quando prima viene colpito da un taser della polizia e dopo da un proiettile alla gamba (è una regola fondamentale dei fumetti: grazie al senso di ragno nessuno può cogliere di sorpresa o colpire spider-man per primo, men che meno con un’ arma da fuoco).
Il bacio: la scena del bacio a testa in giù con MJ sotto la pioggia è storia, stiamo parlando di un momento cult ineguagliabile; Peter che con la tela tira verso di sè Gwen per poi baciarla non è la stessa cosa, mi dispiace.
La colonna sonora: i temi di Danny Elfman non si battono; gli score ti entravano in testa, costituivano il valore aggiunto di un film già pregevole; le melodie idilliache di James Horner poco si adattano ai contesti ed alle scene d’ azione e sono facilmente dimenticabili appena fuori dalla sala.
Il motto: da un grande potere, derivano grandi responsabilità; la frase chiave di Spider-man è questa; dopo quarant’ anni è ancora la principale motivazione che spinge l’ eroe ad esser tale; perchè modificarla o storpiarla!? visto quanto accade nella vicenda, in effetti, potremmo alterare l’ adagio in: potere, senza troppe responsabilità.
In generale, dal punto di vista tecnico e visivo, i film di Raimi competono più che alla pari (nonostante i 10 anni di differenza) perchè guardando la sequenza finale di questo reboot ci si accorge che la stessa sequenza finale del primo lungometraggio a cui fa il verso visivamente non era da meno;
resta comunque il fatto che non era facile sobbarcarsi la responsabilità di un film del genere su di un personaggio a cui è rivolta particolare attenzione, sopratutto con la precedente trilogia ancora fresca e rispetto cui gravava il peso del confronto inevitabile; questo reboot però viaggia abbastanza regolarmente sul suo binario, nonostante i tanti difetti parecchie cose buone emergono, come il rapporto tra Peter e Gwen e le scene di web swing tecnicamente ben realizzate, e proprio per questo secondo me il film merita la sufficienza, nella speranza che abbiano appena iniziato a grattare la superficie.

Fantasy_1989 scrive:

Uno spiderman così oscuro non lo si era mai visto, e nemmeno una storia così realistica, cruda e diversa non l’avevano mai raccontata. E, d’altronde, la locandina dice non a caso “la storia mai raccontata”. Ed è proprio vero. Un Peter Parker così scanzonato, astuto, playboy, l’avevamo adorato solo sui fumetti e mai sulla pellicola, almeno fino a ora. La storia inizia sulle scale di una casa, dove sta un bambino che fa la conta di nascondino, appena finisce e va a cercare le persone nascoste, si accorge che qualcosa non va, chiama il padre che scopre che qualcosa non va davvero. Prende il bambino, la moglie e li porta dallo zio Ben, dove il bambino starà finchè non crescerà. La storia dopo ciò ormai la conosciamo tutti no? Da un grande potere, derivano grandi responsabilità, ma lo spiderman di questo film è ancora acerbo in questo senso, non totalmente pronto a mettere in atto la lezione dello zio, ancora troppo assetato di vendetta per discernere lo sbagliato dal giusto, tra proteggere gli innocenti e la vendetta. Ma non vi preoccupate, perchè nel corso del film Peter imparerà a mettere davanti alle proprie necessità quelle degli altri, diventando il supereore dai superproblemi che tanto amiamo, ok non sarà una montagna di muscoli come Tobey Meguire nella trilogia di Raimi, ma se la cava abbastanza anche questo, anche se poi il regista e lo sceneggiatore l’avevano detto che volevano mettere sullo schermo uno spiderman più ironico, agile e furtivo piuttosto che uno tutto muscoli. La prova la supera a pieni voti insomma, anche come recitazione. Fenomenale la parte di Martin Sheen, come quella di Andrew Garfield, Emma Stone e Rhys Ifans. Insomma il cast era stellare!
Non voglio fare pronostici sulla saga di Spiderman per gli anni che verranno, come non li ho fatti per quella di Batman, con la quale ha anche qualche particolare in comune mi pare. Penso però che avrà lo stesso (o quasi almeno) successo. Perchè anche mostrano cosa succede se spari a una persona, che quella inevitabilmente muore non torna in vita grazie ad un siero dell’eterna giovinezza. Il film è molto duro e crudo, ti permette di analizzare la realtà sotto diverse forme. Marc Webb ha fatto un ottimo lavoro davvero, come lo fece Crhis Nolan al tempo, e chissà magari tra qualche anno staremo ancora discutendo su chi dei due abbia avuto maggior successo col primo capitolo delle rispettive trilogie.

PS: un pò di tempo fa ho letto un sondaggio sul perchè la gente non va più o quasi al cinema. La risposta ve la do io. Al cinema non sai mai chi puoi incontrare. Può capitarti la gente seria che sta zitta durante il film, oppure la gente balorda e maleducata che durante TUTTO il film si mette a gridare o fare versi sconci. Quindi se magari l’entrata fosse un pò più limitata invece che pensare a spremere soldi a tutti, magari un pò più di gente al cinema ci andrebbe. Grazie.

fender80 scrive:

Lo attendevamo tutti come il reboot più difficile dell’anno e così è stato. Il nuovo Spiderman di Marc Webb risulta non così distante dal precedente da renderlo accattivante come ci si aspettava. Purtroppo i fratelli minori soffrono sempre del paragone con il maggiore, perchè se fosse stato lui il primo della serie sarebbe stato eccezionale! Tuttavia, sebbene la scelta di Garfield risulti più “consona” all’immagine di un Peter Parker un po’ imbranato ma determinato, rispetto alla precedente versione “vorrei ma non posso” di Tobey Maguire, lo scenario più cupo e dark che ci si aspettava è stato macchiato dallo stesso Spiderman, poco riflessivo e molto spesso troppo scanzonato. Forse il tentativo è stato quello di renderlo simpatico ed esuberante come il Tony Stark di Robert Downey Jr? Beh il paragone non può tenere. Anche il tema dell’ “eroe per caso” che decide di prendersi a cuore la difesa del bene contro il male non è stato molto approfondito, lasciando lo spettatore alla sua libera interpretazione, o ancor peggio tenendolo legato ancora troppo al vecchio Uomo Ragno. Nulla da eccepire su cast ed effetti speciali, però per un rilancio di Spiderman in grande stile ci attendevamo qualcosa di più coraggioso. Non ci resta che confidare nel ritorno dell’Uomo Pipistrello!

iogenio scrive:

Con the amazing spider-man il box office si spacca in due:il film più interessante del mese di luglio assieme a biancaneve e il cacciatore e la leggenda del cacciatore di vampiri 3d.Come cinema non potevo che scegliere (il caro)Uci cinemas bicocca.

Però prima di raccontarvi il film introduco la creazione di uno dei reboot più grandi di sempre.

Estate 2007:dopo il successo di spiderman 3 già si pensava a un quarto capitolo con Raimi e Maguire scritto da James Vanderbilt,e come villian Lizard.L’attore Dylan Baker,che interpetrava il dottor Curt Connors nella scorsa trilogia era contento e entusiasta.Kirsten Dunst doveva tornare nei panni di mary jane e Rosemary Harris nei panni di zia may,ma la Sony improvvisamente cambia idea:fare un reboot con Andrew Garfield nei panni di spiderman e Emma Stone nei panni di Gwen Stacy.

La trama gira intorno alla scomparsa dei genitori di Peter,Richard e Mary,e un giorno il ragazzo trova un valigetta che lo porterà alla Oscorp,dove viene punto da un ragno e si trasforma in spiderman.

Il film non perde mai il filone della storia,complice l’ottima sceneggiatura di Vanderbilt,Alvin Sargent e Steven Kloves.Dopo lizard,per peter un altro nemico lo minaccia:il capitano stacy.

Andrew Garfield,Emma Stone e Rhys Ifans sono bravi,mentre Marc webb ha dato il suo meglio ,ma il risultato è una regia da migliorare.Il 3d delude un pò le aspettative,tranne nelle sequenze d’azione e la fotografia è brillante.

Quindi con il reboot di spiderman ci rivediamo a maggio 2014,forse senza webb,scritto dai veterani Roberto Orci e Alex Kurtzman.

Voto:4/5

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