Film: trame e trailer

The Iron Lady

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( Il voto dei nostri lettori: 3,82 )
Titolo Originale:The Iron Lady
Genere:Biografia, Drammatico
Sceneggiatura:Abi Morgan
Anno:2011
Regia:Phyllida Lloyd
Distribuzione:BIM Distribution
Interpreti:Meryl Streep, Jim Broadbent, Roger Allam, Richard E. Grant
Durata:105'
Sito Ufficiale:www.theironladymovie.co.uk
Data uscita:27/01/2012

The Iron Lady: la trama

Margaret Thatcher (Meryl Streep), ex Primo Ministro britannico, ormai ottantenne, fa colazione nella sua casa in Chester Square, a Londra. Malgrado suo marito Denis (Jim Broadbent) sia morto da diversi anni, la decisione di sgombrare finalmente il suo guardaroba risveglia in lei un’enorme ondata di ricordi. Al punto che, proprio mentre si accinge a dare inizio alla sua giornata, Denis le appare, vero come quando era in vita: leale, amorevole e dispettoso. Lo staff di Margaret manifesta preoccupazione a sua figlia, Carol Thatcher (Olivia Colman), per l’apparente confusione tra passato e presente dell’anziana donna. Preoccupazione che non fa che aumentare quando, durante la cena che ha organizzato quella sera, Margaret intrattiene i suoi ospiti incantandoli come sempre, ma a un bel momento si distrae rievocando la cena durante la quale conobbe Denis sessanta anni prima. Alla fine della serata, Margaret si ritira nella sua stanza, ma non riesce a prendere sonno. Si alza dal letto e si mette a guardare alcuni vecchi filmini di famiglia, e inizia a riflettere sui sacrifici che ha dovuto compiere nella vita privata per perseguire la carriera politica.

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The Iron Lady: il trailer

Contributi aggiuntivi The Iron Lady

4 commenti per “The Iron Lady”

  • Annu83 scrive:

    Meno male che c’è Meryl Streep…
    La storia e il giudizio di questo film tanto atteso devono passare imprescindibilmente da questa, tanto vera quanto amara, premessa.
    Margaret Thatcher, la Lady di Ferro, è un personaggio conosciuto. Primo Ministro inglese per ben 3 mandati, divise l’opinione pubblica con le sue scelte, il suo carisma, la sua visione a volte monocromatica della vita reale e di quella politica, scegliendo sempre la via più diretta in tutte le questioni che affrontava, nel bene e nel male.
    Al contrario, la pellicola comincia con il dilemma di una scelta personale mai presa: decidersi una volta per tutte a gettare gli abiti appartenuti al defunto marito Denis, suo compagno di vita per più di mezzo secolo.
    Da qua comincia un delicato e intimo ritratto di Margaret, ormai vecchia e preda della solitudine, dei ricordi, della solitudine dei ricordi, dell’Alzheimer e di una senilità sempre più ingombrante e ricca di angoscia. Un’angoscia magnificamente rappresentata da un’attrice a sua volta magnifica, capace di dire con lo sguardo ben più di quello che altre colleghe riuscirebbero a fare parlando per decine di minuti.
    Tratteggiato molto bene questo aspetto, si passa a un vorticoso susseguirsi di flashback, che porteranno a ripercorrere la gioventù di M, dalla laurea ad Oxford passando per i primi interessi politici, il matrimonio, il primo incarico come Ministro dell’Istruzione e la definitiva consacrazione come Primo Ministro. Sullo sfondo una vita matrimoniale color pastello, al limite della superficialità, frenata da un’ambizione smodata; un rapporto coi figli spesso difficile e discutibile in contrapposizione a una smisurata e irrefrenabile voglia di far carriera. Un lungo lamento sull’inconciliabilità tra determinazione e mediazione, fino quasi a far sentire blasfema, grazie anche alla mimica facciale della protagonista, la parola “compromesso”.
    Il film, in effetti, è tutto qua, semplice e lineare. Si potrebbe dire banale. Quello che sbalordisce è la differenza di emozioni che una stessa attrice è in grado di regalare interpretando due età differenti di una stesso personaggio. Da questo scontro tra forza (carriera politica) e debolezza (la frustrante vecchiaia di una donna che fu in grado di comandare un paese come la Gran Bretagna) ne esce una Streep stupenda nella seconda parte, e ridimensionata nella prima. Ed è un bene, perché le emozioni sono preferibili alla fredda narrazione. Le scene finali, dove viene finalmente rappresentata una “cognizione di demenza”, sono le migliori di un film che parte e continua su un binario troppo retto e talvolta monocorde, reso migliore soltanto da buone interpretazioni degli attori che circondano la protagonista.
    Una Streep, dicevano, ridimensionata da un personaggio fin troppo povero di sfumature, con contorni troppo netti e comportamenti fin scontati. Non può, questa interpretazione, non richiamare alla mente Miranda Priestly. Due personaggi simili, carismatici e accentratori, ma con una differenza fondamentale a livello interpretativo: Miranda era un personaggio di fantasia, e come tale permetteva una flessibilità maggiore sotto questo punto di vista. E questo rese quell’interpretazione, a mio parere, epica.
    Ciò che non sarà mai questa, ma almeno…. meno male che c’è Meryl Streep che ha salvato un film un po’ banale.

  • Nerofrank scrive:

    Questa è la storia della ‘figlia del droghiere’. Magistralmente, non mi stancherò mai di scriverlo, interpretata da Maryl Streep. Senza aggiunta di fronzoli, scorci di vita privata o stupidaggini varie. La storia di Margareth Tatcher, la ‘Lady di ferro’ appunto, nuda e cruda. In tutti i suoi momenti di vita, sia politica (e ce ne sono stati tanti) che privata (non troppi). Mi sono divertito molto, perchè questo genere di film (le biografie cioè) deve essere fatto così: deve mostrare la vera natura del personaggio in questione, senza abbellimenti o chissà cos’altro. Bel lavoro!

  • Stefano Pariani scrive:

    Dopo lo scanzonato musical “Mamma mia!”, la regista Phyllida Lloyd riprende la sua egregia protagonista, che in quel film aveva fatto cantare e ballare sulle note degli Abba, e la imbarca in un film biografico-politico su una delle donne più discusse dello scenario internazionale degli anni ’80. Tailleur castigato, collana di perle al collo, capelli impeccabilmente cotonati e denti sporgenti, la somiglianza di Meryl Streep con la Tatcher è straordinaria, specialmente quando la ritrae da anziana, in preda all’Alzheimer e tormentata da voci, ricordi e immagini del suo passato. La regista ne fa quasi un personaggio da tragedia classica che passa i suoi ultimi giorni in solitudine, circondata da pochi assistenti e dalla figlia, che tendono a isolarla dall’esterno, rendendola quasi prigioniera nella sua casa di lusso. Qui passa in rassegna gli eventi fondamentali della sua vita: le modeste origini, la sua famiglia, la volontà di affermarsi in politica, in un ambiente tradizionalmente in mano a soli uomini, l’amore per il marito e i figli. Tra un flashback e l’altro, il film mostra un pezzo di storia britannica e non solo: le tensioni e gli episodi di violenza degli anni ’70 e ’80, la guerra delle Falkland, la caduta del muro di Berlino. Più efficace nel delineare la quotidianità dell’anziana Tatcher, il film non decolla nelle altre parti: convenzionale e piattamente narrativo quando descrive gli anni giovanili dell’ex premier, confuso e retorico quando mostra un po’ sbrigativamente le tappe della sua politica, in bilico tra spunti comici e altri drammatici. Un film poco coinvolgente e poco omogeneo, che tende a fare della Tatcher un’icona e che pare, in alcuni momenti, innalzarle un monumento. Resta la magistrale prova della Streep, impeccabile e impagabile come sempre, che regge sulle sue spalle l’intero film. Puntuale la nomination all’Oscar.

  • FrancescaG. scrive:

    Dunque, sabato sera sono andata al cinema ed ho fatto un esperimento. Sebbene sia andata in compagnia dei mie e di alcuni loro amici, io sono andata a vedere un film diverso. Loro hanno preferito “Benvenuti al Nord” io ho optato per “The Iron Lady”, splendido film su Margareth Tatcher. In conclusione, esperimento riuscito. Mi sono goduta tutto il film in santa pace senza commenti o distrazioni. Mi sono goduta un ora e 45′ di Meryl Streep senza che nessuno mi dicesse “Ma quanto è brava! Ma quanto lo sa fare bene!” e grazie! Lo so anche da me.

    SE VUOI ANDARE A VEDERE IL FILM NON LEGGERE, MI LASCIO SFUGGIRE DEGLI SPOILER

    Torniamo al film. Romanzato, non c’è dubbio, forse troppo buono con una donna che, al di là della grandiosità delle sue “gesta”, ha messo alla fame molte persone del suo paese. Ma come fai, alla fine del film, a non sentirti un po’ coinvolto? In questo la regia è stata bravissima, presentando il ritratto di una Tatcher vecchia, con i primi sintomi di Alzheimer e affetta da allucinazioni continue nelle quali vede il marito (Denis Tatcher, morto 8 anni prima nda). Quasi tutte le vedove di questo mondo (mia nonna compresa) si rivedrebbero nella scena strappalacrime (io ho pianto) in cui lascia a malincuore andare via il marito, tornando (più o meno) ad essere la vecchia Lady di Ferro. Il film è un continuo andirivieni fra passato e presente. Tutto nella casa di M. (come la chiama il marito) le ricorda di quando ancora era solo “la figlia del droghiere”, oppure di quando l’IRA mise una bomba nell’hotel dove alloggiava col marito. Una donna testarda, non incline alle coalizioni o a divenire a patti con le parti avverse e con i tanto odiati sindacati. Ma comunque una donna, con i suoi momenti di debolezza, con due figli che vedrà crescere a distanza. “Quando ho smesso di pensare agli altri?” è una domanda che la Tatcher si pone ad un certo punto del film, facendosi quasi un’autocritica per l’aver sacrificato la famiglia sulla scalata verso il successo, verso il posto di primo ministro. Un’eccezionale Meryl Streep truccata alla perfezione (la somiglianza in alcune pose è impressionante) da vita ad una biografia/romanzo molto bella che fa rivalutare un personaggio così controverso. Certo, se la regia si fosse concentrata in un unico periodo storico del mandato della Tatcher, forse la storia sarebbe sembrata più omogenea e meno frastagliata. I continui flashback sono un vecchio “trucco”, se così lo si può chiamare, usato in moltissimi film. Sarebbe stato, forse, più interessante un ritratto solo sulla Tatcher nei suoi primi anni, oppure sulla Tatcher durante le rivolte e gli scioperi o ancora un ritratto del leader conservatore nei suoi ultimi anni (o mesi) di governo. Mi rendo conto che, nella formula che ha scelto, la regia ha cercato di dare un aspetto umano a chi (solitamente) viene considerata come una donna forte ma allo stesso tempo insensibile e implacabile. Così facendo però si rischia di cadere nel ruffiano, come dire, “facciamo un film sulla Tatcher per farla piacere alla gente ora che è vecchi e malata”. Tutti i suoi pensieri, i rapporti con il marito e i figli, le sue paure, sono verosimili ma rischiano, appunto, di far credere al pubblico che lo scopo del film sia quello di far amare alle persone una donna che in Inghilterra ha portato , certo, molti cambiamenti ma che ha allo stesso tempo affamato molte famiglie (per non parlare poi dell’Irlanda).

    Mi è piaciuto: il film è molto bello, ben fatto se si amano i continui flashback e le biografia molto romanzate. Il cast è ciò che rende il film veramente meritevole di essere visto. La Streep lo sta conducendo agli Oscar quasi mano nella mano.

    Non mi è piaciuto: il tono troppo melenso che talvolta assume.

    Non è consigliato: a chi ama le biografie esclusivamente basate sui fatti e senza spunti di vita privata (vera o verosimile).

    Consigliatissimo: a chi (come me) ama molte le biografie dove alla fine nessuno è mai veramente (solo) la bestia nera che sembra.

    Voto: 4/5

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