Film: trame e trailer

Tron Legacy

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( Il voto dei nostri lettori: 4,59 )
Titolo Originale:Tron Legacy
Genere:Thriller Avventura Fantascienza
Sceneggiatura:Adam Horowitz, Richard Jefferies
Anno:2010
Regia:Joseph Kosinski
Produzione:LivePlanet, Walt Disney Productions
Distribuzione:Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Interpreti:Jeff Bridges, Garrett Hedlund, Olivia Wilde, Michael Sheen, John Hurt, Bruce Boxleitner, Serinda Swan, Beau Garrett, Amy Esterle
Durata:127'
Sito Ufficiale:disney.go.com/disneypictures/t...
Data uscita:29/12/2010

Tron Legacy: la trama

Sam Flynn (Garrett Hedlund), il figlio 27enne del celebre genio informatico Kevin Flynn (Jeff Bridges), è alla ricerca del padre scomparso. Durante le indagini, Sam rimane intrappolato nello stesso mondo virtuale, in cui il padre vive da oltre 25 anni. Al fianco dell’amica fidata di Kevin, Quorra (Olivia Wilde), una volta ricongiunti, padre e figlio s’imbarcano in un pericoloso viaggio, attraversando uno spietato universo informatico. Il film è il sequel di Tron (1982).

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Tron Legacy: il trailer

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58 commenti per “Tron Legacy”

  • Apo_dicaro scrive:

    Tron: legacy mi ha aperto gli occhi. Perchè fino a qualche tempo fa ero convinto che una volta toccato il fondo si potesse solo risalire. Mentre questo film mi ha dimostrato come il fondo non si tocca mai. Veramente Hollywood si è superata. Raramente ho assistito ad un insieme di fattori pessimi: trama insulsa e di uno scontato impressionante; una sceneggiatura che sembra scritta da un dodicenne, come Jeff Bridges che, sacrificandosi per il figlio e per il mondo intero, gli urla “Va senza di me”; O mio Dio!!! personaggi pessimi, anche (e non credevo che l’avrei mai detto essendo un suo fan) il tanto decantato doppio Bridges che ci concede una doppia orribile interpretazione: quello buono e vecchio che sembra uscito da un trip di acidi, e il secondo (quello cattivo) che sembra una maschera della tragedia greca tanto è inespressivo. Questi tanto declamati effetti speciali non sono così rivoluzionari e di certo non possono ovviare a tutto il resto. Unica nota positiva i cinque minuti di arena sulle moto ma di certo non valgono il prezzo del biglietto in 3D, neanche lontanamente paragonabile a quello di Avatar.

  • Naima scrive:

    Tron Legacy, ovvero, quello che non si è ancora capito sul 3D.

    Tron Legacy non è ancora fuori programmazione (leggi: il cadavere non è ancora freddo nella tomba) che già non trova pace, e al termine di ogni proiezione ecco puntualmente spuntare qua e là timidi commenti sulla sorpresa, ormai non più proprio tale, che attende puntualmente lo spettatore appena dopo lo spegnersi delle luci in sala:
    un messaggino all’inizio del film informa il gentile pubblico che la pellicola sarà proiettata parzialmente in 2D.
    Si invita pertanto a non togliersi gli occhiali.

    Scelta dubbia? Non credo. Discutibile? Forse.
    E allora discutiamone.

    Il messaggio ahimè non è dei più felici. Par quasi che al “gentile pubblico” pagante si stia dicendo:
    “benvenuti, sedetevi, mettetevi comodi, fatto? Bene! Adesso dovreste sapere che per questo film vi abbiamo tirato il pacco!”

    In effetti quasi speravo di godermi qualche succosa scena di protesta da parte di fruitori non molto avvezzi alle meccaniche cinematografiche e confesso, sul subito, di non aver capito molto bene che cosa avessero inteso fare.
    La frase di certo non è chiara, vagamente equivoca, e, come detto, da adito a lamentele in buona fede di chi, alla fine del film, ancora non ha svelato l’arcano giochino d’intelligenza a cui si è voluto sottoporre lo spettatore.

    Pensiamo all’interezza della sala cinematografica trovatasi davanti a Tron Legacy 3D: alzi la mano chi, alla fine della proiezione, aveva davvero capito il senso. Tutti? Non avevo dubbi, i lettori presenti saranno senza dubbio molto avvezzi a sottigliezze registiche ben più complicate. E allora ripensiamo a tutta la sala cinematografica presenti esclusi: quanti degli spettatori che sono solo fruitori della domenica (passatemi il termine) e magari portano giusto i bambini a vedere qualche film con dei begli effetti speciali avranno svelato l’arcano?
    Non poi molti mi viene da immaginare. Li vedo già ad alzarsi, possibilmente nei primi decimi di secondo dallo scattare dei titoli di coda, guardarsi e far spallucce: “forse non avevano i soldi per farlo tutto 3D”; “ma no!” risponde il compagno che di cinema ne sa “è che metà l’hanno fatto prima del 3D, e che poi non son stati lì a rifarlo!”.

    Quindi semmai è discutibile il modo, non la sostanza dell’idea.

    Tron Legacy dunque, nella sua proiezione in tre dimensioni, non è un film per tutti. Mi duole ammetterlo ma è un film che la mia coscienza sente di dover fortemente sconsigliare a tutti coloro che non vedono l’ora di vedere un film 3D con le stesse aspettative di quando si andavano a vedere i film 3D con gli occhialini bicolore.
    Intendo dire che l’avvento del 3D al cinema finora è stato accolto (da chi con orrore, da chi con la bava alla bocca) esattamente come se ci si aspettasse per partito preso di iniziare a vedere film in cui tutto è pensato, creato e postprodotto in funzione della terza dimensione; con cadute da altissime quote, oggetti sparati fuori dallo schermo e giri sulle montagne russe ripresi in prima persona. Col rischio, naturalmente, di ritrovarsi le pellicole piene di scene che con il senso ultimo del film centrano quanto un cane in chiesa.

    Tron Legacy non è per tutti proprio perchè non coglie questa definizione.
    Il 3D non serve a far sentire lo spettatore come se stesse per ricevere in faccia l’accetta di San Valentino di Sangue, bensì per dare profondità. Una rivelazione semplice ma, a quanto pare, shoccante dal momento che tutti i cinefili avvezzi, di cui parlavo prima, sembrano aver capito al volo che il mondo reale è presentato in 2D mentre quello virtuale è in 3D ma, allo stesso tempo, si sta alzando un notevole numero di voci che parlano di quanto si penoso proprio l’uso di quest’ultimo.
    Il mondo reale in cui vive il protagonista è piatto, quanto il mondo in cui viviamo noi, piatto come lo era Tron decenni fa e piatto come lo erano tutti i grandi videogiochi di allora che nel presente narrativo giacciono coperti di plastica e polvere, dimenticati dal mondo.
    Il mondo virtuale è in 3D. Cioè è dotato di una profondità potenzialmente infinita e proprio per questo irreale, virtuale appunto, frutto di un artificio grafico e dell’avanzare della tecnologia: quella tecnologia che ha permesso lo sviluppo stesso della rete.
    Realtà e artificio tecnologico finiscono per mescolarsi, fino alla nascita di una nuova forma di vita e, soprattutto, fino a portare le stesse tare umane anche nel mondo dell’iper profondo. Anche l’irrealmente, otticamente deformato mondo techno creato per il divertimento dell’uomo, grazie all’uomo conosce il genocidio e lo sterminio, la guerra e la schiavitu.
    Ma il 3D è pur sempre un invenzione, un gioco per il divertimento della mente. Alla fine, per quanto il mondo tridimensionale diventi simile a quello reale, per quanto quanto diventi uguale a quello, basta staccare la spina e il 3D scompare: il mondo vero è quello piatto, senza effetti speciali a stupirci, che lo vogliate oppure no.

  • lamagicaV scrive:

    Principalmente mi sono convinta ad andare a vedere questo film perchè la colonna sonora, firmata dai Daft Punk, mi ha rapita; l’ho trovata perfetta per un film e soprattutto per un film come quello che era presentato nel trailer.
    Fortunatamente ho avuto l’occasione di vedere il film in 2D e probabilmente in 3D farà un effetto diverso, tuttavia la trama rimarrà esattamente la medesima…ed è proprio la trama la pecca di questo film.
    La colonna sonora è stellare, il livello di recitazione molto buono, belle le ambientazioni, effetti speciali strabilianti e sorprendenti.
    In definitiva come realizzazione è ottimo perchè ti affascina, ti ammalia, ti incanta, ti strabilia, ti sorprende, insomma è un po’ come se vedessi per la prima volta il mare… ma la trama è inconsistente, di una lentezza unica. Lo sanno che non è obbligatorio fare film di 2 ore e passa? Che ci si può accontentare anche di un film da un’ora/un’ora e mezza?!
    Come immaginavo, c’è anche un cammeo dei Daft Punk che, come giusto che sia, fanno i Dj ad una “festa”…
    Mi sento di dare ugualmente 3,5 stelline perchè, nonostante la trama sia pressochè assente, il resto è semplicemente perfetto. Ovvio, la trama dovrebbe essere la colonna portante di un film, tuttavia il resto è talmente sconvolgente e meraviglioso da compensare a questa lacuna pazzesca.

    Dimenticavo: product placement di Ducati e Nokia. Per quanto sia stato pubblicamente detto che non c’è stato alcun investimento di Ducati nella produzione del film, mi risulta difficile pensare che tale inserimento sia stato effettuato completamente gratis semplicemente fornendo la motocicletta…Soprattutto perchè è un placement non solo visivo ma anche uditivo. Una piccola scena è dedicata SOLO ed ESCLUSIVAMENTE alla Ducati. Ottimo per noi eh, e anche abbastanza giustificabile in realtà.

  • albert_1695 scrive:

    Tron legacy, non è sono un sequel , è la reinvenzione di una storia che venti anni fa si è interrotta ed oggi viene non continuata, ma rigenerata.
    Il ponte tra passato e futuro, tra ciò che c’era e ciò che ci sarà, tra reale e virtuale è reso molto bene dalla differenziazione tra le sezioni che nel film sono in 3 D e quelle che invece non lo sono. Molti spettatori, leggo anche nelle recensioni pubblicate su BestMovie, non hanno apprezzato questo cambio di registro all’interno del film. Io personalmente penso invece che sia un modo straordinario per dare concretezza all’esperienza percettiva, che attraverso il doppio registro sensoriale rimane costantemente attivata e diviene espediente che permette di sperimentare il salto nel tempo che è poi il punto di partenza di questo nuovo episodio della saga di Tron.
    Mi è piaciuta la storia, mi è piaciuta la capacità del regista di fare un film d’azione rallentando i combattimenti invece che esasperandoli, scandendo le scene con immagini che sembrano delle proiezioni ingegneristiche dalla struttura perfetta. Mi sono molto piaciuti anche gli attori. Jeff Bridge è perfetto, capace di animare la doppia anima di Kevin Flynn e del suo alter ego Clu. Stupefacente è non solo la magica bellezza di Olivia Wilde (Quorra), ma anche la sua capacità di vestire il personaggio con un volto che si trasforma di situazione in situazione e che è allo stesso tempo seduzione e azione allo stato puro.
    Infine ho trovato di una bellezza perfetta la colonna sonora. Mi sono più volte chiesto se la perfetta sincronizzazione multisensoriale che connota tante scene del film sia il risultato della tecnica o della poesia che il cinema, unico tra le sette muse, sa regalare allo spettatore. Vedi alcune scene di combattimento al rallenti, ascolti la colonna sonora e ti domandi se la scene siano state disegnate sulla sequenza sonora o viceversa ogni nota è stata distillata sulla visione di ogni momento e movimento impresso sullo schermo.
    Insomma, Tron è stato più di ciò che mi aspettavo, ma soprattutto è stato un’esperienza sensoriale che non si è spenta con la scena finale, ma che è andata avanti a rimanere accesa dentro di di me anche quando sullo schermo non c’era più nulla.

  • mattdamor scrive:

    Tecnologia, Futuro e musica elettronica! cosa volete di più?

  • Massimiliano Morelli scrive:

    Ci voleva una porta nel tempo, o meglio un Portale ed un raggio smaterializzante, per riportarci anima, chip e corpo in quella magnifica epopea degli arcade games, che furono gli 80’s. Come in un bellissimo carillon elettronico, Tron Legacy, ci smonta e ricostruisce, trascinandoci in un giocattolo a tinte neon, magnetico e innovativo.
    Se doveva essere un sequel poggiato su un antesignano che fu un cult, presumibilmente, i ventotto anni di maturazione hanno regalato un figlio ancor più accattivante. C’è davvero tanta roba in questo percorso sospeso tra due mondi, in cui l’ utopico miraggio della perfezione virtuale si scopre meno perfetto e contaminato del mondo dei vivi. E la Rete, il magnifico sogno compiuto di Flynn padre, contaminata da programmi degenerati e brutte copie dei file originali, è ormai retta da menzogne e smanie proprie di uomini in carne ed ossa.
    Sceneggiatura e plot di rara complessità, difficili da seguire, ma non per questo deprecabili, semmai ancora più vibrantemente affascinanti. In un circo ad alta definizione emotiva trovano spazio personaggi bellissimi, sapientemente schierati nelle fazioni del Bene e del Male, come ci si aspetta dalla logica infantile, e per questo succulenta, dei videogiochi. E come in un videogioco le prove fisiche e morali a cui va incontro l’ eroe buono Sam il Creativo, si succedono a difficoltà crescente e consequenziale, come i livelli delle nostre vecchie consolle.
    C’è un mondo variegato e mutevole tra le piattaforme tridimensionalmente sospese e gli splendidi bolidi luminosi del mondo di Clu. Ci ricorderemo dei luoghi virtuali rimbalzati, enigmatici, contro le nostre pupille sbarrate, ma ci porteremo dietro anche personaggi non protagonisti sapientemente tenuti in piedi da ottime prove attoriali. Quorra, è la prima immagine ISO che si stacca dai nostri acciaccati masterizzatori per diventare, nel corpo di Olivia Wilde, il prototipo di un’ eroina al contempo sexy e classicamente romantica. E Castor/Zuse è un Michael Sheen di dirompente istrionismo, che con movenze, colori e follie presi a prestito dai figli glam di Andy Warhol, diventa l’ indimenticabile vate dello svampito Club di Fine Messaggio, bizzarro tempio della lussuria e della bugia.
    C’è tanta azione in questo film, o forse sarebbe meglio dire c’è tanto di tutto. Perché da un lato ci sono i duelli quasi da karate movie, a botte di spropositati floppy disk ante litteram, o gli inseguimenti fast and furious in sella a prototipi luminescenti. Ma poi affiorano anche costrutti di complessa e interessantissima bellezza. Si pensi alla scena della medicazione del braccio ferito di Quorra. La rigenerazione del DNA digitale della ragazza è tracciata da un lato, con un’encomiabile emotività visiva, ma è anche una meravigliosa porta aperta sulla natura delle ISO. Che, dotate di un proprio DNA, diventano allora l’evoluzione spontanea ed incontrollabile della Rete. Diventano la spiegazione della ribellione di CLU alla programmazione del suo creatore, diventano però anche la magnifica realizzazione del sogno di Kevin. Adesso sì che il suo mondo è vitale, in evoluzione, autosufficiente ed in tutto e per tutto specchio virtuale della terra degli uomini.
    Non ci si fermi, insomma, alla movimentata e frenetica chiave di lettura offerta da immagini e suoni, comunque di per sé sufficienti a dipingere un gran bel film. Al di là di un paesaggio visivo magnifico, che incanta con uno dei 3D meglio riusciti di questa stagione, anche più vitale del pur ottimo Avatar, sono moventi assai nobili ad armare le menti che hanno partorito il film. E c’è una colonna sonora bellissima. I Daft Punk ci regalano e proiettano un flipper di suoni elettronici che stanno al nostro ricordo esattamente come le stesse atmosfere stavano all’era di Super Mario Bros e Pac Man. Un retrò deliziosamente proiettato nel futuro.
    Non era facile mettere insieme l’ ansia di mantenere le attese dei fan di un atto primo che fu un cult, e al contempo raccontare una storia densa ai figli di chi quel primo Tron non lo ha visto mai.
    Sembra di capire che l’operazione è riuscita, ben oltre le aspettative. E il Disco dati che Tron Legacy si porta attaccato sulla spalla, è uno di quelli da aprire e riaprire senza annoiarsi mai.

  • BoHMaN scrive:

    Era il lontano 1982 quando la Disney distribuì il film originale TRON, frutto della visionaria fantasia dello scrittore e regista Steven Lisberger, oggi produttore del sequel TRON Legacy .
    La tecnologia che oggi conosciamo , in quel momento era inimmaginabile ed erano pochissime le persone che conoscevano un computer, ma grazie anche a quella pellicola – dove possiamo dire che si faceva un salto nel futuro senza nemmeno aver bisogno della macchina del tempo – si cominciò ad intuire che stava per accadere qualcosa di epocale.
    Il film sperimentò per la prima volta l’utilizzo della computer grafica, dei set virtuali e degli effetti di retroilluminazione, segnando di fatto una vera e propria svolta per l’arte cinematografica, soprattutto per quanto riguardava il genere fantascientifico; ma a questa carica innovativa data dalle tecnologie utilizzate in quel primo capitolo, faceva da contraltare una sceneggiatura che per quanto innovativa, risultava stilisticamente piena di lacune. Probabilmente fu per questo motivo che non venne subito apprezzato dalla massa, solo con il passare degli anni, infatti, si è meritato l’ambito appellativo di cult-movie.
    Questa la trama del primo film: Kevin Flynn, interpretato da Jeff Bridges, è un programmatore di videogames derubato delle proprie creazioni da un certo Dillinger, capo della ENCOM, una potente società d’informatica. Sebbene si sia ridotto a gestire una sala videogiochi, Flynn è determinato a scoprire le prove della disonestà del suo avversario, che in realtà è guidato da un gigantesco elaboratore elettronico, il vero cervello dell’azienda, il Master Control Program (MCP). Per impedire le indagini di Flynn, Dillinger blocca tutte le vie di accesso all’ MCP, ma questa decisione urta due ricercatori, Alan e la sua fidanzata Lora, tanto da portarli ad allearsi con Flynn. I tre penetrano di nascosto negli stabilimenti della ENCOM, ma il loro tentativo di sabotaggio si trasforma, per Kevin, in un viaggio tumultuoso all’interno di una dimensione parallela(l’universo digitale dominato dall’ M.C.P.), un mondo in cui i blocchi d’informazione si muovono con l’aspetto di veicoli, i circuiti sono strade e i programmi, con sembianze umane, sono costretti ad affrontarsi in giochi gladiatorei.

    Giudicandolo col senno di poi è innegabile il fatto che TRON sia invecchiato peggio di altri cult anni ‘80, ma l’importanza intrinseca della pellicola è, in un certo senso, aumentata nel tempo: è stata la prima storia a mettere di fronte lo scontro e il rapporto fra l’uomo e la tecnologia digitale, tratteggiando un affresco in cui il conflitto fra le due parti si risolveva in maniera ottimistica.

    Trascorsi ben 28 anni da quel primo capitolo, quello che verrebbe da chiedersi è: come potrebbe risolversi ai giorni nostri una storia che pone nuovamente l’elemento umano in contrasto con quello informatico?
    TRON Legacy nasce da un’intuizione narrativa tanto semplice quanto geniale.
    Kevin Flynn, diventato capo amministrativo(nonchè maggiore azionista) della software house ENCOM ha continuato imperterrito ad entrare ed uscire dalla Rete, soprattutto in seguito alla morte della moglie, per seguire la sua visionaria idea di un mondo in cui la tecnologia avrebbe drasticamente migliorato la vita di tutto il genere umano. Una sera, dopo aver salutato suo figlio Sam, di appena 9 anni, non ha più fatto ritorno a casa.
    20 anni dopo, il ragazzo è ormai cresciuto ed è azionista di maggioranza della ditta che boicotta annualmente: L’ ENCOM ereditata dal padre.
    Il suo padre putativo Alan Bradley gli rivela, un giorno, di aver ricevuto una chiamata al suo cercapersone proveniente dal numero della Sala Giochi Flynn, inattivo da ben vent’anni. Spinto da curiosità,Sam si reca nella Flynn’s Arcade(la sala giochi del padre) e, fortuitamente, riesce a trovare il laboratorio segreto di suo padre, punto di accesso a quella rete in cui si troverà catapultato lui stesso.

    Uno dei concetti su cui l’esordiente Joseph Kosinski e gli sceneggiatori Horowitz&Kitsis (autori della pluripremiata serie televisiva: Lost) hanno voluto fondare lo script, è il rapporto padre-figlio. Il risultato finale è troppo debole e privo d’incisività, malgrado il promettente incipit, ambientato nel 1989 a casa Flynn, in cui viene posta una base emotiva e relazionale che poi viene sviluppata solo in minima parte.
    Un po’ a causa di un Garrett Hedlund(l’attore che interpreta Sam Flynn) incapace di reggere la parte in maniera credibile, un po’ per colpa di un Jeff Bridges(interprete di Kevin Flynn) dai piedi scalzi, pseudo-zen, troppo imbolsito ed eccessivamente posticcio nelle scene in cui compare ringiovanito al di fuori della “Rete”, un po’ per l’oggettivo demerito della sceneggiatura, l’agire dei personaggi “in carne ed ossa” appare estremamente più programmato rispetto a quello dei programmi della rete, più “umani” ed imprevedibili.

    In Tron: Legacy la novità sta tutta nel fatto che si nega uno dei presupposti centrali della fantascienza: la figura negativa delle macchine. Il genere stesso si fonda sulla lotta tra materia e spirito, tra meccanico e umano, per vedere nella quasi totalità dei casi il trionfo dello spirito. La fantascienza è espressione di timori ed ansie per un futuro in cui una dimensione poco conosciuta, e in apparenza poco controllabile, abbia la meglio su quello che rende l’uomo umano.
    Tron: Legacy invece porta su di sé l’impronta del diverso rapporto che oggi abbiamo con la tecnologia.
    Il figlio di Kevin Flynn, finito nel mondo del computer alla ricerca del padre, trovatolo, dovrà aiutarlo a combattere C.L.U.(un programma creato ad immagine e somiglianza di Kevin per controllare l’espansione digitale), poiché il software negli ultimi 25 anni è diventato un dittatore e, in ossequio all’ordine che gli fu impartito decenni prima dal suo creatore, (“Realizza un mondo perfetto”) ha eliminato l’elemento umano.
    C’è da dire che l’utopia di C.L.U. è scarsamente articolata, per non parlare dei rimandi, fin troppo didascalici, a temi come quelli delle epurazioni razziali naziste; anche se la potenza visiva dell’adunata in cui C.L.U. arringa al suo esercito di programmi è notevole.

    Tron: Legacy non è e neanche poteva essere rivoluzionario: si basa sull’espansione di un universo ideato 28 anni fa. La Rete del film si è ingrandita ed è progredita tecnologicamente e strutturalmente in maniera assolutamente credibile e coerente.

    Questo capitolo, proprio come il primo TRON basa la sua forza non sulla sceneggiatura ma su altro.
    Gli elementi positivi di Tron:Legacy stanno tutti nella veicolazione di un messaggio che arriva tramite l’essenzialità, la simmetria, la precisione della composizione visiva e la sinergia fra immagini e musiche.
    Senza voler svelare troppo della trama, ad un certo punto il personaggio Di Kevin Flynn, interpretato da Jeff Bridges, afferma la presenza nel mondo digitale della salvezza dello spirito dalla dittatura della materia; è il segno di quel cambio che arriva a rappresentare al cinema il mutato rapporto della società con la tecnologia.
    In epoca contemporanea nella dialettica tra spirito e materia, alla tecnologia viene fatto il dono della complessità, essa rappresenta tutte e due le parti, è la minaccia e contemporaneamente contiene la soluzione. Probabilmente, se questo messaggio fosse stato veicolato anche col supporto di una sceneggiatura più profonda, riferendoci a questo film non avremmo avuto il timore di utilizzare la parola “capolavoro”; tuttavia il cinema ha dei modi di trasmissione delle idee che possono variare in maniera sostanziale e Tron:Legacy ha optato per quella estetica.

    Joseph Josinski , aiutato probabilmente dal suo passato di architetto e di regista di spot pubblicitari, è riuscito ad erigere una struttura visiva che si fonda, ancora più del film di Lisberger, su un formalismo geometrico tanto spettacolare quanto essenziale. In tempi in cui girare delle scene d’azione significa fare un montaggio di 800 angolazioni di ripresa diverse in un secondo, col risultato finale di un caos incomprensibile, Kosinski sceglie un approccio “a la Nolan”, limitando i virtuosismi fini a se stessi, in cui, si riesce ad afferrare con lo sguardo chi sta facendo cosa, con l’aiuto della scelta cromatica tipica del mondo di TRON in cui i programmi e le guardie del sistema hanno due colorazioni differenti, blu e rosso.

    Sotto il punto di vista del cast è da sottolineare l’eccellente prova di un Michael Sheen ,interprete di Castor(un ambiguo programma proprietario di un locale notturno in Rete), che in circa 5 minuti riesce a rubare la scena a tutti e a tenere banco, nonostante la penalizzazione di un doppiaggio italiano incapace di trasmettere la sua performance in maniera ottimale.

    Ma quello che è veramente il punto di forza di questo film sono i Daft Punk (il duo di musicisti parigini noto per il suo stile di musica elettronica), già vincitori del Grammy Awards. Per questo film il loro contributo al comparto sonoro è totale: oltre alla colonna sonora hanno curato anche il sound design (in pratica tutti i suoni che si sentono nel film). Essi danno un’anima alla pellicola, alternando motivi orchestrali a sonorità elettroniche, riuscendo ad ottenere un risultato epico, straniante ed evocativo. Un posto d’onore (anzi due) alla prossima notte degli Oscar lo meritano di sicuro.

    Tron: Legacy, dunque, è un’evoluzione del suo predecessore e ad esso direttamente collegato, un affascinante videogioco cinematografico che nonostante i suoi difetti(C.L.U. , la versione ringiovanita di Jeff Bridges è un fallimento di credibilità a detta dello stesso regista) è forse uno dei film che, con la sua stessa esistenza, riesce a raccontare il cambio avvenuto da quando la tecnologia è diventata davvero per tutti.
    Un titolo che probabilmente con il passare del tempo(ma senza certezze “matematiche”) potrebbe essere rivalutato e riconsiderato in chiave positiva come il suo predecessore anche dai suoi detrattori.

    (Partecipo al concorso)

  • darknessangel73 scrive:

    Normalmente non mi interessano troppo i sequel dei film, perchè la maggior parte delle volte deludono le mia aspettative.
    Questo film mi ricordo di averlo visto in videocassetta quando ero molto piccola e non avevo sineramente compreso il film, così incuriosita dal titolo che mi ricordavo vagamente la trama del primo sono andata a vederlo, ebbene sono rimasta piacevolmente sorpresa, non è assolutamente una copia del primo anzi con gli effetti speciali notevolmente migliorati è fantastico io ho visto la versione 3D insuperabile…….ho preso il dvd a noleggio del primo il giorno dopo……..beh un lavoro ben fatto!
    Consiglierei a chi ha visto il primo di andarlo a vedere ne vale la pena e chi invece è troppo giovane per ricordarsi il primo beh noleggiatelo o cercatelo!

  • albyval84 scrive:

    Nel sequel del primo “Tron” l’”eredità” di cui parla il titolo (“Tron Legacy”) è in realtà un lascito indiretto, filtrato dalle pellicole fiorite proprio sulla scia del film di Lisberger del 1982, “Matrix” su tutte. Insomma, è un’eredità spuria, che non sembra aggiungere granché al genere nonostante una trovata molto originale: l’idea che nel cyberspazio possano nascere spontaneamente programmi, un “miracolo” in una realtà dove l’Uomo è Dio. La storia è ambientata nel nostro presente, ma ha una piccola premessa che fa da raccordo con le vicende del primo film (anni’80): il geniale programmatore Kevin Flynn (Bridges), ormai a capo della multinazionale Encom, vedovo e padre del piccolo Sam, sparisce misteriosamente. Vent’anni dopo, lo scapestrato Sam finalmente ritroverà il padre, non in fuga ai Tropici, bensì intrappolato nel mondo virtuale da lui stesso creato, e ormai passato sotto il controllo del suo alter ego digitale CLU (ancora Bridges, ringiovanito dagli effetti speciali). “Tron Legacy” non tradisce i canoni dell’adventure story hollywoodiana: combattimenti e bellezze mozzafiato, atti di forza e sacrifici, maturazione del giovane protagonista ed happy end. La trama, specie nel finale, ha qualche smagliatura di troppo; la mistica new age e certi passaggi intellettualoidi sono forse troppo pretenziosi. Punto forte è invece il contrasto tra la possanza della colonna sonora (Daft Punk) e la delicatezza di un 3D ben fatto. Lo spettacolo, discreto, è comunque garantito.

  • lagrasimo scrive:

    Da sempre si sa che l’uomo sogna lo spazio, la ricerca di nuove vite “aliene”, per sapere che non è solo nell’universo…ma usciti dalla sala la domanda che assale la mente è una sola: siamo soli o no nella vita di tutti i giorni??? Da una piccola calcolatrice, fino ad arrivare a quei computer con i più sofisticati processori, la pellicola in questione ci fa venir voglia di essere come i Flynn della storia: avere la possibilità di entrare in un mondo digitale, fatto di luci e suoni che provengono dal cielo, e programmi ribelli pronti a sbarcare sulla terra per conquistarla. Tutto questo è Tron:Legacy, e forse anche qualche cosa in più: quel qualcosa che ti fa sognare un mondo creato da un “folle genio”(un Jeff Bridge rispolverato dall’oscar), che per qualche sbaglio di logica, crea un programma a sua immagine e somiglianza, con annessi pregi e difetti, che lo tiene intrappolato per anni; ed avere un figlio pronto a tutto pur di salvarti la vita e riportarti indietro per recuperare il tempo perso. In mezzo a tutto questo ci sono battaglie in stile “Gladiators”, corse su moto super-sofisticate con luci e suoni accattivanti, che si creano da una sbarra apparentemente innocua.
    Solo così si può capire Tron:Legacy, amarlo o odiarlo, ma quello che è più sicuro è che si fa ascoltare: la colonna sonora sembra davvero uscita da un videogioco (o video-musicale), con i Daft Punk(c’è anche una loro apparizione) in grande spolvero.
    Infine, una nota positiva si può esprimere per l’idea(e non per il risultato!!!) della visione in 3D: all’inizio del film, una scritta consiglia allo spettatore di indossare lo stesso gli occhiali anche se alcune scene sono state girate in 2D. Risultato: la vita sulla terra del protagonista (Flynn Jr.) è piatta (2D), per poi, una volta entrati nell’universo digitale “di famiglia”, tutto diventa perfetto e spettacolare (3D). Approposito di 3D: Unica nota negativa è proprio il 3D…forse è ancora fresco il ricordo di un certo film chiamato Avatar…

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