![]() ![]() Film: trame e trailerTron Legacy![]()
Tron Legacy: la tramaSam Flynn (Garrett Hedlund), il figlio 27enne del celebre genio informatico Kevin Flynn (Jeff Bridges), è alla ricerca del padre scomparso. Durante le indagini, Sam rimane intrappolato nello stesso mondo virtuale, in cui il padre vive da oltre 25 anni. Al fianco dell’amica fidata di Kevin, Quorra (Olivia Wilde), una volta ricongiunti, padre e figlio s’imbarcano in un pericoloso viaggio, attraversando uno spietato universo informatico. Il film è il sequel di Tron (1982). Guarda la photogallery Scopri tutto con il pressbook ufficiale del film Leggi tutte le recensioniTron Legacy: il trailer58 commenti per “Tron Legacy”![]() Tron: legacy mi ha aperto gli occhi. Perchè fino a qualche tempo fa ero convinto che una volta toccato il fondo si potesse solo risalire. Mentre questo film mi ha dimostrato come il fondo non si tocca mai. Veramente Hollywood si è superata. Raramente ho assistito ad un insieme di fattori pessimi: trama insulsa e di uno scontato impressionante; una sceneggiatura che sembra scritta da un dodicenne, come Jeff Bridges che, sacrificandosi per il figlio e per il mondo intero, gli urla “Va senza di me”; O mio Dio!!! personaggi pessimi, anche (e non credevo che l’avrei mai detto essendo un suo fan) il tanto decantato doppio Bridges che ci concede una doppia orribile interpretazione: quello buono e vecchio che sembra uscito da un trip di acidi, e il secondo (quello cattivo) che sembra una maschera della tragedia greca tanto è inespressivo. Questi tanto declamati effetti speciali non sono così rivoluzionari e di certo non possono ovviare a tutto il resto. Unica nota positiva i cinque minuti di arena sulle moto ma di certo non valgono il prezzo del biglietto in 3D, neanche lontanamente paragonabile a quello di Avatar. ![]() Tron Legacy, ovvero, quello che non si è ancora capito sul 3D. Tron Legacy non è ancora fuori programmazione (leggi: il cadavere non è ancora freddo nella tomba) che già non trova pace, e al termine di ogni proiezione ecco puntualmente spuntare qua e là timidi commenti sulla sorpresa, ormai non più proprio tale, che attende puntualmente lo spettatore appena dopo lo spegnersi delle luci in sala: Scelta dubbia? Non credo. Discutibile? Forse. Il messaggio ahimè non è dei più felici. Par quasi che al “gentile pubblico” pagante si stia dicendo: In effetti quasi speravo di godermi qualche succosa scena di protesta da parte di fruitori non molto avvezzi alle meccaniche cinematografiche e confesso, sul subito, di non aver capito molto bene che cosa avessero inteso fare. Pensiamo all’interezza della sala cinematografica trovatasi davanti a Tron Legacy 3D: alzi la mano chi, alla fine della proiezione, aveva davvero capito il senso. Tutti? Non avevo dubbi, i lettori presenti saranno senza dubbio molto avvezzi a sottigliezze registiche ben più complicate. E allora ripensiamo a tutta la sala cinematografica presenti esclusi: quanti degli spettatori che sono solo fruitori della domenica (passatemi il termine) e magari portano giusto i bambini a vedere qualche film con dei begli effetti speciali avranno svelato l’arcano? Quindi semmai è discutibile il modo, non la sostanza dell’idea. Tron Legacy dunque, nella sua proiezione in tre dimensioni, non è un film per tutti. Mi duole ammetterlo ma è un film che la mia coscienza sente di dover fortemente sconsigliare a tutti coloro che non vedono l’ora di vedere un film 3D con le stesse aspettative di quando si andavano a vedere i film 3D con gli occhialini bicolore. Tron Legacy non è per tutti proprio perchè non coglie questa definizione. ![]() Principalmente mi sono convinta ad andare a vedere questo film perchè la colonna sonora, firmata dai Daft Punk, mi ha rapita; l’ho trovata perfetta per un film e soprattutto per un film come quello che era presentato nel trailer. Dimenticavo: product placement di Ducati e Nokia. Per quanto sia stato pubblicamente detto che non c’è stato alcun investimento di Ducati nella produzione del film, mi risulta difficile pensare che tale inserimento sia stato effettuato completamente gratis semplicemente fornendo la motocicletta…Soprattutto perchè è un placement non solo visivo ma anche uditivo. Una piccola scena è dedicata SOLO ed ESCLUSIVAMENTE alla Ducati. Ottimo per noi eh, e anche abbastanza giustificabile in realtà. ![]() Tron legacy, non è sono un sequel , è la reinvenzione di una storia che venti anni fa si è interrotta ed oggi viene non continuata, ma rigenerata. ![]() Tecnologia, Futuro e musica elettronica! cosa volete di più? ![]() Ci voleva una porta nel tempo, o meglio un Portale ed un raggio smaterializzante, per riportarci anima, chip e corpo in quella magnifica epopea degli arcade games, che furono gli 80’s. Come in un bellissimo carillon elettronico, Tron Legacy, ci smonta e ricostruisce, trascinandoci in un giocattolo a tinte neon, magnetico e innovativo. ![]() Era il lontano 1982 quando la Disney distribuì il film originale TRON, frutto della visionaria fantasia dello scrittore e regista Steven Lisberger, oggi produttore del sequel TRON Legacy . Giudicandolo col senno di poi è innegabile il fatto che TRON sia invecchiato peggio di altri cult anni ‘80, ma l’importanza intrinseca della pellicola è, in un certo senso, aumentata nel tempo: è stata la prima storia a mettere di fronte lo scontro e il rapporto fra l’uomo e la tecnologia digitale, tratteggiando un affresco in cui il conflitto fra le due parti si risolveva in maniera ottimistica. Trascorsi ben 28 anni da quel primo capitolo, quello che verrebbe da chiedersi è: come potrebbe risolversi ai giorni nostri una storia che pone nuovamente l’elemento umano in contrasto con quello informatico? Uno dei concetti su cui l’esordiente Joseph Kosinski e gli sceneggiatori Horowitz&Kitsis (autori della pluripremiata serie televisiva: Lost) hanno voluto fondare lo script, è il rapporto padre-figlio. Il risultato finale è troppo debole e privo d’incisività, malgrado il promettente incipit, ambientato nel 1989 a casa Flynn, in cui viene posta una base emotiva e relazionale che poi viene sviluppata solo in minima parte. In Tron: Legacy la novità sta tutta nel fatto che si nega uno dei presupposti centrali della fantascienza: la figura negativa delle macchine. Il genere stesso si fonda sulla lotta tra materia e spirito, tra meccanico e umano, per vedere nella quasi totalità dei casi il trionfo dello spirito. La fantascienza è espressione di timori ed ansie per un futuro in cui una dimensione poco conosciuta, e in apparenza poco controllabile, abbia la meglio su quello che rende l’uomo umano. Tron: Legacy non è e neanche poteva essere rivoluzionario: si basa sull’espansione di un universo ideato 28 anni fa. La Rete del film si è ingrandita ed è progredita tecnologicamente e strutturalmente in maniera assolutamente credibile e coerente. Questo capitolo, proprio come il primo TRON basa la sua forza non sulla sceneggiatura ma su altro. Joseph Josinski , aiutato probabilmente dal suo passato di architetto e di regista di spot pubblicitari, è riuscito ad erigere una struttura visiva che si fonda, ancora più del film di Lisberger, su un formalismo geometrico tanto spettacolare quanto essenziale. In tempi in cui girare delle scene d’azione significa fare un montaggio di 800 angolazioni di ripresa diverse in un secondo, col risultato finale di un caos incomprensibile, Kosinski sceglie un approccio “a la Nolan”, limitando i virtuosismi fini a se stessi, in cui, si riesce ad afferrare con lo sguardo chi sta facendo cosa, con l’aiuto della scelta cromatica tipica del mondo di TRON in cui i programmi e le guardie del sistema hanno due colorazioni differenti, blu e rosso. Sotto il punto di vista del cast è da sottolineare l’eccellente prova di un Michael Sheen ,interprete di Castor(un ambiguo programma proprietario di un locale notturno in Rete), che in circa 5 minuti riesce a rubare la scena a tutti e a tenere banco, nonostante la penalizzazione di un doppiaggio italiano incapace di trasmettere la sua performance in maniera ottimale. Ma quello che è veramente il punto di forza di questo film sono i Daft Punk (il duo di musicisti parigini noto per il suo stile di musica elettronica), già vincitori del Grammy Awards. Per questo film il loro contributo al comparto sonoro è totale: oltre alla colonna sonora hanno curato anche il sound design (in pratica tutti i suoni che si sentono nel film). Essi danno un’anima alla pellicola, alternando motivi orchestrali a sonorità elettroniche, riuscendo ad ottenere un risultato epico, straniante ed evocativo. Un posto d’onore (anzi due) alla prossima notte degli Oscar lo meritano di sicuro. Tron: Legacy, dunque, è un’evoluzione del suo predecessore e ad esso direttamente collegato, un affascinante videogioco cinematografico che nonostante i suoi difetti(C.L.U. , la versione ringiovanita di Jeff Bridges è un fallimento di credibilità a detta dello stesso regista) è forse uno dei film che, con la sua stessa esistenza, riesce a raccontare il cambio avvenuto da quando la tecnologia è diventata davvero per tutti. (Partecipo al concorso) ![]() Normalmente non mi interessano troppo i sequel dei film, perchè la maggior parte delle volte deludono le mia aspettative. ![]() Nel sequel del primo “Tron” l’”eredità” di cui parla il titolo (“Tron Legacy”) è in realtà un lascito indiretto, filtrato dalle pellicole fiorite proprio sulla scia del film di Lisberger del 1982, “Matrix” su tutte. Insomma, è un’eredità spuria, che non sembra aggiungere granché al genere nonostante una trovata molto originale: l’idea che nel cyberspazio possano nascere spontaneamente programmi, un “miracolo” in una realtà dove l’Uomo è Dio. La storia è ambientata nel nostro presente, ma ha una piccola premessa che fa da raccordo con le vicende del primo film (anni’80): il geniale programmatore Kevin Flynn (Bridges), ormai a capo della multinazionale Encom, vedovo e padre del piccolo Sam, sparisce misteriosamente. Vent’anni dopo, lo scapestrato Sam finalmente ritroverà il padre, non in fuga ai Tropici, bensì intrappolato nel mondo virtuale da lui stesso creato, e ormai passato sotto il controllo del suo alter ego digitale CLU (ancora Bridges, ringiovanito dagli effetti speciali). “Tron Legacy” non tradisce i canoni dell’adventure story hollywoodiana: combattimenti e bellezze mozzafiato, atti di forza e sacrifici, maturazione del giovane protagonista ed happy end. La trama, specie nel finale, ha qualche smagliatura di troppo; la mistica new age e certi passaggi intellettualoidi sono forse troppo pretenziosi. Punto forte è invece il contrasto tra la possanza della colonna sonora (Daft Punk) e la delicatezza di un 3D ben fatto. Lo spettacolo, discreto, è comunque garantito. ![]() Da sempre si sa che l’uomo sogna lo spazio, la ricerca di nuove vite “aliene”, per sapere che non è solo nell’universo…ma usciti dalla sala la domanda che assale la mente è una sola: siamo soli o no nella vita di tutti i giorni??? Da una piccola calcolatrice, fino ad arrivare a quei computer con i più sofisticati processori, la pellicola in questione ci fa venir voglia di essere come i Flynn della storia: avere la possibilità di entrare in un mondo digitale, fatto di luci e suoni che provengono dal cielo, e programmi ribelli pronti a sbarcare sulla terra per conquistarla. Tutto questo è Tron:Legacy, e forse anche qualche cosa in più: quel qualcosa che ti fa sognare un mondo creato da un “folle genio”(un Jeff Bridge rispolverato dall’oscar), che per qualche sbaglio di logica, crea un programma a sua immagine e somiglianza, con annessi pregi e difetti, che lo tiene intrappolato per anni; ed avere un figlio pronto a tutto pur di salvarti la vita e riportarti indietro per recuperare il tempo perso. In mezzo a tutto questo ci sono battaglie in stile “Gladiators”, corse su moto super-sofisticate con luci e suoni accattivanti, che si creano da una sbarra apparentemente innocua. Inserisci un commentoEffettua il login per postare un commento. Se non sei registrato clicca qui Registrati | Il cavaliere oscuro – Il ritorno il sondaggio della settimana |























