Film

Robin Hood

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( Il voto dei nostri lettori: 4,20 )
Titolo Originale: Robin Hood
Genere: Avventura, Storico
Sceneggiatura: Brian Helgeland, Ethan Reiff, Cyrus Voris
Anno: 2010
Regia: Ridley Scott
Distribuzione: Universal Italia
Interpreti: Russell Crowe, Cate Blanchett, Mark Strong, Max von Sydow, Matthew MacFadyen
Durata: 135'
Sito Ufficiale: www.robinhoodthemovie.com
Data uscita: 12/05/2010

Trama

Nell’Inghilterra del 13esimo secolo, Robin Hood (Russel Crowe) è un guerriero esperto che, in seguito alla morte di Riccardo Cuor di Leone, torna a Nottingham, una città colpita dalla corruzione di uno sceriffo despota e dalle tasse. Lì s’innamora della vedova Lady Marian (Cate Blanchett), una donna scettica sull’identità e sulle motivazioni di questo eroe della foresta. Nella speranza di conquistare Marian e salvare il villaggio, Robin riunisce un gruppo di mercenari dalle abilità letali e insieme iniziano a depredare l’alta nobiltà per combattere le ingiustizie dello sceriffo.

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16 commenti per “Robin Hood”

  • Sandro Roy scrive:

    Prima della leggenda

    Ridley Scott abbandona l’immagine del ROBIN HOOD già leggendario e quello che ci presenta è l’uomo, l’anima ed il carattere del futuro ribelle condottiero. La maniaca ricerca nei particolari, nelle ricostruzioni, nei costumi, nelle scenografie e le belle reppresentazioni delle battaglie rendono questo film molto piacevole. Unica nota stonata è l’eccessiva durata della proiezione, 148 min, appesantendo la parte centrale. Dal mio punto di vista, 120/130 min sarebbero stati sufficienti. Bravo, come sempre, Russell Crowe.

  • Lady Wolverine scrive:

    Ridley Scott e Russel Crowe ancora insieme, questa volta per l’ultima trasposizione cinematografica della leggenda di Robin Hood, l’arciere che rubava ai ricchi per dare ai poveri. O forse si dovrebbe dire rilettura piuttosto che trasposizione. Il film della “coppia”, infatti, non narra le classiche avventure del fuorilegge di Sherwood, ma cerca nella storia le sue radici, quello che ha portato Robin Hood a diventare la leggenda che tutti conoscono. Ed ecco che non si tratta più di un nobile la cui famiglia è stata privata delle terre e dei possedimenti, ma del figlio di un semplice artigiano (con idee piuttosto rivoluzionarie), impegnato come arciere nell’ultima crociata di Riccardo Cuor di Leone; e la sua fama non si diffonde per le incursioni volte a derubare i ricchi viandanti nella foresta di Sherwood, in cui entrerà solo alla fine del film, ma per una sorta di abbozzo di quella che diventerà la Magna Charta e per aver guidato i baroni inglesi contro l’invasione del re francese Filippo. Si tratta quindi di un prequel, in cui Ridley Scott si ripropone di reinventare il personaggio di Robin Hood che non è più il giovane arciere della leggenda, ma si trasforma in un uomo fatto, un combattente forte e rude, a cui il volto e il fisico di Russel Crowe si prestano perfettamente, con l’aggiunta di una sfumatura politica e rivoluzionaria (“rise and rise again until lambs become lions”) che, nonostante giustifichi le azioni successive, a volte appare un po’ troppo forzata e retorica (soprattutto nella figura del padre) e avrebbe potuto essere sviluppata meglio; i personaggi (quasi) sempre presenti nelle versioni precedenti (lo sceriffo di Nottingham, i compagni fuorilegge di Robin) rimangono ai margini della storia, forse per essere sfruttati nella versione più “canonica” di un eventuale seguito; maggiore spazio e nuovo lustro vengono invece dati a Lady Marion, interpretata da una sempre perfetta Cate Blanchett, non più “donzella in pericolo”, ma donna tenace e sicura di sè, completamente a suo agio sia nel difendere i suoi possedimenti, sia nel combattere con spada e armatura. Il film, sebbene lungo, non annoia e si dimostra solido e ben costruito, sia nelle scene d’azione, che occupano la maggior parte dei 148 minuti di durata, sia nei momenti intercorrenti tra queste. L’operazione prequel risulta dunque riuscita, sempre nei limiti del kolossal epico che non riesce ad avvicinarsi ai risultati del Batman di Christopher Nolan, e per chi ha amato la leggenda classica non resta che aspettare il seguito. Oppure sperare in qualche altro regista che voglia misurarsi con un’interpretazione innovativa, ma che rispecchi, nella trama, la storia “originale”.

  • marinabelinda scrive:

    Robin Hood di Ridley Scott è un film perfetto e non solo per dal punto di vista tecnico. Anzi, qualche cultore dirà che le armi che si vedono non erano utilizzate all’epoca di fatti e, altrettanto, per le tecniche di combattimento, così ripetendo la polemica già sorta all’epoca del Gladiatore.
    Ma questo aspetto non è quello più importante, non andiamo al cinema per vedere un documentario: al cinema sogniamo, riflettiamo, ci emozioniamo. E Robin Hood ci permette di fare tutto questo. Perciò mi ha molto stupito sentire un ragazzo all’uscita che cinema che diceva: “ma non è la storia di Robin Hood”, o leggere recensioni di critici titolati che hanno ridotto il film ad un lungo prequel.
    Ma proprio in questo espediente narrativo –e cioè il trasformare il protagonista in Robin Hood solo alla fine del film- si vede la nota del genio.
    Adesso abbiamo una splendida ipotesi su come sia nata la leggenda, leggenda di cui peraltro le fonti storico-letterarie sono poche e contrastanti tra di loro.
    Tutti sappiamo che Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri, ma non sappiamo per quali ragioni Robin Hood a ciò sia stato spinto e perché sia diventato fuorilegge, realizzando le celeberrime gesta.
    E dal punto di vista narrativo, i protagonisti e le loro storie, in questo film diventano tutti delle premesse -delle umanissime premesse- peraltro inserite in un contesto storico un po’ più ampio che in precedenza, nel quale, per la prima volta, non ci sono maghi o streghe ma Guglielmo il Maresciallo ed Eleonora d’Aquitania, reggente d’Inghilterra (madre di Riccardo e di Giovanni).
    E per la prima volta, Riccardo Cuor di Leone compare all’inizio del film, e non alla fine, con tutte le sue contraddizioni. E’ un re al ritorno dalle Crociate, ma qui appare come un saccheggiatore dei territori francesi, valoroso guerriero ma incerto del suo carisma e della considerazione che il popolo ha di lui.
    Più classica la rappresentazione di Giovanni senza Terra: infantile, geloso e spaccone (ma non coraggioso), solo per trovare una legittimazione, salvo poi trasformarsi in autoritario senza essere autorevole: insomma è il leone spelacchiato di Walt Disney in vesti umane. Walt Disney, pure omaggiato, nei titoli di coda a disegni animati nel quale compare una volpe (bianca, ma sempre volpe).
    E il protagonista?
    Forse prima ancora che ottimo arciere è un uomo generoso (nutre e diverte le truppe e combatte per il re). E’ un uomo in divenire. L’arciere Robert Longstride –figlio di un uomo libero, precursore della Magna Charta- ha combattuto nelle crociate ma è scettico sulla legittimità delle stragi di mussulmani. Longstride si trasforma nel cavaliere Robin di Loxley per dare l’ultimo omaggio al re, ma è riluttante nell’assumerne l’identità (come Martin Guerre / Sommersby) quando gliene viene fatto richiesta dai diretti interessati e per motivazioni più che valide.
    Ma da qui il gioco di citazioni cinematografiche, altra perla del film, potrebbe andare avanti all’infinito: dalle scene di battaglia in stile Braveheart, allo sbarco dei francesi, ripreso da “Il giorno più lungo” e “Salvate il soldato Ryan”, alla caratterizzazione del personaggio di Lady Marian (qui Marion) ancora più forte ed indipendente di quella interpretata da Mary Elisabeth Mastrantonio nel Robin Hood di Kevin Reynolds e che risulta una miscela equilibratissima tra Lady Oscar, Rossella O’Hara e Eowyn de “Il signore degli anelli”.
    E da tutto questo è nato un prodotto assolutamente originale, nel quale ogni elemento è essenziale per la costruzione di una storia coerente: sappiamo ora per quale ragione Robin Hood è stato dichiarato fuorilegge, e la motivazione, è giuridicamente –ma non altrettanto moralmente- valida, e cioè l’aver assunto l’identità di un cavaliere senza esserlo. E altrettanto logico per la conclusione del processo formativo è che gli allegri compari si aggregano, sviluppandola, ad una banda di ragazzini, ladri per necessità ma forti di una sentimento di moralità e di giustizia sociale che riunirà adulti, nobili e guerrieri nella speranza della libertà.
    E non importa se il protagonista, ora divenuto definitivamente Robin Hood, non faccia centro nel bersaglio, spezzando una freccia a metà già conficcata: l’ha sempre fatto, lo farà ancora. Ma adesso sappiamo perché è diventato il nostro eroe sin da quando eravamo bambini.

  • ilmonco scrive:

    Sicuramente la nuova pellicola di Scott non avrà lo stesso appeal de Il Gladiatore, non trasmetterà lo stesso pathos né forse vincerà alcun oscar. Ma il mio giudizio rimane comunque positivo, sia perchè Scott riesce a dare nuova linfa al personaggio Robin Hood , ambientandolo in uno sfondo sicuramente più realistico e storico delle precedenti pellicole, sia per la scelta coraggiosa di distaccarsi dalla leggenda più nota al fine di descrivere più che altro l’inizio del mito.
    Sul primo aspetto vorrei soffermarmi particolarmente: dal punto di vista storico (lasciando da parte le licenze “poetiche” e “cinematografiche” del regista) il film è ineccepibile; a cominciare dall’assedio all’inizio per finire con la controffensiva finale(eccetto Lady Marion con elmo e cotta) .L’arco inglese è riprodotto con estrema maestria così come le tecniche d’assedio dell’epoca e gli accampamenti per finire con gli equipaggiamenti dei soldati.Russell Crowe è esattamente l’arciere per antonomasia del medioevo inglese, capace di tendere un arco lungo da 6 piedi e non sicuramente lo snello figuro che tutti noi immaginiamo ,che non sarebbe mai stato in grado di cimentarsi con un arma del genere.Cate Blanchett , allo stesso modo , non è la Lady Marion indifesa e debole quanto ricca e bella , ma è una donna di grande personalità e fascino , che da un tocco quasi shakespeariano all’intera pellicola. Nel film è chiaro come gli attori abbiano curato molto questo aspetto, infatti si nota come Crowe e compagni siano diventati abili arcieri apprendendo appieno la tecnica. Al contrario del Gladiatore , Ridley Scott riesce a dar vita a un Inghilterra del XII secolo molto verosimile abbandonando la computer grafica e dedicandosi a ricostruire pietra per pietra il villaggio di Nottingham e il castello di Londra!!!
    L’unica cosa che, forse gli si può rimproverare, è forse l’assenza di dialoghi importanti e coinvolgenti, ma di certo non condivido il pensiero dei più ,delusi da un Robin Hood diverso da quello impresso nell’immaginario colletivo e più vicino al mingherlino baffuto con berretto piumato ,calzamaglia e gonnellino delle precedenti trasposizioni cinematografiche. Voto 4 su 5.

  • jack la motta scrive:

    il film è un prologo, una storia di origini eccessivamente lunga. Non è nemmeno robin hood in un certo senso, si raccontano le sue origini col titolo di robin hood. spesso serioso e con una visione della storia al quanto preuda da parte di Ridley Scott,(come suo solito fare) con un ritmo, sopratutto all’inizio, molto lento e senza scopo da parte del protagonista. la pellicola non fila via liscia come dovrebbe, si hanno accellerate molto brusche e che lasciano pezzi indietro, come se ci fossero stati dei tagli.Ridley Scott dal canto suo spettacolarizza il suo spettacolo con una cura del dettaglio e una ricostruzione scenica molto bella, che a livello registo vuole inneggiare con piani seguenza e scene a campo aperto. Cate Blanchett che non è convintissima nel suo ruolo, però a suo agio in una donna con gli attributi. un cattivo che dovrebbe essere il principe Giovanni, e che sembra non esserlo per una controfigura di tutto rispetto come robin hood. alcune scene interresanti ma non dormirci sopra non è facile

  • lamagicaV scrive:

    (fantastico. Paolo Massa ha avuto la mia stessa idea per l’introduzione alla recensione)

    Robin Hood, Robin Hood….ma chi era Robin Hood? da dove veniva? perchè è diventato uno dei fuorilegge più famosi d’Inghilterra? e ancora…era fedele e leale al re? quali eventi della sua vita l’avevano portato alla scelta di diventare fuorilegge? La risposta a tutte queste domande ce la fornisce una di quelle coppie di Hollywood che è ormai garanzia di successo: come la coppia Burton-Depp, anche la coppia Scott-Crowe è sinonimo di film grandiosi e perfettamente riusciti. (Chi non ha mai visto “Il Gladiatore”?)
    La particolarità di questa ennesima storia su Robin Hood è esattamente questa: non ci interessa l’uomo della leggenda, che ormai è stato raccontato in tutte le forme e le maniere -dalle serie tv ai film passando attraverso anche i cartoni animati-, ma ci interessa chi fosse l’uomo Robin. Strategia vincente: finalmente un’idea originale per omaggiare a questa grande leggenda!
    E così scopriamo come un “anonimo” Robin di Longstride diventi un cavaliere, Ser Robert di Loxley, ed infine giunga a maturare l’idea di assumere l’identità di Robin Hood.
    Evoluzione dell’uomo Robin che è supportata non solo dalla trama del film ma anche dal procedimento del film: molto lento all’inizio -come per prendere la rincorsa- e via via sempre più rapido in un crescendo di tensione e azione.
    Inutile sottolineare il talento di un Crowe che gradisce particolarmente (e a ragione, dato il divertimento che ci dev’essere a girare questo tipo di film!) questi ruoli caratterizzati non solo dall’azione e dagli scontri, ma soprattuto da un’umanità disarmante e da una saggezza al limite della “filosofia”. Discorso analogo vale per la Blanchett che ama particolarmente questi ruoli “femministi”: non la tipica donna che subisce la vita e l’uomo, anonima e piatta; bensì la donna combattiva, dal bel caratterino, colei che può benissimo gareggiare con un uomo (vedasi anche la sua interpretazione in “Elizabeth: The Golden Age” o anche solo la sua stupenda Galadriel in “Il Signore degli Anelli – La compagnia dell’anello”).
    Un plauso particolarmente forte alla performance di Max von Sydow.
    Un film che scorre bene sia dal punto di vista dell’azione che dell’evoluzione dei rapporti tra i vari personaggi (non ultimo il riavvicinamento agli orfani datisi al saccheggio).
    Ultima nota al proposito: una colonna sonora fantastica. E’ incredibile quale possa essere il contributo di una colonna sonora ben realizzata, al successo di un film. Questo per ricordare una volta di più quanto la realizzazione di un film sia un “gioco di squadra” e non un successo del singolo.
    4/5 stelline

  • Paolo Massa scrive:

    Chi è davvero Robin Hood? E come nasce la sua leggenda? A spiegarcelo è Ridley Scott nel film Robin Hood, presentato fuori concorso al Festival del cinema di Cannes 2010. Tutto finisce dove ha inizio il mito di un eroe che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Il regista de Il Gladiatore – che ritrova di nuovo l’attore Russell Crowe, questa volta nei panni del più famoso fuorilegge di tutti i tempi – ha voluto raccontare il dietro le quinte di un uomo che da semplice arciere dell’esercito di Re Riccardo ‘Cuor di Leone’ (Danny Houston) arriva a sfidare la monarchia retta dall’inetto Principe Giovanni (Oscar Isaac).

    Siamo nell’Inghilterra del XIII secolo, un paese indebolito da decenni di guerre e da un governo avido di tasse in mano a Giovanni, il fratello minore di Re Riccardo, impegnato in battaglia contro l’esercito francese. Qui ‘Cuor di Leone’, colpito da una freccia al collo, ci rimetterà le penne e la corona. Ne approfitterà proprio l’arciere Robin Longstride (Russell Crowe), che per ritornare in patria insieme alla sua banda si fingerà Sir Robert Loxley (ucciso in battaglia) con il compito di riportare a Londra la corona del defunto Re Riccardo: così nascerà Robin Loxley, meglio conosciuto come Robin Hood.

    “Non so dove sono nato, ma so dove sono stato”, pensa Robin ritornando in Inghilterra, con la promessa fatta a Robert Loxley, prima che morisse, di riportare la sua spada al padre Walter (Max von Sydow) nel piccolo villaggio a Nottingham. Qui incontrerà la bella e sola Lady Marion (Cate Blanchett), con la quale nascerà a poco a poco l’amore. Sulla spada di Loxley c’è una scritta: “Rise and rise again until lambs become lions” (ribellarsi e ribellarsi ancora finché gli agnelli diverranno leoni). Robin comincerà così a pensare di essere stato prescelto dal fato per combattere, al fianco del popolo oppresso, contro la corruzione della corona del Principe Giovanni, non prima però di aver sventato la minaccia del nemico francese che sta tramando alle spalle degli inglesi ad opera di Sir Godfrey (Mark Strong).

    Ridley Scott ritorna sui suoi passi, quelli de Il Gladiatore, sia per la presenza di Russell Crowe che per le violente sequenze di battaglia molto coinvolgenti. Ma il suo Robin Hood non si riduce solo a questo, bensì riesce – come ha fatto Christopher Nolan per l’uomo pipistrello in Batman Begins – a decostruire una leggenda raccontandone la storia prima del mito, con ironia e la giusta dose di sensazionalismo in salsa hollywoodiana.

    Un film che diverte anche grazie ad una credibile ricostruzione visiva dello scenario storico – siamo tra il 1199 e il 1215, anno della firma della Magna Carta – e alle ottime interpretazioni degli attori, su tutti Russell Crowe, Cate Blanchett e William Hurt nei panni di Guglielmo il maresciallo. La pellicola termina nella foresta di Sherwood dove finisce la storia di un uomo e inizia la leggenda di un eroe: dobbiamo aspettarci un sequel?

  • Easy scrive:

    L’ennesima produzione riguardante il bandito inglese Robin Hood è firmata Ridley Scott ed il protagonista ha il volto dell’ex gladiatore Russel Crowe. Dimenticatevi il guascone interpretato da Kevin Costner e preparatevi a numerosi deja-vù: per chi ha amato “Il Gradiatore” ed “Elizabeth” sembrerà di essere di fronte ad uno spin-off ovvero l’intrecciarsi di ben 3 film, il cui comune denominatore sono i fantastici paesaggi inglesi (anche parte de “il Gladiatore” fu infatti girato in una zona dell’Inghilterra).
    La particolarità del film di R. Scott è la sua ambientazione nella vita di Robin prima di…diventare il famoso fuorilegge di cui è ancora viva la leggenda. Lo si trova così soldato al cospetto del re Riccardo Cuor di Leone durante la battaglia presso il castello di Chàlus-Chabrol in cui il monarca inglese perderà la vita. Insieme ad altri 3 arcieri con cui ha condiviso dieci anni di crociate, decide di approfittare della situazione per disertare ma sul suo cammino incontra un soldato morente, (ferito in un’imboscata ordita da Godfrier ed il re di Francia Filippo) incaricato di portare l’elmo e la notizia di morte del sovrano alla corte di Londra, a cui fa una promessa: consegnare la sua spada al padre a Nottingham. Questo è un passaggio poco chiaro e oserei dire “pretenzioso”: la spada che Robin prende dal soldato morto ha incisa sull’elsa la frase until lambs become lions ovvero fino a che gli agnelli (non) diventeranno leoni, che risveglierà in lui i ricordi dell’infanzia e gli farà tornare in mente chi era il padre da cui lui si era sentito abbandonato prematuramente (si scoprirà alla fine del film che era un filosofo ideatore – addirittura – della Magna Charta Libertarum la prima “carta dei diritti” d’Europa!!!).
    Inizia così il viaggio e l’avventura che lo faranno diventare leggenda, caratterizzato dall’incontro fulminante con lady Marion (una Blanchett sempre a suo agio nei film in costume e dei ruoli di donna con gli attributi) che il regista fa anche partecipare attivamente alla battaglia per respingere l’armata francese sulle coste inglesi…
    Chi si aspettava un film sulla vita dell’ “eroe” rimarrà deluso poichè si può definire più che altro un film di guerra, anzi sulle guerre che attanagliavano l’Europa nel periodo medioevale. Ottime le ricostruzioni storiche delle battaglie, dei castelli e della vita nei villaggi ma il tratteggio dei personaggi è appena accennato (non è chiara la figura di Godfried che Giovanni, fratello di Riccardo e suo erede al trono, definisce amico d’infanzia mentre storicamente sembrerebbe il quarto figlio di Enrico II il Plantageneto e di Eleonora d’Aquitania quindi suo fratello) e poco interessante. Le figure che scatenano maggior empatia sono quelle dei compagni d’armi di Robin, mentre il protagonista ha un’unica (ma grande) pecca: la “monoespressione” di un broncio da eroe col peso dei problemi del mondo sulle spalle.
    Quello che quindi si potrebbe a buona ragione definire un “prequel” della leggenda di R.H. mostra una “chicca” che ad un attento osservatore non può essere sfuggita: l’immagine di una collina con su impressa l’immagine di un cavallo bianco. Ai posteri l’ardua sentenza del suo significato…

  • Corinne91 scrive:

    “Io sono leggenda”. Poco ci manca che l’esclami, il nuovo eroe di Ridley Scott (ma non chiamatelo Maximus), che torna a lavorare con suo attore feticcio Russell Crowe dopo altre cinque sortite cinematografiche condivise, alcune riuscite (l’ultimo American Gangster) altre meno (su tutte Un’ottima annata). Ma questo eroe, dicevo, è uno dei più iconici che il prolifico regista potesse scegliere di (ri)portare sullo schermo: Robin Hood, appunto leggenda, anzi mito. E dopo il malinconico Connery, lo scatenato Costner e la volpe disneyana, ad incarnare questa nuova versione del fuorilegge più famoso della storia , che ruba ai ricchi per dare ai poveri e che vuole “la libertà come diritto” non poteva che essere chiamato il granitico Crowe. Ma quella che l’ultima reunion della coppia racconta è la genesi di un eroe, e quella della sua nemesi: no, non lo sceriffo di Nottingham, il cui alone crudele è qui appannato, ma il nervoso Principe Giovanni, (alias un Oscar Isaac infiammabile e più che mai somigliante a Rufus Sewell): perché sono le autorità a costituire il vero pericolo, spesso ambiguo (Re Riccardo, per cui Robin inizialmente combatte, non è certo uno stinco di santo). Ed è, questo, un ritratto dell’outlaw meno classico di quanto ci si aspetti: tanto per dirne una, sarà solo negli ultimi minuti che Robin scaglierà la prima e unica freccia del film – ma sarà quella buona.
    Alla domanda fatidica “sì o no?”, vien da rispondere con un “nì”. Certo questo Robin Hood non dà filo da torcere al capolavoro della coppia, quel Gladiatore che forgiò nuove stelle del cinema e che forse i lampi del doloroso passato di Robin riporteranno alla mente, ma la pellicola riesce a non impantanarsi continuativamente durante tutti e 145 i minuti, nonostante poco azzeccate scelte di sceneggiatura (il forfait di Crowe a Cannes non desti stupore: nel film non si lesina sul mostrare i francesi come inauditamente sadici) e panoramiche su eserciti che ricordano il jacksoniano Signore degli anelli. Poi, tra alti e bassi , e dopo una prima parte che tra fughe e imboscate arranca un po’, il lungometraggio rialza la cresta con un secondo tempo più dinamico, aiutato da un riuscito scontro finale in mezzo ai flutti, in cui è compresa anche una Lady Marian versione pulzella d’Orleans (Cate Blanchett dal solito fascino algido e, verrebbe da dire, sulfureo, e maestosa anche quando è china sulla ghiaia o accudisce un cavallo).
    Si riconoscono nel cast, fra gli altri, William Hurt nel ruolo un po’ ingrato del maresciallo (più interessante sarebbe stato concedergli un colpo di coda finale, ma c’è sempre la possibilità di un sequel…), il teatrale e magnifico Max Von Sydow, un Mark Strong sempre cattivissimo (qui simile al Colin Farrell di Daredevil, e già insieme a Scott e Crowe in Nessuna verità), e, guarda un po’, due attori usciti dritti dritti dai Bastardi di Tarantino (Lèa Seydoux, seducente principessa dallo sguardo liquido, e Denis Menochet).

  • Immacolata scrive:

    Ho visto il trailer e lo giudico interessante, avventuroso e stupendo. Bravi anche Russell Crowe, Cate Blanchett e certamente Ridley Scott che ha diretto il film.

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