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Bed Time, Jaume Balaguerò: «A far paura sono le persone, non gli zombie»

Abbiamo incontrato il regista spagnolo famoso per Rec e Rec 2. Ecco cosa ci ha raccontato sul suo ultimo film che uscirà il 27 luglio
Bed Time, Jaume Balaguerò: «A far paura sono le persone, non gli zombie»

Dopo i claustrofobici Rec e Rec 2, Jaume Balagueró è tornato dietro la macchina da presa per un nuovo appassionante thriller: Bed Time.
Il film, che abbandona le tinte fortemente horror delle precedenti opere del regista spagnolo, è sceneggiato da Alberto Marini e non dallo stesso Balaguerò ed è incentrato sul personaggio di Caesar, un bravissimo Luis Tosar, un portiere di un condominio, afflitto da una sorta di depressione che lo porta a voler rendere infelici le persone che incontra sulla sua strada. A fare le spese di questo folle comportamento è la giovane Clara, l’inconsapevole inquilina del quinto piano sempre sorridente che suscita la perversione del portiere.
Abbiamo incontrato il regista che ha presentato il film che uscirà in Italia il 27 luglio, ecco cosa ci ha raccontato:

Come è stata l’esperienza di girare questo film decisamente più psicologico rispetto ai precedenti?
Devo dire che per me è stato un ritorno a un tipo di film più classico, più convenzionale e sicuramente molto diverso dal punto di vista dell’espressione. Con i REC precedenti c’era stato un tipo di narrazione molto più soggettiva e più in tempo reale, Bed Time ha richiesto un’impostazione più classica a partire dallo stesso montaggio e per me è stata un’esperienza molto piacevole.

Questo è uno dei primi film in cui lei non ha curato personalmente la sceneggiatura, ha dovuto modificare qualcosa, in collaborazione con Alberto Marini, per adattare il film maggiormente alle sue caratteristiche e alle esigenze date dalle precedenti esperienze?
Sicuramente il cambiamento maggiore rispetto alla sceneggiatura originale è stato quello della location. Abbiamo spostato tutto da New York a un tipico edificio di Barcellona, la scelta è stata fatta anche per motivi personali, dato che ho preferito girare il film in Spagna. Per quanto riguarda altri cambiamenti specifici ho eliminato la voce fuori campo, presente nella sceneggiatura originale, che si soffermava moltissimo sulle riflessioni personali del protagonista. Ho deciso di tagliarla completamente e di basarmi non più sul racconto, ma sulla suspance e sull’effetto derivato da questo tipo di narrazione.

In un certo senso i registi italiani e spagnoli, dal punto di vista dell’horror, parlano la stessa lingua, ha un regista italiano che le piace particolarmente?
Penso che oggi tutti i registi del mondo parlino la stessa lingua perchè siamo cresciuti e ci siamo imbevuti di un bagaglio internazionale, grazie all’home video abbiamo avuto l’opportunità di vedere film cinesi, di hollywood e di ogni dove insomma, quindi i riferimenti sono sicuramente internazionali. Per quanto riguarda l’Italia, penso che il genere horror sia stato fondamentale nella filmografia del paese, da giovane ho apprezzato molto Dario Argento, Joe D’amato, Lucio Fulci e Mario Bava, che sicuramente fanno parte dei miei riferimenti.

Una domanda su Rec 4, dalle indiscrezioni dovrebbe avere dei punti di contatto con i primi due capitoli della serie; nel caso di successo sono previste altre pellicole della serie?
Per me Rec 4 è un punto conclusivo per la serie, d’altronde si chiama Apocalypse, non posso dire se ci sarà un sequel. Sicuramente farà riferimento a Rec2, in particolar modo all’inizio e alla fine di questo. Nonostante ciò ci saranno molte sorprese e cambiamenti di luoghi, vi garantisco che sarà molto diverso rispetto a quello che si attende la gente.

Si dice che sia ambientato dentro una nave, è vero?
Non posso dire nulla (sorridendo, fa cenno di avere la bocca cucita n.d.r.)

Dopo Rec sembra sia diventato difficile vedere un film che non sia girato come un found footage, questo è diventato uno stile molto comune. Pensa che questo stia diventando un genere che viene semplicemente sfruttato senza nessun tipo di aggiunta, oppure che negli ultimi anni abbia guadagnato qualcosa?
Sicuramente i film quando hanno successo hanno uno sviluppo successivo, ad esempio i film sugli zombi hanno avuto un grande seguito. In questo caso parliamo di un genere più soggettivo, che è stato molto divertente all’inizio perché era una sorpresa, ma adesso ha già fatto la sua epoca e a me personalmente non interessa più; sono decisamente più proiettato verso il tempo reale.  Preferisco non dover lavorare sull’editing di un precedente nastro ma mettere l’occhio dello spettatore nella cinepresa implicandolo in quello che succede e immergerlo nella realtà. Questo è un qualcosa che non ho visto ripetuto molte volte perché effettivamente è un qualcosa di molto difficile, in quanto bisogna raccontare in tempo reale e far entrare lo spettatore nella vicenda e, nello stesso tempo, sviluppare parallelamente il racconto.

Quindi è più complicato fare questo tipo di film rispetto al costruire una psicologia estremamente complessa come quella del personaggio di Bed Time?
Nel cinema tutto è complicatissimo (ride). L’elemento della sfida è però importante, in questo caso la sfida era proprio creare questo personaggio che è profondamente sgradevole e perverso ma che, nello stesso tempo, suscita qualche tipo di attrazione e partecipazione da parte dello spettatore a questo tipo di malvagità. Lo spettatore si vede quasi forzato a prendere una posizione morale tra il bene e il male. Per me è stato un gioco morale di scelta tra il bene e il male che deve compiere chi guarda il film, che è portato poi a porsi determinate domande sul finale.

Rec e Rec 2 erano ambientati in un condominio, una sorta di microcosmo chiuso, all’interno di cui può venire fuori la cattiveria della gente, come in questo caso. Cosa rappresenta per lei il fascino di questo mondo chiuso in cui può venir fuori la frustrazione della gente?
La location è perfetta perché il condominio è un ambiente che noi conosciamo molto bene, ci viviamo quotidianamente, ci sono i vicini e ci sentiamo implicati a fondo in questo microcosmo; è come se fossimo gli dei che osservano dall’alto e che in qualche modo provano una qualche forma di soddisfazione nell’avere questa profonda conoscenza di questo ambiente chiuso, tutto questo fa si che ci sia una nostra forte partecipazione e quindi un coinvolgimento completo.

Come è stato il cambio del registro dallo stile del mocumentary a un qualcosa più psicologico e legato all’inconscio?
Per me l’eccezione è il mocumentary, mi ritrovo di più nell’ambito del racconto convenzionale che prevede un montaggio, la musica, gli effetti e i suoni. Certo i mocumentary impongono un reinventarsi e la necessità di creare delle sorprese e della suspance in un modo nuovo. Di sicuro mi ritrovo più nella maniera tradizionale di fare i film, come ho fatto per le mie prime pellicole.

In Bed Time lo spettatore che domande dovrebbe porsi sul finale? Si è troppo ingenui oppure si dà troppa attenzione a quello che ci circonda?
Penso che il tema principale di questa storia sia la vulnerabilità della nostra privacy e della nostra intimità. In casa noi crediamo di essere sicuri e protetti ma in realtà c’è sempre la naturale paura di essere violati nella nostra intimità e questo dipende anche da come oggi siamo collegati con il mondo esterno; attraverso la tecnologia odierna tutti possono sapere dove siamo in questo momento attraverso un semplice telefono, per questo la nostra intimità è sempre più fragile e questo suscita paura.

Pensa che siamo in un periodo storico adatto per provare simpatia per un protagonista così perverso?
Si! Penso che sia sempre il periodo giusto. Ritengo che alle persone, da un punto di vista “giocoso”, piaccia in un certo qual modo identificarsi con il diavolo e provare simpatia per il cattivo, per esempio ne Il silenzio degli innocenti la gente prova più simpatia per Hannibal, è lui l’eroe che sta sui poster, non c’è la detective.

Quindi dobbiamo aver paura del lato oscuro dell’essere umano?
Nella vita reale a me fanno paura le persone, non gli zombi o i vampiri che non esistono, è l’essere umano a essere violento ed è questo che mi fa più paura. (Foto Getty Images)

Ecco il trailer del film:

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