Buonumore e lacrime assicurate quando scende in campo Omar Sy. La recensione di Famiglia all’improvviso

Buonumore e lacrime assicurate quando scende in campo Omar Sy. La recensione di Famiglia all’improvviso

L’attore di Quasi amici si riconferma l’emblema della dramedy francese in questo film dove si ritrova improvvisamente papà di una bambina

di Marita Toniolo 21/04/2017
Stampa

Le battute guascone fonite dal sorrisone a 44 denti di Omar Sy farebbero cambiare umore anche a un depresso cronico. Esattamente come negli anni ’80 la risata di Eddie Murphy avrebbe fatto svoltare la giornata anche al più musone dei musoni. Sy, nazionalità francese e origini senegalesi e mauritane, con la sua fisicità imponente e la sua carica vitale, si differenzia però dal collega statunitense perché immerso in un humus culturale più raffinato. E, infatti, dopo il successo straordinario in patria (e nel resto del mondo) di Quasi  amici, storia toccante e a tratti divertentissima dell’amicizia tra un badante e un ricchissimo tetraplegico, è diventato l’icona della dramedy francese intelligente e borghese, un marchio inconfondibile e garanzia assoluta di incassi.

Si inserisce appieno in questo filone Famiglia all’improvviso – Istruzioni per l’uso, commedia che sbarca ora al cinema proponendocelo nei panni di un adorabile giovane irresponsabile e sciupafemmine di nome Samuel, che fa da autista di barche per i turisti di un centro vacanze di proprietà di una signora che lo tratta un po’ come un figlio. La sua vita è una giostra continua, fatta di serate in discoteca che è in grado di far proseguire fino all’alba e di scappatelle.

Una sarabanda che procede spedita fino a quando nella sua vita non si ripresenta Kristin, l’avventura di una notte di un anno prima che gli deposita tra le braccia un fagotto di nome Gloria, sua figlia. Venti euro per pagare il taxi sono sufficienti alla ragazza per volatilizzarsi dalla vita di entrambi per ben otto anni. Un periodo in cui Samuel verrà catapultato dalla solare Costa Azzurra alla grigia e seriosa Londra (dove si è recato in cerca della madre fuggiasca), dall’immaturità assoluta al ruolo di padre. Una svolta – soggetto che ha trai suoi antesignani Tre uomini e una culla – che Samuel affronterà in modo caparbio e solare, ritagliandosi una carriera di successo come stunt-man, ma soprattutto dipingendo per la piccola Gloria una vita piena di colore e fantasia che non le faccia mai rimpiangere l’assenza della madre.

In quest’opera di trasformazione di una situazione difficile in una sorta di parco giochi, Sy ricorda molto il Benigni di La vita è bella e il Will Smith di La ricerca della felicità, con la madre che è diventata un agente segreto continuamente in missione ma che si tiene costantemente in contatto con la figlia tramite mail (scritte da lui). A coronamento del tutto, padre e figlia vivono in una casa parco giochi con porte su misura, scivoli, palline colorate e muri di Lego e scandiscono la giornata con rituali personalissimi. Un idillio da fare invidia a chiunque, che sarebbe utopico pensare possa durare per sempre e che sarà sottoposto a continui capovolgimenti di fronte che vi lasciamo scoprire da soli.

Ed è proprio qui che il film perde la sua fortissima carica iniziale, quando nel continuare a mettere alla prova i due protagonisti si sbilancia scivolando lungo una china strappalacrime un po’ programmatica e che indulge spesso alla retorica. E ciò nonostante, tutta la prima parte molto comica (anche per merito del simpaticissimo secondo papà di Gloria, Antoine Bernard) merita la visione e riconferma la capacità più unica che rara del protagonista di bucare lo schermo e di saper toccare il cuore dello spettatore.

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA Vai al Film
AGGIUNGI COMMENTO