Berlinale 2017: THE PARTY, La cena che non ti aspetti…

Berlinale 2017: THE PARTY, La cena che non ti aspetti…

Sally Potter racconta la sua commedia con Kristin Scott Thomas e Timothy Spall, nata per esorcizzare i blockbuster

di Luisa Cotta Ramosino 15/02/2017
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Una festa per celebrare un successo politico della padrona di casa diventa l’occasione per rivelazioni che nessuno vorrebbe davvero sentire.

Dopo anni di impegno politico Janet (Kristin Scott Thomas) ha ottenuto finalmente il riconoscimento dovuto,  sarà ministro della salute, e gli amici di una vita, tra cui la pungente April (Patricia Clarckson) con il “fidanzato” Gottfried  (Bruno Ganz), sono venuti per festeggiare, senonché il marito di Janet, Bill (Timothy Spall) spiazza tutti con una rivelazione… anzi due. È l’inizio di una serie di scambi sempre più taglienti che porta alla luce segreti e tradimenti, con una sorpresa finale.

Nel mezzo le confidenze di due amiche, Janet ed April, profondamente diverse, ma sempre solidali, le incertezze di una coppia lesbica di fronte alla notizia di una gravidanza “eccezionale”, un trader di successo con una pistola in tasca e il vizio per la coca. Insomma, abbastanza per innescare una vera e propria bomba a orologeria.

«Desideravo trovare il modo di fare una commedia che fosse profondamente cinematografica, che portasse i personaggi a rivelarsi completamente in pochissimo tempo, una sorta di antidoto ai blockbuster pieni di effetti che hanno tanto successo oggi. Ho voluto togliere tutto per trovare qualcosa che fosse peculiarmente umano… e che facesse ridere» spiega la regista Sally Potter (a Berlino otto anni dopo Rage) «Allo stesso tempo, fin dalla prima inquadratura e nella scelta della musica, questo film è un political statement nella misura in cui è un ritratto leggero e pieno di amore per la nostra Inghilterra a pezzi… e non solo per la Brexit»

Il bianco e nero espressivo la cui efficacia, secondo la regista, si deve soprattutto alla collaborazione con il direttore della fotografia russo Aleksey Rodionov (già con la Potter su Orlando) «rientra nella vecchia tradizione russa, che non prevede l’utilizzo di tanto equipaggiamento, ma un occhio particolare, che permette di concentrarsi non solo sulla singola immagine, ma sulla scena nel suo complesso, evitando un effetto puramente estetizzante» insiste la Potter «Il bianco e nero l’ho avuto in mente da subito, perché crea uno spazio emotivo nella misura in cui evita che lo spettatore si distragga e lo costringe invece in qualche modo a restare concentrato sui personaggi. “

Gli attori concordano sulla straordinaria avventura condivisa pur in uno spazio di tempo molto ristretto. «Abbiamo avuto 3 giorni di prove e poi due settimane per girare, un tempo limitato, ma il tutto era possibile perché ognuno rispettava il lavoro degli altri» ha dichiarato Spall. « In un certo senso è stato come recitare in teatro, con una stretta vicinanza di tutti noi attori, poco tempo per ripetere i take e per imparare la parte… con tutto il panico e l’eccitazione che questo comporta» ha confermato la Scott Thomas, seguita a ruota dal resto del cast.

«In questo film ho cercato di scrivere e far recitare i dialoghi stando attenta a come la gente parla davvero, ma soprattutto a quello che non dice» ha concluso la Potter raccogliendo, a ragione, applausi a scena aperta.

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