Francesco Montanari su Sole, cuore, amore: «Tutti i film andrebbero fatti così»

Francesco Montanari su Sole, cuore, amore: «Tutti i film andrebbero fatti così»

Dopo la presentazione al Festival di Roma, il 4 maggio esce nei cinema il nuovo film di Daniele Vicari: un affresco di potente verità su questo nostro mondo svuotato di umanità dalla crisi economica. Ne abbiamo parlato con il protagonista maschile

di Valentina Torlaschi 21/04/2017
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Un ragazzo “antico”. Ai tempi di Romanzo Criminale – La serie, Francesco Montanari aveva poco più che 20 anni eppure, grazie a un volto dai lineamenti scolpiti, a uno sguardo di un nero minaccioso e a un solido talento, era riuscito a vestire con la massima credibilità i panni del brutale boss della Banda della Magliana. Ora che di anni ne ha 34 e che il ruolo Libanese appartiene al passato, Francesco è un attore riconosciuto, un interprete poliedrico che passa con disinvoltura dal cinema popolare a quello più impegnato non mancando di trovare spazio per quel teatro che tanto lo appassiona. È proprio durante una pausa dalle prove di Aspettando Godot allo Spazio Diamante di Roma che, in un pomeriggio di fine marzo, lo abbiamo raggiunto al telefono per parlare di Cuore, sole, amore di Daniele Vicari (in sala dal 4 maggio).

Il tuo personaggio, Mario, è abbastanza misterioso, non ci viene detto molto di lui. Però so che con il regista Daniele Vicari avete però fatto un “lavoro di scavo” cercando di “ricordare” gli episodi del suo passato. Ci puoi dire qualcosa di lui che non si vede nel film?
«Mario è un uomo tutto d’un pezzo, di quelli all’antica che si caricano sulle spalle il peso dell’intera famiglia. Un giorno, però, viene licenziato e, dato che la moglie è fuori tutto il giorno per lavoro, è costretto a stare a casa e a “fare il mammo”. Lui cerca di non far pesare questa situazione ma i sensi di colpa e la frustrazione lo tormentano».

Con Isabella Ragonese siete riusciti a costruire un legame molto vero.
«Abbiamo fatto molte prove, improvvisando i momenti fondamentali della storia dei nostri personaggi: il loro primo incontro, il loro matrimonio, la nascita del primo figlio. È stato un lavoro stimolante, durato diverse settimane, che ha impresso una credibilità unica all’opera. C’è una reale confidenza, un reale affetto tra noi: è colme se la macchina da presa spiasse la vita vera di una coppia. I film si dovrebbero fare sempre così: in questo modo entri in scena “già caldo”, come si fa a teatro fondamentalmente».

Una curiosità: il primo incontro tra Mario e Eli come è stato?
«Si sono incontrati in un locale dove Eli faceva la ballerina insieme all’amica Vale (Eva Grieco). Lui l’ha vista, se ne è subito innamorato e l’ha sedotta».

Daniele Vicari ti ha dato delle indicazioni precise per il tuo personaggio, tipo di guardare dei film particolari o ispirati ad altri personaggi letterari?
«No, quello no. Lui ha un talento unico nel dirigere gli attori, e noi due ci siamo proprio “innamorati artisticamente”. Daniele ha una grande cura e un grande rispetto per la recitazione, non è un regista invadente; anzi, è profondamente rispettoso e costruisce il film insieme ai suoi attori. Poi è anche un grande tecnico con la macchina da presa. È un lusso poterci lavorare: per lui il film è il risultato di tante anime che si sono incontrate, dal regista agli attori fino al direttore della fotografia».

Tu sei stato la sua prima scelta. Ho letto che mentre scriveva la sceneggiatura pensava già a te e a Isabella Ragonese.
«Sì, io e Daniele ci eravamo conosciuti tempo fa e siamo diventati amici prima del film. Penso che abbia visto il legame che ho con mia moglie e abbia voluto ricreare in un certo senso un rapporto simile».

Sul set avete improvvisato molto? Le scene dei vostri dialoghi sul balcone, ad esempio, hanno una spontaneità e una freschezza così potente che sembrano come accadere lì, in quel preciso momento.
«In effetti alcune delle battute di quelle sequenze, come quella dei cappuccini e quella di Cocktail in cui imito Tom Cruise, sono nate proprio sul set, durante una prova prima del ciak».

sole-cuore-amore

Daniele, oltre a essere molto bravo nella direzione degli attori, è anche un grande tecnico capace di circondarsi di persone capaci e che danno un valore aggiunto al suo lavoro. Un esempio su tutti è Stefano di Battista che ha composto un tappeto sonoro jazz-blues che crea una perfetta dissonanza con le immagini. Voi avevate ascoltato queste musiche prima delle riprese?
«Io personalmente no, ma credo che Eva Grieco le abbia ascoltate per preparare le proprie coreografie. Al riguardo, Vicari ha detto spesso che lui concepiva tutto il film un po’ come una sorta di grande ballo: la danza non è un elemento di contorno ma è il fil rouge che attraversa tutta la storia. E infatti anche Isabella, quando lavora, è come se facesse una sorta di coreografia con tutti gli avventori al bancone. Anche io, quando sono in sua presenza, mi muovo un po’ come in una danza. È tutto una grande danza in cui la musica è un cardine fondamentale».

A partire dal titolo Sole, cuore, amore ma penso anche al bar dove lavora Eli che si chiama Rosso relativo, la musica è molto presente nel film. Tu nella vita che musica ascolti? Cosa ti piace?
«Io sono stato molto influenzato da mio fratello maggiore che è un grande appassionato. Da piccolo “prendevo i suoi strascichi” e mi ricordo che ero sempre all’avanguardia rispetto ai miei coetanei perché magari parlavo dei Dream Theater a 13 anni…».

La colonna sonora della tua vita qual è?
«Spazia dai Metallica ai Guns&Rores. In generale, però, sono una persona silente, al massimo leggo ad alta voce al mio cane (ride, ndr)».

Cosa stai leggendo ora?
«Sto leggendo un libro che, sembrerà strano, ma non ha un titolo. È un trattato di filosofia su senex et puer, cioè sul rapporto tra vecchiaia e giovinezza. È stato scritto negli anni ’70 ma lo trovo estremamente attuale. È un tema che mi affascina perché io mi sono sempre sentito un “giovane vecchio”, ho sempre avuto un po’ un pregiudizio verso i miei coetanei che volevano ad ogni costo sembrare più giovani. Anche esteticamente, mi hanno sempre dato più della mia età: Romanzo Criminale l’ho fatto che avevo solo 23 anni! Mi interessa capire perché ho questi embrioni dentro e poi come attore mi interessa capire cosa attecchisce in un ragazzo e cosa in un adulto».

Sin dalla presentazione al Festival di Roma Sole, cuore, amore è stato definito, forse con un po’ di retorica, un film “necessario”. Concordi?
«Per me lo è. Daniele era stanco di vedere rappresentate le periferie solo come un habitat criminale. Non è così: il 90% della popolazione di quelle zone è composto da persone normali, oneste, che lavorano. Era necessario raccontare la loro storia».

Il 6 aprile è uscito un altro tuo film: Ovunque tu sarai, una storia on the road di calcio e amicizia. Tu non sei un grande tifoso, vero?
«Assolutamente no. Per tutto il liceo ho fatto finta di tifare Roma, ma solo per partecipare alle conversazioni coi miei compagni. E finito il liceo ho smesso di far finta. Però devo dire che con questo film mi sono avvicinato al calcio e ho scoperto la bellezza di questo sport. È un generatore di passione, in grado di unire elementi totalmente diversi come del resto sono i quattro personaggi del film: quattro uomini agli antipodi che probabilmente senza il calcio non si sarebbero mai conosciuti e mai sarebbero diventati amici. Come tutte le passioni, anche il calcio unisce ed è un livellatore sociale unico».

Tu sei diventato famoso grazie a Romanzo Criminale. Ora che sono passati ormai quasi 10 anni, qual è il ricordo più vivo di quella esperienza?
«Ce ne sono tantissimi. Posso dire che è stata una grande fortuna entrare a gamba tesa in una produzione così eccelsa appena uscito da una scuola di teatro (la Silvio d’Amico, ndr). È stato come debuttare in serie A. Ed è stato anche il mio militare artistico, un’esperienza che ha legato molto noi attori: recitare e sudare insieme tutti i giorni, a condividere lo stesso camerino per un anno e mezzo, è qualcosa che lega per sempre. E poi ho incontrato persone eccezionali professionalmente parlando».

Come spettatore che serie ti piacciono? Cosa stai seguendo ora?
«Penny Dreadful. Ho una grande passione per il fantasy, i vampiri, i lupi mannari. Al cinema vorrei fare Wolverine!».

Una serie che proprio ti è piaciuta?
«The Night of mi è piaciuta tantissimo, Breaking Bad neanche a parlarne, ma la prima di tutte è stata Dexter. Anche Narcos è molto bella».

Un film che hai visto recentemente e che ahi pensato: cavolo quella parte avrei voluto farla io?
«A livello attoriale, Split. È uno showreel praticamente. Avere, in una stessa storia, la possibilità di entrare in oltre 20 personalità differenti è qualcosa di unico».

Un regista italiano e uno straniero con cui ti piacerebbe lavorare?
«Come straniero, Cronenberg. Come italiani, ne ho tantissimi: Sorrentino, Garrone, vorrei tanto rincontrare Stefano Sollima, e anche Giovanni Veronesi mi piace molto».

Foto: Emanuela Scarpa

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