Golden Globes 2017: Meryl Streep attacca Trump. Lui: «È sopravvalutata»

Golden Globes 2017: Meryl Streep attacca Trump. Lui: «È sopravvalutata»

All’attrice è stato assegnato il Cecil B DeMille Award alla carriera

di Letizia Lara Lombardi 09/01/2017
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Durante la cerimonia di assegnazione dei Golden Globes tenutasi stanotte a Los Angeles, Meryl Streep ha ricevuto il premio alla carriera Cecil B DeMille.

L’attrice, dopo aver ringraziato la Hollywood Foreign Press Association, ha tenuto un inusuale e lungo discorso di ringraziamento, parlando di politica, del nuovo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e di quello che potrebbero fare attori, artisti e giornalisti per non assecondare le sue azioni razziste e xenofobe: «Vi amo tutti, ma dovete perdonarmi se ho perso la voce urlando e lamentandomi questa settimana e ho perso la testa un po’ di tempo prima quest’anno per cui dovrò leggere. Grazie Hollywood Foreign Press, giusto per sottolineare quello che ha già detto Hugh Laurie, voi e tutti noi apparteniamo alla categoria più diffamata in America. In questo momento noi apparteniamo al gruppo di persone più denigrato della società americana. Pensateci: Hollywood, gli stranieri e la stampa. Hollywood è piena di outsider e stranieri, e se li cacciamo tutti non resterà altro da guardare che il football e le arti marziali miste, che non sono davvero arte».

Poi la Streep ha ricordato quando Trump, durante la campagna elettorale, aveva imitato e preso in giro un giornalista disabile che lo aveva criticato: «Mi ha spezzato il cuore quando l’ho visto, e non riesco a togliermelo dalla testa perché non era in un film, era la vita vera. E questo istinto di umiliare l’altro, quando è impersonato da qualcuno con una visibilità pubblica, qualcuno di potente, arriva nella vita di tutti quanti, perché autorizza altri a comportarsi nello stesso modo. La mancanza di rispetto causa altra mancanza di rispetto, la violenza incita altra violenza, e quando i potenti usano la loro posizione per maltrattare gli altri, perdiamo tutti quanti. E questo mi porta a parlare della stampa: abbiamo bisogno della stampa per tenere a bada il potere, questo è il motivo per cui i nostri padri fondatori hanno voluto che la sua libertà fosse riconosciuta dalla costituzione. Per questo chiedo alla Foreign Press di continuare ad andare avanti perché noi abbiamo bisogno di loro e loro di noi per salvaguardare la verità».

E poi ha chiuso, raccontando un aneddoto dal set e ricordando Carrie Fisher: «Ancora una cosa: un giorno stavo girando un film ed ero preoccupata di non avere il tempo di preparare la cena o del troppo tempo trascorso sul set, e Tommy Lee Jones mi disse: “Non è un privilegio essere un attore, Meryl?”. Sì, lo è e dobbiamo ricordarcelo l’un l’altro, sia del privilegio che delle sue responsabilità. Dovremmo essere tutti consapevoli del privilegio di questo lavoro che stasera Hollywood premia. Come mi disse una volta la mia cara amica, la principessa Leia: “Prendi il tuo cuore spezzato e trasformalo in arte».

La risposta di Trump non si è fatta attendere: durante una breve intervista telefonica con il New York Times, ha descritto la Streep come una «Hillary lover», una supporter della sua avversaria alla Casa Bianca, sottolineando che non aveva ascoltato il discorso né tantomeno visto la premiazione, ma non era sorpreso che «quei liberali del cinema» lo avessero attaccato durante la diretta. E ha proseguito su Twitter: «Una delle più sopravvalutate attrici di Hollywood, pur non conoscendomi mi ha attaccato. Per la centesima volta, non ho mai preso in giro un reporter disabile (non lo farei mai), gli ho semplicemente fatto notare di come avesse cambiato una storia vecchia di 16 anni solo per farmi apparire nel modo peggiore possibile. Un modo disonesto di fare comunicazione!».

Qui di seguito il discorso completo e il video-tributo dedicato all’attrice dall’Hollywood Foreign Press Association.

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