Jamie Dornan: «Sesso sadomaso? Non sono il tipo»

Jamie Dornan: «Sesso sadomaso? Non sono il tipo»

L’attore ci parla del suo ritorno nei panni di Mr. Grey e ci racconta come questo personaggio dalle abitudini sessuali estreme non abbia minimamente influenzato la sua tranquilla vita sotto le lenzuola

di Elisa Leonelli 27/01/2017
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Prima di Cinquanta sfumature di grigio, erano in pochi a ricordarsi il suo nome. Classe 1982, originario di Belfast, una carriera da modello alle spalle (per una decina d’anni è stato tra i più pagati al mondo), Jamie Dornan debutta al cinema nel 2006 con Marie Antoinette di Sofia Coppola; a quel ruolo, però, non seguono altri film di richiamo. Così, per avere la sua rivincita, Jamie approda al piccolo schermo dove, dopo C’era una volta, si guadagna il plauso della critica grazie a The Fall. Ma se il personaggio del brutale killer seriale Paul Spector è ancora oggi la sua performance migliore (e quella di cui va più orgoglioso), il vero punto di svolta arriva con la saga tratta dai romanzi “mommy porn” di E. L. James. Il primo episodio del franchise, accompagnato da incassi da record, catapulta Dornan sotto i riflettori di Hollywood e il suo volto viene inesorabilmente associato a quello del seduttore miliardario Mr Grey. Un uomo, a dire il vero, assai lontano dall’attore che, nella vita normale, vive isolato nella campagna inglese e non ha alcun interesse a praticare BDSM (Bondage, Dominazione, Sadomaso e Masochismo) con la moglie – attrice e cantante – Amelia Warner. Al di là delle pretestuose affinità tra Mr Grey e Jamie Dornan, Cinquanta sfumature ha dato alla star un’innegabile visibilità, e infatti il 2016 l’ha visto incasellare in curriculum ben tre titoli: The 9th Life of Louis Drax di Alexandre Aja, il thriller Anthropoid e il war-movie prodotto da Netflix La battaglia di Jadotville.
Nascosto dietro quella barba lunga che si fa crescere per camuffare una bellezza che spesso lo fa sentire a disagio, Jamie ci ha raccontato i retroscena di Cinquanta sfumature di nero.

Com’è cambiata la tua vita dopo Cinquanta sfumature di grigio?
«Ora molte più persone sanno chi sono. Far parte di un film che guadagna 600 milioni di dollari al boxoffice mondiale aiuta la tua carriera, e infatti dopo sono arrivati La battaglia di Jadotville e Anthropoid: progetti a cui volevo disperatamente partecipare e che non avrei mai fatto se non ci fosse stato Cinquanta sfumature».

La popolarità ha intaccato la tua privacy?
«Cinquanta sfumature ha portato una grande attenzione su di me, ma la mia vita non è cambiata, almeno negli aspetti principali: nulla e nessuno potrà mai modificare la mia esistenza, nè quella di mia moglie o dei miei figli. Poi sì, certo, capita che alle anteprime tu sia circondato da fan che sembrano dei pazzi, oppure a cena a Los Angeles sei assediato da paparazzi rabbiosi. In quelle occasioni mi sento una persona diversa, ma si tratta pur sempre di 10 notti all’ anno; il resto del tempo abbiamo tutti una vita abbastanza tranquilla. Con la mia famiglia abbiamo scelto di vivere nella campagna inglese, quando apriamo la nostra porta ci sono solo pecore!».

Questa volta avete girato in Francia.
«Sì, siamo stati a Parigi e poi nel Sud: eravamo a Nizza proprio durante l’attacco terroristico, ed è stato orribile. A Parigi, invece, si è verificata una strana coincidenza: alloggiavo nella stessa stanza d’albergo dove ero già stato per le riprese di Marie Antoinette di Sofia Coppola, il mio primissimo film 12 anni fa. E sono pure tornato all’Opera, dove proprio come in Marie Antoinette, abbiamo messo in scena un ballo in maschera».

La regista del primo film, Sam Taylor-Johnson, non è tornata per i sequel. Questo cambiamento ha influito sul vostro lavoro?
«Il cambiamento ha portato una nuova energia. Siamo stati fortunati: se fosse arrivato il regista sbagliato, non so cosa sarebbe successo, anche perché io e Dakota eravamo molto legati a Sam Taylor-Johnson. James Foley è una persona molto diversa da Sam, ma ha agito senza rotture. Il primo film era stato un successo: lui ha voluto onorare quello che era stato fatto. E comunque, non è mai facile quando arrivi su una nave che è già salpata senza di te. Jimmy è un ottimo professionista: il suo lavoro su House of Cards è stato eccezionale».

Che cosa hai imparato da questa sessualità sado-maso?
«Devo ammettere che quando mi hanno menzionato il BDSM (Bondage Discipline, Dominance, Submission, Sadism e Sadomasochism) non ne sapevo molto. Semplicemente è una cosa che non mi interessa, e non interessa neanche a mia moglie. E il film non ha cambiato le nostre abitudini sessuali (ride, ndr)».

 

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Foto: © Universal Pictures

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