A Locarno è battaglia di testosterone. La recensione di Chevalier

A Locarno è battaglia di testosterone. La recensione di Chevalier

La regista greca Athina Rachel Tsangari ci regala un film sulla futilità di essere il migliore

di Maria Laura Ramello 12/08/2015
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In una barca nel bel mezzo del mare Egeo sei uomini decidono di sfidarsi a Chavelier: gioco privo di regole precise, lo scopo è decretare il migliore di loro in tutto – nel dormire, nel mangiare, nel pulire, nel livello di colesterolo, nella dimensione dell’erezione mattutina. Il vincitore si metterà al dito l’anello del potere, su cui si trova il sigillo del Cavaliere.
Ma la strada verso la gloria è tutta in salita e costellata di ansie, rivalità, finte amicizie e ricerca di riconoscimento. Anche se non serve a nulla, e si è soli in mezzo al mare.

Athina Rachel Tsangari già apprezzata a Venezia con il suo Attenberg nel 2012 (film che valse ad Ariane Labed la coppa Volpi come miglior protagonista) dirige un «Buddy movie without the Buddies» (un film su un gruppo di amici, senza gli amici).

Scritto a quattro mani assieme a Efthimis Filippou, questo film dalle atmosfere teatrali che inquadra i protagonisti all’interno di cornici fisse, si fonda sulla scrittura – con il passare dei minuti sempre più ironica e surreale – e sull’interpretazione dei protagonisti: tra gli attori più apprezzati del cinema greco.
In un contesto storico in cui la gara a “chi-ce-l’ha-più-lungo” (che non riguarda solo gli uomini) è data dal numero di “like” che collezionano i nostri post su Facebook, la regista punta l’attenzione proprio sul bisogno primordiale di vincere ed emergere.
Ne risulta un film ironico e sincero che, con occhio femminile (ma non femminista) racconta tutte le sfumature del maschio (dal bambino, al mammone, al macho), riflettendo sulla futilità di essere il migliore, sull’orwelliano potere fine a se stesso, sull’arbitrarietà della vittoria. E ci regala un’ora e mezza di ben riuscito intrattenimento.

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