Maccio Capatonda per fortuna qualcuno è morto

Maccio Capatonda per fortuna qualcuno è morto

Maccio Capatonda ci parla della sua nuova commedia, sempre in compagnia degli inseparabili Herbert Ballerina e Ivo Avido. Il regista e attore racconta come le sorti di un paesino di provincia possono cambiare grazie a un cadavere

di Matteo Bonassi 25/02/2017
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Il pensionato Manolo Scortica, la politica Luana Sfregola, il giovane Giannetto Bagno che tentava di fermare i treni con la sola imposizione delle mani alla stazione di Milano Lambrate. Questi sono solo alcuni dei personaggi protagonisti delle immani quanto esilaranti tragedie raccontate da Maccio Capatonda nel suo Unreal TG. Una serie di sketch diventati virali su YouTube in cui il comico di Vasto aveva già intuito diversi anni fa la potenzialità di trasformare in parodia i servizi di cronaca nera che i vari notiziari e trasmissioni come Quarto Grado o Chi l’ha visto? confezionano ossessivamente, con una pletora di inviati speciali e collegamenti in diretta che proseguono per settimane. Abbandonati i panni dell’Italiano Medio, esordio più che fortunato di Maccio sul grande schermo con un boxoffice superiore ai 2 milioni di euro raggiunti in soli quattro giorni, Capatonda riassembla il suo dream team – gli immancabili Herbert Ballerina e Ivo Avido – per raccontare, ora in un lungometraggio, questo malcostume nostrano. In Omicidio all’Italiana ritroveremo infatti il comico nei panni del sindaco (ma anche di un politico inetto e corrotto, oltre che di un improbabile turista) di un piccolo e sconosciuto paesino di provincia in cui il ritrovamento di un cadavere di un’anziana signora – trafitto da una moltitudine di coltelli – diventa un’incredibile opportunità per finire immediatamente sotto i riflettori dei media e guadagnare popolarità molto velocemente. Abbiamo raggiunto Maccio (all’anagrafe Marcello Macchia) al telefono in un pomeriggio di fine gennaio, mentre, appena dopo aver lanciato il primo teaser, sta lavorando a Roma per completare e mixare la colonna sonora.

Cosa racconti in Omicidio all’italiana?
«Il film prende spunto da questa voglia di un paesino di esistere, di essere considerato. Parliamo di un posto che nessuno conosce e che sta morendo perché ormai si è quasi completamente spopolato. E il sindaco, disperato, cerca in tutti i modi di rilanciare la sua cittadina a livello mondiale. In principio parte con una serie di iniziative fallimentari, sagre di vario tipo e altri tentativi poco furbi. Poi si trova, per puro caso, ad avere a che fare con la morte di una persona che lui decide di trasformare in un efferato omicidio. Perché intuisce che in Italia, quando c’è di mezzo un cadavere, rischi di diventare molto popolare. Quindi si butta in questa avventura anche abbastanza ingenuamente, non lo fa con malizia, anche perché è un personaggio talmente semplice e dolce che in realtà non si rende bene nemmeno conto di quello che sta per scatenare».

Possiamo dire che l’idea di base era già un po’ radicata nei tuoi divertentissimi corti di Unreal Tv?
«Sì, l’argomento era lo stesso. Ma il film racconta una vera e propria storia, non è un assemblaggio di vari sketch. Omicidio all’italiana nasce inizialmente proprio come film comico con due protagonisti – che siamo io ed Herbert Ballerina – partendo in principio da un’idea molto più semplice, con dei contorni gialli. Successivamente abbiamo deciso di inserire questa satira legata ai fatti di cronaca nera che, come hai accennato, avevamo parzialmente già trattato. Però in questo caso il concetto viene esploso in una storia più grande. In pratica il film denuncia questa spettacolarizzazione totale della morte».

Qual è il tuo ruolo?
«Oltre a essere il protagonista, quindi il sindaco, vesto anche i panni di un politico opportunista che cerca di sfruttare la situazione a suo favore – ma si tratta di una piccola parte – e poi quello di un turista veneto che, su consiglio di un’agenzia viaggi, visita il paesino con la propria famiglia».

Invece Herbert e Ivo?
«Herbert, essendo scemo, può recitare in un ruolo solo (ride, ndr), che stranamente è proprio quello dello scemo… Scherzi a parte, in questo film è addirittura meno stupido del solito, perché è appunto il fratello del sindaco: un individuo rozzo, per certi versi sempre un sempliciotto, ma non proprio l’idiota totale a cui siamo abituati. Qui è più attivo e rispetto a Italiano Medio, ha un peso maggiore perché buona parte del film sarà appunto incentrata su questi due fratelli, che di cognome fanno Peluria. E siccome anche lui ha questa voglia di andarsene dal paese, tra i due ci sono continui battibecchi. Ivo Avido invece, tanto per cambiare, è un membro delle Forze dell’Ordine. Qui è un semplice poliziotto che fa parte della squadra che arriva in paese dopo l’omicidio. Insieme a lui ci sono Roberta Mattei, che invece è l’ispettore di Polizia, e Gigio Morra nel ruolo del commissario».

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Foto: © Medusa

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