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- 07/03/2011
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Pongy scrive:

Terminator Genisys è un buon film, benchè abbia pro e contro come tante altre produzioni. Vediamoli nel dettaglio.

Ecco cosa ci piace. Si vedono finalmente tante cose che nei film precedenti ci sono soltanto state raccontate: il T-800 mandato da Skynet nel 1984, Kyle Reese mandato indietro per salvare Sarah, la vittoria degli uomini sulle macchine. Apprezzabile la scena in cui John svela a Kyle come faccia a “prevedere il futuro” e sapere così tante cose. Buona la trovata che giustifica l’invecchiamento esteriore del vecchio T-800, cioè che la pelle dei cyborg sia fatta di tessuto umano che invecchia col tempo. Il top è senz’altro la trovata di rendere John Connor il boss finale del film, trasformato da Skynet in ibrido uomo-macchina: da sempre noto come l’uomo che porterà l’umanità a sconfiggere le macchine, qui diventa il nemico numero 1 da sconfiggere. Effetti speciali di grande impatto: esplosioni, muri frantumati, fucili a pompa, elicotteri che precipitano e tanto altro. La lotta iniziale tra T-800 giovane e vecchio lascia col fiato sospeso per mezzo minuto. Da salvare Jason Clarke che è un discreto John Connor, con un’interpretazione abbastanza convincente che dona al personaggio il carisma giusto, benchè non sia al livello di Schwarzenegger che resta l’attore con miglior presenza scenica.

Vediamo cosa non ci piace del film, partendo dai personaggi. Kyle Reese non funziona. Ricordiamo nostalgicamente Michael Biehn, che aveva molto più carisma e trasmetteva più suspence e l’idea del pericolo costante. Per quanto si impegni, Jai Courtney non trasmette tutto questo. Attore a parte, è il suo personaggio a non convincere: fin dal suo arrivo nel 1984, Kyle viene messo in ridicolo da una Sarah Connor già pronta a combattere e dal T-800 invecchiato che ne prende il posto come protettore della ragazza, cancellando ogni possibilità di vedere un Kyle Reese protettivo come nel primo film. I ruoli sono quasi ribaltati, con Sarah che salva Kyle dai nemici e decide i piani per distruggere Skynet nel futuro. Anche la stessa Sarah non funziona del tutto, benchè sia forse un gradino più in alto di Kyle. Benchè giovane e bella, neanche Emilia Clarke possiede il carisma di chi l’ha preceduta (Linda Hamilton) nè riesce a trasmettere in modo convincente la giusta drammaticità e paura nei momenti di pericolo. Forse avremmo apprezzato un’attrice con 3-4 anni in più e soprattutto un viso un po’ più maturo, che avrebbe reso meglio l’idea di una donna addestrata a combattere. Per concludere la saga dei personaggi che non funzionano, citiamo anche il T-1000. Lee Byung-hun interpreta ad-hoc la parte, ma è il personaggio in sè che delude. Dopo un inizio discreto, il suo personaggio viene sopraffatto alquanto facilmente; niente a che vedere col leggendario T-1000 di Robert Patrick, abbattuto solo nel finale di T2 con grande difficoltà. In alcune scene, dove questo T-1000 potrebbe scattare di corsa e colpire i protagonisti, va verso di loro camminando e cadendo sotto colpi e trappole appositamente studiate per lui. Nuovo quesito: da dove (o meglio, da che anno) provengono i nuovi Terminator inviati indietro nel tempo per vari motivi? T-800 buono e T-1000 cattivo nel 1973, il T-1000 mandato nel 1984 ad uccidere Kyle Reese. Probabilmente sono stati mandati dal futuro della nuova timeline, dove le macchine hanno scoperto che Kyle è il padre di John ed hanno anche tentato di uccidere una Sarah Connor ancora ragazzina. Altra domanda: aldilà dell’anno di provenienza, chi li ha mandati? Il Guardiano dice a Kyle che quei files sono cancellati, ma secondo il sottoscritto si tratta del John Connor del futuro della nuova timeline, nato non più nel 1984 bensì subito dopo il 2017 per proteggere i genitori rispettivamente nel 1973 (Sarah adolescente) e 1984 (Kyle mandato indietro a proteggerla). Purtroppo niente di tutto questo ci viene spiegato nel film, forse per tenere eventuali “colpi in canna” per il sèguito. Durante una discussione, Sarah svela a Kyle che questi morirà nel tentativo di proteggerla. Questo accadeva nel primo film col T-800 cattivo che qui, nelle scene iniziali, viene annientato da Sarah e dal Guardiano. Quindi il destino di Kyle è cambiato ed è ora ignoto, l’affermazione di Sarah si basa su una timeline ormai cancellata e non ha senso. Dopo l’ottimo primo trailer, i produttori hanno fatto l’errore di rilasciarne un secondo con troppi spoiler, compreso il più grande di tutti su John Connor. Temendo forse di non aver attirato tanti fans col primo trailer, avranno pensato di svelare più dettagli della trama nel secondo, finendo però col rivelare troppo. Altro dettaglio del secondo trailer: di fronte al piccolo Kyle, Sarah dice “John, puoi farcela”. Errore di doppiaggio o scelta voluta dei produttori per non svelare che si trattasse del Kyle adolescente? L’idea di John Connor quale boss finale del film è ottima, ma sviluppata male. Nei primi due film si aveva sempre il terrore che di lì a poco il Terminator cattivo avrebbe ucciso qualcuno, mentre qui appare chiaro fin dall’inizio che Sarah e Kyle sopravviveranno al 100%, e con grande probabilità anche il T-800 buono.

Se uscisse domani al cinema, consiglierei questo: di non aspettarsi la qualità dei primi due film, godersi le buone scene d’azione ed effetti speciali, sopportare un T-800 e i suoi forzatissimi sorrisi che insiste col suo motto “vecchio, non obsoleto” e non spaventarsi per una trama che si incasina dopo il primo viaggio nel tempo. Nel complesso un buon film, meglio del terzo e del quarto episodio, che non può raggiungere i primi due e che pecca molto in coerenza della trama, creando confusione tra linee temporali vecchie e nuove e con alcune inspiegabili falle ed errori.

adamolavigna scrive:

Delusione. Evitiamo il confronto con la trilogia di Raimi ( anche se il terzo episodio era davvero pessimo ) perché si fa peccato mortale a paragonare l’opera dark e umana di Sam con questa accozzaglia fasulla di Cgi di Marc Webb, c’è una manifesta inferiorità a tratti imbarazzante. Peccato perché le premesse del primo episodio di questo reboot ( ma davvero avevamo bisogno di un riavvio della serie ?? ) non era male, niente di miracoloso sia chiaro ma qualcosa di intrigante c’era. Tutto però crolla in questo sequel noioso, finto, dove fatichi davvero ad arrivare in fondo alle 2 ore e mezza perché la storia non intriga, non coinvolge, non riesci mai ad immedesimarti nei personaggi e il tutto scorre in modo legnoso e artificioso. Troppo finto questo uomo ragno , troppo massiccio l’uso della Cgi, le scene di combattimento sono si spettacolari ma anche tra le più finte e oltraggiose della storia dei cinecomics, dov e’ finito quell’eroe un po’ goffo e umanamente sostenibile che girava tra i grattacieli in quella calzamaglia discutibile?? E’ finito in un film che sembra un videogame, e lui novello Iron Man alla velocità supersonica vola e combatte ( combatte??? Ma scherziamo ) con la forza e la credibilità che manco un Transformers avrebbe. Poi quella insulsa ( però in The Social Network fu straordinario ) mezza sega di Andrew Garfield ( pure il doppiaggio fa cagare, ma che voce gli avete dato??!!) riesce nell’impresa di far rimpiangere il non trascendentale Tobey Maguire nei panni del Parker senza maschera ( perché non avete scelto Orlando Bloom??). Jamie Foxx nella parte del Villain di turno e’ uno spreco ed uno schiaffio ad un attore straordinario, un po’ come se Ancelotti mettesse CR7 nel Real a fare il terzino. Emma Stone poi ce la giochiamo, peccato e’ una gran figa ed e’ il pezzo meglio della combriccola. Sorvoliamo poi sullo script, tra i più insulsi e lacunosi della storia dei cinecomics. Finisce il film , ti alzi nella sala e dopo aver visto un operetta fumettistica del genere non può far altro che pensare a che livello superiore, quasi mistico ed irraggiungibile, abbia elevato Batman il sublime Nolan

Dolby MOVIE 5.1 scrive:

#DOLBYRecensione

PRISONERS

7.5/10 – recensione del dr.Gabe

Solido thriller incentrato sulla scomparsa di due bambine e la loro disperata ricerca da parte di Keller (Jackman), pater familias pronto a tutto per ritrovare la figlia, e del detective Loki, caratterizzato splendidamente da Gyllenhaal con tic, tatuaggi e postura da ex galeotto.
Presto l’amore di Keller per la figlia lo porta a spingersi ben oltre ciò che legalmente puó la polizia, lasciando a noi il dubbio morale.
Prisoners funziona, con alcune false piste efficaci, e la tensione che cala nella seconda parte, vittima di qualche lungaggine di troppo, per poi riprendersi in pieno, con una corsa in macchina sotto la pioggia…
Da vedere!

Alexios90tdkr scrive:

RECENSIONE:The Amazing Spider-Man
Di Alessio Italiano.
Quindi The Amazing Spider-Man, ossia quando spiderman di “amazing” non ha proprio niente. Partiamo dalla premessa che ho amato la trilogia di Sam Raimi nonostante un terzo capitolo pieno di problemi a livello di sceneggiatura e una recitazione da parti di tutti pessima (fatta eccezione per Thomas Haden Church “sandman”) ma che nel complesso è riuscito a tirare fuori 2 ottimi predecessori. Questo reboot di Marc Webb cerca di rifarsi in qualche modo al Batman di Nolan inutilmente, cercando di creare una storia elaborata che intrighi come Batman. Ma qui stiamo parlando di Spiderman non Batman quindi i toni dark che poi non erano neanche tanto dark ci stanno veramente stretti. Il regista riesce a cogliere i sentimenti tra Peter e Gwen(vedi 500 giorni insieme)e ricreare un ottimo inizio di relazione tra i due, ma quando si parla di ricrearla tra Curt Connors e Peter ti da l’ idea di una cosa fatta cosi…giusto per farla. L’interpretazione di Rhyn Ifans è completamente sbagliata, è stato reso troppo scienziato pazzo stile dr.jekyll e mr.hyde, mentre in realtà connors è molto meno pazzo e cattivo. Come Peter diventa spiderman e la morte di zio ben sono resi molto male, sembrano veramente campati in aria cosi…tutto girato di fretta e furia quando invece forse avrebbero dovuto di più dedicarsi a queste scene iconiche e meno a quelle tra peter e gwen stacy. La CGI è orrenda, Lizard sembra tutto tranne che una lucertola, per non parlare delle riprese in Red…sembra di giocare a un videogame di spider-man anzicchè vedere un film. L’unica nota positiva sono state le interpretazioni di Andrew Garfield ed Emma Stone, perfettamente calati nella parte dei due protagonisti e infine il cameo di Stan Lee, semplicemente meraviglioso!:)
Secondo me è stata un occasione un pò sprecata, cioè il film non è completamente da buttare però quando si esce dal cinema si ha una forte sensazione di: ehm….boh, ma che ne sò!
Speriamo che i due seguiti annunciati siano nettamente superiori perchè il potenziale c’è solo che è sfruttato male. Voto Finale: 6/10

Ilmodimpazzito scrive:

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To Rome with love: la recensione
pubblicata da Jacopo Landi il giorno lunedì 14 maggio 2012 alle ore 10.52 ·

Allen conclude il suo personale viaggio tra le capitali europee visitando -dopo Barcellona, Londra e Parigi- Roma.

Nella città eterna tesse una serie di storie -quattro- che s’incrociano tra le rovine ed i clichè dell’italiano vista dallo straniero. Nel primo episodio viene raccontata la storia di una coppia di sposini di Podernone che, in viaggio di nozze, si perde e ritrova, dopo una giornata, più smaliziata ma anche serena ed unita. Nel secondo episodio, troviamo un Benigni- uomo qualunque che senza alcun merito e preavviso diventa famosissimo ed altrettanto velocemente ritorna nell’anonimato. Chiudono il cerchio l’episodio in cui Alec Baldwin rivede sè stesso con trent’anni di meno attraverso uno studente americano che vive a Roma e al quale cercherà di dare quei consigli, in campo amoroso, che ha imparato a proprie spese con l’esperienza. Ultimo e migliore dei quattro, l’episodio in cui Allen (di nuovo attore) vola a Roma con la moglie per conoscere il fidanzato comunista della figlia.

Dispiace dirlo ma il film è ai limiti dell’imabarzzante. Tra auto citazionismo e strizzatine d’occhio a Fellini e all’Italia anni 60′. Tra dialoghi al limite del sopportabile ed espressioni gergali che neanche un tronista di Maria de Filippi. Tra storie che non hanno niente da dirsi e personaggi che si parlando addosso. Tra Scamarcio che fà la macchietta di Sergio Rubini e Antonio Albanese che interpreta un se xsymbol ??? *__*.

Insomma una galleria di macchiette da cui ogni tanto spunta qualche battuta carina, così, giusto per ricordarci che Allen quando vuole è ancora capace di fare la differenza. “Midnight in Paris” era un film ordinato, pulito e “chiamato” nell’intento del proprio messaggio. Conserva, tuttavia, una leggiadria ed una carineria di fondo che in questa pellicola (più spot per investitori esteri che film omaggio) macano del tutto.

L’espressione che ricorre più spesso é: “Il peggio del peggio”.

Come il vigile panzone e pavone che si agita, come una scolaretta eccitata, in mezzo al traffico mentra millanta di conoscere tutta Roma. O come l’ubriacone dell’ultima scena che s’intromette nell’inquadratura più triste (Piazza Navona con banda schierata a suonare Volare) per comunicarci come anche lui conosca un sacco di storie che forse un giorno ci racconterà.

Sorge il dubbio che con così tante storie a disposizione, forse avrebbero potuto raccontarne qualcuna di più interessante ad Allen.

Voto: 4 (per stima)

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