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-07/03/2011
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#DOLBYRecensione

PRISONERS

7.5/10 – recensione del dr.Gabe

Solido thriller incentrato sulla scomparsa di due bambine e la loro disperata ricerca da parte di Keller (Jackman), pater familias pronto a tutto per ritrovare la figlia, e del detective Loki, caratterizzato splendidamente da Gyllenhaal con tic, tatuaggi e postura da ex galeotto.
Presto l’amore di Keller per la figlia lo porta a spingersi ben oltre ciò che legalmente puó la polizia, lasciando a noi il dubbio morale.
Prisoners funziona, con alcune false piste efficaci, e la tensione che cala nella seconda parte, vittima di qualche lungaggine di troppo, per poi riprendersi in pieno, con una corsa in macchina sotto la pioggia…
Da vedere!

Alexios90tdkr scrive:

RECENSIONE:The Amazing Spider-Man
Di Alessio Italiano.
Quindi The Amazing Spider-Man, ossia quando spiderman di “amazing” non ha proprio niente. Partiamo dalla premessa che ho amato la trilogia di Sam Raimi nonostante un terzo capitolo pieno di problemi a livello di sceneggiatura e una recitazione da parti di tutti pessima (fatta eccezione per Thomas Haden Church “sandman”) ma che nel complesso è riuscito a tirare fuori 2 ottimi predecessori. Questo reboot di Marc Webb cerca di rifarsi in qualche modo al Batman di Nolan inutilmente, cercando di creare una storia elaborata che intrighi come Batman. Ma qui stiamo parlando di Spiderman non Batman quindi i toni dark che poi non erano neanche tanto dark ci stanno veramente stretti. Il regista riesce a cogliere i sentimenti tra Peter e Gwen(vedi 500 giorni insieme)e ricreare un ottimo inizio di relazione tra i due, ma quando si parla di ricrearla tra Curt Connors e Peter ti da l’ idea di una cosa fatta cosi…giusto per farla. L’interpretazione di Rhyn Ifans è completamente sbagliata, è stato reso troppo scienziato pazzo stile dr.jekyll e mr.hyde, mentre in realtà connors è molto meno pazzo e cattivo. Come Peter diventa spiderman e la morte di zio ben sono resi molto male, sembrano veramente campati in aria cosi…tutto girato di fretta e furia quando invece forse avrebbero dovuto di più dedicarsi a queste scene iconiche e meno a quelle tra peter e gwen stacy. La CGI è orrenda, Lizard sembra tutto tranne che una lucertola, per non parlare delle riprese in Red…sembra di giocare a un videogame di spider-man anzicchè vedere un film. L’unica nota positiva sono state le interpretazioni di Andrew Garfield ed Emma Stone, perfettamente calati nella parte dei due protagonisti e infine il cameo di Stan Lee, semplicemente meraviglioso!:)
Secondo me è stata un occasione un pò sprecata, cioè il film non è completamente da buttare però quando si esce dal cinema si ha una forte sensazione di: ehm….boh, ma che ne sò!
Speriamo che i due seguiti annunciati siano nettamente superiori perchè il potenziale c’è solo che è sfruttato male. Voto Finale: 6/10

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To Rome with love: la recensione
pubblicata da Jacopo Landi il giorno lunedì 14 maggio 2012 alle ore 10.52 ·

Allen conclude il suo personale viaggio tra le capitali europee visitando -dopo Barcellona, Londra e Parigi- Roma.

Nella città eterna tesse una serie di storie -quattro- che s’incrociano tra le rovine ed i clichè dell’italiano vista dallo straniero. Nel primo episodio viene raccontata la storia di una coppia di sposini di Podernone che, in viaggio di nozze, si perde e ritrova, dopo una giornata, più smaliziata ma anche serena ed unita. Nel secondo episodio, troviamo un Benigni- uomo qualunque che senza alcun merito e preavviso diventa famosissimo ed altrettanto velocemente ritorna nell’anonimato. Chiudono il cerchio l’episodio in cui Alec Baldwin rivede sè stesso con trent’anni di meno attraverso uno studente americano che vive a Roma e al quale cercherà di dare quei consigli, in campo amoroso, che ha imparato a proprie spese con l’esperienza. Ultimo e migliore dei quattro, l’episodio in cui Allen (di nuovo attore) vola a Roma con la moglie per conoscere il fidanzato comunista della figlia.

Dispiace dirlo ma il film è ai limiti dell’imabarzzante. Tra auto citazionismo e strizzatine d’occhio a Fellini e all’Italia anni 60′. Tra dialoghi al limite del sopportabile ed espressioni gergali che neanche un tronista di Maria de Filippi. Tra storie che non hanno niente da dirsi e personaggi che si parlando addosso. Tra Scamarcio che fà la macchietta di Sergio Rubini e Antonio Albanese che interpreta un se xsymbol ??? *__*.

Insomma una galleria di macchiette da cui ogni tanto spunta qualche battuta carina, così, giusto per ricordarci che Allen quando vuole è ancora capace di fare la differenza. “Midnight in Paris” era un film ordinato, pulito e “chiamato” nell’intento del proprio messaggio. Conserva, tuttavia, una leggiadria ed una carineria di fondo che in questa pellicola (più spot per investitori esteri che film omaggio) macano del tutto.

L’espressione che ricorre più spesso é: “Il peggio del peggio”.

Come il vigile panzone e pavone che si agita, come una scolaretta eccitata, in mezzo al traffico mentra millanta di conoscere tutta Roma. O come l’ubriacone dell’ultima scena che s’intromette nell’inquadratura più triste (Piazza Navona con banda schierata a suonare Volare) per comunicarci come anche lui conosca un sacco di storie che forse un giorno ci racconterà.

Sorge il dubbio che con così tante storie a disposizione, forse avrebbero potuto raccontarne qualcuna di più interessante ad Allen.

Voto: 4 (per stima)

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