Silenzio, parla Scorsese

Silenzio, parla Scorsese

Il regista italoamericano firma con Silence uno dei film più sentiti della sua carriera, testamento spirituale dell’uomo di cinema e dell’uomo di Chiesa. Ne abbiamo parlato con lui dopo il suo recente viaggio a Roma

di Elisa Leonelli 29/12/2016
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Non è la prima volta che Martin Scorsese affronta in modo diretto il tema della fede, basti pensare a L’ultima tentazione di Cristo, con Willem Dafoe. Correva il 1988 e Scorsese aveva 46 anni. Ma se, come afferma lui stesso, il rapporto con Dio e la ricerca della salvezza sono stati temi che hanno segnato tutta la sua vita e la sua carriera, forse mai come con il nuovo Silence questa necessità interiore si è specchiata con chiarezza in una delle sue opere. Ispirato a vicende storiche reali, tratto da un libro che gli è rimasto nei pensieri per quasi trent’anni, Silence è ambientato nel XVII secolo e racconta iI viaggio nel Giappone feudale e fermamente anti-cattolico di due preti gesuiti, alla ricerca di un confratello.

Lo scorso dicembre ha presentato Silence a Roma a un gruppo di 300 gesuiti. E il giorno prima ha avuto udienza con Papa Francesco. Com’è stato incontrare il Pontefice, anche lui dell’ordine dei gesuiti?
«È stata un’esperienza potente, quasi indescrivibile. Ero molto nervoso all’idea di incontrare il Papa, ma appena lui è entrato nella stanza mi sono sentito a mio agio e sono rimasto disarmato dalla sua umiltà e onestà. È un uomo semplice, cordiale; energico e dolce allo stesso tempo. Mi ha ringraziato e mi ha detto che aveva letto il libro da cui il film è tratto: “Spero che questa storia possa aiutare chi soffre per manifestare la propria fede”».
Come mai ha impiegato 28 anni, come ha ripetuto più volte, per realizzare questo film?
«Onestamente, la ragione principale è stata la sceneggiatura: non mi sentivo pronto a scriverla. Il libro Silence mi era stato regalato dall’Arcivescovo di New York Paul Moore nel 1988, dopo che aveva visto L’ultima tentazione di Cristo. A Moore era piaciuto molto il mio film e mi ricordo una bella conversazione tra noi sul destino e la vita che si concluse con questa sua frase: “Le manderò un libro che parla di fede e compassione”. Così fece. Impiegai un anno per leggerlo e appena chiuso il volume sentii la necessità di farci qualcosa. Poi ci sono stati molti altri film, ma io continuavo a pensare a Silence: rileggevo il libro, prendevo appunti. La svolta è stata intorno al Natale del 2006 quando Jay Cocks e io abbiamo deciso di chiuderci in una stanza di hotel obbligandoci a scrivere una prima bozza dello script; da lì, ci sono voluti altri sette anni per arrivare alla versione definitiva».
Come ha scelto i suoi interpreti?
«Avevo visto Andrew Garfield in Boy A e in Non lasciarmi e mi era piaciuto molto; lo avevo perfino apprezzato in The Amazing Spider-Man: in tutta la prima parte, prima che l’azione esploda, è molto convincente, senti davvero la sua anima. Adam Driver, invece, lo avevo visto in Tv in Girls: mi piaceva la sua presenza, il suo volto, il suo linguaggio del corpo. È unico e genuino: questa era la chiave. Entrambi si sono gettati a capofitto nel progetto, e non è stato un viaggio da poco: tutti e due hanno dovuto perdere più di 20 chili. E poi c’è Liam Neeson nei panni di Padre Ferreira: non avevo alcun dubbio su di lui. Liam non ha mai avuto paura del materiale e l’ha interpretato al meglio».
Per ridurre il budget di Silence, lei e gli altri attori avete accettato un salario minimo. Hollywood è governata solo da interessi economici o c’è spazio per progetti più artistici?
«Negli ultimi 30 anni, l’aspetto commerciale è diventato sempre più preponderante. Devo dire che però io sono stato fortunato: in più di un’occasione ho potuto dar vita a progetti rischiosi, e questo grazie ad attori come Robert DeNiro e Leonardo DiCaprio che hanno supportato me e i miei film. Per Shutter Island ho lavorato due anni e mezzo praticamente gratis: ma era l’unico modo per fare il film come realmente volevo. L’aspetto finanziario non può fermarti: devi sempre cercare di trovare una soluzione, specialmente oggi che le nuove tecnologie possono essere d’aiuto».

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Foto: ©Kerry Brown/01 Distribution

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