Torino Film Festival 2016: la cronaca della conferenza stampa

Torino Film Festival 2016: la cronaca della conferenza stampa

La Casa del Cinema romana ha accolto questa mattina la presentazione della 34° edizione dell’evento, che si terrà dal 18 al 26 novembre. 43 le anteprime mondiali.

di Silvia Ricciardi 09/11/2016
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Emanuela Martini, direttore della kermesse, scortata da Massimo Causo e Davide Oberto, rispettivamente curatori delle sezioni Onde e TFFdoc, ha illustrato il ricco programma del 34° Torino Film Festival. La manifestazione si snoda, come di consueto, intorno alla principale sezione competitiva dell’evento, Torino 34, che vanta film di autori che presentano la loro opera prima, seconda o terza, oltre al vasto programma riservato alle altre sezioni, tra cui Festa Mobile ed After Hours, entrambe a cura della stessa Martini, i Cinque pezzi facili, una selezione di opere care a Gabriele Salvatores, comprendendo anche gli 11 film di TFFdoc, i 13 titoli di Italiana.Corti e l’ampio ventaglio di film proiettati nel corso della sezione Onde.

Torino 34. La sezione a concorso quest’anno vede la proiezione di 15 opere, inedite in Italia, realizzate nel 2016. Volendo riservare un occhio di riguardo ai giovani talenti della Settima Arte, spesso esprimenti le tendenze del cinema indipendente internazionale, l’edizione 2016 mostra una forte rappresentanza latinoamericana, mentre vi è solo un titolo italiano. «Non credo sia strana la presenza di un solo lungometraggio nostrano. Se guardiamo al passato, nelle edizioni dirette da Moretti, non ve ne era neanche uno – puntualizza Emanuela Martini – C’erano diversi film che noi avremmo dovuto vedere e che invece non abbiamo visionato perché non erano pronti, quindi ci sono stati problemi legati alle chiusure delle produzioni che non ci hanno permesso materialmente di prenderli in considerazione. Nel 2015 erano quattro gli italiani prescelti, forse l’eccezione è avvenuta proprio l’anno scorso, non quest’anno». Nel corso degli anni sono stati premiati numerosi autori ai loro inizi, divenuti oggi emblema del cinema contemporaneo, per citarne alcuni Pablo Larrain, Damien Chazelle, David Gordon Green. Al Torino Film Festival 2016 si vedranno invece opere come Christine di Antonio Campos, trattante la storia vera della conduttrice televisiva americana Christine Chubbuck che si suicidò in diretta, storia che ispirò Quinto potere di Sidney Lumet, oppure I figli della notte di Andrea De Sica, che onora la terza generazione di cui fa parte essendo autore dell’unico titolo italiano su cui sono puntati i riflettori della sezione competitiva.

Festa mobile. La sezione dedicata alle opere più attese facenti parte di quella produzione mondiale ancora inedita in Italia anche quest’anno presenta una valida selezione di opere nel «tentativo di proporre al pubblico torinese, ma anche agli addetti ai lavori, i film che si sono distinti e che sono particolarmente piaciuti, appartenenti alla produzione mondiale», come enunciato dalla stessa Martini. Fanno parte di Festa mobile sia il film d’apertura sia quello di chiusura, rispettivamente Between Us, commedia drammatica, opera seconda di Rafael Palacio Illingworth, più che valido rappresentante del cinema indipendente americano, e Free Fire, opera che annovera tra gli interpreti il Premio Oscar Brie Larson, oltre a Cillian Murphy e Armie Hammer, diretti da Ben Wheatley, uno dei migliori registi britannici contemporanei. Ma oltre a questi due esempi tanti altri titoli, tra cui A Lullaby To The Sorrowful Mystery del vincitore di Venezia 73 Lav Diaz, opera di 480 minuti, Roberto Bolle. L’arte della danza di Francesca Pedroni, un affresco dello spettacolo Bolle&Friends che l’artista ha ideato e realizzato nel corso degli anni e l’attesissimo Sully di Clint Eastwood, che ripercorre la storia del Miracolo dell’Hudson in cui i 150 passeggeri del volo US Airways 1549 riuscirono ad essere tratti in salvo grazie alla manovra d’emergenza del pilota Sully, interpretato da Tom Hanks. Abbinata alla Festa mobile quest’anno la Festa vintage, che vedrà la proiezione di monumentali opere del passato nelle loro forme restaurate. Tra le tante non si possono non citare Il cacciatore di Michael Cimino, a 100 anni dalla prima uscita in California, Intolerance di D.W. Griffith, proiettato in 35 mm grazie al restauro del MoMa e Giovanna, personale omaggio del Festival a Gillo Pontecorvo.

After Hours. Definita come la “sezione eccentrica” del Festival, come sua consuetudine anche quest’anno accoglie film di varia tipologia, volgendosi verso l’horror e al contempo verso l’erotico, passando per il mockumentary e non dimenticando la commedia demenziale. Nelle sue sottosezioni particolare attenzione è rivolta a Vocazione notturna che, dalla sua felice inaugurazione nel 2015, ripropone la Notte horror, che si svolgerà sabato 19 novembre da mezzanotte al mattino e vedrà la proiezione di Sam Was Here di Christopher Deroo, un angosciante viaggio condotto da un veditore porta a porta perseguitato da una voce che parla di un serial killer, ma anche The Return of the Living Dead di Dan O’Bannon, datato 1985, mostrante l’esilarante incontro tra punk e zombi, e Sadako V Kayako di Koji Shiraishi, narrante lo scontro tra le entità maligne protagoniste dei due horror giapponesi The Ring e The Grudge.

Cinque pezzi facili. Presentata da Gabriele Salvatores, questa sezione annovera al suo interno cinque film che hanno permesso al regista di dedicare la sua vita al cinema. «Devo ringraziare questi cinque lungometraggi – spiega Salvatores – questi “cinque pezzi facili”, ma non semplici, perché sono tra quelli che mi hanno impedito di fare l’avvocato». Nella rosa: Juliet et Jim di Francois Truffaut, Blow-Up di Michelangelo Antonioni, Se… di Lindsay Anderson, Alice’s Restaurant di Arthur Penn e Fragole e sangue di Stuart Hagmann.

TFFdoc e Italiana.Corti. Sotto la supervisione di Davide Oberto quest’anno il tema prescelto che accompagnerà il focus di TFFdoc è l’amore, le cui declinazioni saranno enunciate in 6 film. Non potranno mancare le due competizioni in cui si incanalerà il cinema documentario nell’evento torinese, ossia Internazionale.doc, comprensivo di 11 film, ognuno rappresentante un diverso Paese, e Italiana.doc, che vanterà 8 titoli di origine nostrana. Ma al Torino Film Festival trovano ampio spazio anche i cortometraggi attraverso il concorso ad essi dedicato, per 13 titoli in competizione divisi in 3 sottoprogrammi che prendono i nomi di 3 celebri brani dei Rolling Stones, ossia Shine a Light, Time is on My Side e Wild Horses.

Onde. «Seguendo per istinto il destino delle nouvelle vague nelle derive cinematografiche contemporanee, anche quest’anno Onde si fa interprete di quel dialogo mai terminato tra la finitezza del narrare e l’infinitezza dei linguaggi» con queste parole Massimo Causo descrive l’intento della sezione che vede quest’anno 18 film pronti a farsi espressione di un Cinema che vuole interrogare il tempo dando vita ad un’indagine di tipo linguistico-espressiva. Tra i titoli di maggior spicco Nyai – A Woman from Java, opera firmata dall’esponente del cinema indonesiano Garin Nugroho, che aprirà la sezione, ma anche Daguerrotype di Kiyoshi Kurosawa, film successivo a Creepy presentato alla Berlinale, che instaura un dialogo col gotico europeo, e Beyond the Mountains and Hills dell’israeliano Eran Kolirin, una commedia astratta sull’innocenza della colpa.

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