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Festival di Venezia 2011Venezia 68, Pacino: “La mia ossessione si chiama Salomè”Standing Ovation della stampa per il grande attore, premio alla carriera e fuori concors con la sua Salomé rosso fuoco, alias la nuova stella Jessica Chastain Marita Toniolo - 04/09/2011 ![]() Standing ovation della stampa internazionale e italiana per il grande Al Pacino al Festival di Venezia per presentare fuori concorso il suo Wild Salome con un strabiliante Jessica Chastain, diva dal capello rosso fuoco, come il colore del vestito che indossava oggi al fianco del grande Cino, che portava invece una camicia bianco ghiaccio in tessuto lucido. La Salomè di Pacino ha infiammato ieri sera la platea e il divo è arrivato sicuro e disinvolto, forte dello scroscio di applausi che il suo film ha raccolto a fine proiezione. Il direttore della mostra in persona, Marco Müller, ha introdotto la conferenza, in cui si è celebrato innanzitutto il premio alla carriera Jaeger-Le Coultre conferito dalla mostra alla star americana. Muller ha definito Wilde Salome il film più completo e ambizioso di Pacino. Il suo film non si può definire un documentario, ma non è neppure un film. Lei come lo definirebbe? Perché ha voluto inserire nella rappresentazione teatrale raccontata nel film anche la storia di Wilde? Quando ho realizzato Riccardo III l’ho fatto anche perché era un modo per far conoscere Shakespeare. E’ difficile far accettare Shakespeare agli americani perché lo vedono come qualcosa a loro estraneo. Allo stesso modo mi sono occupato di Wilde per poter raccontare questo personaggio, per gettare una luce su di lui. Questo film ha avuto una gestazione tormentata… Diciamo che non è stata lineare. Ho dovuto riprenderlo in mano dopo aver finito le riprese e dopo cinque mesi ci sono tornato sopra. E’ come un dipinto: ti allontani e ti riavvicini per vederlo. Se avessimo avuto un copione sarebbe stato meglio, ma questo è una sorta di laboratorio sperimentale. Jessica, come è stato per lei lavorare a un progetto così particolare? Lo abbiamo girato in tempi brevi. Ho preso lezioni di danza e abbiamo fatto tantissime prove per la realizzazione teatrale. Abbiamo avuto la fortuna di avere un direttore della fotografia la cui presenza a teatro non si percepiva neppure e questo ha facilitato tutto il processo. Conoscevamo a memoria le scene e sapevamo bene anche il percorso che ci avrebbe portato al film. Mr Pacino, lei qui riceve un premio alla carriera? Ci sono delle scelte di cui è pentito? Ovviamente! Ci sono delle cose che vorrei non aver fatto, ma non tanto nei film quanto nella vita… Quali sono i suoi progetti per il futuro? Ecco, il futuro… (ride) Fino a poco tempo fa ero a teatro con Il mercante di Venezia. E intanto mi vengono presentati tantissimi progetti per il cinema e dico d’ora in poi sarò molto selettivo e poi finisco per dire di sì a tutto. Ma confesso che la grande decisione è quella di fare le cose solo quando sento che le voglio fare. Parlando di Wilde lei ha avuto modo di gettare una luce sul perbenismo dell’epoca. Era un suo obiettivo? Quanto l’ha aiutata nel suo lavoro di attore diventare anche regista? All’inizio della mia carriera ero un po’ dilaniato tra cinema e teatro. Poi ho preso l’abitudine di girare le rappresentazioni teatrali con la macchina da presa. Quando ero giovane ho anche creato grossi problemi ai registi con cui lavoravo, ma quando ho iniziato a girare per me ho risolto quel contrasto interiore. Mi sono innamorato dell ‘idea del cinema. Ho fatto cinque o sei film per me. Li tengo nascosti così come i miei quadri. Sono un dilettante… Quello che spero è che Wilde Salome possa camminare sulle sue gambe. E che attiri il pubblico, perché è il mio film più personale. Era prevista dall’inizio la presenza di Bono Vox nel film? Inserisci un commentoEffettua il login per postare un commento. Se non sei registrato clicca qui Registrati | notizie più lette
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