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Venezia 69: È stato il figlio, «Un film che non avrei fatto. Mi faceva paura, ma ora sono contento»

Il regista Daniele Ciprì, al suo esordio da solista, confessa alla stampa l’iter del primo film italiano in gara per il Leone d’Oro, accolto da un lungo applauso anche grazie all’ottima perfomance del protagonista Toni Servillo
-01/09/2012
Venezia 69: È stato il figlio, «Un film che non avrei fatto. Mi faceva paura, ma ora sono contento»

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«È un film che non avrei fatto. Non mi convinceva, mi faceva paura. Ma ora sono molto contento di essere qui». E noi grati che abbia accettato e realizzato È stato il figlio (leggi la recensione), il suo primo film da solista (10 anni dopo la separazione da Franco Maresco, con il quale ha alle spalle una lunghissima collaborazione cine-televisiva), in arrivo al cinema il 14 settembre 2012.

Questa confessione il regista Daniele Ciprì la fa alla stampa radunata in occasione della conferenza del primo dei tre film italiani in gara per il concorso principale della 69esima Mostra di Venezia. Raccontando la nascita dell’opera, basata sul romanzo omonimo di Roberto Alajmo, a sua volta ispirato a eventi reali avvenuti negli anni Ottanta. «Il progetto mi è stato proposto. Quindi non avevo già in mente dei volti. Quando mi hanno fatto il nome di Toni Servillo (per il ruolo del protagonista Nicola Ciraulo, ndr) temevo che non accettasse. Poi ci siamo incontrati e abbiamo trovato una visione comune sul personaggio. Lui era preoccupato per il dialetto (il 90% dei dialoghi è in siciliano, mentre l’attore è campano, ndr), ma io non volevo un interprete siciliano. Volevo un attore della grandezza di Toni, che riuscisse a restituirmi l’evocazione della Palermo della mia infanzia». «Ero io quello timoroso di danneggiare il film – gli fa eco Servillo -. Conoscevo il linguaggio originale dei film di Ciprì e temevo di non avere i numeri. Ho accettato perché sarebbe stata una sfida. È un film diverso. Si racconta la storia di una famiglia governata da leggi arcaiche, ma allo stesso tempo confina con lo spaesamento contemporaneo e l’alienante consumismo di oggi (simboleggiato qui da una Mercedes da 80 milioni di Lire, acquistata dai Ciraulo per sbandierare i soldi ricevuti dopo l’omicidio – presto dimenticato – della figlia più piccola, grazie a una legge che risarcisce le famiglie delle vittime della Mafia, ndr)». Una sorta di tragedia greca dai toni satirico-grotteschi, dove «i figli, la gioventù e la speranza vengono offesi dalla morte». Elementi che, come egli stesso sottolinea, hanno impressionato molto il protagonista, insieme al cinismo delle donne della famiglia Ciraulo: «Mi hanno fatto ripensare a un articolo che Sciascia scrisse su L’Espresso circa l’origine della Mafia in alcuni aspetti della natura matriarcale della società siciliana». Una famiglia, che il latino Alfredo Castro – lui sì contattato senza esitazioni da Ciprì per interpretare il narratore Busu – suggerisce, però, si potrebbe trovare anche in Cile.

Nel cast del film, nei panni del figlio maggiore dei Ciraulo, Tancredi, abbiamo scoperto il promettente Fabrizio Falco, emozionatissimo per la sua prima esperienza cinematografica e che sarà ancora protagonista al Lido il 5 settembre con Bella Addormentata di Marco Bellocchio, dove ritroveremo anche Servillo e Pier Giorgio Bellocchio, quest’ultimo chiamato da Ciprì per un cameo nel suo film.

(Foto Getty Images)

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