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Venezia 69: The Master, «Una storia d’amore». Guarda la gallery del photocall

Scientology, L. Ron Hubbard… Dimenticatevi tutto questo perché per Paul Thomas Anderson è proprio tutto un altro film
-01/09/2012
Venezia 69: The Master, «Una storia d’amore». Guarda la gallery del photocall

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«Il film è una storia d’amore, segue due personaggi legati l’uno dall’amore per l’altro». Era il film più atteso e chiacchierato tra i 18 in gara per il Leone d’Oro della 69esima Mostra di Venezia, The Master (leggi la recensione), che debutterà nelle sale italiane l’11 gennaio 2013. Ha fatto discutere per settimane ancor prima di essere ufficializzato nella lista del concorso, ha fatto scomodare Scientology e il suo fondatore  L. Ron Hubbard da tutta la stampa internazionale, per poi farci dimenticare (anche se non del tutto) ogni riferimento. E la dichiarazione – appena rilasciata durante la conferenza stampa -, con la quale il regista Paul Thomas Anderson descrive la sua ultima fatica sintetizza efficacemente l’essenza dell’opera. Gli esordi di Scientology d’altra parte sono stati usati come base del film, come conferma l’autore: «Non conosco Scientology per come si è sviluppata, per come è ora, ma conosco molto bene la sua nascita ed è da lì che sono partito».

Per poi concentrarsi sul rapporto tra due persone. Il Maestro del movimento La Causa (quello ispirato appunto a Scientology), Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman) e l’ex soldato vagabondo e alcolista Freddie Quell (Joaquin Phoenix), che The Master eleva a guardia, braccio violento, cavia, ma più di ogni altra cosa ad amico. Anche se amicizia non sembra la parola adatta. La relazione tra i due viene definita meglio dalle parole di uno dei due straordinari interpreti principali, Hoffman: «Si identificano l’uno nell’altro, sono bestie selvagge che nascono dalla stessa materia e vogliono addomesticarsi a vicenda». Nonostante le perplessità della moglie (una spietata e bravissima Amy Adams), «forse lei è il vero Master», come suggerisce Anderson stesso, che immediatamente però precisa: «quella tra Lancaster e Mary è una relazione che fluttua, il che vale per tutti i rapporti tra uomo e donna: la posizione di comando è una danza».

L’umanità di questi personaggi, il loro cammino che si incrocia. Sono, dunque, questi, gli elementi ai quali era interessato e che ha sviluppato Anderson. La setta, lo sfondo dell’America anni Cinquanta, le riflessioni culturali sono solo tangenziali, anzi, «non mi interessavano proprio gli aspetti sociali. La storia potrebbe essere ambientata ovunque. Nella narrativa c’è sempre stato un mentore che ha sofferto per l’abbandono del suo seguace». Neppure l’aspetto religioso, la crisi spirituale che imperversa negli Stati Uniti del suo film, nonostante l’atualità e la traslabilità del tema in tutto il mondo di oggi, sembrano essere stati dei focus per il regista: «Le crisi spirituali esistono da quando esiste la spiritualità».

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico del film – girato la maggior parte in 65 mm e per la parte restante in 35, richiedendo a livello distributivo dei proiettori per il 70 mm – infine, Anderson ha spiegato la sua scelta come una questione puramente estetica (e riuscita vi assicuriamo) e ha rivelato qualche aneddoto: «Abbiamo cercato qualcosa di diverso per le riprese e mi è stata suggerita questa cinepresa grande come una scrivania, che faceva molto rumore e si rompeva sempre. Abbiamo dovuto usare dei ventilatori per coprire il rumore durante le riprese, ma si è dimostrata ottima per il lavoro sui primi piani, i volti e i paesaggi».

Nota a margine: Anderson e Hoffman hanno intavolato un’interessante discussione con la stampa (come si evince dalle loro risposte), increspata però dalla maleducazione di Phoenix, che non ha mostrato alcun rispetto per il lavoro dei giornalisti, accorsi numerosissimi (molti  costretti a sedere per terra pur di raccogliere i commenti dei talent di The Master). Non nuovo certamente a comportamenti del genere, si è limitato a rispondere a una sola domanda (senza neppure dare una vera risposta: «Non so da dove è arrivata l’ispirazione per il mio personaggio e neppure mi interessa»), ha abbandonato la sala improvvisamente per poi rientrare, scuotendo la testa durante gli interventi dei giornalisti e facendo qualche tiro di sigaretta.

(Foto Getty Images)

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