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Lost: perché è un capolavoro – La teoria scientifica

Fabio Guaglione - 26/05/2010
Lost: perché è un capolavoro – La teoria scientifica

Fabio Guaglione, il regista del duo Fabio & Fabio che ha realizzato i cortometraggi premiati in tutto il mondo Afterville, Silver Rope ed Eden, da grande appassionato condivide con i lettori di Best Movie un’approfondita analisi sul serial che ha rivoluzionato il genere, Lost.

(segue da) Lost è una saga inegualmente affascinante per il suo doppio livello di lettura, costante, anche se a volte non è evidente. La realtà alternativa può essere anche interpretata secondo una lettura scientifica. Alla fine della quinta serie, Jack & co cercano di cambiare il loro destino, lasciando cadere la bomba all’interno della sacca di energia. Qual è l’esito di questa azione? Hanno scongiurato l’incidente, evitando quindi la catena di eventi che porterà a creare la botola, che condurrà Desmond sull’isola e che a sua volta farà precipitare il volo Oceanic 815 sull’isola per mano dello stesso scozzese? Oppure agendo in questo modo, sono stati gli stessi Losties a creare “l’incidente” che renderà necessaria la stazione dharma con il pulsante per il rilascio periodico dell’energia elettromagnetica? Hanno cambiato il loro destino o hanno agito esattamente all’interno di esso?

La meccanica quantistica, la filosofia e la new science

Qui si entra in un discorso molto complesso, ma al contempo molto semplice. Come alla fine è Lost. Come alla fine è la filosofia, che si sta sempre di più ricongiungendo con le moderne scoperte della cosidetta new science. La meccanica quantistica porta ad affermare, scientificamente, che l’osservazione di un fenomeno influisce sul verificarsi dello stesso. Questo concetto semplice ma apparentemente impossibile da spiegare scientificamente, porta a concludere che uno stesso evento può esistere secondo diverse possibilità sovrapposte ed ugualmente possibili, una delle quali diventa reale solamente nel momento in cui l’osservatore, appunto, osserva tale evento. Ciò, a sua volta, porta ragionevolmente a condurre una stretta connessione tra soggetto osservante e determinazione della realtà. Particelle materiali che vengono influenzate da processi mentali. Il “paradosso del gatto di schrondiger”, in questo senso, esprime il punto di partenza chiave di questa lettura della realtà. Coloro che staranno già storcendo il naso, dicendo che sto vedendo qualcosa dove non c’è… beh, dovrebbero fare caso che in Lost si è sempre parlato di elettromagnetismo, elemento strettamente collegato alla meccanica quantistica.

La bomba che evita e provoca l’incidente aereo

Tornando quindi alla seconda interpretazione del finale, grazie alla meccanica quantistica, possiamo affermare sostanzialmente che: dopo l’esplosione della bomba, i Losties hanno sia evitato che provocato “l’incidente”. Nel primo scenario, hanno creato la realtà alternativa. La realtà in cui l’isola è sprofondata, Jacob non ha mai interferito nelle loro vite, e il volo Oceanic 815 non è mai precipitato. Sbirciando sul diario di Faraday abbiamo letto su un diagramma la scritta “tempo immaginario”. Ed è questo che è la realtà alternativa, una dimensione creata dalla volontà dei Losties di cambiare il destino, di vivere felici (Jack si “crea” addirittura un figlio, per compensare il rapporto che ha avuto con suo padre). Ma la realtà dell’isola esiste, contemporaneamente. E’ la realtà in cui l’incidente si è verificato, semplicemente. Sono stati loro stessi a provocarlo. Il rilascio di quell’energia li ha fatti viaggiare nel presente. Le due realtà quindi esistono in egual modo, sono ugualmente probabili ma la probabilità deve collassare in una sola realtà. Una sola tra le due dimensioni potrà sopravvivere, e i Losties dovranno scegliere. Per questo Widmore dice a Jin che se non scongiureranno il pericolo, loro, tutti i loro cari, e la stessa realtà “cesserà di esistere”. Per questo, tramite Desmond ormai immune ai fenomeni elettromagnetici dell’isola, Widmore vuole “risvegliare” le memorie dei Losties della realtà alternativa…per fare in modo che la realtà come la conosciamo non scompaia, a favore della dimensione alternativa creata dal desiderio di redimersi. Quindi, una lettura scientifica di ciò che è successo, è ancora possibile.

Il Karma e la scienza: non possiamo cambiare il passato

Anche secondo questa lettura il finale, a livello narrativo, ha senso? Eccome. I Losties hanno cercato di rimediare ai loro errori nella vita, provando a cambiare il passato. Ma, ovviamente, non è questo il giusto modo di vivere. Non possiamo cambiare il passato. Dobbiamo concentrarci sul presente, di ogni singolo giorno. Banale? New Age? No. Semplice. Ma Vero. Dobbiamo lasciare andare ciò a cui siamo spesso inutilmente legati o non riusciremo mai a fare pace con noi stessi. Ad essere felici. Ad andare avanti. Questa è la fine di Lost. E’ un finale positivo o negativo? Entrambi. E’ Karma. E che lo sappiate o meno, al giorno d’oggi la filosofia del Karma è stata spiegata scientificamente da ricercatori quali Bruce Lipton in libri come “La Biologia delle Credenze”, che ha vinto il best-science award book nel 2006. Non l’ho ancora detto, e ora lo dirò. Lost è un capolavoro. Non si tratta di farselo piacere o meno. Uno è libero di vomitare su 2001 Odissea nello spazio, non è questo il punto. La soggettività determina il gradimento di un’opera, non la sua qualità. A mio parere qui siamo di fronte ad un capolavoro indiscutibile (e non ad una minestra allungata in nome del denaro, come detto da qualcuno). Cercherò di spiegare qui perché anche se non è facile, poiché stiamo parlando di un’opera semplicemente monumentale, studiata e analizzata da saggi di filosofia, di cultura contemporanea, di linguaggio cinematografico, ecc… (continua)

Lo speciale continua, diviso in capitoli:

Le lacrime

Gli ultimi minuti

«Un messaggio semplice»

La teoria spirituale

La teoria scientifica

I punti forti

Il linguaggio

I personaggi

Il binomio fede e scienza

I misteri

Una mania collettiva

L’utilizzo dei media

«Let it go»


Leggi lo speciale Lost: perché NON è un capolavoro


Inoltre, per conoscere tutto di Lost:

Guarda il video delle domande irrisolte
Guarda la classifica delle scene cult
Leggi il finaledi lost.
Scrivi il tuo finale alternativo.
Guarda la photogallery di Lost
Guarda i video dei fan
Leggi la guida a Lost

5 commenti per “Lost: perché è un capolavoro – La teoria scientifica”

  • jeff19 scrive:

    Sono completamente d’accordo, mi rendo conto quindi solo ora che forse c’è stato un fraintendimento di termini.
    Secondo me è corretto parlare di ragione e fede, affermare che entrambe le cose vanno a braccetto per tutta la serie e per la realtà dopo la morte(del resto, luogo metafisico o universo generato, non vedo perchè non dovrebbe trattarsi di una realtà ragionevole, visti gli scopi per cui è generata).
    Lascerei da parte gli aggettivi religioso e scientifico, o comunque non li assocerei necessariamente a fede e ragione.

    In quanto alla fede, questa è stata più evidenziata come fede in se stessi, negli altri e anche nella scienza(esemplare la frase di Miles nel finale “non credo in molte cose, ma credo nel nastro adesivo”); è stata svalutata invece la fede nel destino, che nel caso di Lost assume la connotazione più religiosa e divina possibile.
    Locke aveva ragione quando credeva di essere sull’isola per un motivo, ma sbagliava a pensare che quel motivo fosse dato da qualcosa di superiore(nella sua visione, l’isola e la sua la volontà), dato che noi ora sappiamo che dietro tutto c’era Jacob e certo quest’ultimo, pur ricoprendo un ruolo particolare, non era superiore alla natura umana e commetteva anche lui grossi errori.
    Non c’è mai stato un destino assoluto, nessun “suppose to do”, e Locke ha pagato le conseguenze di questa cieca convinzione.
    Jack invece, credendo non nel destino ma in primo luogo in Locke, ha finito per realizzare davvero un suo cammino, ed ecco che si capisce quale tipo di fede ha più valore.

    In quanto alla scienza, ho solo da obiettare che nel caso di Lost si debba necessariamente porre il prefisso “fanta” ;)

  • fabio_G scrive:

    Hey.
    Si, dunque “confermiamo” che se proprio bisogna scegliere una strada, pare che gli autori si siano spostati sulla fede.
    Ma il punto è…siamo sicuri che, al giorno d’oggi, con le recenti scoperte della meccanica quantistica, fede (soprattutto filosofie e religioni orientali) e scienza siano così distanti?

    Sottoscrivo tutto quello che dici sulla ricostruzione di Desmond & co.
    Nel senso che è tutto ricostruito secondo una coerenza che la rende una teoria solida.

    Ma il bello (per alcuni il brutto) di Lost, è che uno può trovare argomentazioni altrettanto valide su ciò che avviene per costruire una teoria alternativa, ugualmente solida.

    E molto spesso, queste teorie non si escludono a vicenda.

    Nello specifico… cosa sappiamo noi effettivamente dell’oltre vita? Perchè deve essere per forza un concetto solo spirituale? Se l’oltre vita fosse (come afferma Christian Shepard) un luogo creato dalla volontà di un individuo… allora non sarebbe, in un certo senso, lo stesso risultato che avrebbero voluto ottenere i Losties evitando l’incidente, e quindi agendo sulle leggi dello spazio tempo, tramite la fisica, ecc? Se dopo la morte ci fosse un universo generato dalla nostra volontà, non equivarrebbe ad una sorta di realtà parallela, resa quantisticamente possibile dal concetto di probabilità?
    (a chi già storce il naso pensando che io vedo cose dove non ci sono, ricordo solamente che il simbolo della Dharma è una versione modificata del simbolo de I Ching cinesi..prova inconfutabile del “tema quantistico” in Lost, connessione tra fede e ragione)

    Ciò che intendo sostanzialmente è…
    A livello di trama, credo di poter dire che la tua e la mia ricostruzione valgano allo stesso modo (forse tu non sarai d’accordo, ma credo che abbiamo entrambi elementi per supportare tale teoria, e laddove c’è quel “vuoto” che proviamo a colmare con la nostra interpretazione, entrambi i castelli non crollano).
    Da un punto di vista concettuale… beh. Credo alla fine, anche leggendo delle dichiarazioni, che gli autori si siano schierati dalla parte della fede.

    Ma ciò non è abbastanza…netto…se non è chiarito “fede” in cosa. Non è sicuramente fede in Dio, nè una fede religiosa.
    Al giorno d’oggi, è comprovato scientificamente che credere in qualcosa aumenta la probabilità che questo qualcosa si verifichi nel mondo fisico.
    Questo semplice collegamento tende ad annullare la differenza tra fede e ragione. Per questo credo che Lost sia immenso e infinito.
    Ha illustrato per anni i due lati: fede e ragione…per poi farli confluire in un tutt’uno in maniera Taoista, tantoche abbiamo un “bianco”/Jacob e un “nero”/fumo nero, che incarnano due aspetti netti ma allo stesso complementari della stessa unità.

    Ancora una volta, non so se il mio punto è chiaro…
    Forse, caro Jeff, ciò a cui mi ha fatto arrivare la riflessione causata dai tuoi post, è che la formulazione corretta di ciò che penso è che in Lost non coesistono una interpretazione religiosa e una scientifica in modo l’uno alternativo all’altro. Tutt’altro. Fede e Ragione sono entrambi parti di un unico immenso tutto, e non si può togliere uno di questi due lati per comprendere ciò che accade in Lost. Come nella vita. Il binomio lega i due elementi in maniera indissolubile. Ergo…non credo esista una teoria scientifica O una teoria religiosa per interpetare il finale di Lost, e tutta la serie. Esiste una interpretazione religiosa E scientifica, comprensibile appieno solo nel suo insieme..,

    Può sembrare altisonante. Ma è per questo che è un capolavoro.

  • jeff19 scrive:

    Ciao, mi scuso per la risposta tardiva.
    Ti sei spiegato molto bene e sono d’accordo: in entrambi i casi, il risultato, il messaggio, il punto è il medesimo.
    Però, ecco, come dici tu alla fine del commento ci sono elementi che rendono la teoria spirituale quella “vera”, quella scientifica può essere solo un modo, per chi non riesce proprio ad accettare l’ipotesi di un luogo metafisico, per adattare lo show al proprio punto di vista.

    Riguardo la missione di Desmond, non credo abbia niente a che fare con l’altra realtà.
    Widmore infatti ha portato con se una geofisica, Zoe, perchè evidentemente le direttive di Jacob riguardavano la Luce e prevedevano che Desmond vi scendesse per poter svolgere la sua funzione di fail-safe.
    Widmore poi si è voluto assicurare che Desmond fosse davvero resistente all’elettromagnetismo, e ha fatto quel test, ma non credo che abbia nè previsto nè compreso che nel momento del test Desmond abbia “viaggiato”.
    Riguardo la meta di quel viaggio, sì, io penso che Desmond(non Faraday, un lapsus immagino)sia stato spedito nell’oltre vita, per due motivi:
    1-E’ andato molto vicino alla morte, lo stesso è accaduto a Juliet(e in ogni caso entrambi erano stati esposti all’elettromagnetismo, cosa che aiuta a far “saltare la mente”)
    2-A differenza di Juliet, il suo contatto con l’altra realtà si è protratto per più tempo(o meglio, ha “visto” di più)a causa del suo essere speciale e più avezzo agli effetti dei viaggi mentali.

    Non so però quanto Desmond abbia capito della natura di quella realtà, a me pare che l’abbia scambiata per una semplice dimensione più felice e importante, cosa che gli ha fatto perdere del tutto interesse verso la sua realtà, quella dell’isola.

    In ultimo, giusto perchè penso che la cosa può far piacere ad ogni fan, ti invito a rivedere una scena dell’episodio 6×08, Recon, esattamente quella dove Sawyer guarda La casa nella prateria alla tv, è verso il minuto 30.

  • fabio_G scrive:

    Ciao Jeff19.

    Diciamo che, più ci penso, più mi sembra che gli autori abbiano effettivamente voluto far prevalere la fede sulla scienza. Tuttavia, credo che la teoria scientifica possa “resistere”.

    Il tuo è un punto sicuramente valido. Io parlo di “teoria” scientifica, in quanto certezze non ne abbiamo (e forse sta proprio qui il bello), e provo ad argomentare in risposta ai tuoi punti.

    E’ vero che l’idea espressa nel finale nega di fatto l’intento di Jack anche nell’interpretazione scientifica…ma questo, diciamo, non confuta la sua scientificità.

    Da entrambi i “lati” la si voglia prendere (la creazione di una realtà ad hoc detonando la bomba, o la “resistenza” in questa dimensione-purgatoriale a muoversi per andare oltre), la realtà alternativa è concettualmente un impedimento al progredire dal nostro eroe. Gli impedisce di “lasciare andare”.
    Ergo…il finale la nega di fatto, ma questo sia che si parli dell’ipotesi scientifica o spirituale. Che poi, di fatto, non sono così distanti.

    Dici che Jack decide di detonare la bomba per non incontrarsi mai con gli altri passeggeri.
    Questo è il suo intento, ovviamente. Ma non il suo risultato.

    Jack vuole sostanzialmente crearsi una realtà migliore. E per farlo cerca di crearsi questo mondo, consciamente (ipotesi scientifica), cercando di cambiare il proprio passato per non incontrare mai gli altri losties…o inconsciamente (ipotesi spirituale), modellando un piano di realtà in cui finalmente ha un bel rapporto con la sua ex moglie, un figlio con cui bilanciare il difficile rapporto avuto con il padre, e in cui addirittura guarisce miracolosamente Locke.

    In entrambi i casi, non funzionerà.
    Perchè non è questo il modo giusto per poter risolvere i propri conflitti interiori.
    Nè cercando di cambiare il passato (“wathever happened, happened”), nè creandosi un mondo che di fatto gli impedisce di andare avanti (“moving on”).

    In entrambi i casi, il finale ci fa capire l’errore di Jack.

    E’ vero che Jack è convito, detonando la bomba, di non conoscere nessuno dei Losties.
    Ma le cose non vanno come spera.
    E’ il destino?
    E’ il karma che lega queste persone?
    A giocare un altro ruolo determinante,c’è anche la variabile Desmond (azionata da Widemore? O si muove da solo?)

    Da un lato (spirituale), Jack si crea il mondo che crede sia perfetto per lui.
    Da un lato (scientifico), Jack crea una timeline che, presupponendo l’atterraggio dell’815, crede possa renderlo felice.

    In entrambi i casi, ha fatto i calcoli senza pensare ai legami (karmici? energetici?) che si sono stabiliti tra queste persone, destinate a incontrarsi anche dopo la morte, e oltre.
    Un pò come se la teoria delle realtà parallele si accostasse al fenomeno della reincarnazione.
    Le “epifanie” tra i personaggi che si ricordano della loro vita precedente assomigliano proprio ai Deja Vu che proviamo in vita, solo mille volte più amplificati…

    Molta carne al fuoco, spero di essermi spiegato.
    Che ne pensi?

    A concludere dico perchè che ci sono diversi elementi che mi fanno propendere per la teoria spirituale. Ad esempio il taglio sul collo di Jack, che colloca di fatto questa dimensione dopo la morte di Jack. anzi, proprio nel momento in cui sta morendo. Un istante prima di morire, Jack vede il volo dell’Ajira e sente il suono dell’aereo.. che è esattamente il suono che accompagnano i flash-sideways in questa stagione, a suggerirci che tutta la realtà parallela sia “vissuta” in un battito d’occhio, in un secondo. Spazio e tempo dopo la morte diventano relativi (in fondo, morendo , Juiet “balza” direttamente al momento in cui incontra Sawyer…)

    Ma la missione che Widemore delega a Desmond? Non è forse quella di “risvegliare” i Losties per impedire che questa realtà collassi a favore della realtà del “tempo immaginario”?
    Oppure Faraday è stato “spedito” nell’oltre vita anzichè una realtà parallela?
    Era quindi questo il segreto dell’Isola?
    Lost, ci manchi già.

  • jeff19 scrive:

    Bellissimo articolo, ma non sono d’accordo su una cosa: la teoria scientifica.
    Jack, nel momento in cui decide di attuare il piano per cancellare gli ultimi 3 anni della sua vita, va contro l’idea espressa dal finale, quella che quei 3 anni sono stati i migliori della sua(e non solo)vita e con lui tutti coloro che bene o male alla fine hanno deciso di seguire quel piano.
    Quindi la bomba non può essere alla base dell’altra realtà, in quanto alla base della bomba c’è la volontà di NON incontrarsi mai, cosa che con la realtà limbo non si può in nessun caso conciliare.

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