Quasi amici

la recensione di Marita Toniolo

Quasi amici (Intouchables) arriva in Italia trascinato da un successo senza precedenti in Francia (quasi 100 milioni di euro al botteghino d’Oltralpe). Se dubitate dei gusti e del palato dei nostri “cugini” o se avete quel tipico pregiudizio italico verso il cinema francese, mettetelo da parte perché vi perdereste un bellissimo film.

In breve la storia, che è anche molto semplice. Philippe (François Cluzet) trascorre le sue giornate su una sedia a rotelle, paralizzato e insensibile dal collo in giù, nel silenzio della sua villa al centro di Parigi, avvolto dall’arte e dalla musica classica. Driss (Omar Sy), appena uscito da prigione, si presenta al colloquio per sostituire l’ennesimo badante che ha gettato la spugna con Philippe. In realtà, spera in un rifiuto per continuare a ricevere il suo sussidio di disoccupazione, ma Philippe lo sfida a restare. Driss si trasferisce a casa sua e lentamente si ambienta nell’entourage del ricco uomo, fatto di assistenti e collaboratori fedeli, apportando la sua vitalità contagiosa.
L’incontro tra il ricco tetraplegico e il ragazzo nero è l’incrocio impensabile tra due mondi agli antipodi, due culture distanti e inconciliabili. E’ l’Opera che viene sfidata dal rap e da Boogie Wonderland. L’arte contemporanea che viene sconfitta dal dilettantismo anarchico.  Un incontro-scontro attraverso il quale i due uomini, entrambi a modo loro emarginati, riscoprono insieme il piacere di vivere e il valore di un’amicizia che li avvicinerà sempre di più, fino a renderli “intoccabili”.

Pur se altamente improbabile, la storia è vera ed è raccontata con dialoghi fulminanti, in cui risiede il vero cuore del film. Se, infatti, l’intreccio è piuttosto scontato, sono gli scambi di battute tra i due ad alzare costantemente la temperatura emotiva del film. Nell’amicizia tra Philippe e Driss non c’è un’oncia di compassione, anzi, pur non mancando di tatto, la malattia viene continuamente sdrammatizzata e “presa in giro” con una “spietatezza” che scalda il cuore e si oppone al pietismo tipico delle rappresentazioni di questi temi.
Raramente si ride così di gusto al cinema, tanto meno di fronte a qualcuno condannato sulla sedia a rotelle, e il merito, oltre che a un copione perfetto, va soprattutto ai due strepitosi attori protagonisti che animano la scena: il veterano del cinema francese Cluzet e l’attore comico televisivo Omar Sy (un’autentica scoperta!).

I fratelli Weinstein ne hanno già acquisito i diritti per un remake a stelle e strisce e pare che sarà Colin Firth a intepretare la parte di Philippe. Ma anche in Italia si parla di remake… Quasi amici è un colpo di fulmine garantito. Non date retta a chi ha scritto che è buonista e prevedibile. Non sempre importa il cosa, ma il come.

Leggi la trama e guarda il trailer

Mi piace: i dialoghi spiazzanti ed esilaranti. Il feeling tra i due protagonisti. L’assenza di pietismo.

Non mi piace: La prevedibilità delle situazioni, che in fin dei conti sono accessorie allo sviluppo del copione.

Consigliato a chi: a chi ama le grandi storie d’amicizia, ma non solo

Voto: 4/5

2 commenti per “Quasi amici: la recensione di Marita Toniolo”

  • EDB scrive:

    Quando si trasforma in film la storia di un disabile e della sua vita si finisce per ricadere nel pietismo e nella monotonia. Di certo questo però non è il caso di quasi amici,la straordinaria storia vera di un amicizia nata tra un tetraplegico Philippe (François Cluzet) e il suo nuovo badante Driss (Omar Sy).
    Philippe è un miliardario appassionato di parapendio, sport che gli costa la paralisi, memorabile la scena in cui racconta di aver volato troppo in alto nel tentativo di avvicinarsi a sua moglie, Driss è uno spiantato ragazzo di strada che in cerca di una facile scappatoia per avere il sussidio di disoccupazione si ritrova a lavorare per Philippe.
    Una trama scontata resa viva dallo stridio di questi due mondi che si incotrano in una serie di sketc comici di grande effetto.
    Assolutamente consigliato non solo agli amanti del genere ma soprattutto a chi ha ancora bisogno di credere in qualcosa.

  • Antonietta88 scrive:

    Avevo tutte le reticenze del mondo ad andarlo a vedere data la sua origine francese. Poi non volevo più uscire dalla sala: bellissimo. E’ l’unione di due mondi completamente differenti, ma che insieme vanno a completarsi.Il ragazzo nero, povero, che vive con il sussidio di disoccupazione, che è stato in carcere per rapina a mano armata, e il ricco tetraplegico, trattato da tutti con la pietà, che intrattiene una “relazione” epistolare da sei mesi, perchè non riesce a farsi avanti, insicuro per la sua posizione.
    E’ il connubio perfetto. Dris lo tratterà con il rispetto che merita, facendogli godere la vita ugualmente, dimostrando che è lo spirito che conta, e fa poca differenza se sei paralizzato o meno. Il finale (che naturalmente non svelerò) è emozionante, e sapere che il film è tratto da una storia vera porta a capire che, dopo tutto, questo mondo non è solo negativo, ma esistono persone in grado di renderlo migliore. Fa pensare: menomale che persone così esistono davvero. Non è solo un film. Consigliatissimo.

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