Sucker Punch: la recensione di Luca Maragno

La storia della ragazzina Baby Doll, rinchiusa ingiustamente in un manicomio dal patrigno e a rischio di sevizie e lobotomizzazione da parte di inservienti corrotti è solo un pretesto per mostrarci quattro “visioni” che la protagonista si crea per sfuggire alla sua realtà da incubo. Il manicomio diventa così un club in cui le pazienti sono ballerine costrette alla prostituzione e dove Baby Doll riesce a incantare i clienti con straordinarie danze, ognuna delle quali equivale a un mondo di fantasia: dalla tranquillità di un tempio orientale con samurai giganti da abbattere, a una parigi in macerie invasa da nazisti-zombie, passando per dirigibili e mech, draghi e orchi fino a treni sospesi su pianeti lontani che trasportano pericolosi robot. E’ la prima volta che il regista Zack Snyder si confronta con una scrittura originale. Dopo aver rivoluzionato l’immaginario degli zombie nel remake de L’alba dei morti viventi (2004, li fece aggressivi e in grado di correre, poi ripresi anche in un videogioco di successo, Left 4 Dead), dopo aver creato uno stile visivo nuovo a base di ralenti e sfondi “dipinti” in 300 (2006, tratto da un fumetto di Frank Miller), dopo aver coraggiosamente tradotto in immagini un’opera complessa come Watchmen (2009, da un fumetto di Alan Moore) e infine dopo aver affrontato il 3D e l’animazione con Il regno di Ga’Hoole (2010, da un romanzo di Kathrin Lasky), ora Snyder porta sullo schermo un film co-scritto insieme allo sceneggiatore Steve Shibuya. E purtroppo emergono i limiti di chi evidentemente ha un grande talento per dar vita a immagini visionarie ma che in questo caso purtroppo non ha saputo creare una linea narrativa sullo stesso livello che sappia supportarle in modo credibile. Di fronte a tanta abbondanza di spettacolarità, infatti, i dialoghi da soap opera e una storia che non riesce mai a coinvolgere emotivamente stonano ancora di più. In questo senso e se intendiamo l’opera cinematografica soprattutto come un modo per raccontare una storia, allora Sucker Punch è senz’altro un progetto incompiuto, più vicino a un lunghissimo videoclip che sintetizza tutta l’opera di Snyder precedente (tantissima azione, uso/abuso del ralenti, influenze dal mondo dei comics, e dei videogame) o a un balletto di fronte al quale abbandonarsi all’incanto della sua bellezza estetica, proprio come fanno i personaggi di fronte alle danze della protagonista.

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Mi piace
L’orgia visionaria a base di effetti speciali, virtuosismi registici, piani sequenza impossibili, ralenti e mix di videogame e videoclip rock è senza dubbio qualcosa di mai visto prima e sorprendentemente suggestivo.

Non mi piace
Che tanto talento visionario sia al servizio di una storiella banalotta che non riesce mai a toccare la sfera emotiva.

Consigliato a chi
A chi ha voglia di godersi 1 ora e 40′ di spettacolarità senza star troppo a pensarci su.

Voto: 2/5


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