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In viaggio per cartoonia (Parte 11)

La forza di Mazinga

-21/12/2009
In viaggio per cartoonia (Parte 11)

Intanto, l’animazione giapponese (anime, che secondo il mercato di destinazione assume un nome particolare: OAV – Original Anime Video – per l’home video), che si basa quasi sempre su dei fumetti (manga) preesistenti si fa strada in occidente, sfornando serial dopo serial. Nel Bel Paese questi cartoon diventano veri e propri cult sul piccolo schermo: dai furti del ladro gentiluomo Lupin III (1971), affiancato dalla sua amica tutta curve Fujiko/Margot, a giganti robot di Go Nagai pilotati al loro interno di Goldrake (1975) e Mazinga (1972) – nel 1979 in Italia, sull’onda del successo dei due serial esce il film Mazinga vs Goldrake -, passando per le avventure da soap di Candy Candy (1975) fino alle magie dei “fantacalciatori” nipponici Holly e Benji (1981).

”Ufo robot, ufo robot… Si trasforma in un raggio missile con circuiti di mille valvole. Tra le stelle sprinta e va…” Iniziava così la popolarissima sigla italia del serial Goldrake, ideato dal giapponese Go Nagai nel 1975, che potete rivedere e riascoltare qui sotto.

Dopo essersi affrancati sul piccolo schermo, gli “anime” approdano nelle sale cinematografiche. Nel 1985, infatti, viene inaugurato lo Studio Ghibli del futuro premio Oscar per La città incantata Hayao Miyazaki (uno degli autori dei cartoon dedicati a Lupin) e del suo collega Isao Takahata, che nel 1988 producono Il mio vicino Totoro, arrivato nelle nostre sale solo dopo 21 anni. Nel 1988, poi, grazie al capolavorro di Katsuhiro Ōtomo, Akira (basato sull’omonimo manga dello stesso autore), l’Occidente apre definitivamente le porte alla creatività giapponese. Oltre alle ambientanzioni alla Blade Runner, conquistano la critica anche due importanti innovazioni teclogiche del film: il notevole uso della CGI (Computer Generated Imagery) per gli effetti visivi e il doppiaggio dei personaggi durante la lavorazione delle bozze per rendere credibile il labiale nelle ultime fasi di lavorazione. Altro successo nipponico è Ghost in the Shell (1995) di Mamoru Oshii, basato sull’omonimo manga. Il film è noto per il riuscito mix di animazione tradizionale e computerizzata, di cui è considerato uno dei pionieri. Inoltre, è famoso anche per aver ispirato il codice di Matrix: nei titoli di apertura le lettere dei nomi dello staff sono state sostituiti da trasposizioni numeriche… D’altra parte gli eroi nati in Giappone spopolano ancora oggi in Italia. Sui nostro canali tv ciclicamente vengono trasmesse le serie di Lupin III (protagonista anche di due lungometraggi approdati al cinema). Mentre sul grande schermo sono appena arrivati negli ultimi mesi sia Ken Shiro che Astro Boy.

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Fallingstar scrive:

Ho sempre amato l’animazione giapponese: è un universo tutto da scoprire e che in Italia, a partire dai primi anni del 2000, è stato snobbato completamente. Dopo gli anni d’oro per l’anime ( 70′, 80′ e 90′), in cui sono stati trasmessi alcuni dei più grandi successi ( come “I Cavalieri dell Zodiaco”, “Dragon Ball”, “One Piece”, ” Conan”, “Occhi di gatto”…), l’Italia si è dedicata alla trasmissione di un solo genere di anime, tratto dai manga dedicati a un pubblico femminile ( come ” Doremi”, Marmaid Melody”, “Hamtaro”, ” Mew Mew”…), dando maggiore spazio a scadenti produzioni occidentali ( “Winx”, ” Witch”, ” Ben 10″, ” Angel Friends”…).
Il perchè di questa scelta è ancora sconosciuto, ma il malcontento tra gli appassionati di anime della mia generazione è alto.

gian702009 scrive:

questo cartone e’ troppo forte

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