Il Trono di Spade

Il Trono di Spade è finito. Per ammortizzare il colpo la HBO, nel giro di due ore, ha annunciato il titolo del prequel e messo in Rete il trailer di Westworld 3: mancava solo che facessero ballare un orso con la parrucca di Daenerys in diretta Facebook. Noi che lavoriamo nei siti Internet di cinema e tv abbiamo una certa paura che la fine della serie ci faccia perdere lettori, ma diciamo che anche loro non scherzano.

Dopo tutti questi anni e tutte queste emozioni non è facile stilare un bilancio e affrontare l’ultima puntata con lucidità, ma è chiaro che alcune domande fondamentali sono rimaste inevase anche ora che la fine è andata in onda. Per esempio: perché Brienne quando aggiorna la Smemoranda in camera sua sta con la corazza e gli stivaloni, invece che in accappatoio e ciabatte? Oppure: cosa c’è a ovest di Westeros? E soprattutto: perché quando Arya dice che è lì che vuole andare, tutti la osservano con la faccia scettica dei terrapiattisti?

Tuttavia non voglio essere ingeneroso. Ci sono anche domande importanti a cui questo finale risponde ed è soprattutto su queste che voglio concentrarmi.

Il trono di spade, la recensione della stagione finale della serie più importante del decennio

1) QUAL È LA MORALE DELLA SERIE

Meno ti sbatti e più fai carriera. 

Bran aveva iniziato, otto stagioni fa, perdendo l’uso delle gambe. Da lì in poi: niente.
Niente per otto stagioni.
Ma letteralmente niente, nel senso che pure per spostarsi Bran ha bisogno di qualcuno che lo spinga.
È diventato Re.

Bronn aveva iniziato otto stagioni fa combattendo nella scorta di Tyrion e finendo a un millimetro dal precipizio. Ha continuato con scontri all’arma bianca di ogni tipo e ha perfino affrontato un drago faccia a faccia.
Non ci ha guadagnato nulla.

Quest’anno:

  1. Ha saltato la battaglia con gli Estranei
  2. Ha saltato l’assedio a King’s Landing
  3. Non si è minimamente occupato della resa dei conti tra gli Stark e Dany

È diventato Signore di Alto Giardino, protettore dell’Altipiano e Ministro delle Finanze.

VOTO all’epilogo democristiano del Trono di Spade: 5.

VOTO a Tyrion che aggiusta i centrini sul tavolo prima della riunione con i consiglieri: 8.

2) QUAL È LA DOTE PIU’ IMPORTANTE A WESTEROS

Avere una bella voce.

Tyrion ha una bella voce rotonda, nonostante qualche eccesso labiale, e tutti lo ascoltano. Quando viene portato in Parlamento da prigioniero, con la barba di una settimana e una condanna a morte che gli pende sulla testa, ti aspetti che il suo ascendente sui 7 Regni sia diventato scarso. E invece il gruppo di signori più potenti di Westeros, dopo alcune proposte di scarso successo – da “Il Re dovrei essere io” a “Facciamo votare i cavalli” – si compatta sulla soluzione: “Sentiamo che dice il nano in catene”.

Segue la discussione.

“Sentite a me: la gente vuole buone storie, tutto qua. No il cibo, no le fogne, no l’acqua potabile. Le storie.”
“Le storie? Che storie?”
“Le storie, in generale. E chi ha tra noi la storia migliore?”
“…”
“Dai, su”.

“Secondo me Arya. Arya ha girato il mondo, ha fatto amicizia con il Mastino, ha subito un addestramento durissimo, ha ammazzato il Re della Notte e salvato tutti!”
“Nono, che Arya. No.”
“Secondo me Brienne. Ha combattuto un orso, ha affrontato i non morti, è diventata la prima donna cavaliere, ha fatto sesso con un Lannister!”

“Nooooo. No.”
“Secondo me Sansa. Ha visto uccidere i suoi cari, è stata sposata a un nano, ha subito violenze di ogni tipo da Joffrey e Ramsey ma ne è sempre uscita più forte diventando un simbolo di tenacia, rinascita e buon governo. Ha perfino tenuto testa a Daenerys!”
“Ma no, dai. No.”
“E chi allora?”

Bran!”
“Bran?”
“Bran!”
“Ma Bran chi, Bran lui?”
“Lui”.
“Ma sono otto anni che sta sotto un plaid e si fa portare in giro”.
“Non capite un cazzo”.

Jon Snow invece ha un buon carattere, ha partecipato a tutte le battaglie, ha ucciso la fidanzata per il bene comune, sarebbe il Re ereditario ed è pure un mezzo parente di metà del Parlamento.
Lui però ha questa voce strozzata che pare sempre sotto cortisone.
Di conseguenza nessuno lo consulta e lo rimandano alla Barriera, che non essendoci più gli Estranei non è nemmeno più una barriera, ma diciamo un grosso muro.

VOTO alla voce di Tyrion: 9.

VOTO alla voce di Jon: 2.

AT LAST BUT NOT AT LEAST

Per chiudere: sono un grande appassionato del Trono, come tutti voi. Credo che la serie non abbia avuto negli ultimi anni l’evoluzione e poi l’epilogo che avrebbe meritato, prima acquisendo caratteri troppo mainstream, poi tornando alle proprie origini ma in modo brusco. Ogni scelta fatta sul destino dei personaggi mi è parsa accettabile, molto meno la scansione narrativa degli eventi nelle ultime puntate: si è pagata una settima stagione fiacca con un’ottava frenetica.

Rimpiangeremo comunque a lungo sia un’iconografia tanto potente che un livello produttivo così ambizioso. Adesso nel nostro passato di lettori e spettatori torreggia, assieme a poche altre (dal Signore degli Anelli ad Harry Potter) una mitologia fantasy capace di legarci a milioni a un immaginario comune, aprendo la porta a riflessione politiche e dibattiti sulle forme della narrazione, a volte banali ma più spesso stimolanti.

Abbiamo ricordi nuovi di zecca, e potenti: intervengono all’incrocio tra invenzione e vita, e si confondono. Notti in bianco, auspici e delusioni, figlie di pretese infantili come quelle con cui aspettavamo, da bambini, una storia prima di chiudere la luce.

Perché non c’è nulla di più prezioso di un posto vergine per la nostra immaginazione.

(voto: 10)

Cliccate qui per il recap della quinta puntata

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Foto: © Helen Sloan/HBO

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