In pochi hanno visto questo folle horror giapponese, ma è uno dei più scioccanti degli ultimi anni
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In pochi hanno visto questo folle horror giapponese, ma è uno dei più scioccanti degli ultimi anni

Alcuni lo trovano incomprensibile, altri uno dei film più originali degli ultimi dieci anni: in ogni caso, è difficile rimanere indifferenti

In pochi hanno visto questo folle horror giapponese, ma è uno dei più scioccanti degli ultimi anni

Alcuni lo trovano incomprensibile, altri uno dei film più originali degli ultimi dieci anni: in ogni caso, è difficile rimanere indifferenti

Il film horror Tag di Sion Sono

Tra i sottogeneri più interessanti del cinema dell’orrore c’è lo sci-fi horror, un filone ibrido dal potenziale pressoché infinito, che combina elementi paranormali e dark con il potenziale per la meraviglia e il fantasmagorico. E se alcuni capolavori come Alien e La cosa sono riusciti a distinguersi dalla massa diventando capisaldi del cinema, è anche vero che questo sottogenere è rimasto perlopiù di nicchia. È insomma necessario scavare un po’, per trovare i film più meritevoli di attenzione.

Un esempio perfetto è il giapponese Tag, diretto da Sion Sono e basato sull’omonima novella di Yûsuke Yamada. Uscito nel 2015, è rimasto inedito in Italia per ben dieci anni ed è stato distribuito soltanto recentemente in Blu-ray in edizione limitata. Tuttavia, si tratta di uno dei film più interessanti e particolari della vasta filmografia di Sono, autore particolarmente prolifico che con quest’opera spazia tra horror, fantasy, fantascienza e critica sociale, costruendo una storia che in patria è stata definita “troppo estrema” per il pubblico mainstream.

La protagonista è la liceale Mitsuko (Reina Triendl), una ragazza come tante che frequenta una scuola femminile in Giappone. Un giorno, mentre si sta recando in gita scolastica in pullman, si salva per miracolo da una misteriosa onda di energia che trancia di netto tutte le sue compagne, tranne lei. Terrorizzata, la ragazza fugge via e assiste impotente alla morte di altre persone per mano del medesimo fenomeno, che per qualche motivo sembra risparmiarla. Da questo momento in poi, Mitsuko comincia a fuggire da uno scenario sanguinolento all’altro: prima scappa da una carneficina da parte di un’insegnante di scuola armata di fucile, poi viene quasi costretta a uccidere un uomo con la faccia da maiale a cui un gruppo di donne vuole darla in sposa, e così via. 

Una sorta di Alice nel paese delle meraviglie in salsa splatter, Tag è una storia di formazione del tutto surreale che rappresenta una grande metafora della crescita di una giovane donna in una società patriarcale segnata da misoginia e violenza di genere. Il film procede con un andamento rapidissimo, cambiando continuamente genere (dall’horror al survival, dal fantasy al thriller psicologico), ambientazione e persino protagonista. Sì, perché a ogni variazione di scenario Mitsuko assume un nuovo nome e una nuova identità, mentre nuove stragi inspiegabili si verificano attorno a lei. Ogni volta che pensa di aver trovato una via d’uscita, la realtà cambia completamente, come se qualcuno stesse riscrivendo continuamente la sua vita.

Dietro il sangue e i massacri c’è una riflessione di critica sociale sull’oggettificazione del corpo femminile, sull’ossessione della società giapponese per la purezza e l’innocenza delle giovani donne e sul controllo esercitato dagli uomini. Con uno humor nero e amaro e una regia completamente fuori di testa, il film presenta un finale enigmatico alla 2001 Odissea nello spazio, in cui non è mai del tutto chiaro che cosa sia sogno e che cosa realtà. Alcuni lo trovano incomprensibile, altri una delle opere più originali degli ultimi dieci anni: in ogni caso, è difficile rimanere indifferenti.

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