Anche dopo 70 anni, questo resta uno dei più grandi western di sempre
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Anche dopo 70 anni, questo resta uno dei più grandi western di sempre

Un capolavoro del 1956 che continua ancora oggi a definire il western grazie alla regia di John Ford e a una delle prove più complesse di John Wayne

Anche dopo 70 anni, questo resta uno dei più grandi western di sempre

Un capolavoro del 1956 che continua ancora oggi a definire il western grazie alla regia di John Ford e a una delle prove più complesse di John Wayne

John Wayne nel western Sentieri Selvaggi

Il western oggi occupa uno spazio molto più ridotto rispetto al passato, ma per decenni è stato uno dei generi più importanti e redditizi di Hollywood. Tra le sue figure simbolo, John Wayne resta uno dei nomi più riconoscibili, protagonista di film entrati nella storia come Ombre rosse, Un dollaro d’onore, L’uomo che uccise Liberty Valance e Il Grinta.

Tra tutti, però, è Sentieri selvaggi del 1956 a essere spesso considerato il punto più alto della sua carriera e uno dei western più influenti mai realizzati. Diretto da John Ford, il film racconta la storia di Ethan Edwards, veterano dell’esercito confederato che parte alla ricerca della nipote rapita. Quella che potrebbe sembrare una classica storia di vendetta si trasforma però in un racconto molto più complesso, costruito attorno a ossessione, odio, redenzione e identità.

La collaborazione tra John Wayne e John Ford ha prodotto alcuni dei titoli più importanti del genere, ma Sentieri selvaggi occupa ancora oggi un posto particolare. Il film è stato più volte inserito tra le opere fondamentali della storia del cinema e l’American Film Institute lo ha indicato come il più grande western americano, oltre ad averlo collocato tra i cento migliori film statunitensi di sempre.

Uno degli elementi che hanno contribuito maggiormente alla sua reputazione è la regia di John Ford. Girato in VistaVision, il film sfrutta gli enormi paesaggi dell’Ovest americano con una forza visiva straordinaria, alternando spazi aperti, ombre profonde e colori caldi. Alcune immagini sono diventate vere e proprie icone del genere, a cominciare dall’inquadratura finale di Ethan Edwards sulla soglia di casa, rimasta una delle più celebri e imitate nella storia del western.

A rendere il film ancora più complesso è poi il personaggio interpretato da Wayne. Ethan non viene presentato come un eroe tradizionale: è un uomo consumato dal risentimento e dal desiderio di vendetta, segnato da un profondo odio nei confronti dei nativi americani. Una caratterizzazione che, a distanza di settant’anni, continua inevitabilmente a generare discussioni.

La rappresentazione dei nativi e alcuni elementi della storia sono oggi tra gli aspetti più problematici del film. Allo stesso tempo, la narrazione non presenta Ethan come una figura moralmente impeccabile: il suo modo di pensare viene spesso messo in contrasto con quello di Martin Pawley, interpretato da Jeffrey Hunter, che rappresenta una prospettiva molto diversa.

Proprio questa ambiguità rende il personaggio più difficile da classificare: Ethan compie azioni che possono apparire eroiche, ma spesso lo fa per motivazioni tutt’altro che nobili. Questo ruolo ha permesso a John Wayne di allontanarsi dall’immagine dell’eroe western più lineare che aveva interpretato in molte altre occasioni. Il personaggio è duro, contraddittorio e profondamente imperfetto. Più che salvare sua nipote, in alcuni momenti sembra essere guidato soprattutto dal bisogno di vendicarsi dei Comanche.

A settant’anni dalla sua uscita, Sentieri selvaggi continua a essere studiato e discusso non soltanto per il suo valore estetico, ma anche per i temi che affronta. Il film mette in discussione il concetto stesso di eroe western, costruendo un protagonista che non può essere facilmente celebrato né completamente assolto. Allo stesso tempo, la potenza delle immagini di John Ford e la complessità dell’interpretazione di Wayne hanno contribuito a trasformarlo in un punto di riferimento per generazioni di registi.

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Foto: Warner Bros.

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