Cannes 2012, Room 237: ecco il doc che svela i messaggi occulti di Shining
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Cannes 2012, Room 237: ecco il doc che svela i messaggi occulti di Shining

Sapevate che il capolavoro di Kubrick contiene immagini nascoste e svela i segreti dell'allunaggio del '69?

Cannes 2012, Room 237: ecco il doc che svela i messaggi occulti di Shining

Sapevate che il capolavoro di Kubrick contiene immagini nascoste e svela i segreti dell'allunaggio del '69?

Room 237, ovvero stanza 237, Overlook Hotel, la porta dietro la quale aspettano i fantasmi. Quando il piccolo Danny la trova aperta, ed entra, la follia di suo padre Jack esplode.

Cosa rende Shining – 1980, regia di Stanley Kubrick – un’esperienza perturbante? E quali sono i simbolismi nascosti nel film? A queste domande risponde il documentario di montaggio firmato da Rodney Ascher, e chiamato appunto Room 237, presentato a Cannes nella Quenzaine des Rèalisateurs.

Ebbene, ecco alcune cose che forse non sapete sul film.
1) Contiene inserti occulti: non proprio fotogrammi nascosti, ma dettagli che appaiono e scompaiono velocemente dentro l’inquadratura. Un’erezione, il volto di Kubrick tra le nuvole, quello di Hitler nel bel mezzo di una dissolvenza incrociata.
2) Il film parla dei traumi della Storia e della loro rimozione dalla memoria collettiva: in particolare dell’Olocausto e del genocidio degli indiani d’America.
3) Il film dichiara che l’allunaggio dell’Apollo 11, nel 1969, è un falso storico, un’operazione mediatica che potrebbe aver diretto lo stesso Kubrick. La scena clou, l’indizio principale, è quella in cui il piccolo Danny abbandona sul tappeto i suoi giocattoli ed entra nella stanza 237 (Room N. 237 = Moon Room).

Vi siete incuriositi? È la ragione per cui il film funziona.
Shining, come quasi tutto il cinema di Kubrick, non è semplicemente un film di genere: chiunque lo abbia visto testimonia un disagio difficile da smontare e comprendere.  Rodney Ascher, ossessionato fin da piccolo dal film, ha deciso di radunare un gruppetto di amici per mettere assieme tutte le principali teorie elaborate su Shining nel corso degli anni. In 9 atti, fa più o meno di tutto: sbriciola le sequenze in fotogrammi per estrarre un frammento che dura un’istante; ricostruisce i percorsi del triciclo di Danny tra i corridoi dell’Overlook; rivela dettagli architettonici incoerenti o impossibili (una finestra che si trova dove non potrebbe essere); sgama errori di continuità che forse errori non sono (una sedia che sparisce, la scomparsa del nano Pisolo da una porta). Addirittura sovrappone il film al suo inverso (ovvero il film proiettato al contrario), confrontando gli incroci tra le due versioni. Giustificando il tutto con la maniacalità perfezionista di Kubrick, che, secondo Storia e soprattutto Mito, era uno che non lasciava un capello al caso.

Il risultato è un incrocio – a tratti suggestivo, a tratti folle, e tratti solo buffo – tra saggio critico, delirio nerd e una puntata di Voyager. Si rimane scettici più spesso di quanto si alzi il sopracciglio, ma dire che non c’è carne al fuoco sarebbe ingiusto. Per i fan del film,  più che obbligatorio. Per gli altri: facoltativo ma consigliato.

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