“Bronson è nato nel 1987. È morto nel 2014.” A scriverlo, di suo pugno, in una dichiarazione apparsa poi all’interno del suo sito web, è lui stesso.

Condannato all’ergastolo per aver preso in ostaggio l’insegnante del corso d’arte, che stava frequentando durante la sua seconda condanna, Charles Bronson (ormai Charles Salvador) vive da più di 40 anni all’interno delle prigioni inglesi.

Il suo comportamento violento, che gli è costato oltre 30 anni di isolamento e più di 120 trasferimenti, nel 2008 diventa il soggetto del film di Nicolas Winding Refn, che racconta, grazie a un indimenticabile Tom Hardy, le vicende dell’uomo e del recluso, fino alla sua ultima e definitiva condanna.

Nel film di Refn, in cui il protagonista mette in scena se stesso (si alternano infatti parti sul palco, dove lo stesso Bronson racconta della sua vita fuori, ma soprattutto dentro il carcere) ci viene mostrato il suo lato più vanesio e intellettuale, ma anche quella pazzia (che ha comunque una sua moralità) che l’ha reso il progioniero più pericoloso e conosciuto del Regno Unito.

Nato Michael Gordon Peterson cambia nome (anche se mai in maniera ufficiale) in Charles Bronson, sotto consiglio del suo promotore, nel periodo in cui, uscito di prigione dopo aver scontato i suoi primi 14 anni, diventa pugile di incontri illegali a mani nude, nell’Est End di Londra.

Bronson continua poi la sua vita dietro le sbarre mantenendo questo nome, fino a domenica scorsa, quando dichiara di voler (ufficialmente) essere chiamato Charles Salvador, in onore del genio Salvador Dalì.

L’attuale nome vuole riflettere un suo nuovo e più pacifico approccio alla vita. Scrive lui stesso all’interno del sito: “è appena successo, è appena venuto fuori, un pensiero, una visione, un nuovo me”.

Chissà che Refn non decida ora di raccontare, come solo lui sa fare, la terza vita del “prigioniero più costoso di Sua Maestà”. Staremo a vedere.

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