Common sense: Quando l'amore ha un prezzo
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Common sense: Quando l’amore ha un prezzo

Che cos'è il buon senso? Ce lo spiega il corto Common sense in cui Eve tradisce il suo fidanzato e non capisce proprio perchè lui se la prenda tanto...

Common sense: Quando l’amore ha un prezzo

Che cos'è il buon senso? Ce lo spiega il corto Common sense in cui Eve tradisce il suo fidanzato e non capisce proprio perchè lui se la prenda tanto...

A volte le diamo per scontate, ma può capitare anche che le regole del “buon senso” a qualcuno  sfuggano di vista. Almeno è quello che accade alla protagonista del cortometraggio Common sense diretto a quattro mani dal venticinquenne regista statunitense Wilson Stiner e da Daniele Defranceschi, trentacinquenne originario di Trieste, qui coregista e coprotagonista.
Sì, perchè quando Lukaas (Defranceschi) se la prende con la sua fidanzata Eve (Sae Imai) perchè lei lo ha tradito, la ragazza “casca letteralmente dal pero”. Non capisce cosa ci sia di così sbagliato ad andare a letto con qualcuno, dal momento che questo qualcuno semplicemente te lo chiede e a te la cosa non arreca alcun problema. Il finale del film  svela l’arcano e la dice lunga sul valore dei sentimenti e sul loro prezzo inestimabile…
Il corto, girato in un pomeriggio e con pochi soldi da una troupe di cinque persone dimostra ancora una volta come anche con poco si possano confezionare prodotti cinematografici di tutto rispetto.

Qui potete vedere il cortometraggio. Subito sotto l’intervista al regista e protagonista Daniele Defranceschi.

Common sense (6’31”)

Intervista a Daniele Defranceschi:

Best Movie: L’amore allora non si può comprare…?

Daniele Defranceschi: Penso si possa comprare l’apparenza dell’amore, o l’involucro, ma il vero contenuto no e questo prima o poi esce e la verità viene sempre a galla, bella o brutta che sia.

Best Movie: Cos’è il buon senso?

Daniele Defranceschi: Il buon senso e il senso comune vengono spesso confusi. Nel mio cortometraggio ho voluto usare il buon senso come quell’insieme di valori e regole in parte innate e in parte acquisite che permettono di vivere in una determinata società senza arrecare danno al prossimo e, soprattutto, a se stessi.

Best Movie: Hai diretto il film a quattro mani con Wilson Stiner. Com’è nata l’idea del corto?

Daniele Defranceschi: Wilson è un regista di cui si sentirà molto parlare. Ho avuto la fortuna di conoscerlo in Spagna alcuni anni fa mentre girava il suo primo lungometraggio, Ser o Estar, in cui io avevo un ruolo secondario. L’anno scorso ci siamo ritrovati entrambi a Los Angeles e mi ha detto:«Sono molto impegnato in questo periodo, ma se riesci a scrivere qualche storia per un corto, io ti aiuto a girarla». E così è stato. Il fatto di poter essere nuovamente diretto da lui mi ha spinto a scrivere rapidamente alcune storie brevi per potenziali cortometraggi. Poi Wilson ha scelto quella che più gli sembrava interessante.

Best Movie: Ti senti più attore o regista?

Daniele Defranceschi: Mi sento decisamente più attore. La regia mi attira e mi incuriosisce molto, ma ho ancora tutto da imparare. Per ora sto esplorando i trucchi di una buona sceneggiatura, poi si vedrà.

Best Movie: Tu hai girato corti in inglese, spagnolo e italiano. Un tentativo di conquistare le diverse piazze o solo un caso?

Daniele Defranceschi: Ho la fortuna di parlare discretamente più lingue straniere e ho amici attori e registi un po’ in tutto il mondo. Quindi diciamo che unisco l’utile al dilettevole e, mentre mi diverto a recitare in una lingua che non è la mia, esploro e imparo nuove piazze.

Best Movie: Hai frequentato corsi di recitazione in tutto il mondo, a Milano, Madrid e anche a Los Angeles e alla Film Academy di New York. Quanto conta averli nel curriculum? Cosa ti hanno portato?

Daniele Defranceschi: Nel curriculum conta meno di quanto si pensi, ma a livello personale non c’è niente di meglio che immergersi in lingue e culture diverse. Scoprire ed imparare come fanno cinema o come recitano negli USA o in Spagna mi ha aiutato molto a liberarmi come attore e mi ha arricchito come persona. Penso sia molto utile per qualsiasi artista, a 360 gradi, varcare i confini della propria cultura, oggi più che mai.

Best Movie: Qual è stato il budget di Common sense?

Daniele Defranceschi: Siamo stati bravi, circa 150 dollari. Solo la tecnica del suono e la truccatrice sono state pagate, poi la cena per cast e crew e qualche oggetto di scena.

Best Movie: Quanto è durata la lavorazione?

Daniele Defranceschi: Abbiamo provato tre o quattro volte prima delle riprese, poi lo abbiamo girato tutto di fila in un pomeriggio.

Daniele Defranceschi e Wilson Steiner sul set

Best Movie: Che riscontri ha avuto?

Daniele Defranceschi: Non tenendo conto dei commenti troppo di parte di amici e parenti, è piaciuto a quasi tutti i filmmaker a cui ho spedito una copia, fino a vincere in una categoria della 12ª edizione del Mestre Film Fest.

Best Movie: Dove vedi il tuo futuro?

Daniele Defranceschi: A questo punto il “dove” è relativo. Mi interessa piuttosto il “come”. Ma se potessi scegliere il posto, tornerei senz’altro a New York.

Best Movie: Cosa pensi del cinema italiano?

Daniele Defranceschi: Domanda difficile. Soprattutto perché, essendo io stesso italiano, ne faccio una questione personale. Penso che l’Italia abbia i mezzi e i talenti necessari per fare del grande cinema, ma manca di coraggio verso tutto ciò che è nuovo. Se non si osa almeno un po’, è facile cadere quasi sempre in piedi sia al botteghino che con la critica, ma questo atteggiamento non potrà durare in eterno. C’è un’intera generazione di nuovi registi e attori pronti a rimpiazzare i responsabili di un cinema che negli ultimi decenni non ha saputo (o potuto) rinnovarsi.

Non vuole essere una polemica, ma piuttosto uno sfogo.

Best Movie: Com’è visto da fuori e cosa si dice all’estero del nostro cinema?

Daniele Defranceschi: C’è molta confusione. Mi parlano di Fellini al presente, come se stesse ancora facendo film. Altrimenti, come prima risposta, mi citano La Vita è Bella che sarà pure più attuale di Fellini ma risale comunque a tredici anni fa. Forse c’è anche un problema di fondo nella distribuzione all’estero dei nostri film. E se chiedo il nome di qualche regista attuale, non sanno darmi una risposta. Per gli attori ci si ricorda di Monica Bellucci e Roberto Benigni (vedi sopra…). Spesso si pensa che il grande Giancarlo Giannini non sia neppure italiano. Solo gli appassionati cinefili conoscono i vari Avati, Sorrentino, Muccino etc.

Come in tanti altri aspetti della nostra cultura, viviamo purtroppo di rendita del nostro grande passato e nomi come Fellini, DeSica, Visconti, Loren e Lollobrigida (per citarne alcuni) sono la nostra “attualità” cinematografica all’estero.

Best Movie: Quale tipo di cinema ti piace? A cosa ti ispiri?

Daniele Defranceschi: Perdonate la banalità, ma mi piace il cinema ben fatto. In particolare prediligo tutti quei film in cui c’è almeno un elemento improbabile nella storia, magari una di quelle situazioni che nella vita reale non vivrò mai, ma non necessariamente la fantascienza o il fantastico. Il genere comico è forse quello che meno seguo ma solo per gusti personali. Come attore mi ispiro a quello stile di recitazione in cui non si vede l’attore che recita ma il personaggio che vive. Questo stile l’ho trovato soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra.

Best Movie: Che progetti hai per l’immediato futuro?

Daniele Defranceschi: Vorrei girare un corto che sto scrivendo sullo stile di Common Sense prima di lasciare Madrid, dove attualmente vivo. Poi tornerò in Italia e riprenderò a scrivere.

(Il sito ufficiale del regista:  www.danieledefranceschi.com)


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