Poco più di un decennio fa, Netflix ha fatto il grande passo nella guerra dello streaming iniziando a proporre contenuti originali cambiando per sempre il panorama televisivo con produzione del calibro dell’acclamata House of Cards, primo grande successo della piattaforma. A seguire nel 2015 è invece arrivata una serie che ha rappresentato un significativo passo avanti per Netflix, svelandosi come qualcosa di completamente diverso e molto più rischioso degli altri contenuti arrivati fino a quel momento nel catalogo.
Creata da Todd A. Kessler, Glenn Kessler e Daniel Zelman, Bloodline non intendeva puntare su una premessa immediatamente vendibile al pubblico o su un concept ad alto impatto. Al contrario, scommetteva tutto sulla forza del racconto, costruendo un disturbante thriller familiare immerso in un complesso mosaico narrativo. Una scelta sicuramente audace, che ha dato vita a uno degli show più intensi e sorprendenti della sua epoca.
Nonostante non manchino intrighi e crimini, al centro di Bloodline vi è in primis tutto il peso dei rapporti familiari e l’oppressione che può scaturire da questi. Al centro troviamo i fratelli Rayburn — John (Kyle Chandler), Meg (Linda Cardellini) e Kevin (Norbert Leo Butz) — riuniti in Florida per celebrare l’anniversario di matrimonio dei genitori. L’apparente idillio è tuttavia destinato a incrinarsi con il ritorno di Danny (Ben Mendelsohn), la pecora nera della famiglia.
La sua ricomparsa innesca una crescente spirale di tensione alimentata da segreti sepolti e traumi mai affrontati. Bloodline gioca costantemente su due piani temporali — passato e presente — e ogni rivelazione che emerge ridefinisce ciò che credevamo di sapere. Il risultato è un racconto sul peso della lealtà tra mebri della stessa famiglia e sulle ineluttabili conseguenze delle scelte sbagliate.
A rendere il tutto ancora più potente è un cast impeccabile. Tuttavia, a emergere è proprio Ben Mendelsohn, autore di un’interpretazione più che magnetica. Il suo Danny è allo stesso tempo minaccioso e fragile, e finisce per restituire il perfetto ritratto di un uomo segnato dall’emarginazione, che ha trasformato il proprio dolore in rabbia e autodistruzione. Un personaggio impossibile da incasellare, e proprio per questo indimenticabile.
Uno degli aspetti più affascinanti della serie è inoltre la sua capacità di mettere continuamente in discussione quel che lo spettatore pensava di aver appreso. Non esistono veri eroi o veri villain, e ogni personaggio è intrappolato in una rete di ambiguità morali che rende la visione ancora più coinvolgente, soprattutto a una seconda visione, quando ogni dettaglio finisce per assumere un nuovo significato.
Bloodline è una storia dura, spesso scomoda, che non cerca mai scorciatoie emotive e, sebbene ad oggi sia a conti fatti ancora una delle più valide serie thriller del catalogo Netflix, sembra essere stata quasi dimenticata dal pubblico, ormai bombardato di nuove produzione quasi ogni settimane. Tuttavia, se cercate una serie capace di rimanere impressa lungo nella vostra memoria, Bloodline a distanza di 11 anni è ancora perfettamente in grado di dire la sua.
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