Nell’attuale e nutritissimo panorama televisivo sci-fi non è insolito che alcune serie – nonostante abbiano dalla loro parecchio da offrire – passino in sordina o finiscano sepolte nella vastità dei cataloghi delle piattaforme streaming. Tra le più sottovalutate e in un certo senso “ignorate” degli ultimi anni rientra di sicuro The Ark, avvincente serie targata SyFy nata dalla mente del papà di Stargate.
La serie è infatti stata creata da Dean Devlin, sceneggiatore e produttore di Stargate, insieme a Jonathan Glassner, co-creatore della serie Stargate SG-1, che ne ha ricoperto il ruolo di showrunner. La storia è ambientata cento anni nel futuro e segue un gruppo di coloni imbarcati sulla Ark One, un’enorme astronave diretta verso Proxima Centauri B, destinata a diventare la nuova casa dell’umanità dopo la devastazione della Terra. Il viaggio prende tuttavia una piega catastrofica quando un evento imprevisto provoca la morte di tutti gli ufficiali superiori e di gran parte dell’equipaggio tecnico. I superstiti si ritrovano così costretti a collaborare per mantenere in funzione la nave e, soprattutto, per trovare una soluzione a ogni nuovo problema prima che sia troppo tardi.
Il risultato è una serie sorprendentemente divertente, ma anche molto più emozionante di quanto si potrebbe immaginare. Ciò che rende The Ark particolarmente interessante è proprio il modo in cui riesce a combinare una storia fantascientifica ad alto rischio con un’atmosfera semplice, quasi kitsch, che riporta alla mente la maggior leggerezza della fantascienza televisiva anni ’90 rispetto alle produzioni più cupe e sofisticate produzioni contemporanee. In questo senso, la serie sembra attingere a piene mani dallo spirito avventuroso e ottimista di Star Trek, inserendolo però in un contesto votato alla sopravvivenza che richiama inevitabilmente anche Battlestar Galactica.
The Ark pone infatti l’accento soprattutto sui suoi personaggi e sui problemi concreti che devono affrontare. Laddove molta fantascienza contemporanea porta in scena su corporazioni dagli intenti ben poco trasparenti con relative cospirazioni dietro le quinte, la serie di Dead Devlin preferisce mettere i propri problemi direttamente sotto gli occhi dello spettatore.
La storia parla di persone abbastanza nella media che si ritrovano improvvisamente in una situazione tutt’altro che normale, costrette ad affrontare un’emergenza dopo l’altra mentre cercano disperatamente di non uccidersi a vicenda. Nonostante l’ambientazione futuristica, le sue dinamiche sociali rimangono infatti incredibilmente familiari, e anche quando gli scenari diventano completamente assurdi, i problemi dei protagonisti ricordano spesso quelli che potremmo trovarci ad affrontare nella vita di tutti i giorni.
Uno degli episodi che rappresenta meglio questa filosofia è “Anomaly”, terzo episodio della seconda stagione. In questa occasione, l’equipaggio deve affrontare una minaccia decisamente fuori dall’ordinario, ovvero una forma di vita basata sull’energia, la quale attacca la nave mettendo tutti in grave pericolo. Ma alla minaccia fantascientifica si aggiunge immediatamente un conflitto molto più “terreno”, quando l’equipaggio decide di risparmiare una persona coinvolta in due omicidi. Una scelta che, inevitabilmente, divide i protagonisti e alimenta nuove tensioni a bordo.
“Anomaly” rappresenta alla perfezione il più grande pregio di The Ark, ovvero la capacità di prendere una premessa completamente folle e trasformarla in una storia sorprendentemente concreta e riconoscibile, testimoniando appieno come, a fronte del suo sorprendente equilibrio, questa piccola gemma sci-fi che meriterebbe decisamente più attenzione.
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Fonte: ComicBook
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