Sono le 5 del pomeriggio quando Douglas Booth si concede mezz’ora di pausa, poco lontano da casa, dopo una giornata ricca di impegni. Capelli corti e barba, entra in uno dei suoi ristoranti prediletti con il Mac sotto il braccio, ordina il suo piatto vietnamita preferito e si siede sui blocchi di cemento del parco a godersi gli ultimi raggi di sole. Mancano pochi giorni all’uscita nelle sale cinematografiche inglesi e americane della pellicola diretta da Carlo Carlei tratta dalla tragedia shakespeariana di Romeo e Giulietta e, per il suo protagonista, è appena cominciata la settimana di promozione londinese. Ha sbaragliato 300 concorrenti per ottenere la parte e, il regista italiano, lo ha definito un raro esempio di bellezza e bravura perfettamente amalgamate. Ha abbandonato gli splendidi costumi di Carlo Poggioli che lo costringevano a sdraiarsi a terra per le strade di Verona per poter essere abbottonati; ora indossa un paio di jeans neri, un paio di scarponcini rigorosamente sopra la caviglia e una camicia blu a quadri, una delle sue preferite. È appena rientrato da Los Angeles, dove si è tenuta la première mondiale e ha da poco concluso la sua ultima intervista, la quindicesima della giornata. Gli occhi sono segnati dal fuso orario e dalla stanchezza, ma il giovane attore londinese è davvero il Romeo degli anni 2000. Certo, non attraversa le mura di Verona a cavallo di uno splendido stallone, preferisce ingannare il traffico londinese a “cavallo” della sua mountain-bike e non crede nell’amore a prima vista; ma è convinto che, se Romeo e Giulietta avessero avuto la capacità di comunicare, anche solo tramite sms, il finale sarebbe stato differente. Si definisce un inguaribile romantico; ma avverte: «Il miele è qualcosa che ti manda in estasi; ma se ne mangi un intero barattolo, non può che farti male».

Nel 2014 uscirà nelle sale cinematografiche con ben 6 pellicole, tra cui il kolossal biblico Noah (Noè) al fianco di Russell Crowe; ma rimane con i piedi per terra e, nella scelta dei ruoli da accettare, si ispira a Leonardo Di Caprio: mai accettare una parte in cui non si crede solo perché è una pellicola da botteghino. Afferma che, se avesse l’opportunità di morire con alle spalle almeno un sesto della carriera del precedente Romeo, morirebbe da uomo felice. Vorrebbe alternare cinema e teatro come la maggior parte dei suoi connazionali e coronare il suo sogno di condividere il palco con Helen Mirren; ma è consapevole di non avere ancora la maturità necessaria per interpretare l’Amleto con cui vorrebbe esordire.

Nei mesi passati in Italia, tra Mantova e Verona, Douglas Booth si è innamorato degli splendidi paesaggi e della calorosità degli italiani. Il momento più difficile durante le riprese è stato quando, di ritorno da una serata con alcuni amici alle tre del mattino, scendendo dal taxi, ha trovato ad attenderlo, nascosto tra i pilastri della piazza di Mantova dove si trovava l’albergo, il collega Ed Westwick ( il Chuck Bass di Gossip Girl che interpreta Tebaldo nella pellicola di Carlei), che lo ha costretto ad una prova straordinaria del duello mortale che avrebbero dovuto girare il giorno seguente. L’ostacolo maggiore, però, non è stato cavalcare (lo fa da quando aveva otto anni); ma bensì girare la scena del ballo: una tortura per chi, come lui stesso si definisce, «è nato con due piedi sinistri». Romeo e Giulietta avrebbe dovuto uscire nelle sale inglesi già la scorsa estate dopo la première mondiale nella capitale britannica. A seguito di alcuni problemi interni però, la data di uscita è stata posticipata all’11 ottobre e la première trasferita a Los Angeles. In questi mesi i tabloid hanno insinuato che questa posticipazione fosse dovuta al bisogno di rigirare alcune scene che vedevano come protagonisti lo stesso Romeo e l’amico Mercuzio in quanto, tra i loro interpreti (lo stesso Booth e l’inglese Christian Cooke) non scorrerebbe buon sangue a seguito di una passata disputa amorosa. Non si sa fino a che punto questa intolleranza sia vera; ciò che è certo è che nessuno dei protagonisti è tornato sul set a rigirare le scene, in quanto il vero problema era la colonna sonora che, in questi mesi, è stata completamente ri-registrata.

Se si trovasse sul Titanic, Douglas Booth si godrebbe ogni istante senza badare alle formalità, proprio come Jack; se fosse costretto ad entrare nell’arena degli Hunger Games e a lottare per la sopravvivenza non potrebbe fare a meno di proteggere e sacrificarsi per salvare la donna che ama; ma, nei panni di Romeo, difficilmente arriverebbe ad uccidersi ed ammette che: «Innamorarsi follemente, soprattutto quando ti succede per la prima volta, è qualcosa di straordinario; ma, con l’esperienza, bisogna imparare a proteggersi e, quando si esce da una storia, anche se si ha il cuore in frantumi, non bisogna mai smettere di provarci di nuovo».

Dato il clima mite e la chiusura degli uffici, il parco inizia a gremirsi di persone. Alcune lo osservano da lontano; ma nessuna si avvicina a disturbarlo. Qualcuno si sofferma per accettarsi che sia proprio lui e, il giovane ventunenne, regala loro un sorriso. Stranito dai primi accenni di popolarità, poco prima di partire per Los Angeles per la promozione di Romeo e Giulietta, l’attore si è regalato un’ora seduto sui gradini della statua di Eros a Piccadilly, chiedendosi fino a quando gli sarà permesso godersi in piena libertà la sua città. Sempre disponibile e cordiale, incapace di negare attenzione a chiunque lo avvicini, Douglas Booth è, senza ombra di dubbio, la perfetta incarnazione del giovane, tragico eroe shakespeariano.

Sotto, il trailer di Romeo e Giulietta:

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