C’è una scena, in Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, che è stata assunta a emblema del cinema stesso: quella in cui il giovane Totò siede tra le file di sedie scricchiolanti, mentre le luci si abbassano e il fascio tremolante del proiettore attraversa la sala polverosa; sul suo volto si accende un’espressione di incanto assoluto, gli occhi brillano, la bocca si socchiude in silenzio: davanti a lui, sul grande schermo, scorrono immagini in bianco e nero che raccontano amori, avventure e sogni, e il mondo reale sembra dissolversi mentre il bambino si lascia catturare dalla magia luminosa del cinema, sordo al chiasso del pubblico attorno, rapito solo da quelle figure in movimento che danzano nella luce. Una scena che racchiude il momento in cui nasce, dentro di lui, un amore profondo e misterioso per il cinema, un sentimento puro e totalizzante – lo stesso che prova a ricercare F1 Il Film, il dramma sportivo arrivato ora nelle sale italiane con Warner Bros.
Sonny Hayes, l’ex prodigiosa promessa di Formula Uno interpretato da Brad Pitt, chiama quella sensazione “volare” e in fin dei conti si parla della stessa cosa, tanto che tutto il film assume un livello di lettura meta-cinematografico. La storia è semplice, archetipica ma non per questo poco efficace: Hayes è il vecchio eroe richiamato all’avventura dall’amico Ruben (Javier Bardem), proprietario di una scuderia di Formula Uno che versa in pessime condizioni, con 0 punti nel mondiale e nerissime prospettive per il futuro. La sua scorbutica saggezza è ritenuta la benzina che serve per aumentare i giri del motore e dare speranza alla modesta Expensify APXGP, ma il nuovo che avanza – ovvero il giovane pilota Joshua Pierce (Damson Idris) è restio ad accettare consigli e l’aiuto di Hayes. Di mezzo ci sono i sogni dell’ingegnere Kate McKenna (Kerry Condon) e l’intero paddock della Formula Uno, che viene tuttavia tenuto ai margini dell’inquadratura per non far sprofondare F1 Il Film nei tecnicismi inaccessibili ai non tifosi e nel pericolo “marchettata”.
In parte lo è sicuramente, nessun dubbio su questo e a certificarlo ci pensa il simbolo del marchio registrato nella grafica del titolo. Eppure, nonostante le apparizioni di Lewis Hamilton (super consulente del film), Toto Wolff, Charles Leclerc, Max Verstappen e altri grandi nomi della Formula Uno, il focus resta sempre sulla storia dei due piloti, sullo scontro generazionale tra vecchio e nuovo che, come detto, può essere visto come una nuova applicazione di quella cine-religione guidata da Tom Cruise, dell’ideologico scontro tra cinema analogico e digitale. Non a caso F1 Il Film è diretto da Joseph Kosinski, già regista di Top Gun: Maverick, e prodotto da Jerry Bruckheimer, che gira nel paddock di Hollywood sin dai tempi del primo Top Gun e di Giorni di tuono. I due cardinali del Cruisismo avevano pensato alla stessa star di Mission: Impossible per questo film, ma è pur vero che anche la religione è marketing e quindi tirare dentro un’altra “vecchia gloria” come Brad Pitt serve comunque alla causa nel migliore dei modi.
Un altro film-manifesto, quindi, al pari del già citato Top Gun: Maverick e delle ultime follie da record di Tom Cruise. F1 Il Film è stato girato su veri circuiti con vere auto da corsa, rubando minuti qua e là ai weekend di gara della Formula Uno. Una macchina produttiva impressionante, che invece di ricreare le sensazioni dello sport motoristico più famoso al mondo ci si è infilata dentro, puntando alla verità dell’azione, tanto da far guidare le auto direttamente a Brad Pitt e Damson Idris dopo mesi di allenamento. Per F1 Il Film sono state progettate con Sony nuove telecamere che rendono qualsiasi altro film di corse immediatamente obsoleto, perché pur nella loro magnificenza i vari Rush e Ford v Ferrari non hanno saputo far entrare lo spettatore così visceralmente dentro le monoposto più veloci al mondo.
Si ritorna quindi a quello sguardo di Totò in Nuovo Cinema Paradiso, perché è a questo che F1 Il Film punta: l’incanto, il fiato sospeso, il silenzio totale e la sensazione che due ore e trenta siano per una volta giustificate e volino via. Cose che il cinema, con tutti i suoi potenti e moderni mezzi, non può fingere né forzare. Quando Sonny Hayes, che incarna appunto il vecchio cinema, suggerisce al rampante compagno di scuderie di essere paziente, sta dicendo appunto che il cinema non ha bisogno di essere frettoloso, avventato, estremamente algoritmico (tutti si allenano coi computer, lui invece corre sulla pista per “sentirla”). Sta dicendo che c’è ancora del valore in un certo modo di pensare questo mondo, che il contorno glamour e iper-tecnologico è interessante ma conta il giusto, perché al centro vanno sempre e comunque messe le grandi storie in grado di emozionare, senza bisogno di strafare. Per certi versi, è addirittura paradossale che un film prodotto da Apple TV+ riesca ad essere così efficacemente devoto all’esperienza in sala, ma “lui non lo sa e lo fa lo stesso”.
A suo modo, quindi, F1 Il Film è un piccolo capolavoro che cambia per sempre i drammi sportivi ambientati nel mondo delle corse d’auto: perché non esiste un film con una messa in scena così immersiva e adrenalinica, in grado di rivoluzionare gli aspetti tecnici delle riprese senza sacrificare l’impatto emotivo pur archetipico; un piccolo capolavoro che strizza pesantemente l’occhio al passato tanto da diventare un cult immediato, l’unità di misura sulla quale tarare tutti i film di questo tipo che usciranno in futuro. Sperando che, ovviamente, la parabola tratta dal nuovo Vangelo secondo Tom Cruise trovi qualche fedele disposto ad ascoltarla.
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