Dopo una prima stagione capace di conquistare pubblico e critica, mettendo d’accordo fan storici dei videogiochi Bethesda e spettatori del tutto nuovi, Fallout è tornata su Prime Video con una seconda stagione che rilancia subito le sue ambizioni. L’universo post-apocalittico, la violenza grottesca, l’umorismo nerissimo e i personaggi diventati rapidamente iconici – da Lucy di Ella Purnell al Ghoul di Walton Goggins – ritrovano spazio in una première che non perde tempo e piazza immediatamente alcuni tasselli destinati a pesare sull’intera stagione. Tra questi, ce n’è uno che ha lasciato più di uno spettatore perplesso, soprattutto chi non ha grande familiarità con la saga videoludica. Il finale del primo episodio della seconda stagione ruota attorno a Hank MacLean, personaggio interpretato da Kyle MacLachlan, e a una comunicazione tanto breve quanto enigmatica.
ATTENZIONE: contiene spoiler sul finale di Fallout 2×01!
Dopo essere arrivato in un vecchio edificio che ospita un laboratorio tecnologicamente avanzato, Hank ritrova il suo ufficio, i suoi strumenti e soprattutto un sistema di comunicazione globale ancora funzionante. Qui registra un messaggio indirizzato a un interlocutore mai mostrato, parlando di progressi, di ricerche da portare avanti e di un lavoro che sembra essere stato interrotto due secoli prima. Il dettaglio che può aver confuso i non fan sta proprio nelle allusioni contenute in quel messaggio. Hank fa riferimento a Las Vegas come al “vecchio territorio” dell’altra persona e sottolinea di stare continuando un progetto già avviato. La serie non pronuncia mai un nome, ma per chi conosce l’universo di Fallout i segnali sono piuttosto chiari: tutto porta a Robert House.
Nel franchise videoludico, House è una delle figure più importanti e affascinanti, geniale imprenditore e mente dietro RobCo Industries, oltre che sovrano incontrastato di New Vegas in Fallout: New Vegas. Ossessionato dal controllo, dalla tecnologia e dalla sopravvivenza dell’umanità attraverso mezzi estremi, House incarna perfettamente il tipo di alleato – o antagonista – che Hank potrebbe cercare in questa fase.
La serie rafforza ulteriormente questa lettura mostrando, all’inizio dell’episodio, una versione pre-apocalittica di Robert House, interpretato da Justin Theroux, mentre utilizza una tecnologia identica a quella presente nel laboratorio di Hank. Il risultato è inquietante e violento, coerente con ciò che vediamo più avanti tra i soggetti in decomposizione custoditi da MacLean. Senza bisogno di spiegazioni didascaliche, Fallout suggerisce così un legame diretto tra i due e prepara il terreno per uno sviluppo narrativo che affonda le radici nella mitologia dei giochi.
A rendere il quadro ancora più interessante ci sono le notizie che arrivano dal dietro le quinte. Todd Howard, figura chiave di Bethesda e produttore esecutivo della serie, ha confermato che la terza stagione è già in fase di scrittura, mentre la seconda adotterà una distribuzione settimanale pensata per valorizzare colpi di scena e discussioni episodio dopo episodio. Non solo: prosegue anche il dialogo tra serie TV e videogiochi, con l’obiettivo di integrare elementi narrativi dello show nei titoli Fallout senza forzature.
Un segnale chiaro di quanto Amazon e Bethesda considerino Fallout non solo un adattamento riuscito, ma un universo in continua espansione, pronto a sorprendere ancora. E voi cosa ne pensate? Siete pronti a tornare nelle lande desolate dello show? Diteci la vostra, come sempre, nei commenti.
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